La Corte dei Conti, in questi giorni, chiede ai militari dell'Aeronautica, coinvolti
nella vicenda di Ustica, di rifondere lo Stato per i danni arrecati dai comportamenti
che hanno ostacolato in ogni modo l'emergere della verità.
Senza nessuno spirito di rivalsa, mi sento di dire che, proprio a partire dalle
risultanze della sentenza-ordinanza del giudice Priore, che ha indagato sulla
vicenda per tanti anni, l'assunto da cui è partita la Corte è
corretto e veritiero. Infatti fin dalla notte della tragedia, 27 giugno 1980,
e dalla successiva mattinata era evidente, per chi avesse un minimo di dimestichezza
con gli apparati radar, cosa fosse successo in cielo. Invece cominciò
una sistematica operazione contro la verità che, senza dubbio, ha portato
lo Stato a spendere una somma enorme a fine di giustizia: si pensi soltanto
ai costi delle "campagne" per il recupero del relitto che giaceva
ad una profondità di oltre tre mila metri nel mezzo del Tirreno. Non
sta a me emettere il giudizio.
Certamente mi sento di domandare, proprio a partire dall'iniziativa della Corte
dei Conti che, preso atto della definitiva sentenza istruttoria del giudice,
chiede conto dei comportamenti di uomini dell'Aeronautica perché nessun
Esecutivo, proprio per la sua responsabilità politica, si è mosso
credibilmente nella stessa direzione, esaminando la sistematica distruzione
di prove, attuata in esecuzione di un preciso progetto messo in atto a tutti
i livelli dell'Aeronautica, sino allo Stato Maggiore, che doveva impedire ogni
ricostruzione dei fatti.
Anche questo è un modo per non porsi responsabilmente davanti alla verità,
che con tanta fatica abbiamo conquistato, e alle sue implicazioni. La giustizia
italiana ci ha rivelato che "l'incidente al DC9 è occorso a seguito
di azione militare di intercettamento" con un'azione, che è stata
propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di
polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati
i confini e i diritti.
Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto e certamente
i vertici istituzionali del nostro Paese non hanno avuto quel sussulto di dignità
nazionale che ci si sarebbe dovuto aspettare
A pensarci bene, però, è tutta la vicenda Ustica che soffre del
disinteresse di Capi di Governo e di Ministri della Difesa. È una vicenda
che ha infiammato le coscienze dei cittadini, ha visto un appassionato impegno
della cultura e della stampa tutta, ha visto scrivere pagine di grande rilevanza
dal Parlamento, penso ad esempio ai lavori della Commissione Stragi presieduta
dal compianto Gualtieri, ma che è stata sempre "eviatata"dagli
Esecutivi.
In fondo, si è detto in questi lunghissimi anni, è la magistratura
che deve fare la sua parte, darci la verità. Intanto però non
si faceva nulla per agevolare il corso della giustizia: basti ricordare i non
ascoltati appelli dei giudici perché alle rogatorie non venivano date
risposte esaurienti, anzi, a volte Paesi amici o alleati non hanno neppure risposto.
Non si è mai intervenuti quanto erano eclatanti le menzogne, le smentite
agli impegni presi. Forse neppure la vergogna ha sfiorato ministri che, pieni
di prosopopea, affermavano che tutto era già stato messo a disposizione
e poi venivano immancabilmente smentiti da nuovi sequestri di materiale, evidentemente
e volutamente non messo a disposizione.
Due sole eccezioni vanno segnalate.
Il governo Amato-Andò che costituendosi Parte Civile contro gli imputati
cercò di collocare in un ambito di correttezza formale la struttura militare
e il governo Prodi-Veltroni, che ha "portato" la Nato alla collaborazione
con la nostra Magistratura. Da questa azione sono venute, finalmente, determinanti
informazioni che hanno permesso la definizione della presenza di aerei militari
in volo attorno al Dc 9 e quindi identificare la manovra d'attacco che ne ha
provocato l'abbattimento.
Chiara dimostrazione che dall'azione dei Governo, da una corretta politica,
sarebbero potuto venire elementi decisivi per l'acquisizione della verità!
Invece è stato il tempo delle incertezze, delle deleghe incondizionate
agli apparati, dei gruppi di potere che dialogano, si bilanciano, si legittimano,
degli atteggiamenti prudenti, delle nomine profondamente sbagliate che certamente
non hanno contribuito all'impegno per la verità, anzi! Abbiamo avuto,
e abbiamo, ai vertici dell'Aeronautica e perfino della Difesa personaggio di
cui è documentato l'impegno contro la verità e perfino la menzogna
ai rappresentanti del Governo.
(Parlo dei generali Arpino e Ferracuti.)
E ancora oggi, come ieri, la politica dell'Esecutivo potrebbe dare un contributo,
chiarendo definitivamente la vicenda del Mig libico caduto sulla Sila. Ormai
che la versione ufficiale dell'Aeronautica è smentita dalle perizie del
giudice, da ammissioni di Capi di Stato Maggiore in Commissione Stragi e perfino
dalla testimonianza del responsabile della Cia in Italia del periodo, Claridge,
dovrebbe spettare al Governo, almeno su questo episodio, dire una parola definitiva.
L'esigenza di verità che è espressa dalla società deve
pure diventare patrimonio della politica di chi governa, o di chi vuol governare,
sapendo individuare e leggere i bisogni e le aspirazioni, certamente da riportare
in un disegno complessivo che deve però prevedere comportamenti coerenti
di trasformazione, di democratizzazione, di aumento di trasparenza, di visibilità
e mai di appiattimento sull'esistente, di imbarazzata reticenza, di connivenza
con le manovre dei potenti.
Ecco perché mi sento di dire che la vicenda Ustica deve essere sempre
più una questione politica nella piena consapevolezza che è il
sonno della politica che genera i mostri.
Sen. Daria Bonfietti
Pubblicato Unità 11 febbraio '02