me-te
rassegna stampa
e iniziative culturali

Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione
29 aprile 1999

Il filosofo Ermanno Bencivenga propone una nuova rivoluzione per uscire dal mondo postindustriale
Compagni del tempo libero unitevi
Con le nuove tecnologie sempre più il lavoro di pochi soddisferà i bisogni di molti. Ma anche Stato e società dovranno cambiare

Intervista di Gianni Buosi

Uno spettro si aggira per il mondo: la fine del lavoro e l'esplosione del tempo libero, la marginalizzazione dei bisogni, soprattutto quelli indotti, e la centralità del piacere e dei desideri, espressione della libertà interiore. Nel disincantato mondo postindustriale Ermanno Bencivenga, professore di filosofia all'Università di California, propone una sua rivoluzione. Una rivoluzione pacifica ma totale, che parta dall'uomo e dal soggetto per cambiare la società, e non viceversa. Una rivoluzione antropologica. Il presupposto è nei fatti: le nuove tecnologie configurano un mondo in cui il pieno lavoro di pochi può soddisfare i bisogni primari di tutti. La maledizione può diventare l'inizio della salvezza: una volta identificati i bisogni primari (casa, istruzione, salute...) ad essi tutti dedicheranno una piccola quota di corvée quotidiana. Che fare, poi, del restante tempo libero? Qui si gioca la scommessa più alta. Perché entra in gioco l'utopia, la capacità di immaginare - e la volontà di costruire - un mondo ben diverso dall'attuale e di realizzare l'uomo nella sua dignità, garantendogli il vero benessere in una sorta di paradiso in terra. Qui bisogna che all'uomo che si afferma sugli altri suoi simili per la quantità di oggetti che riesce ad acquistare e consumare, subentri l'uomo che si realizza nell'essere, nell'esprimere liberamente, e nell'offrire agli altri, le sue capacità. Qui, allo scambio di oggetti bisogna sostituire, come nucleo fondante della comunità, lo scambio di saperi e di abilità. Questi in sintesi i temi chiave del "Manifesto per un mondo senza lavoro" (Feltrinelli), un sasso che Bencivenga getta nell'acqua stagnante della filosofia morale e politica.
Professore, come la mettiamo con la globalizzazione del mercato, con l'interconnessione delle economie? Una simile comunità o si afferma a livello mondiale o rischia di abortire prima di nascere...
Bisogna reagire in modo creativo, magari utilizzando gli stessi strumenti tecnologici che ci opprimono in una sorta di "guerriglia del pensiero". Con Internet posso contattare il mondo e combattere insieme ad altri la battaglia per una nuova umanità. A Bologna alcuni miei amici hanno fondato "Me-te, Nuove Soggettività", associazione non-profit che promuove incontri, seminari, discussioni. Il suo indirizzo di posta elettronica è fov9456@iperbole.bologna.it. Chi voglia contattarmi in America, può sempre farlo scrivendo a ebencive@uci.edu.
Presupposto del suo progetto è uno Stato sociale efficiente e dotato. E oggi lo Stato sociale è in disgrazia un po' ovunque...
Con il libro vorrei anche aprire gli occhi agli italiani. Quello americano viene propagandato come un modello di grande efficienza. Ma prendiamo le cifre. Su 260 milioni di americani, 40 sono sotto il livello di povertà, 50 (cioè uno su cinque) sono privi di assistenza medica (Bill e Hillary Clinton hanno perso la battaglia per una mutua di Stato) e se si rompono una gamba devono farsi operare devono tirar fuori la carta di credito o accendere un mutuo. Gli americani che fanno uso abituale (almeno 8 volte al mese) di droghe pesanti sono 13 milioni. I carcerati sono un milione e 800 mila (e sono in cella per reati di droga o contro la proprietà). I ricchi si arricchiscono sempre più, la classe media è stata distrutta. Allora, cerchiamo di non seguire questo esempio che va in direzione antiumanistica e comporta costi sociali altissimi.
Ma chi e con quale criterio indicherà i bisogni primari? Alcuni filosofi che lei cita (Platone, Bacone) si affidavano a un'élite...
Platone o Bacone hanno preso scorciatoie, teorizzando soluzioni calate dall'alto. La stessa teoria di Marx, nella prassi si è imposta come movimento d'élite. Credo che, con tutti i suoi limiti e le sue storture, il liberalismo abbia il merito di fondarsi su scelte effettuate dal basso. Senza quel movimento dal basso non si va da nessuna parte. Nel libro dico che queste nostre convinzioni devono diffondersi come una specie di credo religioso, come il cristianesimo che ha svuotato, fino a farlo crollare, il potente impero romano col passa parola degli apostoli, poveri pescatori che portavano il verbo di Cristo.
Lei dice, giustamente, che prima del movimento politico bisogna ricostruire il soggetto, dare l'esempio, moltiplicare le aggregazioni di piccoli gruppi. Ma poi servono i soggetti politici.
Le cose che diciamo noi si respirano già in giro, se ne parla, vengono dal basso. Sospetto invece dei movimenti che nascono dall'alto e che mi ricordano la scelta gattopardesca cambiare perché tutto resti come prima.
Certo il suo pensiero sociale ricorda quello della Chiesa, contraria al capitalismo e al socialismo, anticonsumista e da sempre propugnatrice della centralità del soggetto e della dignità dell'uomo...
Senz'altro, anche se non sono religioso. O meglio, io ritengo che la religione sia un linguaggio, un modo di parlare. Molte volte mi sono sentito più vicino a certi religiosi perché, nella loro lingua, che fa riferimento a Dio, dicevano le stesse cose di me, che faccio riferimento all'uomo, ai suoi bisogni e alle sue speranze.
La sua idea di un uomo che si realizza secondo tutte le sue capacità ricorda però il primo Marx, che era contrario alla divisione del lavoro...
Anche Marx, all'inizio, ha fatto riferimento alla visione etica e utopica kantiana, che è anche la mia, ma poi vi ha sovrapposto la logica hegeliana in base alla quale le cose potranno andare solo in una certa direzione, secondo necessità dialettica. Noi invece non crediamo a questa logica obbligata e proponiamo di ragionare tutti insieme attorno a un modello di società al tempo stesso diversa e possibile.
Che cosa risponderebbe a chi le dicesse che il suo progetto può funzionare solo come riferimento morale, come paradosso utile per correggere le storture del sistema?
Gli ideali non si realizzano mai completamente, ma se avremo degli ideali sapremo almeno fare le scelte giuste. Ad esempio. Lavorare meno, lavorare tutti è una opzione giusta e plausibile. O è meglio andare in pensione tutti a 70 anni? Assicurate un reddito minimo garantito a tutti i cittadini è giusto o sbagliato? Io dico giusto,  perché ti evita la necessità di salire sulla giostra obbligata del lavoro e, invece, di realizzarti dedicandoti ai tuoi veri interessi. La pubblicità tv va limitata? Sì, perché la tv favorisce il processo di reificazione della persona. Qual'è il settore in cui investire di più nella nostra società? La scuola, perché sede di formazione dei valori etici. Così perseguiamo l'ideale, con una serie di scelte reali e concrete. In America invece, di fronte ad un problema, piuttosto che chiedersi che cosa vogliamo ottenere, ci si domanda che cosa fanno gli altri? Così magari finisce che sbagliano tutti insieme.
Ma il rischio di tutte le utopie, quando si traducono in progetto politico, non è quello di diventare totalitarie, integraliste?
C'è sempre il rischio di distopie, cioè di utopie che si rivoltano e si ritorcono contro l'uomo.Ma devo gare due osservazioni. In linea generale l'uomo si differenzia dall'animale proprio perché sa creare e inventare, non è guidato dall'istinto non ha imprinting. Il fuoco in mano a Zeus serviva per fulminare e punire, in mano a Prometeo ha un significato di progresso e civilizzazione. Insomma, l'uomo deve imparare ad usare gli strumenti, il pensiero innanzitutto.Nello specifico, io ho riflettuto su tutte le utopie distorte, e ho cercato di costruirne una che evitasse gli stessi rischi: quindi la mia nasce dal basso, è centrata sull'esistenza terrena e sul soggetto, è aperta al dialogo e alla tolleranza...
Il suo progetto riporta un po' al '68, agli ideali di democrazia diretta e di giustizia sociale, ma richiede un senso di responsabilità personale verso il sociale sempre meno diffuso...
Il '68 è stato un balzo importante, oggi bisogna farne un altro. Devono farlo quelli della nostra generazione, un po' disillusi perché - come si diceva allora - non s'è ottenuto l'impossibile, e devono farlo i giovani in cerca di ideali per i quali vivere.

