Come una rivista

    Immagina un piano bianco un metro per un metro e incidi sulla sua superficie infiniti punti sottili, e vicino al bordo infiniti punti, infinite increspature di punti frattali.
    Unisci con linee sottili i punti infiniti e ogni punto è anche un respiro di brama. E dentro il respiro di brama miliardi di eoni, milioni di migliaia di anni, centinaia di millenni, ma anche di giorni, e di miliardi di minuti, e di secondi ancora. Tutti in un punto.
    Allontanati un poco e il quadrato infinito è soltanto un quadrato bianco.
    Avvicinati un poco e Atene è dentro Princeton, e dentro Princeton c’è Alfa Centauri, e Einstein parla con Lao Tsze, Emily Dickinson con Antigone.
    Entra nel quadrato bianco infinito e guarda.

    Ogni preparazione di un mio nuovo lavoro, si svolge con modalità laboratoriali: un approfondimento e allargamento della nostra arte, un tentativo di dare forma a nuove ipotesi teatrali, influenzate dai rapporti sempre in movimento con il reale, sia esso politico, culturale, sociale e dalle diverse relazioni che un nuovo lavoro stabilisce fra le persone della compagnia.
    Quando poi i rapporti creativi coinvolgono anche attori con i quali non si è mai lavorato, appunto il caso di “Come una rivista”, il laboratorio assume anche le caratteristiche di un seminario, dove le proprie idee trovano inedite energie creative e più ampie connessioni per il formarsi di quell’organismo artistico che è il fine di ogni nuovo lavoro.
    “Come una rivista”, a dispetto del titolo, non rappresenta direttamente il mondo dell’avanspettacolo, della rivista e del varietà, di cui peraltro mancano puntuali informazioni critiche e serie collocazioni storiche (salvo rari casi come “Follie del varietà” di Stefano De Matteis). E questo è un gran danno, perché il varietà è uno dei nodi più importanti della storia dell’attore italiano, sulla cui arte, più che sui testi letterari, si è sviluppato il teatro in Italia.
    Il titolo allude, invece, al mio modo di lavorare: la creazione di “numeri” - come una rivista o un varietà appunto - da montare in seguito come un film o come una fuga musicale - cosa che avviene anche nei riguardi della “luce” e del “sonoro”. A seconda, poi, delle esigenze puramente teatrali, ma non semplicisticamente formalistiche, i riferimenti testuali sono i più ampi possibili. Essi trovano la loro necessità in motivazioni analogiche profonde più che nella linearità della logica, che non può non essere logicamente sfigurata in un contesto che non le appartiene interamente.
    L’impulso iniziale di movimento per “Come una rivista” è l’Antigone di Sofocle da una parte e il Romeo e Giulietta dall’altra, due forme d’amore che non trovano collocazione dialettica; poi naturalmente questo impulso ha provocato risonanze, suggestioni, echi in noi attori, cui ho tentato di dare forma e sviluppi inattesi, per un lavoro il cui titolo potrebbe anche essere “Antologia galattica”.
    In questa fase di preparazione, a dieci giorni dal debutto, il lavoro sta prendendo la forma di un viaggio virtuale d’un “bambino galattico d’oro” nella civiltà occidentale e nel suo squilibrio tra logica e poesia. Le vicende, compresse nel tempo e nello spazio, permettono a Romeo di dialogare con Antigone, con Oreste, con Medea... e col nastro magnetico.
    Come tutti gli altri miei lavori anche quest’ultimo presuppone una partecipazione dello spettatore libera da schemi e da preoccupazioni logiche o interpretative: bisogna essere nell’evento come in un concerto “cum figuris” e creare il proprio spettacolo, ciascuno a suo modo.

    Non è mia abitudine, ma in questa occasione voglio ringraziare, oltre che i miei consueti collaboratori, gli attori che hanno lavorato con me per la prima volta, dimostrando tutti, oltre che bravura, anche una grande pazienza in risposta alle mie puntigliose richieste e una profonda motivazione artistica.
    E ringrazio Stefano De Matteis, che dal vivo e sulla base di tracce di una sua nuova possibile pubblicazione, ci ha reso più familiare e limpido il complesso mondo del teatro d’avanspettacolo, varietà, rivista, sceneggiata.
    Infine, un sentito grazie al direttore del Teatro Valle, al custode e alle maestranze per la loro appassionata partecipazione, che ci ha consentito di lavorare con grande serenità, e all’ETI, al suo direttore generale e ai suoi dirigenti per il convinto sostegno al progetto di formazione, e agli operatori tutti che concretamente, giorno dopo giorno ci hanno accompagnato in questo nuovo percorso per un Teatro Nazionale di Ricerca.

    Leo de Berardinis