Ancora una volta sale al vertice dell'Aeronautica Militare un generale pesantemente coinvolto nella vicenda di Ustica.
Si tratta del gen. Tricarico, nominato proprio ieri, il quale è espressamente citato negli atti processuali per una telefonata nella quale gli si chiede di operare, nella veste di responsabile del V reparto, nell'interesse della difesa degli imputati contravvenendo alle disposizioni, ricordate espressamente nella conversazione, che erano state date dal Capo di Stato Maggiore, allora in carica, gen. Pillinini.
Tricarico si mette a disposizione, pronto a disubbidire, "la cosa rimane tra lei e me" termina la telefonata. Certamente non un esempio di osservanza della disciplina militare.
Il generale in questione succede a Ferracuti, che è stato espressamente indicato dal giudice Priore come beneficiario di una "carriera in riscossione" (riscossione di meriti contro la verità): infatti è l'ufficiale che ha seguito la vicenda del Mig libico caduto sulla Sila in circostanze misteriose nel 1980: è lui che elabora una versione ufficiale clamorosamente smentita dagli esiti della istruttoria nel 1999 e già neppure difesa nella audizione del Capo di Stato Maggiore davanti alla Commissione Stragi del 1998. Da quell'episodio avrà un crescendo di promozioni fino ai vertici dell'Arma.
Ma ancora prima era stato Capo di Stato MAggiore il gen. Arpino che, come risulta ancora agli atti, aveva fornito all'on Amato, che era stato incaricato espressamente di seguire la vicenda Ustica, in qualità di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, informazioni non casualmente errate omettendo sia nominativi di personale in servizio nella notte della tragedia, sia dati sulle possibilità tecniche degli strumenti a disposizione.
E si potrebbe continuare a ritroso, ma quanto detto può bastare per chiedersi come sia possibile che, a 24 anni dalla tragedia di Ustica, dopo la sentenza ordinanza del giudice Priore e ancor più oggi, dopo che la sentenza della corte d'assise di Roma ha riconosciuto che è stato commesso, per nascondere la verità, il reato di alto tradimento turbando le attribuzioni del Governo, ancora non si riesca ad esprimere un vertice dell'Aeronautica non pesantemente segnato - io credo in negativo - dalla vicenda.
Davanti alla ricchezza di personalità, di competenze, di professionalità che io sinceramente stimo essere a disposizione perché infilarsi in un circolo così ristretto, così presente negativamente negli atti processuali? Perché questa sensazione di un blocco che si perpetua nell'impegno?
Credo che questo non debba essere un problema solo mio, credo che la pesantezza della situazione debba essere sentita anche all'interno dell'Arma dove qualcuno dovrà pur chiedersi se si può raggiungere il vertice senza aver, almeno, non avuto a che fare con il caso Ustica.
Rimane il fatto che tutti i vertici dell'Aeronautica che si sono succeduti dall'80, oltre a quelli processati e ritenuti responsabili di alto tradimento, sono rimasti legati, ad eccezione a mio sapere del gen. Pillinini, (appunto come abbiamo visto non molto ascoltato), ad una catena di atteggiamenti contro la verità ben documentata agli atti e che, come appare evidente anche con l'ultima scelta, non vuole spezzarsi.
Questo deve destare preoccupazione in chi ha ancora un minimo di interesse per le istituzioni e gli apparati militari di questo Paese. Deve rimanere la preoccupazione per questo "peso" dal quale non ci si riesce a liberare, che per me condiziona l'Aeronautica, e che è di ostacolo nel cercare di avvicinarci alla individuazione della piena verità sulla vicenda di Ustica.
Al ministro della Difesa, che peraltro non ha avuto mai risposto alle mie interrogazioni passate sui comportamenti del gen. Tricarico, mi permetto di chiedere, alla fine, in base a quali criteri, comprovato la di lui disobbedienza a precise direttive, lo abbia considerato oggi di "comprovata fedeltà istituzionale".