Presentazioni di libri
e incontri con autori (Alice)

Ordinati per data - Ordinati per provincia


Bologna, 25 marzo 1999
Humusteater, via Ortolani 12 - Ore 21.00
Presentazione
Manifesto per un mondo senza lavoro, di Ermanno Bencivenga, Edizioni Feltrinelli
Con Gianni Balduzzi, Graziella Giovannini e Cinzio Lombardi. Sarà presente l'autore.


Humusteater -  Associazione culturale Me-te Nuove Soggettività  -  Libreria Ulisse

Hanno presentato il libro di Ermanno Bencivenga
MANIFESTO PER UN MONDO SENZA LAVORO
Feltrinelli, Milano, 1999


L'incontro ha avuto luogo il 25 marzo 1999 alle ore 21 presso HUMUSTEATER, via degli Ortolani,12 Bologna

Erano presenti:
Prof. Ermanno Bencivenga, ordinario di filosofia all'università di California-Irvine
Prof. Graziella Giovannini, docente di sociologia all'università di Bologna
Dott. Gianni Balduzzi, pedagogista
Dott. Cinzio Lombardi, Associazione culturale Me-te Nuove Soggettività
 


Il Resto del Carlino
25 marzo 1999

IMMAGINANDO UN MONDO SENZA LAVORO

A qualcuno piace colmo di passione, gioia, curiosità e dialogo. Altro che competizione e capitalismo elevato all'ennesima potenza. Mutare l'ordine dei fatti per ottenere una società diversa si può. Almeno questo è quello che succede in "Manifesto per un mondo senza lavoro" (pp. 160, L. 25.000, edito da Feltrinelli), l'ultima produzione del professore Ermanno Bencivenga che per presentarlo è arrivato appositamente dagli Stati Uniti. Filosofo, originario di Reggio Calabria, emigrato all'età di 26 anni dopo essersi laureato a Milano, è diventato professore ordinario di filosofia all'università di California, campus di Irvine. Tornerà in Italia a luglio del prossimo anno e fino al 2002 per coordinare i lavori del centro studi dell'universtà californiana che in Italia ha sede centrale a Bologna. Il suo libro fresco di stampa e già in commercio, verrà presentato dalla libreria Ulisse, presso l'Humusteater di via degli Ortolani 12 questa sera. E' l'ultimo di una lunga serie in quanto il professor Bencivenga ha iniziato a pubblicare in Italia nell'84 per Bollati Bonghieri ("Il primo libro di logica contemporanea"), poi a seguire scritti su Kant, Hegel e Leibniz. Ma arrivano al libro di stasera che è anche la definizione del mondo che l'autore auspica. "E' una visione utopica della raltà - spiega Bencivenga - una soluzione al male endemico del terzo millennio: la disoccupazione in aggiunta alla mancanza di valori". La teoria "in pillole" dello studioso è: crescere il consumo, crescere la produzione, siamo invasi da oggetti ed acquisti ma non siamo felici. Le cose rientrano nella nuova categoria del "ben-avere" sostituitasi al "ben-essere", servono per la gioia del momento ma l'effetto positivo svanisce in un batter d'occhio.
 

Barbara Beghelli


Comune di Mantova
Settore Cultura
Centro Culturale "Gino Baratta"
in collaborazione con
Associazione Amici del Centro Baratta di Mantova e
Associazione Mete Nuove Soggettività di Bologna

Giovedì 9 dicembre 1999 ore 20.45

Dott. Cinzio Lombardi, Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna
Dott. Alessandro Fochi, Associazione Amici del Centro Baratta di Mantova

hanno presentato il libro di

Ermanno Bencivenga
Manifesto per un mondo senza lavoro
Milano, Feltrinelli, 1999

Era presente l'autore.

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La Gazzetta di Mantova

  CULTURA SPETTACOLI
      martedì 7 dicembre 1999, S. Ambrogio

 Il filosofo Bencivenga al Baratta
  gi.be

MANTOVA. Ermanno Bencivenga a Mantova per parlare del suo ultimo libro, il «Manifesto per un lavoro senza lavoro». L'incontro, organizzato dagli 'Amici del Centro Baratta' in collaborazione con l'associazione 'Me-te nuove soggettività', sarà giovedì alle 20.45 al Centro Baratta. E Bencivenga, professore di filosofia all'Università della California, collaboratore in passato dell'Unità e della Stampa e seguito ospite della trasmissione 'Maurizio Costanzo show', farà luce su quello che descrive. come «il mondo succube dei consumi intrappolato in una macchina economica perversa».
Introdurranno il filosofo Cinzio Lombardi di 'Me.te' e Alessandro Fochi degli 'Amici del Baratta'

Humusteater e Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività
hanno proposto:
Laboratorio di idee
sette incontri filosofico-letterari bisettimanali a partire da martedì 18 gennaio 2000
presso Humusteater Via degli Ortolani,12 Bologna

"DEVE ESSERE IL LAVORO UNA MALEDIZIONE?"
(l'etica del lavoro)

Hanno partecipato:
Dott. Piero Ponti Sgargi di Humusteater, regista e attore
Franco Volpi di Humusteater, attore
Uliana Cevenini, attrice
Dott. Alberto Ponti Sgargi dell'associazione Esagono, presentatore
Dott. Guido Croci dell'associazione Me-te
Dott. Cinzio Lombardi dell'associazione Mete
Dott. Domenico Chirico dell'associazione Me-te
Giuseppe Bigi dell'associazione Me-te, pianista

Il laboratorio di idee che trae spunto da alcune opere filosofiche di Ermanno Bencivenga (Oltre la tolleranza e Manifesto per un mondo senza lavoro) oltre che da altri autori, si propone come finalità la ridefinizione del modo di essere umano. E' necessario un nuovo modo di pensare a noi stessi, una nuova concezione generale di quel che siamo e dobbiamo essere. Pensare, ragionare ed elaborare piani per un'esistenza migliore sono componenti essenzaili della natura umana,. La pratica intellettuale fine a se stessa non può trovare posto solo ai margini delle attività serie e rispettabili. Essa è invece la più seria e rispettabile di tutte le attività e dunque va persegiuita senza giri viziosi, senza soggezioni servili, direttamente.

