Il caso Ustica alla Commissione Esteri del Senato
15 novembre 2000

Interrogazioni

Il presidente MIGONE, prima di dare la parola al Presidente del Consiglio, lo ringrazia vivamente, anche a nome della Commissione, per essersi reso disponibile a rispondere personalmente alle interrogazioni concernenti la vicenda di Ustica. Al riguardo, ricorda che la Commissione
ha già avuto occasione a più riprese di affrontare il tema delle iniziative
volte a promuovere la cooperazione a livello internazionale con l'attività
della magistratura inquirente. In particolare, va fatta menzione della seduta del 9 aprile 1996, nel corso della quale l'allora Presidente del Consiglio Dini comunicò che il Segretario Generale pro tempore della NATO gli aveva manifestato la disponibilità di tale organizzazione ad una collaborazione nel quadro dell'inchiesta condotta dal dottor Priore. Tale disponibilita si è in effetti concretizzata in una .serie di contatti con gli inquirenti, dai quali è certamente derivato un contributo per la sentenza istruttoria adottata dallo stesso magistrato.
Nel manifestare la sua disponibilità a contribuire agli accertamenti
della magistratura, il Segretario Generale pro tempore della NATO precisò che la collaborazione con l'autorità giudiziaria era comunque subordinata alla insussistenza di elementi ostativi alla trasmis.sione di singoli atti o informazioni per i quali fosse in concreto necessaria l'autorizzazione delle competenti autorità di taluno degli Stati membri della NATO. In considerazione di ciò, vennero a suo tempo inoltrate dalla magistratura inquirente numerose richieste di collaborazione alle autorità di governo di Stati appartenenti all'Alleanza, volte a sollecitare la trasmissione di tutti gli elementi di informazione che apparissero idonei a facilitare una ricostruzione della vicenda di Ustica.
Per parte sua, il presidente Migone ricorda di aver scritto una lettera
all allora Presidente del Consiglio D'Alema diretta a sollecitare una riunione del Consiglio atlantico da dedicare alla questione della cooperazione con gli inquirenti.
In conclusione, sottolinea l'opportunità di intensificare l'impegno per
fare finalmente chiarezza - anche con il contributo attivo di altri paesi accomunati all'ltalia da rapporti di amicizia e di condivisione delle responsabilità atlantiche - su una vicenda che resta di cruciale importanza. oltreché per il rispetto dovuto alla memoria delle vittime, ai fini di una corretta ricostruzione della più recente storia d'ltalia.

Il Presidente del Consiglio AMATO ri.sponde congiuntamente alle interrogazioni nn. 3-03413. 3-03417, 3-03418, 3-03419, 3-03420,
3-03422, 3-03632, 3-03976, 3-04039 e 3-04084, presentate rispettivamente dalla senatrice de Zulueta, dal senatore Corrao, dalla senatrice Bonfietti e da altri senatori, dalla senatrice Bonfietti e da altri senatori, dalla senatrice Bonfietti, dalla senatrice Bonfietti, dai senatori Manca e Pianetta, dal senatore Falomi e da altri senatori. dal senatore Servello e da altri senatori e dal senatore Manconi e da altri senatori, tutte riguardanti la vicenda di Ustica.
Al riguardo, fa presente preliminarmente che la sua disponibilità a rispondere personalmente a tali interrogazioni non nasce, purtroppo, dalla conoscenza di rilevanti elementi di novità, ma piuttosto riflette il suo desiderio di partecipare attivamente agli sforzi posti in essere ai vari livelli per pervenire ad una ricostruzione il più possibile completa della vicenda di U.stica.
Sebbene siano ormai trascorsi oltre vent'anni dagli avvenimenti. non
sono mai cessati gli sforzi della magistratura inquirente, né si è sopita l'aspirazione alla verità, come del resto è accaduto anche per altre vicende che hanno turbato la coscienza civile del paese e che restano a tutt'oggi prive di una chiave di lettura accettabile.
