LA LIBIA E LA VERITA' SU USTICA

 

Una delegazione del nostro Senato si appresta a partire per la Libia: credo si tratti di una occasione importante per rafforzare, nel nuovo clima di intese internazionali, i rapporti di amicizia tra i due Paesi.

Personalmente mi auguro che possa costituire anche un' opportunità per cercare la volontà di cominciare ad affrontare in maniera costruttiva il nodo del contributo che la Libia può offrire per definire il quadro complessivo della vicenda di Ustica.

 

Una iniziativa piuttosto singolare è il primo elemento che avvicina la tragedia di Ustica alla Libia. Nell’edizione del 2 luglio 80 del quotidiano siciliano “L’Ora”, il consolato libico a Palermo fa pubblicare il seguente necrologio: “Il Consolato Generale della Giamahiriah Araba Libica Popolare Socialista partecipa sinceramente al dolore che ha colpito i familiari delle vittime della sciagura aerea di Ustica e manifesta tutta la sua solidarietà al Presidente della Regione e al Presidente dell’ARS per questo grave lutto che ha colpito la Sicilia”. Il 27 giugno il DC9 della compagnia Itavia,  partito da Bologna con destinazione  Palermo era improvvisamente caduto nel mare di Ustica:  81 persone perdono la vita.

Poi, a tre settimane dal disastro, il venerdì 18 luglio 80, secondo la ricostruzione ufficiale, in agro di Castelsilano, sulla Sila, viene rinvenuto un aereo, un MiG23 monoposto delle Forze Armate libiche: un costone di rocce è disseminato di rottami, il cadavere del pilota, dall’apparente età di 25-30 anni, è a mezza costa, a circa 60 metri vi sono tre grossi tronconi di aereo.

In tutti questi anni il leader libico Gheddafi ha sostenuto in varie occasioni di conoscere la verità sulla tragica vicenda, fino ad inviare una lettera ufficiale al nostro Paese, in cui dopo aver stigmatizzato le manovre NATO nel Mediterraneo alle quali aveva partecipato anche l’Italia, scrive: “tali manovre hanno disperso tutti gli sforzi compiuti dalle forze progressiste ed amanti della pace, per la sicurezza e l’integrità del Mediterraneo. Non avete scordato certamente il delitto e la tragedia occorsa al DC9 dell’Itavia, abbattuto il 27.06.80, in cui hanno perso la vita decine e decine di vittime, a causa della aggressione ed in conseguenza della presenza delle basi e delle flotte militari, nel Mediterraneo, come non avete scordato l’attacco americano alla Jamahirija, che causò la morte di decine e decine di morti fra civili inermi, le nostre donne, bambini e vecchi”

E anche recentemente,nel febbraio 98, in una intervista alla Stampa ha affermato: "Io sono il testimone, perché io in quelle ore andavo in aereo verso la Jugoslavia ed io ho visto in mare la Sesta Flotta americana che manovrava dalle parti di Ustica. C'erano navi militari degli Stati Uniti. La gente che era con me temeva, aveva paura che ci abbattessero con un missile. Però noi, a differenza dei passeggeri del volo Itavia, siamo arrivati a destinazione sani e salvi. Quando abbiamo sentito dell'abbattimento di questo aereo civile, abbiamo capito che probabilmente noi eravamo l'obiettivo. E che loro volevano buttar giù il mio aereo".

Dichiarazioni senz'altro molto impegnative, ma che potrebbero trovare un qualche riscontro in quanto affermato da militari italiani operanti presso il sito radar di Marsala, che hanno riferito di aver seguito la sera del 27.06.1980 il volo di un velivolo di nazionalità libica - in rotta da Tripoli a Varsavia- e che questo velivolo giunto ai limiti dei nostri cieli aveva compiuto una deviazione verso Est in direzione di Malta.

Tutte queste impegnative prese di posizione libiche però non hanno portato a forme di collaborazione attiva e le rogatorie, che sono state sollecitate dall’Autorità Giudiziaria italiana in varie occasioni non hanno ottenuto alcun riscontro, tanto da indurre l’inquirente a non formularne più altre. E non so  se il Dicastero della Grazia e Giustizia abbia valutato l’opportunità di denunciare nell’ambito dei rapporti tra gli Stati e in sede politica, le inosservanze rilevate.

Ci avviamo verso il ventiduesimo anniversario della tragedia di Ustica, il giudice Rosario Priore, nel 1999, concludendo la più lunga istruttoria della storia giudiziaria del nostro Paese ha affermato: “l'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese,  di cui sono stati violati i confini e  i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto".

Inoltre nella  sentenza ordinanza si  rivela, sulla base di una perizia tecnica disposta dai giudici di Roma, essere completamente falsa tutta la ricostruzione riguardante il Mig libico trovato sulla Sila "un tesi inconsistente messa in piedi  per sostenere che il Mig 23 fosse precipitato sul nostro territorio il 18 luglio 80, e per tenere questo aereo libico ben lontano dallo scenario  del 27 giugno  della tragica serata di Ustica. Una ricostruzione dell’Aeronautica Militare, “voluta ed attuata – appare impossibile sostenere il contrario, giacchè non si vede quale altra entità potesse inquinare la verità di questo evento – dallo Stato Maggiore di quella Forza Armata”.

Invece molti sono sempre stati gli elementi che legavano i due fatti, e non erano soltanto supposizioni giornalistiche, io sempre considerato molto importante, tra le carte della Commissione Stragi, un documento dell'ottobre 80 del Centro CS di Verona che  in poneva in relazione la caduta del MiG libico, che veniva indicata come avvenuta nel “giugno 80”, con la sciagura del DC9 Itavia.

Il giudice Priore ha così definito i rapporti tra Italia e Libia"

Rapporti tormentati e tormentosi, sia sul versante interno ove provocavano spaccature in qualsiasi ambiente, che su quello esterno ove precipuamente inquietavano l’alleato maggiore, gli Stati Uniti, e irritavano quello prossimo, cioè la Francia. Ma questi rapporti verso la Libia ed il mondo arabo esistevano al tempo e permangono oggi, indipendentemente dalle simpatie e dai torti, come costante storica nella politica estera italiana, basata su interessi fondamentali, assolutamente non legati ai regimi che si sono succeduti, dall’Unità in poi, quelli liberale, fascista, democratico."

All'inizio del nuovo secolo, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda, è necessario l'inizio di una nuova era di rapporti tra gli Stati basata sull'amicizia e la cooperazione. Sono convinta che Stati come l'Italia e la Libia, in armonia e amicizia, debbano collaborare per il bene comune e debbano avere la forza di guardare alle proprie vicende storiche con serenità e  rigore cooperando per l'affermazione della verità.

 

Sen. Daria Bonfietti