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Alba Reporter Net
Il primo giornale on line di Bologna
19 gennaio 2000

Me-te propone una serie di incontri sul tema
"il lavoro è una maledizione"?

"Deve essere il lavoro una maledizione?": questo il titolo degli incontri, dedicati appunto al tema del lavoro, che prendono il via stasera al centro Humusteater di via degli Ortolani,12, sette appuntamenti fissati con cadenza quindicinale ogni martedì fino all'11 aprile che si ispirano al pensiero del filosofo Ermanno Bencivenga. Il pensatore, di formazione marxista e concezione kantiana, ha esposto le sue tesi in diverse opere: "Manifesto per un mondo senza lavoro" è quella alla base del laboratorio di idee che si apre stasera, promosso dall'associazione Me-te.
La tesi centrale di Bencivenga, il quale durante il ciclo interverrà personalmente, è che, in quest'era informatica, con la macchina sempre più in grado di sostotuirci e di conseguenza sempre meno lavoro per noi umani, occorre dare più valore a se stessi, ridimensionando l'importanza dell'attività lavorativa. Secondo il filosofo quello che conta è il tempo libero, di cui bisogna riappropriarsi facendo sì che lo scambio tra persone, oggi diventato utilitaristico, torni ad essere socializzante, con il superando di tutta quella serie di bisogni fittizi che attualmente si soddisfano oltre quelli primari.
Dietro questo pensiero ci sono tanti autori, da Heidegger ad Adorno, all'economista americano Jeremy Rifkin che nel '93 scrisse il saggio "La fine del lavoro", nel quale si sanciva il passaggio dall'era agricola a quella industriale, a quella del terziario e dei servizi fino a quella attuale, informatica. "Vogliamo 'infettare' l'individuo - spiega il direttore artistico di Humusteater Piero Ponti Sgargi - facendogli capire che, anche in vista del calo a venire, il ruolo del lavoro va ridimensionato a vantaggio del tempo per sé". Agli incontri, gratuiti ed aperti a tutti con inizio alle 21, parteciperanno filosofi e membri dell'associazione Me-te come Guido Croci e Cinzio Lombardi, oltre ad attori che leggeranno brani di testi: ma è ben accetto anche qualsiasi intervento del pubblico.
Da settembre, sempre all'Humusteater, partirà un secondo ciclo di conferenze filosofico-letterarie dedicate ai temi dell'uguaglianza e della democrazia dal titolo "Il mio voto devre valere come il tuo".
                                                                                                                                                                  Michela Turra

Comune di Rovigo
Assessorato alla Cultura

Associazione Culturale Agorà-Rovigo

Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività-Bologna

Chiesa di S. Michele
C.so del Popolo-Rovigo
venerdì 31 marzo 2000 - ore 21.15
 

Serata di riflessione e discussione sul tema:

"DEVE ESSERE IL LAVORO UNA MALEDIZIONE?"


Hanno partecipato:
Dott. Guido Croci associazione Me-te
Dott. Cinzio Lombardi associazione Me-te
Giuseppe Bigi associazione Mete, pianista
Uliana Cevenini, attrice di prosa

"...Finché il modo d'essere umano sarà identificato con una forma di possesso e controllo di oggetti e gli scambi che hanno valore per gli esseri umani saranno limitati agli scambi di oggetti, fondati sul bisogno che gli esseri umani ne hanno, sarà inevitabile scontrarsi con la finitezza delle umane risorse degli umani bisogni, dunque inevitabilmente un certo numero di esseri umani si troveranno privi di ogni valore, ridotti a non-persone superflue, da eliminare nel modo più indolore possibile. Per superare questo "problema" occorre cambiare paradigma: ridefinire il modo d'essere umano in termini di attività, specificamente di un'attività di articolazione e sviluppo di molteplici abilità e conoscenze, e dichiarare che gli scambi di queste abilità e conoscenze sono quelli che hanno valore per gli esseri umani"... (da Ermanno Bencivenga "Manifesto per un mondo senza lavoroi", ed. Feltrinelli.)
 


Il Resto del Carlino
martedì, 28 marzo 2000

Dibattito con letture e intermezzi musicali
Al caffè letterario in scena la 'fine del lavoro'

"Deve essere il lavoro una maledizione?". Su questo tema la neonata associazione culturale del capoluogo 'Agorà' ha organizzato, con la collaborazione dell'assessorato alla Cultura, una serata di 'discussione e riflessione' che si terrà venerdì 31 alla Chiesa di San Michele a Rovigo (inizio ore 21.15).
L'appuntamento avrà un'impostazione insolita per il panorama culturale di Rovigo. Infatti si tratta di un happening teatrale nel quale gli spettatori si potranno accomodare attorno a delle tavole apparecchiate a mò di caffè letterario dove sarà offerto anche da mangiare. Sono in programma interventi specifici sul tema, letture interpretate di brani letterari tratti da Gianni Celati, intermezzi musicali al pianoforte, momenti di discussione conviviali nei quali gli spettatori potranno intervenire per arricchire il dibattito. Ad animare la serata saranno i soci dell'associazione 'Me-te' Nuove soggettività di Bologna, gruppo impegnato con successo in attività di provocazione culturale nel capoluogo emiliano.
Al presidente del circolo Claudio Luciano lasciamo il compito di commentare l'iniziativa. "La serata si propone l'obiettivo di affrontare le molte questioni di carattere filosofico sollevate dal libro di Ermanno Bencivenga 'Manifesto per un mondo senza lavoro'. Su questo testo si sono creati gruppi di lettura e di studio e Agorà si è voluta inserire in questo interessante circuito di idee, anche perché la dimensione del dibattito è quella che alla nostra associazione interessa di più". L'ingresso alla serata è aperto a tutti.
                                                                                                                                                             Antonio Andreotti


Il Gazzettino
venerdì, 31 marzo 2000

Il lavoro, perché una maledizione?

