Roma 12 Gennaio 2007
POLITICA
Daria Bonfietti: "Ustica, un
grande problema di dignità nazionale"
Cosa fare? Risponde
Daria Bonfietti, Presidente dell'Associazione familiari
di Daria Bonfietti
Abbiamo vissuto una nuova giornata di delusione in questa tormentata vicenda giudiziaria della strage di Ustica: la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura Generale avverso alla sentenza della Corte d'assise d'appello che assolveva per insufficienza di prove i generali al vertice dell'aeronautica militare nel giugno 1980.
Si è trattato di una discussione paradossale in quanto i generali dovevano rispondere di alto tradimento, un reato che con una delle famigerate leggi ad personam della maggioranza berlusconiana è stato abrogato: i difensori degli imputati l'hanno definito un processo di serie C. Anche questi paradossi danno l'immagine di una vicenda troppo tormentata. Di una verità che fatica oltre ogni misura a emergere completamente.
Bisogna ricordare che a venti anni dalla tragedia il giudice Priore aveva traccciato un primo panorama dell'accaduto: «l'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto». Aveva inoltre delineato un inquietante scenario di depistaggi e di reati contro la verità; molto è andato perduto ed è rimasto soltanto il reato di alto tradimento per i vertici dell'aeronautica.
Davanti alla Corte d'Assise di Roma si è svolto un primo processo molto lungo, articolato, con il dibattito fra molti testi, con una conclusione che attestava che il reato era stato commesso, anche se poi assolveva gli imputati per prescrizione.
Inaccettabile è stato il processo in Corte d'appello, un processo affrettato, di poche udienze, senza escussione di testi. Si è intervenuti con molta rapidità su un precedente dibattimento che aveva approfondito ogni aspetto. Una sentenza già scritta ha smantellato tanto lavoro. E altrettanto inaccetabili sono state le motivazioni, contradditore, non congrue con il pur misero dibattimento. Era questo procedimento che pensavo si potesse cancellare: perché c'è stato un progressivo allontanamento della vicenda giudiziaria dalla verità. La tragedia, le vittime, l'impegno per la verità, anni di lavoro degli inquirenti sono svaniti poco alla volta dalle aule.
Non cambia molto un'assoluzione per prescrizione da un'assoluzione per insufficienza di prove. Penso che si può esserne sollevati, ma nessuno a ragione può andarne fiero. Nessuno può cantare vittoria. E' la verità che continua a mancare in questa giornata, ed è umiliante se pensiamo che potrebbe essere l'ultima giornata della vicenda giudiziaria. Rimangono le ricostruzioni della sentenza ordinanza di Priore, rimangono le rogatorie internazionali a cui stati amici e alleati non hanno dato risposte.
Bisogna trovare ancora la forza per cercare. Ma se può essere finita la vicenda giudiziaria bisogna considerare finito anche l'alibi dietro il quale troppe volte il mondo della politica si è trincerato. La storia non la può scrivere la magistratura da sola: ognuno deve fare la sua parte, serve un intervento vero delle istituzioni. Perché continuo a pensare che Ustica sia un grande problema di dignità nazionale con il quale dobbiamo continuare a fare i conti.
POLITICA
Ustica, imprescrittibile il reato di strage
di Marco Scipolo
Verona 13 Gennaio 2007
Il 27 giugno 1980 un Dc9 dell’Itavia, in volo da Bologna a Palermo, esplode e si inabissa nel mar Tirreno al largo di Ustica. Muoiono tutte le 81 persone a bordo: 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio. Corpi e rottami dispersi in un raggio di 50 miglia.
La prima ipotesi è quella del cedimento strutturale. Poi prendono corpo altre possibili cause dell’evento: l’attentato terroristico e la collisione con un aereo militare. Si arriva addirittura a pensare ad un impatto con un meteorite o un frammento di satellite…
Si indaga su una bomba o su un missile.
Da quella notte, anni di processi. Ventisei e mezzo, senza riuscire a trovare il bandolo della matassa.
Il mistero sul disastro rimane velato. Per la strage di Ustica nessun risarcimento ai parenti delle vittime da parte della giustizia e, soprattutto, nessuna giustizia. Lo Stato ha perso credibilità.
Ha ragione il presidente dell’associazione dei parenti delle vittime Daria Bonfietti – che nel disastro perse il fratello Alberto – a ribadire che si tratta di una questione di dignità nazionale.
Non solo i familiari delle vittime ma tutti gli italiani hanno il diritto di sapere la verità, occultata in questi anni da più apparati sia italiani che stranieri. Perché in un Paese civile non è possibile che dopo quasi ventisette anni nessuno paghi per quei morti. Vuol dire che qualcuno ha voluto oscurare il vero. Nella relazione dell’ottobre 1990, il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta Gualtieri dichiarò che molti documenti di prova sfuggirono al decreto di sequestro della magistratura, criticando aspramente il comportamento dell’Aeronautica, depositaria di quei documenti.