Dopo che in tempi recenti si sono potuti registrare, anche attraverso
l'impegno della magistratura, taluni significativi progressi, si deve prendere atto che ulteriori chiarimenti sulla vicenda di Ustica saranno realisticamente possibili soltanto attraverso la collaborazione di persone e istituzioni che non sono attingibili direttamente dalla giurisdizione italiana. Si tratta di un passaggio difficile, ma ciò non deve indurre ad atteggiamenti rinunciatari, specie considerati i rilevanti passi in avanti che sono stati compiuti, anche grazie alla collaborazione della Nato, nel decorso degli anni, per effetto dei quali si è ormai pervenuti ad affermare talune circostanze con un ragionevole margine di affidabilità, laddove in precedenza l'intera vicenda era immersa nell'incertezza.
La sentenza-ordinanza del dottor Priore, attraverso uno sforzo di
coordinamento delle risultanze istruttorie più risalenti nel tempo con i successivi elementi forniti dalla NATO, ha finalmente consentito l'affermazione almeno di alcune possibili verità preliminari, ad esempio in ordine all'esistenza di un movimento di aerei nella zona ove si è verificato il disastro, circostanza in precedenza negata da tutti i soggetti interpellati. E' stata inoltre messa in evidenza l'esistenza di elementi testimoniali capaci di avvalorare l'ipotesi che il MIG libico rinvenuto sulla Sila sia caduto in realtà ben prima di quanto dichiarato ufficialmente, ipotesi invero già a suo tempo da lui ritenuta verosimile sulla base dello stesso esame autoptico condotto sul corpo del pilota. Si tratta comunque di questioni che formeranno oggetto di valutazione da parte della Corte d'assise di Roma.
Dalla stessa sentenza-ordinanza risulta poi l'esistenza di testimonianze che parrebbero accreditare, in contrasto con precedenti affermazioni, una qualche utilizzazione di un aeroporto in Corsica in concomi-
tanza con i fatti di Ustica.
E ino]tre emerso che informazioni fornite da taluni uomini dello Stato
non siano state conformi alla realtà dei fatti; ciò vale, ad esempio, per
l'asserita non manipolabilità dei nastri recanti le rilevazioni radar, circo-
stanza poi risultata priva di fondamento.
La lettura della sentenza-ordinanza del dottor Priore può invece far
insorgere equivoci in ordine ad ipotizzabili responsabilità del generale Arpino per l'incompletezza dell'elenco dei militari impegnati nelle rilevazioni radar a suo tempo fornito. A tale riguardo, fa presente di essere personalmente in condizione di contribuire a collocare l'episodio in una cornice più appropriata. Ricorda infatti di avere, come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dato la sua disponibilità ad un'intervista televisiva nell'ambito della trasmissione "Telefono giallo" condotta dal giornalista Corrado Augias sulla vicenda di Ustica; avendo preso visione, pochi minuti prima che iniziasse la trasmi.ssione, delle questioni che avrebbero dovuto formare oggetto di approfondimento, constatò che gli sarebbe stato rivolto un quesito circa i nominativi dei militari impegnati nelle rilevazioni radar. Non essendo ovviamente in possesso dell'informazione, ritenne opportuno interpellare telefonicamente sul punto il generale Arpino, il quale, nei pochi minuti ormai residuati, acquisì a sua volta elementi per la risposta, e poi glieli inoltrò. Il fatto che l'elenco si sia successivamente rivelato incompleto andrebbe quindi valutato tenendo conto delle modalità del tutto peculiari con le quali l'informazione poté essere trattata dal generale Arpino.
Alla luce delle risultanze desumibili dalla sentenza-ordinanza del dottor Priore. nella sua qualità di Presidente del Consiglio ha ritenuto utile,
come già in precedenza aveva fatto il suo immediato predecessore, I'onorevole D Alema, chiedere ai vertici degli Esecutivi degli Stati Uniti, della Francia e della Libia di fornire tutte le informazioni da essi ritenute idonee a favorire una più compiuta ricostruzione della vicenda di Ustica, richiamando altresì l'attenzione sull'opportunità di un fattivo contributo, anche al fine di dissipare i dubbi e i sospetti, anche rilevanti, insorti nel corso degli anni.
La scelta è stata invece di non indirizzare un'analoga lettera al Primo
ministro britannico, in quanto, alla stregua della sentenza-ordinanza del
dottor Priore, non emergono circostanze idonee ad affermare, anche solo
in via dubitativa, la presenza nell'area interessata di una nave portaerei
britannica, e risulta per converso che le traiettorie degli aerei militari della stessa nazionalità non presentano punti di interferenza con lo scenario nel quale ebbe a verificarsi il disastro.
