La professione del venditore, una delle più diffuse e richieste, può essere inquadrata in diverse forme giuridiche e fiscali, oltre a quella tradizionale del commesso viaggiatore o piazzista, che è dipendente dell'azienda di cui promuove o vende i prodotti.
In sintesi, si possono distinguere tre posizioni principali.
L'agente di commercio è un lavoratore autonomo, con partita Iva, obbligatoriamente iscritto a un ente previdenziale di categoria (Enasarco), a un albo ("Ruolo agenti e rappresentanti di commercio") e al Registro ditte della Camera di commercio della provincia in cui intende operare. Per poterlo fare, oltre a possedere i requisiti cosiddetti morali, deve aver frequentato con successo un apposito corso professionale, o essere in possesso di diploma a indirizzo commerciale o laurea in discipline economiche o giuridiche, oppure aver acquisito un'esperienza lavorativa qualificata nel settore vendite per due anni, anche non consecutivi, nel quinquennio che precede la domanda.
Gli agenti di commercio in Italia si distinguono in monomandatari e plurimandatari, a seconda che operino per conto di una o di più aziende. Se sono semplici agenti, il loro compito si esaurisce nella promozione e nella preparazione dell'affare. Se, come spesso accade, sono anche rappresentanti di commercio, hanno il potere di concludere effettivamente i contratti, cioè anche di firmarli in nome e per conto dell'impresa per cui lavorano. Sono retribuiti a provvigione, cioè in rapporto al fatturato, anche se in certi casi è previsto anche un compenso fisso. Rientrano in questa categoria anche una serie di figure particolari per le quali sono definite ulteriori regole come l'iscrizione ad albi specifici (es. promotore finanziario, agente immobiliare, informatore farmaceutico), e che come tutti gli agenti possono essere sia dipendenti che professionisti.
Il procacciatore di affari è invece una figura atipica, con un mandato non continuativo a promuovere vendite e senza facoltà di concluderle; è inquadrato di solito con un contratto a progetto, retribuito a provvigione. In molti casi è una condizione provvisoria, in attesa di maturare i requisiti per diventare agente.
Il venditore porta a porta ("incaricato alla vendita diretta a domicilio") si colloca invece in una posizione intermedia: lavoratore autonomo, pagato a provvigione, ha l'obbligo di aprire una partita IVA se guadagna più di 5.000 euro annui (al netto di una deduzione fiscale forfettaria del 22%) ed è iscritto alla Gestione Separata INPS. Deve essere dotato di un tesserino di riconoscimento e il committente ha l'obbligo di comunicarne il nominativo all'autorità di pubblica sicurezza. Il suo mandato, che non può essere esclusivo, consiste nella raccolta degli ordini da parte di consumatori privati, con modalità stabilite dall'azienda. Non può essere costretto all'acquisto di beni e non può reclutare altro personale né promuovere piani di sviluppo sul modello "catena di sant'Antonio".
Ultimo aggiornamento: venerdì 06 aprile 2012