INCONTRO CON L’ASSOCIAZIONE FAMILIARI
VITTIME DELLA STRAGE DI USTICA
Bologna, 27 giugno 2006
INTERVENTO DEL SINDACO DI BOLOGNA SERGIO COFFERATI
Ringrazio tutte le autorità presenti e soprattutto i parenti delle vittime di quella che si può chiamare senza ombra di dubbio una strage, una delle stragi che hanno colpito questa comunità e che hanno ferito così profondamente la città di Bologna. Ci ritroviamo come capita tutti gli anni. E’ il ventiseiesimo anniversario ed è importante quest’anno, come lo è stato nel tempo passato, che ci si ritrovi qui. Scambiarci delle parole, utilizzare questa occasione per ricordare, è importantissimo per ognuno di noi nella sua funzione, per il ruolo che ha nella gestione della cosa pubblica o più semplicemente perché è un cittadino che vuole vivere in un Paese nel quale non esistano coni d’ombra, non ci siano zone oscure nella storia.
Purtroppo nella nostra storia recente molti sono ancora gli spazi che devono essere adeguatamente illuminati. Sono stati fatti passi in avanti importanti, li abbiamo apprezzati. C’è stata una grande determinazione in alcuni magistrati che hanno aperto progressivamente gli squarci che hanno consentito di far luce su tanti aspetti della vicenda che ha coinvolto direttamente le vostre famiglie, i vostri cari, quelli che sono morti e quelli che sono rimasti con questa enorme ferita nel cuore. Questi avvenimenti hanno poi toccato profondamente la comunità bolognese. Trovarci dunque non può essere considerato un rito, ma è un esempio di comportamento civile, di sensibilità, di affetto, tra i cittadini di una comunità e le persone che sono state così duramente private dei loro affetti più cari e profondi. I passi che si sono fatti nella direzione giusta non sono sufficienti, come sapete e come da tempo sostiene la vostra associazione, ma sono stati avanzamenti importanti, che creano qualora lo si voglia, e noi lo dobbiamo tutti volere, le condizioni per procedere ulteriormente. E’ sempre importante la verità giudiziaria insieme a quella storica, è sempre importante che l’una sia coerente con l’altra, che l’una sostenga l’altra, e che dunque sia data a tutti la possibilità di sapere, di conoscere, e dal sapere e dalla conoscenza crearsi un giusto spirito critico per valutare, per esprimere giudizi, ancor di più per scegliere comportamenti.
Quando si dice che nulla di ciò che è capitato deve tornare a succedere bisogna avere consapevolezza che, perché ciò sia, servono azioni precise. Serve appurare tutta la verità, serve mettere in sintonia e coerenza la verità giuridica con quella storica, serve dare ad ognuno di noi, e soprattutto a quelli che verranno dopo di noi, gli elementi di conoscenza che solo la memoria può utilizzare. La memoria come esercizio non rituale, come approfondimento del passato, come conoscenza che si riperpetua. Questo ventiseiesimo anniversario non è, in verità, un appuntamento come quello degli anni passati, ma è un punto di transito verso il luogo, speriamo non lontano, del totale accertamento di quel che è capitato quella notte nei cieli di Ustica. E’ un compito al quale dovranno assolvere ancora la magistratura e la politica nelle sue forme istituzionali.
Questo per la nostra comunità è un giorno importante anche perché preceduto da un avvenimento che dà particolare risalto e significato all’abbraccio collettivo che Bologna ancora una volta vi dà in questo 27 giugno. L’avvenimento come sapete, molti di voi vi hanno partecipato, è l’arrivo del relitto a Bologna. So che è stato un momento di grandissima emozione: ho visto i vostri occhi e ho sentito le vostre parole, me ne rendo perfettamente conto. Vedere il relitto, per chi non l’aveva ancora visto, o vederlo a Bologna per chi l’aveva visto a Pratica di Mare, è stato senza dubbio un momento di impatto emotivo fortissimo. Immagino che dentro di voi si sia rinnovato un dolore acutissimo, e nel contempo forse si è riaccesa di nuovo, attraverso la presenza di quel relitto, la speranza in quello che potrà essere il futuro.
