(pubblicato su L’Unità ed. Nazionale del 3 giugno 2006)
Non poteva finire così: la vicenda giudiziaria legata alla tragedia di Ustica non poteva finire dopo un processo d’appello svogliato e frettoloso e con una sentenza motivata nella più assoluta banalità.
Questa è la mia prima reazione, molto spontanea, dopo l’annuncio del ricorso contro le conclusioni della prima corte d’assise d’appello di Roma presentato dalla Procura Generale e dalla Avvocatura dello Stato a nome del Governo.
Si era trattato di un assoluzione per insufficienza di prove al posto di una assoluzione per prescrizione: quindi parliamo di un "poco" che però ha molto significato storico-politico.
Nel primo processo, in Corte d’Assise, l’intera vicenda Ustica era stata esaminata per oltre tre anni, erano stati sentiti e messi a confronto tra loro testi e periti, si era delineato un quadro complessivo che aveva messo in luce, negli avvenimenti immediatamente successivi la caduta del dc9, le "mancanze" degli apparati militari, la volontà di condizionare le indagini, di ostacolare il raggiungimento della verità ed erano scaturite indicazioni per leggere gli avvenimenti successivi, anch’essi caratterizzati, non casualmente, da omissioni, depistagli, soppressioni di documenti.
In secondo grado abbiamo invece avuto un processo affrettato, senza audizione di testi, neppure quelli indicati a sostegno delle proprie tesi dalla difesa, e dal quale era bandito, per precisa indicazione, ogni riferimento alla vicenda Ustica. Tutto doveva ruotare sui soli due episodi espressamente indicati come evidenza di reato. Da qui mi è sempre venuto l’inquietante dubbio sul grado di effettivo approfondimento della materia soprattutto da parte dei giudici popolari innanzitutto, ma i anche degli stessi giudici togati.
Poi la lettura delle motivazioni della sentenza mi ha in seguito colpito per il particolare spazio, irritualmente, dedicato al tentativo di rintuzzare le critiche che la lettura del dispositivo aveva nell’immediato sollevato. Più che motivare si è polemizzato e cercato di giustificare.
Mi è parso emergere la scelta dell’attacco perfino offensivo verso i colleghi del precedente collegio e, in generale, della chiacchiera da Bar Sport " l’è tutto sbagliato" . Si criticano pesantemente e indistintamente tutti quelli che di Ustica si sono occupati negli anni, dagli inquirenti ai giudici, ai periti, ai Governi che si sono succeduti ,colpevoli di non essersi interessati di chiedere informazioni agli altri Stati (che poi, si sostiene, se davvero responsabili ovviamente avrebbero mentito nelle risposte).
Quello che invece manca è una chiara e coerente lettura proprio dei fatti oggetti nello specifico del giudizio, di cui non pare intendersi pienamente la portata e che non si sanno correttamente interpretare, lasciando molto spazio al dubbio di una non totale padronanza della materia. Significativo, al riguardo, è il distinguere tra radar militari e radar civili, ignorando che all’epoca dei fatti si avevano solo radar militari.
Ma, al di là di ogni mia considerazione, l’assoluzione per insufficienza di prove è la ammissione della incapacità di chiudere il cerchio; e va rilevato che proprio non si mettono a fuoco passaggi sui quali la difesa aveva indicato la necessità di sentire testi. Quasi che a qualcuno abbia preso la mano la velleità – in qualche passaggio accennata- di interpretare il pensiero degli imputati meglio addirittura dei rispettivi difensori.
Il tutto in un testo dove sono ampiamente sovrabbondanti le parti di citazione rispetto a quelle di scrittura ed elaborazione diretta, che non può non richiamare alla mente gli elaborati di quegli studenti che non hanno particolare sapere e che rimediano allungando il testo con copiose citazioni.
È importante che anche Procura Generale e Governo abbiano avvertito la necessità di cancellare queste pagine.
Ma è soprattutto importante che Procura Generale e Governo abbiano mostrato di avere ancora a cuore la ricerca della completa verità sulla tragedia di Ustica.
Rimangono per loro, lo credo fermamente, ancora tante strade da percorrere, partendo dalla consapevolezza che viene dalla sentenza ordinanza del giudice Priore: un aereo civile è stato abbattuto e nessuno ha dato spiegazioni.
*Presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica