Rinascita – Luglio 2004

 

 

 

E' veramente incredibile: ancora una volta sale al vertice dell'Aeronautica Militare un ufficiale pesantemente legato alla vicenda di Ustica: questa volta si tratta del gen. Tricarico.

Succede al gen. Ferracuti, espressamente indicato dal giudice Priore come beneficiario di una "carriera in riscossione" (riscossione di meriti contro la verità): infatti è l'ufficiale che ha gestito la vicenda del Mig libico caduto sulla Sila in circostanze misteriose nel 1980. era a capo di una  commissione  che operò in maniera assai discutibile e approssimativa, tanto da non rinvenire, nelle sue ispezioni al relitto, nemmeno il cannone in dotazione all’aereo libico e da lasciare la zona dell’impatto abbondantemente seminata di rottami, ma che sentenziò che il Mig volava a motore spento con il pilota in stato di incoscienza: un tesi inconsistente tesa solo a tener la vicenda ben lontana dallo scenario della tragedia di Ustica. Da lì Ferracuti vede aprirsi la sua luminosa carriera, carriera in riscossione appunto, che lo vede prima a Washington, negli Usa, come Addetto Militare e poi, di nuovo in Italia, come Sottocapo di Stato Maggiore. Interrogato verso la fine del 1996 ha modo di affermare di non essere stato interessato alla vicenda di Ustica in questi periodi. Dalla lettura dei documenti a disposizione ed anche dei suoi diari è certo il contrario tanto che il giudice Priore, nella sua sentenza ordinanza, ha scritto: “A conclusione si deve affermare che il Ferracuti non è stato in grado di dare risposte esaurienti e convincenti sulla sua attività nell’ambito della Commissione italo-libica sul Mig né sulle sue annotazioni nelle agende personali”.

 

Prima di lui era stato capo di Stato maggiore dell'Aeronautica il gen. Arpino, che deve essere ricordato per aver fornito all'on Amato, che era stato incaricato espressamente di seguire la vicenda Ustica, in qualità di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in due occasioni informazioni non casualmente errate, omettendo sia nominativi di personale in servizio nella notte della tragedia, sia dati sulle possibilità tecniche degli strumenti a disposizione. Voglio sottolineare questo mentire  sui nomi del personale in servizio nella notte della tragedia è stata una costante scelta nel comportamento militare. Il giudice infatti ha avuto a disposizione il panorama completo delle presenze solo alla fine del 95, "a seguito di provvedimento di sequestro eseguito con la costante presenza della polizia giudiziaria, (in altre parole quando se l'è andato a prendere con la polizia)" facendo in questo modo chiarezza su diverse situazioni di incertezza che per molti anni erano state disattese e volutamente oscurate dall’Aeronautica Militare.

 

E arriviamo all'oggi:  è stato nominato a Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautiuca il gen.Tricarico; di lui sappiamo, è agli atti la registrazione della telefonata, che è stato interpellato da uno degli imputati per alto tradimento che gli chiede, ad uso appunto della sua difesa personale, di fare svolgere, indagini e studi particolari ad una società tedesca. Nella telefonata si mette in chiaro che il tutto è contro le disposizioni che ha dato il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica del tempo, gen.Pillinini.

Nonostante la precisazione, Tricarico non ha dubbi e si mette a disposizione, pronto a disubbidire, "la cosa rimane tra lei e me" termina la telefonata. Certamente non un esempio di osservanza della disciplina militare.

In questo c'è la differenza, in negativo, tra il comportamento di Tricarico e quello dei suoi "predecessori". Gli atri potevano, al limite, avere a giustificazione un mal interpretato spirito di corpo, insomma poteva non essere ben precisato che una cosa sono gli imputati, anche se ufficiali di alto grado, e un'altra cosa è l'Aeronautica militare. Qui invece si disobbedisce coscientemente all'ordine dell'Aeronautica per aiutare gli "amici". E la cosa è molto grave. Per cui ci si deve chiedere al Ministro della Difesa a quali criteri di comprovata lealtà istituzionale abbia potuto rispondere la nomina del gen. Tricarico.

E al di là dello scandalo per la persona, il problema politico  è  quello di chiedersi come sia possibile che, a 24 anni dalla tragedia di Ustica, dopo la sentenza ordinanza del giudice Priore e ancor più oggi, dopo che la sentenza della corte d'assise di Roma ha riconosciuto che è stato commesso, per nascondere la verità, il reato di alto tradimento turbando le attribuzioni del Governo, ancora non si riesca ad esprimere un vertice dell'Aeronautica non pesantemente segnato - in negativo- dalla vicenda.

Davanti alla ricchezza di personalità, di competenze, di professionalità che io sinceramente stimo essere a disposizione perché infilarsi in un circolo così ristretto, così presente negativamente negli atti processuali? Perché questa sensazione di un blocco che si perpetua nell'impegno contro la verità?

Credo che questo non debba essere un problema solo mio, credo che la pesantezza della situazione debba essere sentita anche all'interno dell'Arma dove qualcuno dovrà pur chiedersi se si può raggiungere il vertice senza aver, almeno, non avuto a che fare con il caso Ustica.

Bisogna spezzare questo legame così evidente, liberare da ogni resistenza alla verità l'Aeronautica Militare, per il bene del Paese e dell'Aeronautica stessa.

 

Sen. Daria Bonfietti