"Deve essere il lavoro una maledizione?" è il titolo della serata teatral culturale che si svolge questa sera alle 21,15 presso l'auditorium dellex chiesa di San Michele a Rovigo, su iniziativa dell'Associazione culturale Agorà, in collaborazione con l'Assessorato alla cultura del Comune di Rovigo. Ad organizzare l'evento a metà fra il conviviale e il teatrale, che prevede interventi specifici sul tema, letture interpretate di brani letterari, intermezzi musicali, momenti di discussione e di convivialità è l'associazione felsinea Me-te - Nuove soggettività, gruppo impegnato con successo in un'attività di promozione culturale nel capoluogo emiliano.
Seduti a tanti tavolini da caffé, in stile boulevard parigino, gli spettatori (l'ingresso alla serata è gratuito, ma richiede una partecipazione attiva) assistono a letture di brani, monologhi, argomentazioni filosofiche, sul tema del lavoro. Il riferimento comune degli interventi degli autori-attori di Me-te è il saggio di Ermanno Bencivenga, "Manifesto per un mondo senza lavoro".
"Finché il modo d'essere umano sarà identificato con una forma di possesso e controllo di oggetti e gli scambi che hanno valore per gli esseri umani saranno limitati allo scambio di oggetti, fondati sul bisogno che gli esseri umani ne hanno, sarà inevitabile scontrarsi con la finitezza delle umane risorse degli umani bisogni; dunque inevitabilmente un certo numero di esseri umani si troveranno privi di valore, ridotti a non-persone superflue, da eliminare nel modo più indolore possibile". Questa è la premessa desumibile dal testo di Bencivenga. "Per superare questo 'problema' occorre cambiare paradigma: ridefinire il modo d'essere umano in termini di attività, specificamente di un'attività di articolazione e sviluppo di molteplici abilità e conoscenze, e dichiarare che gli scambi di queste abilità e conoscenze sono quelli che hanno valore per gli esseri umani". Nel corso della serata impostata su questo leitmotiv s'inserisce un break convivial-gastronomico (in cui poter conversare assaggiando vini, insaccati e dolci 'doc') e uno spazio d'intervento per il pubblico presente, libero di replicare alle 'provocazioni' intellettuali degli interpreti.
                                                                                                                                                                   Paolo Biscaro


Il Gazzettino
mercoledì, 5 aprile 2000

Successo oltre le previsioni degli organizzatori di Agorà per un incontro davanti a una tavola imbandita, fra un dibattito e i testi di Parise e Celati
Convivio, teatro e filosofia
Un'inconsueta performance: "Dev'essere il lavoro una maledizione?"

(P.B.) Hanno fatto leva sull'effetto sorpresa per coinvolgere il pubblico rodigino in un evento teatrale sui generis, diviso a metà fra il convivio e la discussione filosofica. E i rodigini hanno risposto numerosi alla novità, anche perché il tema era coinvolgente: 'Deve essere il lavoro una maledizione?', organizzato nei dettagli dalla neonata associazione culturale "Agorà" in concorso con l'Assessorato comunale alla cultura, venerdì scorso, nell'auditorium di San Michele.
Così com'era stato anticipato, infatti, la forma squisitamente conviviale del dibattito è stata sottolineata dalla presenza di una tavola imbandita con cibi e bevande (vini, formaggi, insaccati, dolci a go' go') la cui degustazione ha riempito l'intervallo tra i due momenti della performance.
La discussione ha preso le mosse dal testo di Ermanno Bencivenga "Manifesto per un mondo senza lavoro", è stata guidata da Guido Croci e Cinzio Lombardi, attivisti dell'associazione bolognese 'Me-te nuove soggettività'. La parte "più convenzionale" dell'incontro è stata introdotta, intervallata e conclusa dalla lettura recitata di tre brani letterari tratti da testi di Gianni Celati e Goffredo Parise, ottimamente interpretati con accompagnamento di pianoforte in sottofondo dall'attrice Uliana Cevenini.
Le premesse su cui poggiano le provocatorie argomentazioni di Bencivenga, fanno infatti riferimento alla necessità di un profondo rivolgimento dei concetti filosofici e antropologici correnti, auspicando una nuova "rivoluzione copernicana" che ridefinisca i contenuti cartesiani dell'idea di soggetto. Da un soggetto pensato come indivisibile e compiuto in sé ad un soggetto molteplice, la cui essenza è costituita appunto da una molteplicità di "voci" che lo compongono. "Noi non saremmo niente senza l'"altro"; ciò che ci costituisce come esseri umani è la relazione, lo scambio ininterrotto con i nostri simili", scrive Bencivenga.
"E dunque - prosegue il filosofo - noi siamo l'insieme delle 'voci' che questa relazione alimenta. Di conseguenza anche il nostro relazionarci con gli altri non va inteso come il frutto di una deliberata scelta morale, ma più semplicemente come ciò che ci consente di essere ciò che siamo, in quanto specie". Ecco dunque spiegato il nome dell'associazione bolognese, Me-te, ed anche le ragioni di una discussione che ha volutamente cercato di evitare i toni accademici, per enfatizzare il momento dialogico-conviviale e il dibattito, in una pluralità di 'voci' letterarie e musicali. Il pubblico, intervenuto attivamente alla serata, ha questa volta apprezzato la coerenza fra forma e contenuti della proposta.
"Si è trattato ovviamente di un esperimento - commenta per Agorà Claudio Luciano - in cui forse non tutto ha riflettuto perfettamente le aspettative degli organizzatori, ma che avrà sicuramente un seguito (Bencivenga ha già assicurato la sua presenza per una prossima occasione) soprattutto perché il pubblico, affluito in numero superiore alle attese, ha dimostrato di apprezzare".
 


Rovigo, 17 Novembre 2000

Nella Sala Consiliare della Provincia di Rovigo, l'associazione culturale Me-te di Bologna in collaborazione con l'associazione Culturale Agorà di Rovigo ha presentato:

OLTRE LA TOLLERANZA

Un incontro con Ermanno Bencivenga attraverso la lettura di testi di Cartesio, Voltaire e Bencivenga da parte dell'attrice di prosa Uliana Cevenini con contrappunto musicale a cura di Giuseppe Bigi dell'associazione culturale Me-te Nuove Soggettività.

NOTA

Per completezza d'informazione, integriamo con questa nota i due articoli che seguono e che si riferiscono all'incontro tenutosi a Rovigo il 17 novembre 2000 con il filosofo Ermanno Bencivenga, sul tema "Oltre la tolleranza". Gli articoli non fanno menzione dell'apporto organizzativo, di mezzi e di persone, fornito dall'Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna all'Associazione Culturale Agorà di Rovigo. Questo incontro, infatti, è strettamente legato a quello che l'Associazione Me-te ha tenuto a Rovigo il 31 marzo 2000 sul tema "Deve essere il lavoro una maledizione?". In quell'occasione i relatori erano Guido Croci e Cinzio Lombardi accompagnati dai membri dell'associazione Giuseppe Bigi al pianoforte e Uliana Cevenini in qualità di lettrice di testi, membri presenti anche nell'incontro del 17 novembre.

