Immagini

Zoom-in

Il futuro del lavoro in Italia, nel rapporto CNEL

La crisi sta cambiando in modo forse irreversibile la struttura del mercato del lavoro in Italia. Il CNEL, Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, nel suo Rapporto 2011-2012, prova a dirci come, attraverso una fotografia della situazione occupazionale e dei processi in atto, con proiezioni a medio (2020) e a lungo termine (2065).

Il mercato del lavoro non ha ancora risentito, se non in misura marginale, della nuova recessione. Secondo il CNEL, "i risultati recenti, se rapportati all'evoluzione del quadro macroeconomico complessivo, non sono quindi così sfavorevoli, considerando che fino a inizio 2012 le ore lavorate si sono ridotte con gradualità".

Tuttavia, la disoccupazione a partire dal 2011 ha iniziato a salire, colpendo soprattutto i giovani sotto i 34 anni. Anzi, "rispetto al 2008 - si legge nel Rapporto - si sono persi oltre un milione di occupati di età inferiore ai 34 anni, solo parzialmente compensati dalla crescita dell'occupazione di età superiore". I più colpiti sono quelli con un titolo di studio basso (-24,8% tra chi ha solo la licenza media) e i residenti nelle regioni meridionali (-19,6%). Rimane sensibilmente superiore alla media europea la percentuale di NEET (Not in employment, education or training): oltre 2 milioni di persone che non studiano e non cercano lavoro, il 24 % tra i 25-29enni nel 2011, contro una media europea del 15,6%.

Le previsioni indicano che la tendenza all'invecchiamento del mondo produttivo è destinata a rafforzarsi.
Si calcola che tra il 2011 e il 2020 il numero dei disoccupati aumenterà globalmente di oltre 1,5 milioni di persone, con una forte riduzione dei giovani attivi italiani (oltre 515mila persone) e degli adulti fino a 54 anni, compensata dall'aumento dalla crescita della forza lavoro immigrata (oltre 1,3 milioni di persone) e soprattutto delle forze lavoro "anziane".
In un cinquantennio la percentuale di anziani passerebbe dal 15,3% al 26.8% della popolazione, determinando una riduzione del peso delle altre classi d'età con importanti effetti sui rapporti intergenerazionali.

Tuttavia il CNEL evidenzia come le fasce della popolazione attiva in età più avanzata, destinate ad aumentare in seguito alla riforma pensionistica, siano ancora largamente sottooccupate e a maggiore rischio di espulsione dal mercato, in assenza di misure per il miglioramento delle condizioni di lavoro, la prevenzione del disagio, lo sviluppo delle competenze e l'accesso alla formazione continua, la programmazione di fine carriera e la transizione tra lavoro e pensionamento.

Nel rapporto emerge, inoltre, che tra gli occupati crescono le donne, a fronte di una stagnazione dell'occupazione maschile. Pur restando ancora indietro rispetto alle medie europee, l'Italia registra un "aumento della partecipazione femminile" che "si protrarrà nei prossimi anni", anche se verrà sostenuta essenzialmente dalla domanda dii servizi sostitutivi dell'attività domestica: ristorazione aziendale, altre attività di servizio, colf e badanti. Ma questa "femminilizzazione" del mercato del lavoro, combinata con l'invecchiamento demografico, ripropone l'esigenza di politiche e servizi per la conciliazione tra lavoro e famiglia, oggi "strutturalmente carenti".

Altra caratteristica del mercato del lavoro italiano riguarda la crescita nel 2011 dei lavoratori con un contratto a termine o a tempo parziale "involontario" cioè dovuto non a scelte personali e familiari ma all'impossibilità di trovare un impiego a tempo pieno.

Continua a cadere l'occupazione autonoma. In questo caso, "la contrazione ha riguardato soprattutto gli imprenditori e i lavoratori in proprio, ovvero coloro che hanno risentito in prima persona delle difficoltà delle imprese, soprattutto le più piccole".

L'andamento dell'occupazione è in parte più favorevole per gli stranieri che stanno beneficiando della loro presenza in settori a domanda ancora crescente, come i servizi alle famiglie.

Sempre secondo l'analisi del CNEL in dieci anni la perdita di competitività del sistema Italia rispetto agli altri paesi dell'eurozona è stata del 20 per cento, e ciò rende più difficile superare l'urto della recessione e riprendere, in tempi brevi, un percorso di crescita.

Il divario tra Italia e altri paesi europei appare già nel periodo di studio: nel nostro Paese solo il 10% degli studenti ha un lavoro mentre ancora frequenta l'università, percentuale che in Germania sale al 50% e in Danimarca al 60%.

A sottolineare lo scollamento tra mercato del lavoro e sistema formativo, sono i 5,2 milioni di lavoratori (un quarto del totale) "sottoinquadrati" cioè che denunciano la mancata corrispondenza tra il titolo di studio conseguito e la professione esercitata; questo fenomeno raggiunge il 50% tra le giovani donne laureate. Inoltre, la trasformazione della struttura produttiva ha avviato un mutamento delle caratteristiche dei lavoratori richiesti dalle imprese, con un graduale spostamento della domanda di lavoro verso mansioni ad alta e bassa professionalità, a scapito di quelle intermedie. I due fenomeni delineano una complessiva svalutazione del capitale umano che danneggia anche lo sviluppo economico del paese.

Il rapporto segnala quindi l'esigenza di risposte strutturali, delineando "una sorta di piattaforma programmatica, sulla quale il CNEL incentrerà le proprie attività nei prossimi mesi".

Il testo e i commenti al rapporto CNEL

 

Ultimo aggiornamento: giovedì 20 settembre 2012