I servizi segreti italiani non si distinsero particolarmente per efficacia. Tutt’altro. Nella requisitoria del 1998 i magistrati Nebbioso, Roselli e Salvi dichiararono sul Sismi che “gli archivi del servizio di informazioni militare presentano un desolante quadro di inattività sui fatti di Ustica”.
Dagli atti sarebbe emerso poco più di una rassegna stampa.
Per quanto riguarda il Sisde, servizio segreto civile, il loro giudizio non cambia. I pubblici ministeri affermarono: “Negli atti trasmessi dal Sisde a seguito dell’ordine di esibizione in data 11 novembre 1989, dopo due atti del 28 giugno e del 29 giugno 1980, si saltava improvvisamente al 20 agosto 1986, risultando di conseguenza che per tale periodo di tempo nulla il Sisde avesse prodotto su di un gravissimo episodio, coinvolgente certamente la sicurezza interna e internazionale, qualunque ne fosse la causa”.
E’ mai possibile che all’intelligence italiana il disastro aereo di Ustica interessasse così poco? E’ così che lavora un servizio di controspionaggio? O piuttosto esiste una verità che, se svelata, avrebbe portato a ripercussioni gravi a livello internazionale?
E il Governo italiano dell’epoca la cercò veramente, con insistenza?
Quella sera accanto al Dc9 dell’Itavia, che precipitò, ci furono altri aerei non identificati.
Stati Uniti, Francia e Libia sanno forse qualcosa riguardo a velivoli militari stranieri presenti nel cielo di Ustica?La sovranità del nostro Paese da chi è stata violata?
Il recupero del relitto dell’aereo avvenne in due fasi: della prima, si occupò una società francese che il giudice Priore scoprì poi essere controllata, di fatto, dai servizi segreti francesi. Sono tante le ombre che gravano su questa tragedia. E non ci importano le possibili conseguenze di carattere internazionale. L’attuale Governo ha l’obbligo morale di pretendere collaborazione e informazioni dai Paesi stranieri citati poc'anzi.
Il reato di strage è imprescrittibile. Come la richiesta di verità e di giustizia che gli italiani reclamano sulla vicenda e che lo Stato deve rendere a quei morti.
POLITICA
Ustica, siamo stati NOI
di Robert Allen
Verona 12 Gennaio 2007
SIAMO STATI NOI!!!. Ad abbattere quel Dc9 che volava tranquillo sopra Ustica, SIAMO STATI NOI. CONFESSIAMOLO!!!!, NOI TUTTI, TUTTI I 60MILIONI DI ITALIANI!!!....e dopo 27 anni è giusto che ci assumiamo le nostre responsabilità. Il procuratore generale Luigi Ciampoli ha chiesto di cambiare la formula che assolse i generali dell'Aeronautica accusati di depistaggio delle indagini, ma cambiare la formula assolutoria non avrebbe avuto conseguenze sulla sorte di Ferri e Bartolucci che sarebbero rimasti assolti, ma avrebbe permesso ai familiari delle vittime di iniziare un'azione civile per i risarcimenti. NEGATA!!!!!.
SIAMO STATI NOI, d'altronde, oramai hanno assolto tutti quelli che potevano assolvere: i generali dell'aereonautica italiana, i loro colonnelli, il gruppo neofascista dei Nar che aveva rivendicato la strage (in realtà era un depistaggio del Sismi, dissero i giudici), gli americani, i libici, persino i russi. Tutti. Siamo rimasti solo noi, a sentirci colpevoli per quegli 81 morti, e quindi a questo punto è chiaro: anche se non ricordiamo il come, e nemmeno il perché, dobbiamo essere STATI NOI. Non sappiamo perché ci sentiamo colpevoli. Forse perché è penoso che non siano bastati processi e appelli per scoprire una verità che a un certo punto era sembrata sotto gli occhi di tutti. Oppure perché un maresciallo di servizio ai radar quella notte, che aveva detto alla moglie: "Quella notte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra", è morto stranamente suicida prima di poter spiegare a un giudice che intendesse dire. O magari perché un altro tenente colonnello in servizio, il quale aveva detto che quella notte maledetta in volo c'erano tre aerei, uno autorizzato e due no, e che il Dc9 era finito in mezzo a una guerra, è caduto durante un'esibizione aerea dieci giorni prima che venisse a testimoniare davanti al giudice. O forse perché nel frattempo una marea di perizie e contro perizie hanno dimostrato che il Dc9 è stato abbattuto da un missile, ma nonostante questo c'è ancora chi, come l'ex ministro Giovanardi racconta la barzelletta della bomba. (Giovanardi stai zitto, non ne azzecchi una). Ma magari anche perché i ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati a pagare i danni alla compagnia aerea, mentre i loro dipendenti non hanno questo obbligo, secondo il tribunale, nei confronti delle vittime.
