LA RINASCITA DELLA SINISTRA, 23 dicembre 2005
STRAGI.
ERA IL 1980. ASSOLTI DALL’ACCUSA DI ALTO TRADIMENTO I GENERALI BARTOLUCCI E
FERRI
di Daria Bonfietti
I Generali, Bartolucci e Ferri, ai vertici dell’Aeronautica militare italiana nel 1980 sono stati assolti per insufficienza di prove dall’accusa di alto tradimento per aver nascosto al Governo quanto sapevano, nell’immediatezza dell’evento, sulle cause della tragedia di Ustica.
Questo il verdetto emesso dalla Corte di Assise d’appello Roma di Roma. Un verdetto che giudico, con molto dolore, negativo nella sostanza e inaccettabile per il metodo. Viene infatti al termine di un processo affrettato, di poche udienze programmate in anticipo, senza dibattito vero, senza acquisizione di ulteriore documentazione, nemmeno quella richiesta dalla difesa degli imputati (era già scontata la soluzione ?. quasi un rito che si è dovuto a malincuore celebrare nella più assoluta trascuratezza e velocità. Speriamo che con la stessa solerzia arrivino anche le motivazioni.
Si è smontato – o creduto di smontare- alla chetichella quanto prodotto da l precedente dibattimento durato quattro atti di effettivo confronto e discussione. Stringi stringi, affermando che si sarebbe tolta la parola a chi esulava dai confini stabiliti si è ridotta la vicenda Ustica a due francobolli: l’episodio delle registrazioni radar di Ciampino della notte della tragedia e una lettera dello stato maggiore del 30 dicembre. Sono due episodi incontestabili denunciati dalla precedente sentenza e perfino dalle conclusioni della commissioni stragi del sen. Gualtieri
Ma al di là della mia delusione, delusione soprattutto di cittadina davanti a tanta leggerezza, bisogna rimanere ai fatti.
I generali erano ricorsi in appello perché si erano visti assolvere in primo grado per prescrizione dal reato di alto tradimento. Logica vuole che volessero essere assolti perché non era stato commesso il reato. Ora la sentenza, nei fatti. assolutamente non accetta la loro tesi. Bisogna aspettare le motivazioni ma sembra evidente che si è riconosciuto l’esistenza del reato di alto tradimento anche se non sono state giudicate sufficienti le prove della personale colpevolezza.
Per ricostruire i fatti: all’indomani della tragedia di Ustica, il 28 giugno 1980, chi elabora i dati radar, il capo ufficio operazioni di Ciampino, ten.col. Giorgio Russo, vede chiaramente che ci sono segnali -plot- che indicano la presenza di un aereo i manovra d’attacco al Dc9. La difesa degli imputati, oggi, pur deprecando il comportamento del Russo dice che quei dati cos’ importanti non sono passati da Ciampino ai vertici dell’Aeronautica che, quindi, hanno informato il governo di non esservi problemi e che il Dc9 era caduto, senza ombra di dubbio, per cedimento strutturale. Chiaro che venticinque anni dopo, ripeto però solo se si vuol giudicare l’episodio in sé senza dibattito e soprattutto senza voler gettare lo sguardo sul contesto, diventa difficile provare con certezza assoluta che quella notizia così importante abbia raggiunto il gerarchicamente il vertice: così si arriva all’assoluzione per insufficienza di prove. Assoluzione che però non cancella che il reato è stato effettivamente commesso. Se invece si guarda al “panorama”complessivo, se si leggono con completezza le attività militari di quei giorni e di molti giorni successivi si ha chiara la consapevolezza che la notizia è arrivata al vertice e che tutti i comportamenti successivi siano dettati da profonda preoccupazione per quello che era accaduto.
Stando così le cose bisogna dire che, se è comprensibile la esultanza degli imputati comunque assolti e di un generale come l’attuale Capo di Stato Maggiore della difesa, Tricarico, che in passato si era distinto per arrivare perfino , consapevolmente, a disubbidire a precise disposizioni dell’allora Capo di Stato Maggiore Pillinini, pur di aiutare gli imputati, diventa inaccettabile istituzionalmente il tripudio di rappresentanti del Governo, a cominciare dal Ministro Martino.
