FALOMI, BATTAFARANO, BERTONI, BONFIETTI, BRUNO GANERI, CARCARINO, ATHOS DE LUCA, DONISE, FIGURELLI, LOMBARDI SATRIANI, MACONI, MANCONI, MELE, PARDINI, PIZZINATO, ROGNONI, SARACCO, VEDOVATO, VELTRI.
Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Difesa.
Considerato che:
il 28 settembre 2000 ha avuto inizio il dibattimento per la strage di Ustica, in cui trovano la morte 81 persone;
nel processo risultano imputati molti ufficiali dell'Aeronautica chiamati a rispondere di alto tradimento e di falsa testimonianza;
secondo l'ordinanza di rinvio a giudizio, le accuse suddette trovano giustificazione nel fatto che gli imputati, "dopo aver omesso di riferire alle autorità politiche e giudiziarie le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, l'ipotesi di una esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell'analisi dei tracciati radar di Ciampino..., fornirono alle autorità politiche che ne avevano fatto richiesta informazioni errate";
nel processo il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro della Difesa si sono costituiti da parte civile contro gli imputati;
nello stesso giorno in cui ha avuto inizio il dibattimento, secondo quanto riportato da organi di informazione, il generale Mario Arpino, attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa avrebbe dichiarato che gli alti ufficiali imputati si trovano "dalla stessa parte delle vittime", e che il processo porterà a "configurare questi imputati più come vittime che come attori di scenari reconditi";
le dichiarazioni citate dal generale Arpino appaiono particolarmente preoccupanti, anche perché egli era all'epoca dei fatti responsabile del Centro operativo (COP) e, insieme ad altri due ufficiali, contribuì a "indurre in errore" - come testualmente si esprime l'ordinanza di rinvio a giudizio - l'allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, comunicandogli dati falsi o inesatti sull'accaduto.
Si chiede di sapere:
se risponde al vero che il generale Arpino abbia reso le suddette dichiarazioni;
se non si ravvisi nelle dichiarazioni riportate, che mirano a mettere sullo stesso piano le vittime della strage e gli imputati, una mancanza di sensibilità, e una netta presa di distanza dalle iniziative del Governo che, dopo essersi costituito parte civile nel procedimento in corso, proprio in base agli esiti dell'istruttoria, ha intrapreso un'azione diplomatica a livello internazionale;
quale sia il giudizio del Governo medesimo rispetto alle dichiarazioni fatte, se e quali azioni si intenda intraprendere.
Dichiarazione di Daria Bonfietti
27 settembre 2000
Voglio innanzitutto annunciare che domani saranno in aula parenti, parlamentari
e i gonfaloni dei Comuni di Bologna e Palermo, le città che il volo
del dc 9 avrebbe dovuto collegare.
Mi sento di ringraziare vivamente i Sindaci Guazzaloca e Orlando per questa loro sensibilità.
Io credo che al di là del valore simbolico, un processo finalmente
a venti anni dalla strage, il dibattimento pubblico che inizierà domani
potrà portare alla luce molti comportamenti che possono dare un quadro
di un ben più vasto atteggiamento di chiusura ad ogni forma di collaborazione
atta ad ottenere la verità.
Ritengo che in questo dibattimento, oltre naturalmente alle difese degli imputati, dovranno avere spazio le voci di noi parenti che in tanti modi in questi anni, riuniti in Associazione, ci siamo battuti per la verità, ma un ruolo determinante dovrà avere l’Avvocatura dello Stato, perché il reato di altro tradimento è essenzialmente un reato contro lo Stato.
Spero a questo riguardo che l’Avvocatura abbia avute precise indicazioni da parte del nostro Governo.
Credo comunque che da questo processo verrà delineato un panorama solo
parziale di quanto accaduto in questi anni, parziale perché molti altri
importanti protagonisti degli occultamenti, pur avvisati di reati, sono usciti
dal processo per scadenza dei termini, parziale perché ci sono stati
molti altre azioni, differite nel tempo, che pur non configurando espressamente
un reato, hanno egualmente ostacolato il corso della giustizia. Nel complesso
mi riferisco al comportamento di molti appartenenti all’Aeronautica militare,
a partire dai vertici succedutisi negli anni: è necessaria una seria
presa di coscienza di quanto si è fatto contro la verità in
questi anni. In questa direzione mi pare cominci a muoversi il Ministro della
Difesa se è vero che sono iniziate alcune azioni disciplinari, io credo
che si debba attentamente valutare e colpire molti comportamenti.
Rimane il grande problema di dignità nazionale:, il giudice ci ha rivelato che il DC9 è stato abbattuto a seguito di azione militare di intercettamento portandosi con sé la vita di 81 innocenti cittadini.
Bisogna pretendere dalle nostre istituzioni concreti comportamenti, adeguati alla drammatica gravità del caso, si devono intraprendere iniziative di grande vigore a livello internazionale per fare piena luce sui fatti e ridare all’Italia la sua dignità di paese libero, integro nei suoi confini, tutelato nei collegamenti Non si possono accettare reticenze da nessuno, ma in modo particolare non si possono accettare reticenze, risposte parziali, evasive, convenzionali da Paesi amici e alleati come Gran Bretagna, Usa, Francia e Libia.
