L’INTERVENTO
Il peso ingombrante del
perdono
di Daria Bonfietti
Debbo confessare di aver vissuto con profonda amarezza la giornata del ricordo delle vittime dell’Uno bianca al Pilastro. E debbo dire che, se possibile, l’amarezza aumenta al cospetto dei resoconti e delle polemiche dei giorni successivi. Non è possibile che tutto venga soffocato dal peso ingombrante del perdono. Mi fa male pensare che, anche in questi giorni così tristi, i parenti delle vittime non possano avere tranquillità, raccoglimento, sentire il conforto dell’abbraccio di tanti, ma quasi siano inseguiti, pressati da altri problemi.
Il perdono deve rimanere un atto profondo meditato personale e privato. Se di vero perdono vogliamo parlare. Se poi è un atto formale, “legale”, che può servire anche alla condizione carceraria di condannati, credo che siano tanti i modi e i tempi per parlarne, soprattutto fuori dalle emozioni e dai sentimenti degli anniversari.
Se vogliamo dirla cristianamente ci deve essere un vero intreccio tra giustizia, carità e perdono che va affrontato con molta cautela, cercando però di non far mai venir meno la carità-comprensione per chi ha subito la violenza.
È questa carità-comprensione che mi pare di poter dire che sia mancata in questa occasione, sia guardando i fatti con gli occhi del credente che con quelli del laico. Perché un anniversario deve voler dire mettersi dalla parte delle vittime, leggere la loro storia, capire le loro difficoltà, comprendere fino in fondo quello che è successo. La mia sensazione è questo confronto sia mancato: leggere un fatto, capire il dolore che ha provocato, esigere la verità, farne insegnamento per il futuro.
Mettersi dalla parte delle vittime. I familiari dell’Uno Bianca ancora denunciano di essere rimasti ingiustamente esclusi dalla legge recente sul terrorismo. Una legge da una parte encomiabile, ma che, inspiegabilmente, per Bologna ha visto l’esclusione dei parenti di Ustica e dell’Uno bianca appunto. Se per Ustica con la finanziaria il Governo ha cercato di rimediare il problema dell’Uno bianca rimane completamente irrisolto. questa è una sofferenza che non si deve lasciare solo ai poveri parenti.
E poi sui fatti dell’Uno bianca non dobbiamo dimenticare che c’è la sofferenza di una città intera che si è vista così proditoriamente colpita: non dimentichiamo il sindaco Imbeni quasi deriso da importanti rappresentanti del Governo, non dimentichiamo la Questura di Bologna definita la peggiore d’Italia dalla relazione del Prefetto Serra. Nessuno ha dato spiegazioni convincenti su questi comportamenti degli apparati dello Stato. E poi c’è questa verità processuale che non dirada tutti i dubbi: I Salvi erano banditi che avevano trovato nelle rapine il modo per fare tanti soldi. Ma come si concilia questo con la sparatoria al campo nomadi, con lo stesso terribile eccidio del Pilastro? Ecco: un anniversario è il momento del ricordo e del riaffiorare dei ricordi, ma deve rimanere anche il momento della presa di coscienza, della responsabilità collettiva. Forse non proprio quello del perdono per gli assassini.