In risposta alle sue missive, mentre da parte libica non si è avuto alcun riscontro, tanto il presidente Clinton che il presidente Chirac hanno
dichiarato di annettere la massima importanza all'accertamento dei fatti,
indicando altresì entrambi, in concreto, il canale ufficiale delle rogatorie
internazionali come quello più appropriato per operare.
In tale contesto, ritiene che la strada delle rogatorie, pur essendo stata
in passato infruttuosa, possa essere utilmente ripresa, anche in quanto risulta ora confortata dalle dichiarazioni dei Presidenti statunitense e francese. In considerazione di ciò, ha ritenuto opportuno inviare la lettera del presidente Chirac da lui ricevuta al dottor Priore, che verosimilmente dovrebbe averla inoltrata alla Corte d'assise di Roma, e si accinge ad inviare allo stesso organo giudiziario la lettera del presidente Clinton.
Una seconda linea di intervento potrebbe essere ricercata nel quadro
della cooperazione atlantica. Al riguardo, ricorda che il presidente Mi-
gone, nell'interrogazione n. 3-03414, ha prospettato l'opportunità di una
richiesta del Governo italiano volta ad inserire all'ordine del giorno di
un prossimo Consiglio Atlantico la questione della collaborazione fra gli
alleati ai fini dell'accertamento della verità sui fatti di Ustica. Alla luce
degli approfondimenti da lui promossi, sembra tuttavia preferibile che la
questione sia per il momento trattata dal Comitato ad hoc su Ustica, a
suo tempo istituito nel quadro della NATO e tuttora esistente.
Potrebbe risultare inoltre opportuno verificare se vi sia la possibilità
per soggetti privati - e in particolare per l'Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica - adeguatamente supportati a livello legale, di promuovere ulteriori, più efficaci accertamenti da parte delle competenti autorità degli Stati esteri dei quali è stato prospettato un coinvolgimento nella vicenda. Non si tratta evidentemente per il Governo italiano di sottrarsi al dovere di concorrere attivamente alla ricerca della verità, ma di prendere atto della circostanza che in taluni ambiti l'azione dei privati può risultare più incisiva di quella del Governo, che risulta fortemente condizionata dall'esigenza di non alimentare la sensazione di volersi intromettere nella sfera della sovranità di altri Stati.
Per quanto riguarda infine le dichiarazioni rese il 29 settembre scorso
dal generale Arpino, richiamate nell'interrogazione n. 3-03976, con le
quali si è inteso affermare l'esistenza di una analogia fra la po.sizione
dei militari che si trovano imputati nel processo in corso e quella delle
vittime, non può non rilevare che si tratta di affermazioni altamente inopportune, pur considerando che la vicenda di Ustica è stata ed è tuttora vissuta dall'Aeronautica militare con grande disagio ed anche .sofferenza.
Il presidente MIGONE comunica che il senatore Russo Spena ha ag-
giunto la propria firma alle interrogazioni 3-03420 e 3-03422 presentate dalla senatrice Bonfietti, e che il senatore Mantica ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-04039, presentata dai senatori Servello, Magliocchetti e Valentino.

Avverte inoltre che può prendere la parola in sede di replica un in-
terrogante per ciascuna interrogazione.


La senatrice DE ZULUETA, nel replicare come presentatrice dell'in-
terrogazione 3-03413, ringrazia il Presidente del Consiglio per il significativo gesto politico che ha compiuto con la decisione di rispondere personalmente alle interrogazioni sul caso di Ustica. Peraltro emerge dalla risposta il senso di profonda impotenza per le difficoltà che incontra ogni tentativo di accertare le responsabilità del tragico avvenimento.
Non sottovaluta l'importanza delle risposte inviate dal presidente
Chirac e dal presidente Clinton, che costituiscono atti politici potenzialmente idonei a rendere accessibili certe informazioni finora negate; tuttavia ritiene importante perseverare nella collaborazione con la NATO, che non può esaurirsi a un livello tecnico-militare, ma richiede una netta decisione politica in sede di Consiglio atlantico. Il Govemo deve perciò attivarsi sia nei rapporti bilaterali sia in ambito multilaterale, perché non è possibile accettare che l'abbattimento del DC 9 a Ustica resti un buco nero nella storia nazionale.
