Materiali resilienti. Donne al lavoro tra storiografia e narrazioni

26 Novembre 2014

La resilienza è la capacità di riorganizzare positivamente la propria vita davanti alle difficoltà e "nonostante i cambiamenti positivi - racconta la presidente del Consiglio, Simona Lembi - si adatta bene a descrivere il rapporto tra donne e lavoro, per la difficoltà di conciliare lavoro pagato e non pagato, che resta spesso una cosa da fare da sé, spesso poco sostenuta dalle istituzioni". 

A rompere lo stereotipo per cui le donne sono tradizionalmente state in casa a badare i figli, pensa il ciclo di incontri tematici Materiali resilienti. Una lunga storia di ordinarie eccezioni. Donne al lavoro tra storiografia e narrazioni, organizzato dall'Archivio di Stato con una fitta rete di collaborazioni, che prende il via venerdì 28 novembre e prosegue fino a maggio 2015.

Dalle foto d'archivio riemergono le portatrici carniche che portavano gerle di trenta chili di munizioni e armi per chilometri in salita, pagate assai poco, durante la Grande Guerra, o le portatrici di lastre d'ardesia di Cogorno. Come sottolinea la direttrice dell'Archivio Bolognese, Elisabetta Manicardi "le donne hanno sempre lavorato, oltre che sostenere il lavoro di riproduzione, facendo lavori umili, pesanti, sottopagati. Il lavoro delle donne è invisibile: l'immagine della donna piegata dalla fatica viene edulcorata perché irrapresentabile". 

Immagini e documenti restituiscono la narrazione di queste lavoratrici, alle quali darà voce l'attrice Marinella Manicardi. Donne spesso invisibili, solo talvolta protagoniste, come Argentina Bonetti Altobelli, l'unica donna a partecipare, nel 1906, alla fondazione della CGIL a Milano. Una foto ci mostra tra i partecipanti un'unico cappello, quello di Argentina, e la Fondazione a lei dedicata continua la sua opera.