La
danza contemporanea
Perché la danza contemporanea?
Prima domanda alla quale bisogna rispondere con chiarezza all’inizio del percorso insieme. La danza contemporanea si pone oggi come una delle possibili discipline corporee che considera l’uomo nella sua interezza; corpo mente e spirito. E’ noto e ormai largamente condiviso che ogni esercizio fisico migliora il nostro vivere, la salute psicofisica dell’individuo, quindi è necessario scendere un pò più nel ragionamento per comprendere le qualità che rendono, a nostro avviso, la danza contemporanea uno strumento indispensabile per la crescita dell’individuo, per la creazione del sé, per la formazione della propria personalità e capace di accompagnare e sostenere l’individuo in tutte le fasi della propria vita.
La danza come linguaggio non verbale e come necessità sociale legata all’idea del sacro, nasce con il nascere dell’uomo. Facile incontrare la danza, nelle società primitive, come modalità d’incontro con il sacro, con le forze della natura, con i momenti razionalmente inspiegabili della vita dell’essere umano; la nascita, la morte, gli eventi naturali, l’odio, l’amore, l’alterità etcc… Fu il Cristianesimo a separare il sacro dalla danza e a irrigidire il corpo in uno spazio controllato e chiuso, censurato.
Con il Rinascimento e la nascita della scienza moderna, il corpo viene riscattato dall'inferno in cui era stato relegato dalla religione dell'anima e disposto sulla tavola anatomica, pronto per essere oggetto delle descrizione del sapere medico. Alle categorie religiose bene/male, anima/corpo, sacro/profano, subentrano quelle mediche, che consentono di recuperare la danza come "benefico movimento".
Il rinascimento del corpo non porta un grande beneficio alla danza, se non quello di permettere la creazione di una danza codificata, la Danza Classica o di corte, che può essere accolta anche in ambito religioso purché, nell'esprimersi, i corpi evitino i contatti; nasce così un danza che tratta temi favolistici, fate, principesse, cignetti che elabora una visione eterea e non realistica del movimento e del corpo umano, soprattutto quello femminile (infatti dobbiamo aspettare oltre 100 anni dalla nascita della danza di corte prima di vedere donne interpretare i ruoli femminili, prima interpretati da uomini).
Questa concezione del corpo e del movimento nonostante nasca in tempi ormai molto lontani da noi sembra non differire molto da quello che succede ai giovani d’oggi nelle nostre discoteche e nelle immagini proposte dai mass-media, sempre avvolti in danze solitaria. L'eccesso d'energia sprigionata dai corpi, il tentativo di compensare con i gesti l’incapacità del linguaggio, il ritmo meccanico che affoga l'espressività gestuale in una cadenza frenetica, le luci stroboscopiche che spezzando la continuità del movimento ne inchiodano le forme, sono la parodia della danza, dove ciò che drammaticamente trapela è l'incapacità di riportare il corpo al centro della propria esperienza.
Ritorniamo al passato; nel ‘900 grazie a un nuovo cammino filosofico, estetico, artistico, sociale e culturale, grazie all’influsso delle culture orientale, agli importanti avvenimenti storici come le grandi guerre, ad una accelerazione nel passaggio di notizie informazioni e conoscenze, è nata come reazione al passato e nello specifico alla danza classica e alla concezione del corpo come oggetto, la danza moderna che per semplicità chiameremo da qui in avanti danza contemporanea.
Una vera rivoluzione del corpo e del concetto estetico e sociale della danza; basta ballerine svolazzanti sulle punte che cercano così di “elevarsi”, ma una danza concreta a piedi nudi che parte dalla terra e che considera il movimento e la danza come una linguaggio attuale, capace di parlare dei problemi sociali e politici, capace per il simbolismo e la fugacità del suo linguaggio di essere l’interprete del sacro che è in noi.
La danza contemporanea accompagna come una solida alleata tutto il novecento seguendo successi, sconfitte, rivolte e recessioni.
E allora cosa rimane in questo nuovo millennio?
Rimane una danza strutturata, tecnicamente capace di curare ed allenare un corpo in modo fisiologico e consapevole, che unisce tecnica e creatività, struttura e improvvisazione, che si pone come obiettivo quello di creare una comunicazione metacinetica ed emotiva.
La danza contemporanea che proponiamo nella nostra scuola è una danza che educhi all’emotività, che aiuti nella costruzione di un corpo forte, sensibile e disponibile alla vita, una danza che possa accompagnare l’uomo nel passaggio della vita, che lo rende più attento a ciò che gli accade dentro e fuori la sua pelle, tutto questo con gioia, piacere e passione.
E dall’altra parte una società che tende a rimuovere ciò che non comprende, ciò che non si può sistemare con intelletto e ragione, una società malata di emotività, ma di questo lasciamo parlare chi più ne sa e per questo vi consiglio gli ultimi saggi di U. Galimberti.