I manifesti pubblicitari e i biglietti invito, infatti, presentavano la seguente dicitura:

DISCORSI
"sopra lo stato presente
DEI COSTUMI DEGL'ITALIANI"

Associazione culturale Agorà

Provincia di Rovigo
Assessorato alla Cultura

Venerdì 17 Novembre 2000 ore 18
"OLTRE LA TOLLERANZA"
Conversazione con Ermanno Bencivenga
filosofo
letture di Uliana Cevenini
attrice
In collaborazione con L'Associazione Culturale ME TE Nuove Soggettività di Bologna
Gli incontri si terranno nella Sala Consiliare della Provincia di Rovigo, via Celio n. 10


Corriere di Rovigo
17 novembre 2000

L'associazione Agorà organizza per oggi l'incontro con l'autore a Palazzo Celio

La filosofia di Bencivenga

La necessità di ripensare il tradizionale concetto di tolleranza così come è stato formulato nel secolo dei lumi è il tema dell'incontro organizzato dall'Associazione culturale Agorà e dall'Assessorato alla cultura della Provincia di Rovigo. Si svolgerà nella sala consiliare di Palazzo Celio, oggi alle ore 18. L'ospite della serata è Ermanno Bencivenga, docente all'università di California (Irvine), nome noto in campo internazionale per gli studi di logica, di filosofia del linguaggio e di storia della filosofia. Discuterà le tesi del suo libro "Oltre la tolleranza", nel quale ci si chiede se è ancora sostenibile l'impostazione che il pensiero politico contemporaneo eredita sulla questione della tradizione illuminista, o se non sia auspicabile riformulare il problema sulla base di nuovi presupposti filosofici. La proposta di Bencivenga è radicale e mette in discussione la nozione tradizionale di soggetto, legata al pensiero cartesiano, che considera l'individuo indipendente dagli eventi di cui è protagonista. A questo schema Bencivenga oppone la visione di un io concepito come laboratorio di ricerca e sperimentazione continua, di dialogo tra istanze diverse e conflittuali; un io che trova nell'altro e nella comunità gli elementi della sua costituzione. La conversazione del filosofo sarà aiutata dalla lettura di alcuni testi dell'autore, ma anche di Cartesio e Voltaire, di Leopardi, lasciati alla voce dell'attrice Uliana Cevenini. E' il tentativo, già sperimentato con successo dall'Associazione culturale Agorà, di proporre la riflessione su temi importanti del mondo contemporaneo.


p.b.


Corriere di Rovigo
21 novembre 2000
La politica degli anni 2000 vuole sfidare il pensiero unico

I due pericoli da scansare? L'omologazione e la schizofrenia dilaganti

Ha iniziato la sua carriera come logico, compilando nel 1976 Logiche libere, il "libro che avrei voluto leggere quando mi sono avvicinato per la prima volta a questa disciplina", un volumetto divulgativo e nello stesso tempo molto denso che lo ha subito fatto conoscere al pubblico di studenti ed esperti.
Ha seguito poi i percorsi obbligati del lavoro filosofico all'università misurandosi con alcuni grandi senza tempo, primo fra tutti il prussiano Kant, croce e delizia di generazioni di studenti e filosofi, dedicandogli saggi stranamente più apprezzati all'estero, in Inghilterra e Germania, che in Italia.
Un salto ulteriore Ermanno Bencivenga l'ha compiuto con i saggi più recenti dedicati a temi di carattere politico, molto noto il Manifesto per un mondo senza lavoro, e Oltre la tolleranza (1992).
Di quest'ultimo è stato invitato a parlare a Rovigo, su invito dell'associazione Agorà e dell'assessorato alla cultura dell'Amministrazione provinciale polesana, nella cornice suggestiva della sala consiliare in via Celio.
La serata di venerdì scorso, concepita a metà tra la performance teatrale e il dialogo socratico è scivolata veloce, nonostante l'impegno imposto dai temi, dopo la presentazione di Paolo Zorzato, dell'associazione Agorà, attorno alla puntuale recitazione teatrale di Uliana Cevenini, che ha conferito passione e anima a testi filosofici di Cartesio, Voltaire e dello stessso Bencivenga.
E' seguita la replica del filosofo dell'università di Irvine, California, quindi gli interventi del pubblico, fra questi Giorgio Osti, sociologo all'università di Trieste, Gioia Beltrame, docente di filosofia e assessore alla cultura in Provincia.
Due sono i temi trattati nell'incontro: come definire oggi il "soggetto" e come concepire di conseguenza la "politica". Al pensiero di Ermanno Bencivenga è stata data la precedenza espositiva: "Nella mia ricerca punto a delineare un soggetto plurale ", ha spiegato, "che trovi qui la sua essenza, intesa come negazione e superamento dell'essenza stessa". Per definire il concetto di pluralità ha anche aggiunto: "Il mio pensiero vuole trovare nella pluralità delle posizioni una ricchezza di possibilità. Alla fine moriremo tutti, ma lo faremo in modo diverso: esploderemo dopo aver appreso il massimo di possibilità". E la politica? "Deve essere situazionale, capace cioè di adattarsi a tempi e luoghi sempre mutevoli; non esiste infatti una teoria politica valida uniformemente per tutti i climi e le latitudini". Cosa significa poi "dover andare oltre la tolleranza", tema del saggio del 1992 e fulcro della discussione nell'incontro rodigino? "Un esempio aiuta a capire: negli States, dove oggi vivo, si è raggiunto il massimo della diversità, il massimo del meticciamento a cui corrisponde il massimo dell'indifferenza. Il fatto è che quando qualcosa di diverso muore tutti ci impoveriamo un po'. E dunque, fra i due estremi dell'isolamento e dell'omologazione occorre trovare una soluzione intermedia di convivenza, che io chiamo della diversità condivisa".
Accettare la diversità e farne un motivo di arricchimento. Ma come? "Forse ponendo maggiormente l'attenzione al rapporto fra le persone piuttosto che all'io sul quale insiste Bencivenga", interviene il ricercatore Giorgio Osti, "e a tutte le circostanze - temporali, esperienziali e personali - a partire dalle quali avviene la strutturazione della personalità umana", suggerisce poi Gioia Beltrame, filosofa, nonchè assessore provinciale.
Di fronte al progetto di uomo e di società immaginato da Bencivenga, infatti, non sono poche le perplessità sollevabili e sollevate nella discussione. "Come la mette col fatto che la struttura umana si mostra comunque fortemente individualista?", ha infatti osservato qualcuno, "oppure, facendo il caso oppostp, irrimediabilmente schizofrenica?", ha aggiunto un altro. "Non è che il soggetto di Bencivenga sia troppo funzionale al mercato?", ha insistito un terzo.
Obiezioni importanti, per qualcuno addirittura paralizzanti. Non per l'ospite, che ha invitato a proseguire la ricerca "con fiducia, speranza, col coraggio di buttarsi in avanti".

Ermanno Bencivenga e l'Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna, in collaborazione con l'Associazione Culturale Agorà di Rovigo,  hanno organizzato un

convegno
Sul Manifesto per un mondo senza lavoro
di Ermanno Bencivenga

Rovigo, 3 e 4 marzo 2001

Il convegno si è proposto di promuovere discussioni con persone che in qualche modo si riconoscono nelle idee che Ermanno Bencivenga ha espresso in vari testi ma soprattutto in "Oltre la tolleranza" e nel "Manifesto per un mondo senza lavoro.