Il fatto principale è che anche dopo questa sentenza rimane certo quello che è accaduto la sera del 27 giugno ’80 e nei giorni immediatamente successivi: il DC 9 è stato abbattuto, -come ci hanno dimostrato le conclusioni del Giudice Priore, che neppure in questa occasione vengono messe in discussione- e già nell’immediatezza dell’evento c’erano elementi utili per raggiungere la verità che non furono portati alla conoscenza del Governo.
Perché non sia certa la responsabilità personale degli imputati cercherà di spiegarlo la motivazione della sentenza odierna, ma dobbiamo ribadire con forza che i fatti rimangono.
Oggi bisogna però anche dire che a venticinque anni dalla Strage, con tante evidenze già affiorate, non è pensabile di poter delegare tutta la ricerca della verità alla Magistratura, ai suoi riti e ai suoi limiti. Si è affievolita sulla tragedia l’attenzione del Parlamento, che dopo aver scritto pagine importanti soprattutto con la Commissione Stragi del Presidente Gualtieri, non sempre più recentemente ha saputo ripensare a Ustica con determinazione. E in gran parte è stata carente l’azione del potere esecutivo, fino al totale disinteresse dell’attuale Governo. Sono troppi gli stati amici e alleati, penso a Usa, Francia, Gran Bretagna e Libia, che non hanno messo a disposizione tutti gli elementi che oggettivamente debbono avere. Su di loro si è allentata ogni azione diplomatica. Ci siamo giustamente vantati di aver portato Gheddafi alla “ragionevolezza” sulla vicenda di Lockerbie, ma non abbiamo chiesto nulla per Ustica; al processo stesso la Cia ha negato la sua collaborazione, ma il Governo non si è mosso, non ha chiesto spiegazioni, non ha protestato.
Ripercorriamo questi anni: all’inizio del settembre 1999 il giudice Priore rese pubbliche le sue conclusioni: l’aereo civile era stato abbattuto, si era messa in moto certamente dall’indomani della tragedia fino perfino al 1995 una catena inimmaginabile di menzogne, di soppressione di prove, di depistaggi da parte di uomini dell’Aeronautica , c’era stata l’indifferenza davanti a precise domande di collaborazione da parte di stati amici ed alleati. Il Presidente del Consiglio dell’epoca, D’Alema, affermò pubblicamente che davanti all’entità di quanto emerso il Governo avrebbe condotto i passi necessario soprattutto in campo internazionale. Si mise all’opera la diplomazia e così il Presidente del consiglio che seguì, Amato poté portare alla Commissione Esteri del Senato un primo risultato: la disponibilità del presidente Clinton ad approfondire i termini. Amato espresse ancora un suo impegno personale: “bisogna trovare la forza di guardare negli occhi i governanti alleati e continuare a chiedere”. Poi più nulla, assoluta indifferenza, fino ad arrivare al punto che il Governo italiano è stato l’unico a non rispondere all’appello per la verità dell’associazione dei Parenti rivolto ai capi di stato convenuti a pratica di mare, dove sono i resti del dc9, nel maggio 2002in occasione della cerimonia per la firma di Putin all'ingresso della Russia nel consiglio dell'Alleanza Atlantica. Sono intanto continuate le promozioni di quegli ufficiali che il giudice aveva indicato come beneficiari di “carriere in riscossione” proprio dell’impegno contro la verità la delusione odierna deve portarci alla riflessione; ci sono dei fatti che non possono essere cancellati, debbono rimanere vivi nella coscienza democratica di questo nostro Paese perché non si può dimenticare e bisogna continuare a chiedere verità e giustizia. Ma non dobbiamo chiedere solo alla Magistratura, deve tornare in campo la politica. Ustica non deve essere letto come un episodio doloroso, deve rimanere una pagina importante della nostra Storia recente. C’è una questione di dignità nazionale: ci è stato abbattuto un aereo civile in tempo di pace e nessuno ci ha dato spiegazioni. C’è una questione di rapporti tra potere esecutivo e apparati militari: perché nelle varie sentenze che si sono succedute, e aspettiamo pure di leggere quella di ieri, è sempre stata descritta un’Arma Aeronautica che opera contro la verità , volta soltanto a coprire i suoi uomini e in totale dispregio anche delle poche indicazioni dei Governi.