Si deve comunque stigmatizzare il fatto che si arriva al processo senza che
si siano avute le risposte a livello internazionale che avrebbero potuto portare
elementi di estrema importanza anche a questo stesso processo.
Cito per esempio la documentazione delle attività svolte presso l’ambasciata americana nella notte della tragedia o quella riguardante la missione Cia per il Mig libico.
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DARIA BONFIETTI
C'è chi continua a presentare la polemica intorno alle cause della
strage di Ustica quasi si trattasse di un normale confronto tra due opinioni
teoriche ugualmente fondate. Non è così. La tesi dell'esplosione
dovuta a una bomba collocata a bordo si basa esclusivamente sui risultati
di una perizia. Quella perizia, elaborata dal collegio peritale presieduto
da Aurelio Misiti (1994), è stata ritenuta dai pubblici ministeri Salvi,
Roselli, Coiro "affetta da tali e tanti vizi di carattere logico, da
molteplici contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio da renderla
inutilizzabile"; così che, nel proseguimento delle indagini, il
giudice Priore decideva di allontanare due periti del collegio d'ufficio perché
"in stretto contatto con gli imputati". Questo dovrebbe indurre
a diffidare delle acquisizioni di un collegio peritale così gravemente
"inquinato"; e a considerare con attenzione la sentenza-ordinanza
del giudice Priore.
Così hanno fatto il governo e il ministero della Difesa che si sono costituiti parte civile contro i vertici dell'Aeronautica militare dell'epoca per "alto tradimento" e "falsa testimonianza". Dunque, i militari sotto processo a Roma devono rispondere, sempre secondo la sentenza-ordinanza del giudice Priore, di un "progetto - non è più possibile affermare il contrario né chiamarlo in altro modo - che prevedeva la sistematica distruzione di ogni prova dei prodromi e del seguito del fatto, e che ha avuto una altrettanto sistematica attuazione, giacchè in ogni sito dell'Aeronautica militare è stato quasi alla perfezione adempiuto".
Riporto, in proposito, un esempio assai significativo di quel "progetto", che riguarda l'Emilia Romagna e il centro radar di Poggio Renatico, che non ha mai trasmesso all'autorità giudiziaria quanto aveva effettivamente visto quella notte.
Il diario relativo a quelle ore cruciali, nel corso della perquisizione, non viene trovato, ma - cinque giorni dopo - venne rinvenuto dal personale negli stessi luoghi già ispezionati. Ciò nonostante, il diario non viene trasmesso come dovuto all'autorità giudiziaria, bensì allo Stato Maggiore dell'Aeronautica, che lo consegna, infine, al giudice Priore: "e così immediatamente si accerta che esso manca del foglio del 27.6.80, turno notturno, palesemente distaccato con un taglio come di lametta. Ogni sospetto può prendere corpo. L'operazione avvenne al tempo in esecuzione dell'immediato progetto di distruzione di ogni prova; o quel foglio sfuggì per distrazione o pura dimenticanza e si provvide in altri momenti o, addirittura, ipotesi ancor più grave, negli ultimi passaggi?".
Di questi episodi è piena la terribile storia di Ustica e io mi domando se ognuno si debba limitare a difendere la sua personale verità; o se, invece, non dobbiamo tutti insieme chiedere conto delle nefandezze compiute e accertate (e di quelle giudicate dal Tribunale di Roma), contribuendo a individuare le responsabilità di chi, per vent'anni, ha lavorato al fine di occultare la verità. Lo dobbiamo a quegli 81 morti.
LUIGI MANCONI
Il 28 settembre scorso, primo giorno del processo per la strage di Ustica,
il generale Mario Arpino ha dichiarato che gli alti ufficiali imputati si
trovano "dalla stessa parte delle vittime"; e a scanso di equivoci,
ha ripetuto che gli accusati di alto tradimento sono "tra le vittime";
e, ancora, che il processo porterà a "configurare questi imputati
più come vittime che come attori di scenari reconditi".
Gli alti ufficiali in questione sono imputati di alto tradimento e di falsa testimonianza, in quanto - così scrive nella sentenza-ordinanza il magistrato Rosario Priore - "con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso" avrebbero impedito "l'esercizio delle attribuzioni del governo della Repubblica nelle parti relative alla determinazione di politica interna ed estera concernenti il disastro aereo". E ciò perché "dopo aver omesso di riferire alle autorità politiche e a quelle giudiziarie le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi […..], l'ipotesi di una esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell'analisi dei tracciati radar di Ciampino […..], fornivano alle autorità politiche che ne avevano fatto richiesta informazioni errate".