L'incontro si è tenuto presso la Sala Convegni del Dopolavoro Ferroviario di Rovigo, Piazzale della stazione, dalle ore 9.30 alle ore 20.00 di sabato 3 marzo e dalle ore 10 alle ore 13 di domenica 4 marzo 2001.

Pernottamenti: venerdì 2 e sabato 3 marzo c/o Hotel GRANATIERE, Corso del Popolo, 235, Rovigo (zona centro), Tel. 042522301 e 042526318.

Cene di venerdì 2 e di sabato 3 marzo: Ristorante SOTTOSOPRA (ex Troni), Rovigo, Via Cavour.

Hanno aderito all’iniziativa:

Prof. Ermanno Bencivenga, Università di California, Irvine;  Prof. Giuseppina Malinverni, Università di Califrnia, Irvine: Prof. Alda Nannini, Kunitachi College of Music, Tokyo; Prof. Fausto Di Biase, Università di Sassari; Dott. Guido Luigi Roberto Munzi, Università di Rottherdam (Olanda); Prof. Gianni Balduzzi, Università di Bologna; Dott. Domenico Maddaloni, ricercatore Cnr-Iridiss; Dott. Marcello Buonomo, Napoli; Prof. Renza Bendinelli, Cecina; Prof. Piero Leone, Roma; Dott. Maria Grazia D'Amico, Varese; Dott. Pino Nicolosi, Roma; Dott. Carlo Scarfone, Roma; Prof. Marco Lazzarato, Rovigo; Dott. Enrico Franceschi, Bologna; Alessandra Bozzoli, Bologna.
Associazione Culturale Agorà di Rovigo: Prof. Paolo Luigi Zorzato, Dott. Claudio Luciano e altri associati.
Associazione culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna: Dott. Guido Croci, Dott. Cinzio Lombardi.

Associazione Pedagogica Italiana                          Associazione Me-te Nuove Soggettività
Sezione di Bologna                                                  Via S. Stefano,45 - Bologna
Dipartimento di Scienze dell'Educazione               Tel. 0347 2725125, 0347 3169582, 03381544521                                                            www.comune.bologna.it/iperbole/mete/
via Zamboni, 34, 40126  Bologna                            mailto:mete@iperbole.bologna.it
Tel. 051 25 84 42; fax: 051 22 88 47
e mail: telmon@scform.unibo.it

Il 15 marzo 2001 -  alle ore 16,30 - nell'aula n. 3 della Facoltà di Scienze della Formazione,via Zamboni 34, 40126 - Bologna, la sezione bolognese dell'As.Pe.I e l'Associazione Me-te Nuove Soggettività di Bologna, in collaborazione con  il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi di Bologna, hanno organizzato un incontro su:

A che gioco giochiamo?

presentando la nuova edizione del volume di Ermanno Bencivenga Giocare per forza, edizioni Mondadori.

Sono intervenuti:

Prof. Vittorio Telmon (presidente Aspei), presentazione
Prof. Roberto Farnè, introduzione e coordinamento
Prof. Ermanno Bencivenga, Università di California Irvine
Prof. Gianni Balduzzi docente di storia dell'educazione
Dott. Cinzio Lombardi, Associazione Me-Te Nuove Soggettività

FESTA DE L'UNITA'
CECINA MARE - LOC. LA CECINELLA
Lunedì 13 agosto - ore 21.30
"Mondo senza lavoro e reddito di cittadinanza"

Hanno partecipato:
Prof. Ermanno Bencivenga, Ordinario di filosofia all'università di Irvine-California
Dott. Cinzio Lombardi, Presidente dell'associazione Me-te Nuove Soggettività, Bologna
Dott. Carlo Scarfone, Sociologo, Roma
coordinatrice
Prof. Renza Bendinelli

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Presentazione
(dall'opuscolo del Festival dell'Unità di Cecina a cura di Renza Bendinelli):

“Il mondo è ormai succube dei consumi, intrappolato in una macchina economica perversa che genera disoccupazione proclamando contemporaneamente la necessità del lavoro per tutti. Per spezzare questa logica occorre un profondo cambiamento di mentalità, una rivoluzione del nostro modo di concepire noi stessi e i nostri rapporti sociali, perché i motivi alla base della disoccupazione sono permanenti, non temporanei; necessari, non fortuiti. Allora forse del lavoro dobbiamo imparare a fare a meno e cercare altrove la realizzazione della nostra umanità, modificando bisogni e desideri. E’ poi così utopistico riconoscere che esiste una dimensione di libertà, di ricerca personale incondizionata capace di arricchirci e darci valore?  E che proprio di lì potrebbe partire la rivolta contro la catastrofe di una società senza più aspirazioni?” (Ermanno Bencivenga, Manifesto per un mondo senza lavoro, Feltrinelli,1999)

“E’ nato un nuovo sistema che abolisce massicciamente il “lavoro”. Il sistema postfordista restaura le peggiori forme di dominio, asservimento, sfruttamento costringendo tutti a battersi contro tutti per ottenere quel “lavoro” che per altri versi sta abolendo. Non è questa abolizione che bisogna rimproverare al sistema postfordista, ma di perpetuare come obbligo, norma, fondamento insostituibile dei diritti e della dignità quel medesimo lavoro di cui ha reso scarsa la disponibilità. Bisogna osare l’esodo dalla “società del lavoro”: essa non esiste più ne’ ci si può illudere che ritornerà: bisogna volere la morte di questa società che agonizza affinché ne possa nascere un’altra sulle sue rovine. Bisogna che il “lavoro” perda la sua centralità nella coscienza, nel pensiero, nell’immaginazione”. (André Gorz, Miserie del presente e ricchezza del possibile, Manifestolibri, 1998)