Il senatore MANCA si dichiara parzialmente soddisfatto per la risposta all'interrogazione 3-03632, da lui presentata assieme al senatore Pianetta, poiché il Govemo ha compiuto alcuni passi diplomatici presso altri Stati che potrebbero fomire un'utile collaborazione. Non può condividere però le certezze del giudice istruttore Priore circa la dinamica dei fatti, in quanto la sua ricostruzione è largamente confutabile e suscettibile di essere smentita in sede giudiziaria.
Ricordato che le poche acquisizioni delle inchieste fin qui svoltesi si
devono soprattutto alla collaborazione dei militari statunitensi, fa presente che la Commi.ssione stragi ha da tempo chiesto la collaborazione del Governo per poter effettuare nel modo più proficuo una missione in alcuni paesi, tra cui gli USA, allo scopo di attingere ulteriori informazioni: non vi è stata però una chiara manifestazione di disponibilità da parte delle autorità governative.
Infine considera singolare che proprio la suddetta Commissione bicamerale, che aveva sollecitato i passi diplomatici compiuti dalla Presidenza del Consiglio, non sia stata poi informata delle risposte pervenute dai governi stranieri.
Il presidente MIGONE si dichiara soddisfatto per la puntuale risposta
all'interrogazione 3-03418 - da lui presentata insieme con i senatori Bonfietti, Corrao e de Zulueta - e sottolinea l'importanza della collaborazione offerta dalla NATO, a seguito dei passi del presidente del Consiglio Dini presso il segretario generale Solana, che furono sollecitati dalla Commissione affari esteri del Senato.
Il senatore CORRAO chiede se, oltre ai tracciati radar della NATO,
siano .stati acquisiti anche quelli della Repubblica di Malta.
Il presidente MIGONE dichiara di ignorare se vi siano state iniziative
in tal senso, ma pone in evidenza che il giudice istruttore ha potuto effettuare la sua ricostruzione degli eventi sulla base dei contributi degli
esperti NATO; auspica poi che tale collaborazione possa continuare con
il comitato ad hoc o con altri organismi dell'Alleanza atlantica, nel reci-
proco interesse dell'ltalia e della medesima Alleanza.
Quanto alle iniziative di organismi parlamentari, ritiene che siano
realizzabili se si individua un referente istituzionale nei parlamenti degli
Stati interessati.
La senatrice BONFIETTI, nel replicare come firmataria delle interro-
gazioni 3-03419 e 3-03976, rileva che dopo il deposito della sentenza-ordinanza del giudice istruttore Priore risulta accertato il coinvolgimento
nella vicenda di Ustica di forze militari appartenenti agli Stati Uniti,
alla Francia e al Regno Unito. E necessario a questo punto che il Governo
riproponga con ben altra determinazione ai governi alleati le questioni tuttora aperte, non potendo certamente accontentarsi delle evasive risposte del presidente Chirac e del presidente Clinton.
Non basta dunque seguire la via delle rogatorie internazionali, suggerita da tali risposte, ma bisogna investire della questione il Consiglio
Atlantico, chiarendo ai governi alleati l'importanza che l'Italia attribuisce
a una loro piena collaborazione nell'accertamento della verità.
Pone in risalto poi che, immediatamente dopo l'abbattimento del DC
9, presso l'Ambasciata degli Stati Uniti a Roma fu costituito un gruppo di
lavoro, cui parteciparono anche ufficiali italiani, che ha acquisito informazioni e materiale mai messo a disposizione della magistratura inquirente.
Questo e altri comportamenti ambigui hanno indotto il giudice istruttore a scrivere nella sua sentenza-ordinanza che, nella complessa vicenda, sono emerse due anime dei militari, della politica e dei servizi.
Il senatore MANTICA, pur dando atto al presidente Amato dello
sforzo di dare una risposta equilibrata all'interrogazione 3-04039, da lui
sottoscritta, e alle altre poste all'ordine del giorno, rileva il grande imba-
razzo in cui si è venuto a trovare. Basti pensare che una delle interroga-
zioni cita un'intervista del colonnello Gheddafi, il quale afferma che nella
notte in cui si svolse la tragica vicenda egli sorvolò l'Italia e vide la VI
flotta americana che manovrava dalle parti di Ustica: ciò suscita inquietanti interrogativi sui rapporti che il Governo dell'epoca manteneva con i principali alleati. da una parte. e con la Libia dall'altra.
