COSA CHIEDERE ALL'EUROPA

 

 

Prendere atto di quanto è stato fatto contro la verità in Italia e cercare di completare lo scenario complessivo della tragedia di Ustica cercando nuove collaborazioni in Europa: questo il senso dell'appello che abbiamo rivolto ai protagonisti della campagna elettorale per il nuovo Parlamento europeo, per proseguire insieme quell'impegno che ha visto tanto impegnati la società civile e le forze democratiche nel nostro Paese.

Il panorama che ci ha delineato la recente sentenza della Corte d'Assise di Roma contro i vertici dell'Aeronautica del tempo è quello di una forza armata che per i primi sei mesi - la sentenza fa riferimento a un documento del dicembre 1980 con mancate informazioni su presenze di aerei attorno al DC9 Itavia - nasconde ogni possibilità di comprendere quello che succedeva in cielo.

Dobbiamo aggiungere che le stesse accuse vengono ribadite dalla Commissione Stragi presieduta dal sen. Gualtieri che prende in considerazione un arco di tempo ben più vasto, finendo i suoi lavori nel 1992, e che poi negli atti del giudice Priore si trovano prove di atteggiamenti contro la verità che arrivano fin al dicembre del 1995, quando vengono rinvenuti, sequestrati dal Giudice e non consegnati dallo Stato Maggiore che li conservava, i nomi degli avieri in servizio in alcuni siti militari nella notte della tragedia.

L'impegno militare contro la verità è stato dunque lungo e costante.

Questo bisogna considerare per capire perché solo nel 1999 il giudice Priore abbia potuto affermare: "l'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento". Ma molto è ancora da scrivere e questo molto chiama in causa paesi amici e alleati.

Cominciamo dagli Usa. Sarebbe interessante avere a disposizione la documentazione sui lavori della Commissione speciale messa in piedi la notte stessa della tragedia dall'Ambasciata di Roma. Una commissione che non trova spiegazioni: perché interessarsi di un incidente ad un aereo civile, senza nessun passeggero americano a bordo, in volo su una linea interna italiana e caduto per un banale cedimento strutturale?

Poi sarebbe utile avere la documentazione della attività svolta dalla Cia sul famoso Mig caduto sulla Sila: si potrebbe capire in quale data gli agenti videro davvero il relitto. Secondo le prime dichiarazioni lo videro prima del 18 luglio 80, il giorno della sua caduta "ufficiale". Ma su questo la Cia ha rifiutato espressamente la collaborazione alla Corte di Roma per non mettere a repentaglio la sicurezza nazionale degli Usa (!). Questi sono soltanto alcuni degli elementi che potrebbero venire da una totale collaborazione americana.

Per la Francia la questione ruota attorno alla attività della base di Solenzara in Corsica: è stato riferito ai giudici italiani che tale base chiude la sua attività alle 17 del pomeriggio. Si è trattato di un equivoco tecnico - è vero, alcune funzioni terminano a quell'ora - che però non ci dà risposte su un'attività che invece è stata intensissima per tutta la giornata e la notte del 27 giugno 1980.

A questo riguardo è stata molto precisa la testimonianza del generale dei Carabinieri Nicolò Bozzo, braccio destro di Dalla Chiesa nella lotta alle Br, che si trovava in vacanza nei pressi della base e vide alzarsi un gran numero di aerei militari. Il generale ha anche precisato che gli stessi abitanti dei luoghi non si spiegavano la straordinaria attività di quella giornata. Bisogna aggiungere che tale attività è confermata dai tracciati radar che sono stati reperiti e che indicano una accentuata attività volativa, nei tempi a ridosso della tragedia, dalla Corsica alle nostre coste fino all'Appennino, con la presenza anche di aerei radar di nazionalità ancora sconosciuta.

Si è meno parlato invece della presenza, nell'intera giornata, nei nostri cieli, prima e dopo l'incidente, di aerei inglesi: non si riesce a identificare se appartenenti ad un'unità di esercitazione Nato Sud o se direttamente agli ordini del comando di attacco-supporto della Gran Bretagna. E ancor meno si conoscono le ragioni dei loro voli sui nostri cieli.

C'è poi il problema della Libia. Teniamo presente che c'è quel Mig libico trovato sulla Sila che porta con sè molti misteri: perché non è stato visto in avvicinamento, come è arrivato, quando è caduto, da dove è partito?  E poi ci sono le affermazioni del colonnello Gheddafi che ha sempre ripetuto di conoscere la verità, anzi di essere stato lui il vero obiettivo di tutto l'attacco. Non ha mai fornito documentazione alla nostra magistratura, ma non c'è mai stato un passo ufficiale, un tentativo di avvicinamento-convincimento da parte dei nostri esecutivi. E dire che la nostra diplomazia si vanta di aver contribuito a sbrogliare la vicenda di Lockerbie.

Per Ustica non è stato fatto nulla. Ed è ancor più penosa la sensazione che Ustica sia diventata una partita privata tra il leader libico e gli Usa nelle loro manovre di avvicinamento.

Ecco, questi alcuni aspetti della vicenda Ustica che anche l'Europa può contribuire a chiarire, tenendo soprattutto presente che Ustica deve rimanere, per tutti i cittadini, come un problema di trasparenza nei rapporti con le Forze Armate e di sicurezza dei voli.

 

Daria Bonfietti

Presidente Associazione Parenti delle Vittime della strage di Ustica

 

 

 

 

Articolo pubblicato su La Rinascita del 28 maggio 2004