REDDITO DI CITTADINANZA un dibattito aperto

Che cos’è il REDDITO DI CITTADINANZA? Si può dire, in prima approssimazione, che è la distribuzione di una somma di denaro periodica a tutti i cittadini affinché possano vivere una vita dignitosa indipendentemente dall’attività lavorativa.
L’idea del reddito di cittadinanza pone naturalmente molti problemi, ma occorre dire subito che la sua introduzione non può riguardare solo i disoccupati o i precari, riguarda tutti: è’ dunque necessario operare, preliminarmente, una sorta di rivoluzione culturale, quella cioè di decentrare il concetto di lavoro dalle nostre teste, di liberarsi di questo fardello mentale per poter ragionare su una diversa politica economica che, come quella del RDC, investe questioni di esistenza, solidarietà e giustizia sociale, tenendo presente che il RDC rappresenta una delle poche risposte che si pongono in alternativa al neoliberismo dilagante e, come principio di redistribuzione del reddito, si pone naturalmente nel progetto di un mondo senza lavoro.
Sappiamo che esiste una dato preliminare fondamentale e cioè che la presente e futura disoccupazione non sarà riassorbita e che anzi crescerà sempre di più. Già nel 1994 il rapporto Delors considerava la disoccupazione un fenomeno non congiunturale, ma strutturale che nessuna forte ripresa economica avrebbe potuto eliminare.
La realtà di oggi è che la flessibilizzazione della produzione e dei capitali, si riverbera in quella del lavoro e ciò, oltre a favorire la precarizzazione di ruolo di milioni di persone, accentua fattori di esclusione e di disgregazione, facendo venir meno i legami di solidarietà sociale.
Il RDC offre una soluzione al precariato e alla disoccupazione. Tra tutte le proposte di distribuzione del reddito che in questi ultimi tempi sono state fatte in Italia, in Francia, in Germania ecc., solo la proposta di assegnare universalmente il RDC a tutti, indipendentemente dal censo, permette di partire dall’esistenza, perché permette una scelta soggettiva autonoma tra valore del lavoro e valore del tempo libero: se vogliamo cominciare a combattere contro “lo spettro della deregulation universale”, come dice Caillé, la forma universale è la più indicata per tentare di cambiare la mentalità lavorista che tende implicitamente a demonizzare il tempo libero.
Il RDC non è nato nella mente di qualche estremista o utopista, ma ha antichi padri: in Kant, Hegel, Russel troviamo argomenti in suo favore: negli USA il consigliere di Clinton J.Rifkin, ha più volte messo in guardia i politici di tutti i paesi dai pericoli di una disoccupazione dilagante e Rawls ha parlato di un minimo vitale che assicuri un diritto all’esistenza a partire dalla libertà del bisogno. Nel corso dell’ultimo decennio, la consapevolezza del fatto che il lavoro è diventato un bene scarso, indisponibile a garantire a tutti i diritti di cittadinanza, ha fatto si che si avvicinasse al RDC anche un pensatore liberale come Dahrendorf, preoccupato per la tenuta del contratto sociale. A sinistra anche Gorz, prima contrario al RDC, nel suo ultimo libro Miserie del presente e ricchezze del possibile, fornisce molti ponderosi e ponderati argomenti a suo favore ( in consonanza con l’economia del dono come recupero di un legame sociale che si sta inesorabilmente disgregando).
In Italia, molti importanti pensatori propugnano il RDC, anche se gran parte della sinistra resta fortemente legata ad una tradizione lavorista e vede il RDC come semplice fuga dal lavoro, come un diritto all’oziosità.
Ma oggi che la disoccupazione è diventata norma, si aprono enormi problemi politici e di giustizia sociale e diventa moralmente necessario trovare altri modi per ridistribuire la ricchezza. Il RDC sgancia il soggetto dalla coercizione del lavoro offrendo il diritto di esistere anche a chi non lavora, disancorandolo altresì dal meccanismo del salario ( e dall’azienda che è il luogo non democratico, autoritario e gerarchico per eccellenza): ma a monte di tutto ciò resta l’imprescindibile necessità di una profonda riflessione antropologica per far sì che il soggetto trovi in sé e non nel lavoro il proprio valore.
Non è dunque sufficiente richiamarsi al pragmatismo mettendo gli ideali in secondo piano: non è sufficiente nel momento in cui si introducono forme di automazione che diminuiscono i posti di lavoro e forme di flessibilità che lo rendono precario, pensare a come garantire disoccupati e precari quando non lavorano secondo l’adagio che altrimenti povertà e criminalità dilagherebbero. In un’ottica non pragmatica, l’introduzione del RDC, significa invece poter scegliere di non lavorare o quantomeno scegliere durata orario e intermittenze del lavoro senza imposizioni. Se continueremo a puntare ciecamente e tristemente sul lavoro che non c’è, i contraccolpi saranno gravissimi perché il legame sociale si sfalderà sempre di più. Legalizzando il precariato ci accorgeremo che non c’è cittadinanza nel lavoro interinale: chi vi è costretto perde ogni possibilità di controllare le proprie condizioni per via della cieca subordinazione a cui è assoggettato. Le nuove condizioni lavorative non creano inclusione, ma esclusione sociale. In conclusione, avere un reddito indipendente dal salario e dal lavoro, non è una proposta irrealizzabile, ma un necessario intervento di politica economica, visto che la tecnologia informatica consente di aumentare la produzione senza che aumenti l’occupazione. (Liberamente tratto dal pensiero di Cinzio Lombardi)
 


Il Tirreno
12 agosto 2001

Interventi. Un dibattito sul lavoro che anticipa gli scenari del futuro prossimo

La filosofia al centro del festival dell'Unità

Cecina. Quest’anno la Festa dell’Unita’ di Cecina (domani alle 21.30) ha l’opportunità di ospitare un dibattito importante, su temi che economisti, filosofi e sociologi stanno ormai discutendo da anni: la centralità o meno del lavoro, la sua nuova organizzazione (postfordismo), quale futuro aspettarsi, quali interventi prevedere, sia dal punto di vista economico che etico-politico, per garantire comunque non solo la sopravvivenza, ma anche la dignità e la crescita personale di tutti.
Le posizioni sono diverse: una linea “lavorista” nonostante tutto e una, che si sta sempre più affermando,  che sostiene il valore dell’essere umano anche senza il lavoro e che propone una società diversamente organizzata e gestita.
La mentalità lavorista (il lavoro come unico valore) è certamente quella più diffusa oggi nella sinistra,  ma sembra anche mostrare sempre di più i suoi limiti, tanto da apparire vecchia e poco credibile, in una società in cui il lavoro “atipico” e non protetto si sta diffondendo in modo esponenziale per cause di forza maggiore (le macchine, i robot, i computer sostituiscono gli esseri umani), ed anche per cause volute: dal capitalismo, per esempio, che pretende di svincolarsi da ogni obbligo di natura umana per obbedire soltanto alle leggi di mercato. Economia e politica tendono, così, ad assimilarsi con un primato, anzi, dell’economia sulla politica, tanto che i rapporti tra le persone sembrano anch’essi obbedire alla legge della domanda e dell’offerta, dell’utile e redditizio, anziché alle norme dell’equo e solidale, dell’onesto e del disonesto, in una visione della società che potremmo definire contrattualistica.
L’altra linea, sostenuta da sociologi, filosofi e anche economisti di tutto il mondo, è sicuramente ancora minoritaria, ma conta fra i suoi sostenitori personaggi di tutto rispetto, come Jeremy Rifkin, consigliere economico di Clinton, che prevede la “fine del lavoro”, per la grande maggioranza delle persone, nel corso dei prossimi 10 o 20 anni; il  sociologo francese André Gorz che, con la sua descrizione del sistema postfordista dove vengono restaurate “le peggiori forme di dominio, asservimento, sfruttamento costringendo tutti a battersi contro tutti per ottenere quel ‘lavoro’ che per altri versi sta abolendo”, afferma la necessità che “il lavoro perda la sua centralità nella coscienza, nel pensiero, nell’immaginazione”; il sociologo italiano Domenico De Masi, con la sua ormai famosa teorizzazione dell’ “ozio creativo”; il pensatore liberale tedesco Dharendorf, preoccupato per la tenuta del contratto sociale, a causa della mancanza di lavoro; il filosofo Ermanno Bencivenga, che nel suo libro “Manifesto per un mondo senza lavoro” auspica un profondo cambiamento di mentalità, una rivoluzione nel nostro modo di concepire noi stessi e i nostri rapporti con gli altri, modificando bisogni e desideri per cercare altrove (fuori dal lavoro) la realizzazione della nostra umanità.
A sostenere ed esporre questa seconda linea di pensiero, che secondo me si iscrive a pieno titolo nell’attuale, duro, difficile dibattito per la ricostruzione di una sinistra credibile, sarà presente il filosofo Ermanno Bencivenga, ordinario di filosofia all’universita’ della California, ma attualmente in Italia per dirigere gli scambi tra l’Università della California e varie università italiane, affiancato da altri due esperti: Cinzio Lombardi, presidente dell’associazione “Me-Te, Nuove Soggettivita’” di Bologna, che da tempo si occupa di questi argomenti nelle sue attività culturali,  formative, editoriali di studio e di ricerca e che concentrerà la sua attenzione sul concetto di “Reddito dI cittadinanza o di esistenza”, concetto controverso, anche fra gli studiosi, ma familiare a una parte della sinistra; Carlo Scarfone, un giovane sociologo romano che riconosce la sua matrice culturale nell’esperienza dei centri sociali e che con i concetti di “postfordismo”, “esodo dal lavoro” ed altro ha grande dimestichezza.
Sono convinta che ci siano tutte le premesse per una discussione aperta, vivace, interessante, a cui soprattutto i giovani dovrebbero sentirsi interessati, proprio perché i prossimi 10, 20 anni, sono lo spazio della loro vita.

