Food marketing per l'infanzia. Quali politiche pubbliche nella lotta all'obesità

21 Novembre 2016

In tema alimentare, gli effetti di pubblicità e marketing non sono paragonabili a quelli che hanno ad oggetto altri prodotti di consumo: il cibo che mangiamo – se utilizzato in eccesso per quanto riguarda particolari tipologie di alimenti – può contribuire a promuovere importanti patologie come il diabete, l’obesità, le malattie oncologiche.

Attraverso l’organizzazione di questa giornata di studi, che si svolgerà martedì 22 novembre a partire dalle 9, presso l'oratorio dei Filippini in via Manzoni 5, la Fondazione Forense Bolognese si propone di affrontare questa tematica.

L'approccio è multidisciplinare e parte dalla disamina delle evidenze epidemiologiche dello sviluppo delle patologie correlate agli effetti negativi di un uso scorretto del food marketing, in particolare sull’infanzia, per poi procedere con uno spazio dedicato alle imprese che usano il marketing in maniera virtuosa, promuovendo consapevolmente un consumo adeguato e sostenibile, ed infine approda ad un contraddittorio costruttivo fra le imprese produttrici e i principali enti per la difesa degli interessi dei minori. Dopo aver disegnato il quadro normativo nazionale ed europeo, si procederà con l'analisi degli strumenti più innovativi correlati a interventi di politica pubblica già sperimentati nei Paesi più avanzati per arginare con successo questo problema.

L'attenzione a queste tematiche nasce dalla consapevolezza che il food marketing, in particolare se orientato ai minori, è pericoloso poiché tende a fidelizzare il cliente-bambino, destinato a diventare un futuro consumatore, specie nel periodo dell’adolescenza. Proprio il bambino rappresenta poi lo strumento in grado di trascinare tutta la famiglia in consumi specifici. L’obesità infantile, vista ormai con crescente preoccupazione in Europa e Stati Uniti, nasce anche e soprattutto da abitudini scorrette che la pubblicità può indurre o addirittura plasmare, incentivando il consumo di alimenti non salutari.

I Governi dei Paesi industrializzati sono ben consci di queste problematiche e dei costi che comportano ai sistemi sanitari nazionali e reagiscono in modo diverso alle pressioni conflittuali generate dalle organizzazioni dei consumatori nei confronti delle legittime aspettative di profitto delle imprese. Norvegia, Svezia e Danimarca ad esempio hanno scelto di bandire la pubblicità televisiva rivolta ai bambini, ma il divieto di spot televisivi viene aggirato attraverso la trasmissione da oltre confine e dall’utilizzo di altri media, dimostrando quanto sia necessario un approccio sistemico a livello europeo. Altri Paesi, a fianco di interventi in campo nutrizionale, hanno attivato una serie di programmi educativi e promozionali, tuttavia incompleti e spesso contraddittori.

In realtà, i trattati europei esistenti già forniscono una base legale che autorizza l’inserimento del tema della tutela della salute nelle politiche comunitarie. In linea teorica non dovrebbe essere difficile applicare questi principi per assicurare a tutti i bambini europei una tutela adeguata, arrivando anche a vietare, in casi prestabiliti, il marketing dei cibi non salutari.

Il convegno organizzato dalla Fondazione Forense Bolognese, ha il patrocinio del Comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna ed è realizzato in collaborazione con l'Ordine degli psicologi della Regione Emilia-Romagna.

Partecipazione libera, ingresso gratuito
Il convegno da' inoltre crediti per la formazione continua di avvocati e psicologi.
Per info su iscrizione contattare i rispettivi ordini professionali.

Documenti scaricabili: