LA REPUBBLICA ed. Nazionale – 2 giugno 2005
Rubrica LETTERE
È morto da alcuni giorni Aldo Davanzali, l'imprenditore marchigiano che era stato presidente dell'ITAVIA, la compagnia del DC9 di Ustica. Da quel terribile 27 giugno 1980 la sua vita è stata un martirio inenarrabile: le sue fortune economiche, la sua salute, tutto perduto per quei tragici avvenimenti: e più ancora la sua reputazione offuscata dalla, infondata, tragica accusa del cedimento strutturale come causa del disastro.
Un tragico destino? Io credo che sia giusto ricordare Davanzali proprio anche per urlare forte che la sua vita è stata massacrata dai comportamenti di chi ha voluto nascondere la verità sulla tragedia di Ustica.
Voglio ricordare alcuni episodi accaduti, quasi negli stessi giorni, nella seconda metà del dicembre 1980: il presidente Davanzali sostiene pubblicamente che, in base alle conoscenze acquisite nella notte stessa del disastro e agli studi poi effettuati, il DC9 non è caduto per cedimento strutturale, ma è stato colpito da un missile. Quasi contemporaneamente viene presentata alla Camera, per disposizione del Ministro dei Trasporti Formica, la relazione preliminare della Commissione Luzzatti che prospettava sia pur in alternativa a quella di una bomba, l’ipotesi di un missile come causa dell’incidente, il ministro poi illustrando la sua posizione affermerà di propendere per il missile. Come risposta a tutto questo, lo abbiamo appreso al Processo, lo Stato Maggiore dell'Aeronautica realizza la nota del 20 dicembre, è diventata una delle prove per la sentenza di condanna per alto tradimento, in cui smentisce la presenza di qualsivoglia aereo attorno al DC9 e indica come unica ipotesi possibile dell'incidente il cedimento strutturale. Il cerchio viene chiuso dal giudice Santacroce, che condurrà l'inchiesta per i primi cinque anni senza nominare neppure una commissione tecnica - e bisognerà pur domandarsi in base a cosa si faceva "un'idea" sull'accaduto -: Aldo Davanzali fu denunciato per diffusione di notizia falsa e tendenziosa…, una incredibile ostilità nei riguardi e della verità e della sua persona.
Piccoli episodi che ci ricordano quanto è stato tormentato il cammino della verità, quanti hanno ingannato, quanti hanno evitato le responsabilità, quanti abbiano voluto non vedere, ma che ci debbono anche richiamare alla mente i tanti tormenti umani, le tante sofferenze che questa vicenda ha prodotto in questi anni. Una certezza dobbiamo avere, non è stato il caso, è stato una terribile precisa volontà.
Ricordare la figura di Aldo Davanzali, i suoi 25 anni di tormenti, questo credo sia ancora un dovere dei democratici e di tutti coloro che pensano ancora che la verità sia indispensabile per la dignità del nostro Paese.
Sen. Daria Bonfietti