Da L’Unità – ed. nazionale del 4 maggio 2005

 

commenti

La verità di Ustica, la verità di Calipari

 

di Daria Bonfietti

 

Non si va  alla ricerca  della verità, ma si

cerca di  confezionare  una soluzione che

corrisponda, in primis, agli interessi Usa

 

 

Pensando alla ricerca della verità sull'uccisione di Nicola Calipari è venuta spesso alla mente la vicenda di Ustica.

Bisogna prendere atto, purtroppo, che, anche in questa tragica occasione, dopo le assicurazioni formali di completa collaborazione, si stanno profilando risultati estremamente deludenti e negativi.

Lo avevano già denunciato i magistrati italiani che hanno indagato sull'abbattimento del dc9 Itavia: man mano che le domande si fanno puntuali ed incisive scema l'importanza del contributo Usa.

Scatta, dunque, una logica di tutela dei propri equilibri e dei propri interessi, anche al di là degli episodi specifici, che porta alla non considerazione delle esigenze di chiarezza.

La vicenda di Ustica, se vogliamo ripercorrerla brevemente, è segnata da tante informazioni non date: non abbiamo la documentazione dei lavori e dei risultati ottenuti della commissione incomprensibilmente (?) insediata presso l'ambasciata Usa nell'immediatezza dell'evento, non conosciamo cosa abbiano registrato i tracciati dei radar della portaerei Saratoga, testimone dell'evento, non siamo riusciti ad avere esaurienti notizie che permetterebbero di ripercorrere la "storia" del serbatoio d'aereo militare trovato -seguendo una evidente traccia radar- insieme ai resti del dc9.

no puntuali ed incisive scema l'importanza del contributo Usa. sull'abbattimento del dc 9 Itavia: man mano che le domande si faL'ultimo episodio in ordine di tempo è stato il rifiuto alla collaborazione della Cia opposto non tanto ai giudici inquirenti ma perfino alla stessa Corte d'Assise di Roma durante il recente processo, conclusosi con la condanna per alto tradimento, contro i vertici dell'Aeronautica ai tempi del disastro. Si trattava di definire la data esatta della caduta del noto Mig libico ritrovato sulla Sila a partire dalla individuazione della data della missione americana- peraltro nota- di rivelazione sul relitto.

Si è rifiutata la collaborazione adducendo la tutela dei superiori interessi nazionali degli Usa. Vale la pena ricordare che in precedenza si era rifiutata la collaborazione sullo stesso argomento affermando che non si avevano documenti a disposizione. Quindi è chiaro che si tratta sempre e comunque di una scelta anche se motivata in modo differente.

Per tornare alle vicenda di questi giorni, voglio ricordare che nel  caso di Ustica abbiamo avuto a disposizione recentemente il "diario",  peraltro in gran parte secretato, un altro caso di informazione negata anche rispetto alla stessa legge americana sull'accesso ai documenti, dell'attività dell'ambasciata Usa a Roma riguardante questa vicenda.

Si evidenzia chiaramente come la vicenda fosse attentamente seguita, anche se si trattava di un incidente di un aereo civile italiano, in volo su una tratta interna del nostro Paese, senza passeggeri americani a bordo, scopriamo che vi erano informatori all'interno delle varie commissioni che informavano l'ambasciata, prima ancora degli stessi giudici, degli sviluppi delle perizie, che si teneva sotto controllo l'attività del Governo del nostro Paese e che, nel caso di troppa partecipazione, si facevano pressioni su esponenti "amici" della maggioranza per condizionare e raffreddare i comportamenti dell'esecutivo stesso.

Non è arbitrario, penso, partendo proprio dalla lettura di queste pagine arrivare a delle considerazioni generali: le notizie sono date cercando di capire la direzione che stanno prendendo le indagini e per salvaguardare comunque gli interessi del proprio Paese.  Certamente non per servire valori di verità e giustizia universalmente accettati. E poi viene alla ribalta un altro elemento, il comportamento di chi chiede, la forza, la determinazione, l'insistenza con cui si muove, possono essere determinanti, così importante che si cerca di condizionarlo.

Ci troviamo anche oggi nella stessa situazione: non andiamo alla ricerca della verità, ma si cerca di confezionare una soluzione che corrisponda, in primis, agli interessi americani e che possibilmente non urti il grado di interessamento che i terzi, gli italiani, sanno mettere in campo.

Per questo la dinamica nuda e cruda dell'incidente , sulla quale abbiamo le testimonianze dirette ed inconfutabili dei protagonisti italiani, la giornalista Sgrena e l'ufficiale che guidava l'auto colpita, perde d'importanza. La professionalità in tante occasioni dimostrata del povero Calipari viene messa in discussione facendo apparire il suo operato scriteriato e senza precauzioni.

Il tutto per tenere insieme gli interessi generali degli Usa e poi le diverse sensibilità dei "corpi" americani.  Senza mai dimenticare gli interessi incombenti di strategia ed immagine di una guerra voluta dagli americani, accettata dal nostro paese, fonte ancora per tanto tempo di contraddizioni nello scacchiere internazionale.

Quindi, partendo da un'esperienza direttamente vissuta, mi sento di denunciare che Stati amici e alleati non hanno collaborato alla verità per il caso Ustica e individuare alcuni atteggiamenti che si vanno ripetendo. Bisogna avere la forza di denunciare questi atteggiamenti che ormai conosciamo e che privilegiano gli interessi particolari, grandi e piccoli, della propria nazione, che portano a rinchiudersi anche davanti all'evidenza e a non voler prendere atto, come nel caso Calipari, di comportamenti inaccettabili ed evidenti messi in atto da militari americani.

Nello stesso tempo capire il ruolo e l'importanza di chi chiede: il Governo del nostro Paese, qualunque Governo, deve sapere che la dignità nazionale si difende ogni volta che si difende la verità e la giustizia per i propri cittadini, in ogni situazione, davanti al valore di ogni vita.