A tal riguardo bisognerebbe verificare se corrisponde al vero che il
primo ministro libico Jalloud era solito incontrare il Presidente del Consiglio dell'epoca in un noto alhergo romano. Sono proprio comportamenti come questi che dimostrano la doppiezza di chi ha governato l'ltalia in quegli anni.
Per quel che riguarda invece l'accusa di alto tradimento rivolta ad alcuni ufficiali, occorrerebbe chiarire anzitutto quali ordini sarebbero stati
disattesi dagli imputati e se esistano responsabilità a livelli più alti.
Infine rileva che in alcuni Stati alleati i documenti relativi al caso
Ustica, avvenuto 20 anni fa, sono probabilmente già consultabili negli archivi governativi e che per acquisirli non è neppure necessario inviare in missione Commissioni parlamentari, ma sarebbe sufficiente dare precise istruzioni all'Ambasciata d'Italia a Washington e alle rappresentanze in altre capitali
Il senatore RUSSO SPENA. replicando come firmatario delle interrogazioni 3-03420 e 3-03422, invita il Governo a non limitarsi a richieste di rogatorie internazionali, essendo orami ineludibili alcuni nodi politici, tra cui il depistaggio subìto sistematicamente da vari poteri dello Stato.
Per quel che riguarda le imputazioni per alto tradimento, basta ricordare la gestione dei tracciati radar da parte dell'Aeronautica miliare e il
comportamento del generale Arpino all'epoca in cui era responsabile del
Centro operativo di pace, che diede al Governo informazioni che .si
.sono poi rivelate inesatte. E stupefacente che lo stesso generale,divenuto
poi Capo di stato maggiore della difesa, consideri i colleghi imputati di
alto tradimento vittime con cui solidarizzare. E evidente che dichiarazioni di tal fatta mettono in discussione il suo rapporto di fiducia con il Governo, che si è costituito parte civile nel processo contro gli stessi imputati.
Il senatore MANCONI non può dichiararsi pienamente soddisfatto
della risposta all'interrogazione 3-04084 - da lui presentata assieme ai senatori Marini, Marino e Pieroni - poichè ritiene che le dichiarazioni del
generale Arpino non siano solo "altamente inopportune", ma costituiscano un episodio gravissimo proprio perché provengono da un ufficiale che in passato si è comportato in maniera sleale verso il Governo. Infatti nel novembre 1986 I'Aeronautica militare e, in particolare, il generale Arpino fornirono al Governo informazioni inesatte, per ragioni che, secondo il giudice istruttore Priore, non sono riconducibili a semplice sciatteria.
Alla luce di tali precedenti, le dichiaraz.ioni rilasciate dal Capo di
stato maggiore della difesa sugli ufficiali imputati di alto tradimento risultano inaccettahili e determinano una situazione di incompatibilità con il Governo, che si è costituito parte civile contro gli stessi ufficiali.
Il senatore CORRAO dà atto al Presidente del Consiglio dell'ampiezza e della serietà della risposta all'interrogazione 3-03417 da lui presentata, nonché alle altre interrogazioni sullo stesso argomento. Purtroppo
si conferma una ricostruzione della situazione politico-militare secondo
cui i principali alleati dell'ltalia potevano svolgere esercitazioni aeree e
navali nel territorio nazionale senza che le autorità italiane ne sapessero
nulla, come ha recentemente ammesso il generale Arpino.
E poi gravissimo che non vi sia stata nessuna smentita alle dichiarazioni del colonnello (Gheddafi da lui riportate nella sua interrocazione, secondo cui il DC 9 dell'ltavia sarebhe stato abbattuto per errore dagli Stati Uniti, che intendevano attaccare un altro aereo su cui volava il leader libico. Sarebbe un preciso dovere del Governo chiarire tali circotanze e, in particolare, se il leader di un paese straniero poteva sorvolare l'ltalia senza che le competenti autorità ne fossero al corrente.
Ribadisce poi l'invito a richiedere al governo di Malta la collaborazione che è lecito attendersi da un paese amico poiché la sua posizione
geocrafica lascia pensare che i radar potrebbero aver registrato movimenti aerei rilevanti ai fini della ricostruzione del caso Ustica.

Il presidente MIGONR dichiara chiuso lo svolgimento delle interrogazioni
La seduta termina alle 16,55