Noi ci sentiamo in colpa, e ci vergogniamo per loro. I generali dell'Aeronautica Bartolucci e Ferri, accusati di aver omesso al governo informazioni sul disastro avvenuto 26 anni fa, sono assolti in maniera definitiva ''perchè' il fatto non sussiste''. Assolto tempo addietro anche tutto il personale radar in servizio al momento del disastro. Erano stati citati in giudizio per "condotta reticente". I costi del recupero del relitto restano così interamente a carico dello Stato. Il recupero del Dc9-Itavia, inabissatosi a Ustica la notte del 27 maggio 1980, è costato più di 14 milioni di euro, (l’ ammontare esatto 27 miliardi e 773 milioni 296 mila 950 lire) oltre interessi, rivalutazione monetaria e oneri processuali. Sette miliardi sono serviti per il recupero delle prime parti dell'aeromobile precipitato per cause rimaste ancora sconosciute, mentre gli altri 20,7 miliardi sono stati impiegati per le operazioni successive. Tutti costi pagati dallo Stato che, secondo la Procura presso la Corte dei Conti, sarebbero stati considerevolmente ridotti se gli ufficiali e il personale radar in servizio "avessero fattivamente collaborato alla ricostruzione delle cause del disastro".
Resta preclusa quindi la possibilità di riaprire il processo anche per la parte relativa ai risarcimenti civili. Prodi assicura i risarcimenti e tramite Palazzo Chigi fa sapere che la finanziaria equipara i parenti delle 81 vittime ai familiari delle vittime del terrorismo. In soldi si rimediano insomma. Paga Prodi, anzi NOI!!!. Ma i colpevoli MAI . PER TAL MOTIVO CONFESSIAMO, NON SAREMMO CREDUTI DA NESSUNO, O QUALCUNO SICURAMENTE CI COPRIREBBE!!!!. CON UN SOLO OBBIETTIVO………MAI ARRIVARE ALLA VERITA’!!!.
SIAMO STAI NOI!!!, e questo punto si spiega tutto. Si spiega perché un mig libico è stato ritrovato sui monti della Sila un mese dopo la tragedia del Dc9, quello che si ipotizza essere la "preda" dell'incursione dei due caccia che forse scorrazzavano nei cieli italiani mentre passava un aereo passeggeri. L’abbiamo messo noi quel mig sulla Sila. Per depistare. E si spiega anche perché qualcuno ha raccontato che quel giorno si doveva svolgere un'esercitazione a fuoco di forze americane. Quella voce è una nostra invenzione. Sempre per depistare.
SIAMO STATI NOI!!!. Almeno daremo un senso a due testimonianze, quella cinematografica di Marco Risi, e quella teatrale di Marco Paolini, dei capolavori, ma che hanno scosso le nostre coscienze solo per la durata delle rappresentazioni, poi tutto è finito nell’oblio. SIAMO STATI NOI!!!!, così magari i parenti di quel bambino di due mesi che è morto insieme agli altri avranno qualcuno con cui prendersela. E non saranno più costretti a guardare quel vuoto nella casella dei responsabili di una strage così orrenda, quel vuoto che lo Stato italiano continua a indicargli da 27 anni. Per poi girarsi dall'altra parte. COME PER 27 ANNI ABBIAMO FATTO “TUTTI QUANTI” NOI!!!!!!.
POLITICA
Strage di Ustica: responsabile è il sistema
di Barbara Livieri
Brindisi 12 Gennaio 2007
“Responsabile di quello che successe è un intero sistema e chi ne deve rispondere oggi è la politica”. Queste le parole, disilluse ma non rassegnate, di Claudio Bosco, figlio di Alberto, morto anche lui nella strage del 27 giugno 1980.
Si è infatti conclusa solo ora la vicenda giudiziaria durata 27 anni. Senza neppure una certezza. All'apparenza, senza neppure un colpevole.
Il 27 giugno del 1980 un aereo Itavia Palermo-Bologna precipita nel Mediterraneo, ad Ustica, portando con sé 81 persone.
Da quel momento le indagini. La versione del cedimento della struttura non regge, non basta. Si prosegue nella ricerca. Si scopre che quella notte si aggirava nei cieli un anche Mig libico, precipitato alla stessa ora dell'aereo civile e ritrovato a Castelsilano solo il 18 luglio.
La conclusione, poco soddisfacente, arriva solo ora: Lamberto Bartolucci (al tempo della strage capo dell'Itavia) e Franco Ferri (vice) sono assolti senza lasciare possibilità ad un'azione civile. “Perché il fatto non sussiste”. Perché il reato di cui erano accusati, alto tradimento e attentato contro gli organi costituzionali è stato abolito dal governo Berlusconi un anno fa. O megli, sussiste solo se attuato con violenza.
I famigliari delle vittime chiedono di “avere la forza e la dignità di chiedere a Usa, Francia e Libia, di dare finalmente delle risposte”.
Di fatto, però, si chiude così un'altra pagina buia della storia italiana.