La danza contemporanea, con la semplicità del suo gesto, dissolve l’abitudine con cui la ragione procede opponendo le sue categorie: il vero al falso, il bene al male, il positivo al negativo, l'alto al basso, per riallacciarsi quell'ordine simbolico da cui proveniamo.
Nella danza il corpo abbandona i gesti abituali che utilizza nel mondo, per produrre in sequenze gesti e movimenti senza intenzionalità e senza destinazione che, nel loro ritmo e nel loro movimento, producono uno spazio e un tempo assolutamente nuovi.
Perdendo l'aderenza alle cose del mondo, nella danza ogni gesto si arrichisce di molti significati, ed è proprio con questo insieme di significati che il corpo può riciclare simboli, può confonderli o addirittura abolirli.
Il corpo del danzatore descrive un mondo che è al di là di tutti i codici, perchè nella danza l'unico segno è quello che il corpo disegna tra la terra e il cielo. Scivolando l'uno sull'altro, nella danza, i movimenti del corpo non si lasciano individuare, per la rapidità dei suo agire, la danza cancella di colpo le figure appena costruite, in una continua creazione, distruzione e creazione.
Concludo con un frammento gnostico “Chi non danza non sa cosa succede".
Roberta Zerbini ( presentazione stagione 2007-2008)
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La
danza, arte che dona eleganza, armonia e fascino a chiunque la pratica, usa il
movimento come linguaggio poetico, ma il suo grande compito è quello di riportare la corporeità al centro della nostra
vita.
Le
parole esprimono sensazioni ed emozioni, sentimenti o stati mentali e
spirituali, ma potranno solo sfiorare il margine delle relazioni profonde che le
forme ed i ritmi delle azioni corporee sono capaci di far emergere. Il
movimento, in tutta la sua brevità, può dire di più che intere pagine di
descrizioni verbali.
Non
tutta la danza corrisponde a questa descrizione; a volte alcuni stili
perseguendo mode, cliché, agonismi, peggiorano e deformano l’idea di corpo e
la percezione di noi stessi.
La
danza contemporanea
ha come tradizione ed eredità quella di spogliare la danza da orpelli,
virtuosismi e ridare voce alla nostra interiorità. E’ amore per il movimento,
piacere e felicità nel comprendere la nostra vera natura fisica e psichica.
Ancor
poco conosciuta in Italia, la danza contemporanea nasce in Europa e nelle
Americhe agli inizi del 1900, anni decisivi per la riscoperta del corpo e una
nuova coscienza sociale e collettiva. Una grande corrente di pensiero innovativo
investe tutte le arti e tutte le discipline fisiche, dalla pittura, alla musica
alle ginnastiche; dall’oriente arrivano nuove filosofie e nuovi modo di
comprendere ed allenare il proprio corpo. Il linguaggio del movimento diviene
così prioritario, dall’educazione alla coscienza sociale la danza diventa
sempre più presente e necessaria.
All’interno
della danza sono presenti tutti
questi principi, è una disciplina che accompagna l’uomo per tutta la sua
vita; una seria educazione attraverso coscienza e comprensione dei nostri moti
interiori, esternati attraverso il movimento armonioso e poetico del corpo.
La
danza diventa più interessante se aumenta la nostra sensibilità ed interesse
verso noi stessi e verso gli altri.
Le
persone che passano accanto ai loro simili ignorando le lotte, le sofferenze e
le gioie, perdono un’importante aspetto del senso della vita con quello che
essa può dare. Perdono l’opportunità di esplorare ciò che si nasconde
dietro la superficie dell’esistenza e tendono ad ignorare l’arte ed il
teatro, luoghi dove queste profondità vengono rivelate.
Non afferrano il senso del valore di persone e situazioni
e il mondo appare loro, in molti casi, privo di senso.
Non
è per questa gente che l’artista opera ed anzi deve stare attento a non
cadere nella stessa indifferenza. La vacuità della vita che deriva da questa
mancanza di interesse e di simpatia, significa anche cecità nei confronti dei
valori più importanti dell’esistenza.
Danzare
significa tutto questo ed altro ancora, è gioia di vivere.
Non importa se saremo danzatori, coreografi o semplici amatori di
quest’arte, lo studio del movimento cambierà la nostra visione del mondo, la
sincerità delle nostre azioni si rifletterà nella nostra danza, impareremo a
guardare gli altri in modo diverso cogliendo quelle sfumature prima a noi
nascoste.
La
metodologia della danza contemporanea unisce pratica, esperienza ed
improvvisazione, attitudini indispensabili per allenare un corpo attento, forte
e sensibile.
Tutto
questo è racchiuso dentro una lezione di danza sia che sia rivolta a bambini,
ragazzi o adulti. E’ bene avvicinarsi alla danza con la coscienza di tutto ciò,
senza sentirsi soffocati dalla portata di questi concetti
che sono la naturale conseguenza di una vita che accoglie dentro di sè
lo studio della danza, ma con semplicità, curiosità e tanto istinto.