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La tomba menfita di Horemheb fu scoperta durante gli anni '20 dell'Ottocento
dai mercanti di antichità, allora assai attivi in Egitto:
alcuni dei rilievi più belli che ne adornavano le pareti
furono staccati e venduti in Europa, dove ancora oggi impreziosiscono
importanti raccolte di antichità egiziane. Quelli che si
trovano a Bologna e che costituiscono il complesso più bello
e significativo dell'intera collezione egiziana, furono allora acquistati
dal cancelliere presso il consolato d'Austria in Egitto Giuseppe
Nizzoli, che poi li rivendette al pittore bolognese Pelagio Palagi.
Negli anni successivi la tomba di Horemheb fu nuovamente inghiottita
dalla sabbia del deserto e si perse il ricordo della sua collocazione
fino a quando una missione archeologica anglo-olandese diretta da
G.T. Martin la riscoprì nel 1975 nell'area della necropoli
di Saqqara in cui si trovano le sepolture del Nuovo Regno, a Sud-Est
della piramide di Unas. Ciò ha permesso di ricollocare idealmente
al posto d'origine i rilievi ora esposti nei vari musei europei,
risolvendone numerosi problemi di attribuzione. La pubblicazione
negli anni '80 di questi scavi da parte di Martin ha inoltre permesso
un'ipotesi ricostruttiva della tomba, riprodotta in computer-grafica
dal Prof. Antonio Gottarelli per consentire ai visitatori del museo
di entrare "virtualmente" nella tomba di Horemheb.
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