Renza Bendinelli

Secondo convegno del Gruppo "Me-te Nuove Soggettività" sul Manifesto per un mondo senza lavoro
Cecina (Li), 3 e 4 novembre 2001

Per dare continuità alle idee contenute nel Manifesto per un mondo senza lavoro, alcuni partecipanti al convegno di Rovigo si sono dati appuntamento per un secondo incontro a Cecina nei giorni 3 e 4 Novembre 2001. In questa occasione il gruppo ha deciso di denominarsi "Me-te Nuove Soggettività"

Il Tirreno
giovedì 1 novembre 2001

Mercato e umanità
A confronto con Bencivenga

CECINA. Il gruppo «Me-Te Nuove soggettività» si riunirà sabato (dalle 10 alle 20) e domenica   (dalle 10 alle 13) all'auditorium di via Verdi di Cecina. Ermanno Bencivenga, filosofo di fama, ci ha inviato quest'intervento per presentare l'appuntamento. Ne diamo  pubblicazione.

                «In una situazione confusa come quella attuale, con un mondo che
                ha portato alle estreme conseguenze la logica del profitto e della
                spettacolarizzazione, con una destra ritornata tracotante e
                sanguigna e una sinistra flebile e con tante colpe da farsi perdonare,
                molti individui sono alla ricerca di una strada politica, sociale e
                filosofica nuova. Alcuni di questi individui si sono riuniti intorno alle
                idee propugnate nel «mio» Manifesto per un mondo senza lavoro,
                libro più di molti altri ingiustamente soggetto all'attribuzione a un
                autore e frutto invece di proficue, interminabili discussioni tra molte
                donne e uomini di buona volontà, che non vogliono piegarsi alla
                presunta inevitabilità del mercato e alle molte fittizie «costrizioni»
                che il nostro Paese - autonomo, autorevole e ricco - dichiara di
                dover necessariamente accettare nell'interesse di pochi che ne
               governano le sorti. Le tesi in cui questi individui (che, non a caso,
                non si sono dati un'etichetta e non intendono formare nessun
                movimento o partito) si riconoscono sono: 1) contrariamente a
                quanto di solito si afferma, il mercato non è un destino, 2) occorre
                preoccuparsi più dell'essere che dell'avere degli umani, 3) questo
                essere si definisce nella loro molteplicità, nella loro capacità
                d'impegnarsi in progetti e personalità diverse, e nel dialogo che in
                ciascuno di loro avviene per il tramite di tutta questa diversità, 4) la
                politica deve essere il modo precipuo per rivendicare a ciascuno
                umano il diritto alla sua umanità (cioè diversità), 5) uno Stato che
                non faccia di questa rivendicazione (dell'educazione all'umanità) il
                centro dei suoi obiettivi ha dichiarato di fatto bancarotta. Esiste
                un'associazione che dibatte tali temi (Me-te Nuove Soggettività) e
                organizza eventi culturali e sociali per promuoverli, una lista
                (ermannobencivenga@yahoo.com) in cui essi vengono
                animatamente discussi, e il gruppo ha già fatto una prima riunione a
                Rovigo nel marzo scorso perché i partecipanti potessero incontrarsi
                e crescere insieme. Il nostro secondo incontro si terrà a Cecina, dal
                2 al 4 novembre, nella saletta dell'Auditorium di via Verdi. Chiunque
                fosse interessato è caldamente invitato a partecipare e a portare il
                suo contributo anche critico: non bisogna essere «simpatizzanti»
                per poter parlare con noi. Invitiamo in particolare gli esponenti della
                politica locale, con i quali alcuni membri del nostro gruppo hanno
                avuto il piacere di dialogare in agosto, nel quadro di una iniziativa
                organizzata dal Festival dell'Unità».

 Ermanno Bencivenga

Ermanno Bencivenga e l'Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna organizzano il

Terzo convegno del gruppo "Me-te Nuove Soggettività" sugli sviluppi del Manifesto per un mondo senza lavoro

Bologna, 15-16 Marzo 2002

Bologna. Il terzo incontro del gruppo "Me-te Nuove Soggettività" si è tenuto il giorno 16 marzo 2002 a Bologna presso il Centro Studi Università di California - Italia, sede di Bologna, via Val d'Aposa,7, ore 9.30. Numerosi i partecipanti.

AS.PE.I                                                                      Me-te Nuove Soggettività
Associazione Pedagogica Italiana                            Associazione Culturale
Sezione di  Bologna                                                   www.comune.bologna.it/iperbole/mete/
c/o Dipartimento Scienze dell'Educazione                mailto:mete@iperbole.bologna.it
via Zamboni, 34, 40126  Bologna

 

hanno presentato il libro


I PASSI FALSI DELLA SCIENZA
di Ermanno Bencivenga 

Mercoledì 17 aprile alle ore 15.30
Sala Ulisse
dell'ACCADEMIA DELLE SCIENZE
Via Zamboni,31 - Bologna


Era presente l'autore, ordinario di Filosofia presso l'Università di California, Irvine

Lo hanno interrogato:
Prof. Gianni Balduzzi, docente di Storia dell'educazione, Bologna
Dott. Cinzio Lombardi, associazione Me-te Nuove Soggetività

Introduzione:
Prof. Vittorio Telmon, emerito di pedagogia, Bologna