Immagini

Zoom-in

Giovani e lavoro nella crisi

Il punto della situazione su giovani adulti e mercato del lavoro è oggetto di un articolo pubblicato in occasione del primo maggio da Rassegna Sindacale, frutto del lavoro di Daniele Di Nunzio e Giuliano Ferrucci, ricercatori dell'IRES.

L'analisi focalizza l'attenzione sui giovani (15-24 anni) e sui giovani-adulti (25-34 anni), per illustrare le specificità generazionali dell'occupazione e i cambiamenti intervenuti negli ultimi anni, e a questo scopo mette a confronto i dati Istat riferiti al primo semestre del 2007 (anno con la minore disoccupazione in Italia) e al primo semestre del 2012.

Come si può immaginare, tutti gli indicatori convergono nel delineare un peggioramento della condizione della parte più giovane della popolazione in età lavorativa, in misura più rilevante di quello delle fasce più mature.

La 'perdita di peso' delle giovani generazioni appare già nei dati demografici, che evidenziano un invecchiamento degli italiani e soprattutto di quelli che lavorano.

In un quadro di crescita della disoccupazione, rappresentata dall'incremento del tasso (rapporto tra persone in cerca di lavoro e popolazione attiva) di quasi cinque punti in cinque anni, si evidenzia la drammaticità del problema giovanile. Le statistiche più recenti riferite a febbraio 2013 informano che il tasso di disoccupazione è salito all'11,6% e quello giovanile (under 25), ha raggiunto il 37,8%, mentre nella classe 25-34 anni sfiora il 15%.

In parallelo è diminuita infatti la prevalenza dei contratti a tempo indeterminato, progressivamente sostituiti da quelli a termine. Ne consegue che l'area del 'disagio lavorativo', cioè l'insieme dei contratti non standard, dei part-time involontari e dei lavoratori in cassa integrazione, raggiunge un totale di 4 milioni e 400mila nel primo semestre 2012 (+36% rispetto allo stesso semestre del 2007) e cattura la metà dei giovani e oltre il 28% dei giovani adulti che hanno un impiego. Inevitabili le ricadute sul piano retributivo: guadagna non più di mille euro al mese il 66% di chi ha meno di 25 anni e il 40% dei giovani-adulti (25-34 anni).

L'articolo si sofferma anche sui percorsi scolastici, caratterizzati da un alto tasso di mortalità precoce (18% dei giovani tra 18 e 24 anni) ma anche sullo iato crescente tra titoli di studio e qualifiche professionali, con un incremento delle occupazioni poco qualificate.

La platea dei cosiddetti Neet - not in employment, education or training - cioè i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non seguono corsi di formazione e non lavorano, ha superato i 2 milioni nel 2011, pari al 24% della popolazione di riferimento, una quota significativamente più alta rispetto alla media europea (15,6%). Solo un terzo di loro cercano attivamente un impiego, segnale di sfiducia e di rassegnazione considerato dagli autori come non meno preoccupante dei dati economici.

Il testo dell'articolo dal sito Rassegna.it

 

Ultimo aggiornamento: martedì 07 maggio 2013