I piani urbanistici

Piano Regolatore, s. m. (fr. plan, da planter ‘piantare’; 1685) atto amministrativo che ha lo scopo di determinare la futura configurazione di un territorio. Il Piano Regolatore Comunale è lo strumento urbanistico che regola l’attività edificatoria in un territorio comunale. Il primo Piano Regolatore è convenzionalmente il Piano di Risanamento della città di Napoli (L.2892/1885) che ha pianificato la città sulla base di esigenze igienico – sanitarie allo scopo di contrastare il colera. La legge fondamentale per l’urbanistica è la L.1150/1942, tuttora in vigore, che ha stabilito l’obbligo per i Comuni compresi in appositi elenchi approvati dal Ministero dei Lavori Pubblici di adottare un Piano Regolatore. Ai sensi di questa legge, il Consiglio comunale adotta, su proposta della Giunta, il Piano Regolatore che va quindi depositato e pubblicato mediante affissione all’albo pretorio, a libera visione dei cittadini che possono presentare le proprie osservazioni, la cui risposta spetta alla Giunta. Il Consiglio comunale “controdeduce” alle osservazioni e adotta definitivamente il Piano Regolatore. Quando alcuni aspetti di un Piano Regolatore perdono efficacia, vengono modificati, senza intaccare l’impostazione del piano stesso, tramite le varianti che possono essere parziali o generali. Il Piano Regolatore entra in vigore a seguito dell’approvazione statale e della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
A seguito della devoluzione delle competenze amministrative dallo Stato agli Enti locali, la Regione Emilia Romagna si è dotata di una nuova legge (L.R. 20/2000) che ha sostituito al Piano Regolatore tre strumenti urbanistici: il PSC – Piano Strutturale Comunale, il RUE – Regolamento Urbanistico Edilizio e il POC – Piano Operativo Comunale. Alla base della redazione di un Piano Regolatore si effettua un esame complessivo delle vicende territoriali del Comune e delle aree adiacenti, si esegue una verifica critica delle modalità di attuazione degli strumenti precedenti, si analizzano le nuove esigenze specifiche, e infine si valutano le condizioni generali di gestione del territorio in rapporto al quadro legislativo nazionale e regionale. Il Piano Regolatore «può essere considerato luogo dell’assegnazione di valori al territorio, alle sue parti ed ai suoi elementi costitutivi; […] è un testo verbo–visivo particolarmente complesso, collezione di relazioni, tavole e norme che ne costituiscono altrettante parti, ciascuna con una sua autonomia, ma pienamente dotata di senso solo per le relazioni che stabilisce con tutte le altre» (da P.Gabellini, Bologna e Milano: temi e attori dell’urbanistica, Milano, Franco Angeli, 1988).

I Piani Urbanistici esposti illustrano l’evoluzione dell’urbanistica bolognese senza entrare nel merito di un’analisi specifica di ciascuno di essi. Infatti si è scelto di focalizzare l’interesse sulla pianificazione in centro storico dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri, selezionando anche piani che non sono propriamente “regolatori generali” (ad es. il piano per il centro storico del 1969) e per questo definiti più in generale piani “urbanistici”.
Per coerenza e fluidità delle argomentazioni non è presente un’analisi delle varianti che, seppur fondamentali per la pianificazione, rimangono ancorate all’impianto base del piano in vigore (ad es. la Variante al Piano Regolatore Edilizio e di Ampliamento per la città di Bologna, del 1927).