Schiavitù moderna e cambiamenti climatici: l'impegno delle città. L'intervento del sindaco Virginio Merola in Vaticano

22 Luglio 2015
Foto di gruppo sindaci con Papa Francesco

Il sindaco Virginio Merola è intervenuto nell'ambito del workshop "Schiavitù moderna e cambiamenti climatici: l'impegno delle città", voluto da Papa Francesco, organizzato dalle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali. Obiettivo principale del workshop - che ha visto la partecipazione di una cinquantina di sindaci italiani e stranieri - è fare in modo che i sindaci e gli amministratori locali si uniscano ai leader religiosi e alle forze di polizia nella duplice richiesta alle Nazioni Unite di considerare la schiavitù moderna e la tratta di persone un crimine contro l’umanità, e di influire affinché la crisi ambientale e la crisi umana siano sufficientemente presenti negli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) che saranno approvati definitivamente dall’ONU a settembre e nel Summit COP-21 di Parigi a dicembre 2015. 

I sindaci hanno infine firmato un documento che impegna le città a produrre cambiamenti sui temi dell'Enciclica "Laudato sì". 

 

Di seguito l'intervento del sindaco Merola:

"Cari Sindaci, oggi abbiamo l'onore e il compito di condividere la nostra esperienza e di partecipare a una riflessione di carattere universale. Universale come il messaggio che Papa Francesco ci ha voluto consegnare con la sua Enciclica, che considero potente e rigorosa nel campo dei diritti umani e della sostenibilità ambientale. Noi sappiamo che nessun uomo è un'isola, ma nemmeno un'isola deve essere privata della responsabilità che l'uomo ha rispetto alla natura e agli altri esseri umani. E questa è una riflessione che aprirà anche la prima edizione del Festival Francescano 2015, il Festival dell'Ordine Francescano, che da quest'anno - per tre anni - si terrà nella mia città, Bologna. 

Io credo che i sindaci possano essere allo stesso tempo sentinelle e costruttori di pace. Noi siamo custodi temporanei di uno spicchio di mondo chiamato città. Bologna è la mia casa, ne sono orgoglioso. Bologna è la città sede della più antica Università del mondo occidentale, è la città che per prima nel 1200 ha liberato i servi della gleba, e oggi Bologna è una città che ogni dieci anni cambia il 25% delle propria popolazione. Ogni anno noi riceviamo nuovi cittadini italiani e stranieri. Posso affermare che Bologna è una città tra le più meticce d'Italia, dove si diventa sempre di più cittadini per scelta e non per nascita. 

Credo che il nostro compito oggi, guardandoci negli occhi, sia custodire il nostro patrimonio di libertà civiche e di solidarietà perché a mio avviso sta diventando un impegno quotidiano di lotta, la lotta contro chi semina paura e la scelta di avere coraggio. Avanzano nelle nostre città sempre di più individualismi e populismi. Credo che il nostro ruolo di sindaci sia soprattutto quello di non cedere a questa nuova rassegnazione e al cinismo, di provare con l'urgenza del fare a creare nuove opportunità, a dare risposte alle nostre comunità cercando di mantenerle unite. 

Noi pensiamo Bologna soprattutto attorno a progetti concreti per il Bene Comune, attorno a un'idea di partecipazione come azione per fare insieme agli altri. Per questo abbiamo approvato, primi in Italia, un Regolamento che vuole dare applicazione all'articolo 118 della Costituzione Italiana, che parla di Sussidiarietà: i cittadini che si auto-organizzano per svolgere servizi di interesse generale possono essere sostenuti dal Comune. Con questo regolamento a Bologna diventa un obbligo e questo significa che tutti i cittadini, le associazioni e le imprese possono stringere “Patti di Collaborazione” con il Comune. Siamo a oltre 100 patti firmati, dalla cura dei giardini pubblici all'assistenza sociale, alla cultura. Fare insieme, per il bene comune della città. 

Dal punto di vista climatico, noi condividiamo gli obiettivi che ci siamo dati in Europa con il Patto dei Sindaci e stiamo rispettando i nostri impegni per il 2020 puntando anche qui sull'associazionismo tra cittadini, la creazione di comunità solari, di cooperative. All'azione del Comune per rigenerare tutti gli immobili pubblici si deve affiancare quella dei cittadini per le loro case, contribuendo in questo modo al risparmio energetico e alla lotta all'inquinamento. Vogliamo adottare e stiamo sperimentando questo meccanismo che chiamiamo paradigma della collaborazione e dell'amministrazione condivisa, lo stiamo facendo nella temperie di questo periodo, per questo lo facciamo anche negli ambiti dei diritti umani. A Bologna fino al 2013 esisteva il CIE – Centro di Identificazione ed Espulsione, un luogo di tortura moderno, nel quale persone senza permesso di soggiorno, e solo per questo, venivano incarcerate. 

