Da MicroMega n. 2 del 9 marzo 2006

 

Tradimento

di Daria Bonfietti

 

 

Con la recente  pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, sono diventati legge dello Stato una serie di provvedimenti, nell’insieme indicati come nuove norme in materia di reati d’opinione, ultime perle di una legislazione ad personam portata avanti da questa maggioranza di governo.

Molto si è già detto sull’argomento, ma mi sento di segnalare che è stato radicalmente mutato il reato di alto tradimento: ora si commette reato soltanto se si opera contro gli organi costituzionali con atti violenti. Quindi non è assolutamente perseguibile chi fornisce informazioni menzognere o chi addirittura non informa affatto, occulta totalmente.

Quindi…. Bin Laden può passeggiare per Roma liberamente e i nostri apparati non sono tenuti ad informare il governo. Nello stesso modo possiamo avere sconfinamenti di truppe, si possono essere sorvolati i nostri cieli si possono essere solcate le nostre acque territoriali senza obbligo alcuno per i vertici delle nostre forze armate di segnalare alcunché al governo.

Mi pare che trattandosi di reati contro lo Stato e le sue difese l’argomento avrebbe dovuto richiedere a tutti i livelli una diversa attenzione, anche senza aggiungere che comunque, per il reato di alto tradimento, per come viene previsto, rimane una pena di detenzione da uno a cinque anni, come una qualunque strattonata ad un vigile urbano.

Ci sarebbe abbastanza per inorridire per tanto vuoto di tutela inopinatamente creato. E tanto scempio per un provvedimento che è davvero difficile non considerare ad personam se si tiene presente che per il reato che si è voluto cancellare, per l’unica volta nella storia del paese, erano in giudizio i generali ai vertici dell’aeronautica militare all’epoca della tragedia di Ustica.

È vero che le vicende processuali erano in bilico tra una assoluzione per prescrizione o per insufficienza di prove, ma comunque la vicenda processuale è stata troncata.

Tralascio il problema dei diritti, improvvisamente venuti meno, dei parenti delle vittime che si erano costituiti in giudizio. Deve rimanere in piedi la questione dei rapporti tra uno stato democratico e di diritto e una tragedia come quella di Ustica: può lo Stato sfuggire alle sue responsabilità in questo modo, cambiando le regole pur di non arrivare ad una sentenza definitiva? Lo può fare uno Stato i cui organi costituzionali, a cominciare dal governo, si erano tenuti lontani da ogni responsabilità, trincerandosi dietro l’alibi della Magistratura? Nessuno è intervenuto, nessuno ha preso provvedimenti davanti alle evidenze le più clamorose, perché - si è sempre affermato - solo la magistratura poteva consegnare al paese la verità. Una magistratura lasciata sola davanti alla complessità del problema e alla non collaborazione di stati amici ed alleati, ma alla quale oggi nei fatti si impedisce di portare a termine perfino i tre gradi dell’iter processuale.