Per quanto ci riguarda, come sapete, collocheremo quel relitto nel Museo della Memoria, che sarà il luogo nel quale non soltanto verrà data a tutti la possibilità di ricordare quel che capitò il 27 giugno di 26 anni fa, ma anche di connettere quell’avvenimento con tanti altri che hanno colpito drammaticamente la nostra comunità. Il Museo della Memoria è il museo di Ustica, e l’esercizio della memoria deve servire a tutti noi e ancor di più ai ragazzi e alle ragazze, alle generazioni che verranno, per conoscere. Il Museo è importante come luogo, sarà importante il suo allestimento, sarà importante mettere attorno a quel relitto le parole opportune, le immagini che servono a ricordare, a far conoscere. Ed è importante che circostanze come questa siano accompagnate, lo dico con convinzione, a iniziative di carattere culturale come quelle che l’associazione nel corso di questi anni ha sostenuto e promosso. Personalmente tengo moltissimo anche all’appuntamento di questa sera in un teatro, lo considero importante perché di rado è capitato che un drammatico avvenimento come quello che ha segnato la storia del Paese più di vent’anni or sono abbia trovato l’attenzione di scrittori, registi, attori, abbia stimolato una capacità creativa non astratta, ma che partendo da quel che era successo ha aiutato l’aprirsi di quegli spiragli di luce e la ricerca della verità. Questo conferma che si può fare azione civile attraverso la cultura e attraverso l’arte, non riproponendo semplicemente la descrizione degli avvenimenti, ma cercando di interpretarli, con l’occhio attento di chi sa creare cultura attraverso l’immaginazione, ma non per deformare la realtà bensì per renderla più nitida e più viva, in modo tale che possa parlare attraverso linguaggi diversi alla mente e al cuore soprattutto dei più giovani. Credo che sia importante, dunque, non soltanto completare ciò che avevamo deciso di fare, cioè il museo con il relitto che finalmente è arrivato a Bologna, ma continuare a pensare all’utilizzo del museo e di tutte le occasioni per produrre cultura, partendo da ciò che ha toccato il nostro Paese, tutte azioni che l’associazione dei familiari ha stimolato, sollecitato e promosso nel corso di questi anni. La congiunzione tra la storia e una pratica di creazione culturale è importante, perché dà valore a entrambe le discipline: alla storia, che diventa più facilmente accessibile, e alla cultura che, attraverso il suo impegno civile contribuisce al miglioramento della vita di una comunità.
Torneremo dunque ad utilizzare i nostri strumenti nel migliore dei modi possibili, completeremo gli impegni che ci siamo presi. La volontà è quella di sempre: far sì che si arrivi a concludere positivamente questa fase, fare tutto ciò che è necessario per realizzare un approdo stabile che serve a voi, alla vostra vita, esattamente come a quella della comunità. Ci confortano le parole del Presidente del Repubblica, dei Presidenti di Camera e Senato e di tutte le autorità che hanno voluto anche quest’anno, in varia forma, da quelle più tradizionali a quelle meno rituali, farci sapere che sono vicine all’associazione dei familiari e alla comunità bolognese, perché anche loro considerano importante, per il futuro del Paese, chiudere positivamente questa fase del passato. So che l’utilizzo delle parole a volte può apparire forzato. Il suono o il significato possono essere distorcenti. Quando dico "positivamente" a delle persone che hanno perso i loro affetti, so che la parola può stridere e apparire addirittura in contrasto, in contraddizione, con il sentimento che voi avvertite. Ma ritengo che la pace nel vostro cuore sarà raggiungibile soltanto quando la verità sarà appurata per intero. Non vuol dire coltivare rancori o sentimenti negativi, ma aver bisogno di sapere quel che è successo è importante per voi, per la vostra dimensione individuale, di singole cittadine e cittadini, esattamente come per le comunità, per le autorità che sono qui con noi ancora una volta questa mattina, e per la comunità di Bologna.
Vi ringrazio di essere tornati numerosi come fate tutti gli anni. Sapete di poter contare sul lavoro dell’amministrazione, sull’affetto e sulla sensibilità dei bolognesi, perché questo pezzo di strada lo dovremo e lo faremo insieme.