Per nostra volontà e per rispetto della tradizione della nostra città e della nostra Costituzione siamo riusciti a chiuderlo. Oggi è un hub, un cento di accoglienza temporanea per smistare le persone migranti che come sapete stanno continuando ad arrivare in Europa in questo periodo. Credo che noi dobbiamo saperci dire come difendere insieme i diritti umani e non rinunciare in questa crisi, non cedere mai all'idea di subordinare i diritti umani al nostro consenso, al sondaggio di turno, perché noi sappiamo bene che il futuro sta nell'uscire da questa crisi combattendo la povertà e riaffermando i diritti umani.

Il Consiglio comunale di Bologna, su mia proposta, ha da poco conferito la Cittadinanza Onoraria di bolognese a Muhammad Yunus. Voi tutti conoscete Yunus, noi ci ispiriamo anche alle sue opere e al suo pensiero. Nella nostra città, come credo in tante altre, oggi la nostra principale preoccupazione è quella di garantire i servizi sociali ed educativi ai cittadini, a fronte di ingenti tagli da parte dello Stato, per le note difficoltà del nostro Paese. Dobbiamo occuparci delle nuove povertà, lavoratori poveri, persone che lavorano a salari non sufficienti, e dobbiamo anche preoccuparci della paura del ceto medio di diventare povero, dopo 50 anni in cui sembrava che tutto fosse stato conquistato. In questo senso, riprendiamo e attualizziamo cose che appartengono al nostro passato. A Bologna c'è stato un sindaco, socialista, si chiamava Francesco Zanardi, che durante la I Guerra Mondiale, per aiutare i propri cittadini sfiniti dalla guerra, realizzò un forno e iniziò a distribuire pane. È infatti noto come il Sindaco del Pane.

Così abbiamo inaugurato nei nostri quartieri le “Case Zanardi” che uniscono terzo settore, imprese e impiegati del comune e costruiscono una rete di relazioni e attività dal basso per offrire occasioni di lavoro, cibo (in molti casi) e formazione a tutte le persone che ne hanno bisogno cercando di preservare e costruire quello che è il bene sempre più prezioso: le relazioni tra le persone, la nostra capacità come sindaci di costruire legami di libertà tra le persone che vivono nelle nostre città.

Infine, voglio ricordare che la lotta alla povertà passa, in particolare nel nostro Paese, ma credo ormai a livello internazionale, anche dall'impegno contro le organizzazioni criminali e mafiose. Lo scorso 21 marzo Bologna ha ospitato la XX Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie, hanno partecipato, invaso pacificamente la nostra città, oltre 200.000 persone, in gran parte giovani, ragazze e ragazzi del nostro Paese. Con loro e con don Ciotti, ho condiviso la proposta di un “protocollo per la legalità negli appalti” firmato e sottoscritto da tutte le associazioni sindacali ed economiche della nostra città, attorno all'idea di non fare più gare al massimo ribasso, per non dare più opportunità alla criminalità organizzata di infiltrarsi e utilizzare il lavoro irregolare e non rispettare i contratti e le tutele dei lavoratori, oltre a eliminare la concorrenza sleale alle imprese che vogliono essere in regola. 

Tutto questo lo voglio portare come esperienza, perché credo che l'idea che ci vede qui sia un'idea di riflessione, ma non c'è niente di meglio secondo me che riflettere facendo, dando per scontato che per fare dobbiamo fare errori e imparare da questi. Io sono qui anche per imparare, perché credo sia importante. Credo che le nostre città siano un cantiere fisico e abbiano bisogno di cantieri, di opere, di investimenti. Ne abbiamo bisogno per dare lavoro, per combattere davvero la povertà, ma anche questa giornata mi riconferma e ci dice che noi siamo chiamati in questo periodo anche ad affiancare ai nostri cantieri fisici cantieri civici, cantieri che ritrovino l'anima delle nostre città, che assumano la giustizia sociale e la lotta alla povertà come impegno prioritario per realizzare uno sviluppo sostenibile. 

Io confido che Papa Francesco e la sua parola ci accompagnino e ci aiutino a costruire questi cantieri di persone solidali contro le nuove schiavitù e contro la solitudine. Confido che il confronto tra di noi ci aiuti a rovesciare il paradigma verticistico e gerarchico del Novecento, ci aiuti cioè a scegliere la nostra strada tra un collettivismo che si è dimostrato impraticabile e dannoso e un individualismo e un libero mercato altrettanto dannoso. Credo che la differenza nelle città la faranno le persone, le persone che si mettono insieme usando la loro libertà con responsabilità verso gli altri, per ridistribuire ricchezza, certo, ma non solo. Per difendere e far avanzare la nostra democrazia credo che noi sindaci dobbiamo convincerci che uno dei nostri compiti sia ridistribuire potere alla gente".