Dunque, gli alti ufficiali finalmente giudicati da un tribunale della Repubblica non sono, certo, i responsabili materiali della caduta dell'aereo DC9 dell'Itavia (81 i morti e, tra essi, 12 bambini): ma sono coloro che hanno attivamente operato perché non si giungesse a individuare i mandanti e gli esecutori di quella strage. E invece, secondo l'attuale capo di stato maggiore della Difesa, Mario Arpino, quegli alti ufficiali sarebbero niente altro che "vittime" (e va ricordato che contro tali presunte "vittime" il governo e lo stesso ministero della Difesa si sono costituiti parte civile.
Ma chi è il generale Mario Arpino? Attuale supremo comandante delle nostre forze armate, il generale Arpino era responsabile del terzo Reparto dello stato maggiore dell'Aeronautica quando, unitamente ad altri due alti ufficiali, nel settembre del 1986, trasse in inganno l'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, che doveva riferire in Parlamento a proposito della strage di Ustica. Secondo le parole di Priore, Arpino "ha indotto in errore il sottosegretario Amato". I dati falsi o errati comunicati da Arpino e dai suoi colleghi sono "tanti da far dubitare che si tratti di semplice sciatteria e inducono a stimare che si volessero celare nomi". Questo è quanto, dunque, nella sentenza-ordinanza di Rosario Priore si dice del generale Arpino (certo, unitamente ad alcuni apprezzamenti, che appaiono di mera cortesia).
Ed è una persona così severamente criticata che si permette di definire "vittime" i suoi ex superiori, affiancandoli alle vittime vere: quelle perite in fondo al mare. Non è, questo, un palese e insultante "conflitto di interessi"? O in parole ancora più semplici: perché mai il generale Arpino non si dimette dalla sua carica di altissima responsabilità?
Mantova, 19 settembre 2000
Si apre il 28 settembre a Roma il processo per la strage di Ustica.
Mio fratello Lorenzo era su quell’aereo il 27 giugno 1980 assieme ad altri quattro cittadini mantovani, le due sorelline Marfisi, Alberto Bonfietti e Rita Guzzo.
La mia vuole essere la testimonianza di chi ha rifiutato di arrendersi, di accettare la "tragica ovvietà" che gli aerei cadono; assieme agli altri parenti abbiamo cercato di pretendere delle risposte dalla Magistratura, dai Governi, dalle istituzioni.
Questa nostra battaglia non è stata vana; oggi sappiamo almeno cosa successe quella sera al DC 9 Itavia e chi sono i responsabili della non verità per tutti questi anni.
Nella sua sentenza-ordinanza il giudice Priore conclude infatti affermando che la caduta dell’aereo è avvenuta all’interno di "un’azione militare di intercettamento", di un’azione di guerra in tempo di pace.
E il processo che si apre a Roma è nei confronti dei Generali, che erano ai vertici dell’Aeronautica dell’epoca e dei servizi segreti, con l’accusa infamante di "alto tradimento" per aver impedito con il loro comportamento, con le loro menzogne, con i loro colpevoli silenzi, con la distruzione delle prove di arrivare fin da subito, ad appurare questa terribile verità.
Sono consapevole che se siamo giunti a questo importante risultato è anche perché non siamo stati lasciati soli in tutti questi anni, tanti cittadini italiani ci hanno inviato il loro contributo, tanti artisti ci hanno regalato i loro spettacoli, i giornalisti hanno raccontato le nostre lotte, e qui a Mantova si è costituito il Comitato per la verità su Ustica, che ha sempre trovato nel Comune di Mantova un valido ed attivo interlocutore. Il Comitato è formato da tanti mantovani, alcuni anche amici delle povere vittime, che hanno affiancato la nostra Associazione di parenti con molte importanti e concrete iniziative. Voglio ringraziarli tutti anche pubblicamente e dire loro che la disponibilità e la sensibilità che hanno sempre mostrato mi hanno aiutata molto a superare momenti in cui il buio sembrava avvolgere ogni cosa e avere speranze sembrava un inutile sforzo.
Grazie davvero. Oggi però mi rendo perfettamente conto che la nostra battaglia non è certo finita. Oltre ai responsabili della mancata verità voglio, e vogliamo tutti noi parenti, sapere chi abbattè un aereo civile quella notte nei nostri cieli; la presenza di aerei americani, francesi, inglesi è certa, è certo che un aereo si nasconde nella scia del DC 9, è certo che un aereo taglia ortogonalmente la traccia del DC 9 nel momento dell’incidente ed è purtroppo vero che i Paesi coinvolti non hanno quasi mai collaborato fattivamente con la magistratura italiana.
Allora credo e la nostra Associazione lo ha ribadito molto in questi giorni, che si ponga una questione di dignità nazionale; il Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica devono intraprendere iniziative di grande vigore a livello internazionale per fare piena luce sui fatti e ridare all’Italia la sua dignità di Paese libero, integro nei suoi confini.
Per questo ho bisogno, abbiamo bisogno, ancora dell’aiuto, dell’attenzione, della solidarietà di tutti i cittadini mantovani.
Emma Ongari
(sorella di Lorenzo Ongari, 23 anni)