Il Giorno, Il Resto
del Carlino, La Nazione
29 aprile 1999
Il filosofo Ermanno Bencivenga
propone una nuova rivoluzione per uscire dal mondo postindustriale
Compagni del tempo
libero unitevi
Con le nuove tecnologie sempre più
il lavoro di pochi soddisferà i bisogni di molti. Ma anche Stato
e società dovranno cambiare
Intervista di Gianni Buosi
Presentazioni
di libri
e
incontri con autori (Alice)
Ordinati per data - Ordinati per provincia
Bologna, 25 marzo 1999
Humusteater, via Ortolani
12 - Ore 21.00
Presentazione
Manifesto
per un mondo senza lavoro, di Ermanno Bencivenga, Edizioni
Feltrinelli
Con Gianni Balduzzi, Graziella
Giovannini e Cinzio Lombardi. Sarà presente l'autore.
Humusteater - Associazione culturale Me-te Nuove Soggettività - Libreria Ulisse
Hanno presentato il libro di Ermanno Bencivenga
MANIFESTO PER UN MONDO SENZA LAVORO
Feltrinelli, Milano, 1999
L'incontro ha avuto luogo il 25 marzo 1999 alle ore 21 presso HUMUSTEATER, via degli Ortolani,12 Bologna
Erano presenti:
Prof. Ermanno Bencivenga, ordinario di filosofia all'università
di California-Irvine
Prof. Graziella Giovannini, docente di sociologia
all'università di Bologna
Dott. Gianni Balduzzi, pedagogista
Dott. Cinzio Lombardi, Associazione culturale Me-te
Nuove Soggettività
Il Resto del Carlino
25 marzo 1999
IMMAGINANDO UN MONDO SENZA LAVORO
A qualcuno piace colmo
di passione, gioia, curiosità e dialogo. Altro che competizione
e capitalismo elevato all'ennesima potenza. Mutare l'ordine dei fatti per
ottenere una società diversa si può. Almeno questo è
quello che succede in "Manifesto per un mondo senza lavoro" (pp. 160, L.
25.000, edito da Feltrinelli), l'ultima produzione del professore Ermanno
Bencivenga che per presentarlo è arrivato appositamente dagli Stati
Uniti. Filosofo, originario di Reggio Calabria, emigrato all'età
di 26 anni dopo essersi laureato a Milano, è diventato professore
ordinario di filosofia all'università di California, campus di Irvine.
Tornerà in Italia a luglio del prossimo anno e fino al 2002 per
coordinare i lavori del centro studi dell'universtà californiana
che in Italia ha sede centrale a Bologna. Il suo libro fresco di stampa
e già in commercio, verrà presentato dalla libreria Ulisse,
presso l'Humusteater di via degli Ortolani 12 questa sera. E' l'ultimo
di una lunga serie in quanto il professor Bencivenga ha iniziato a pubblicare
in Italia nell'84 per Bollati Bonghieri ("Il primo libro di logica contemporanea"),
poi a seguire scritti su Kant, Hegel e Leibniz. Ma arrivano al libro di
stasera che è anche la definizione del mondo che l'autore auspica.
"E' una visione utopica della raltà - spiega Bencivenga - una soluzione
al male endemico del terzo millennio: la disoccupazione in aggiunta alla
mancanza di valori". La teoria "in pillole" dello studioso è: crescere
il consumo, crescere la produzione, siamo invasi da oggetti ed acquisti
ma non siamo felici. Le cose rientrano nella nuova categoria del "ben-avere"
sostituitasi al "ben-essere", servono per la gioia del momento ma l'effetto
positivo svanisce in un batter d'occhio.
Comune di Mantova
Settore Cultura
Centro Culturale "Gino Baratta"
in collaborazione con
Associazione Amici del Centro
Baratta di Mantova e
Associazione Mete Nuove Soggettività
di Bologna
Giovedì 9 dicembre 1999 ore 20.45
Dott. Cinzio Lombardi, Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività
di Bologna
Dott. Alessandro Fochi, Associazione Amici del Centro Baratta di
Mantova
hanno presentato il libro di
Ermanno Bencivenga
Manifesto per un mondo senza lavoro
Milano, Feltrinelli, 1999
Era presente l'autore.
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La Gazzetta di
Mantova
CULTURA SPETTACOLI
martedì
7 dicembre 1999, S. Ambrogio
Il filosofo
Bencivenga al Baratta
gi.be
MANTOVA. Ermanno Bencivenga
a Mantova per parlare del suo ultimo libro, il «Manifesto per un
lavoro senza lavoro». L'incontro, organizzato dagli 'Amici del Centro
Baratta' in collaborazione con l'associazione 'Me-te nuove soggettività',
sarà giovedì alle 20.45 al Centro Baratta. E Bencivenga,
professore di filosofia all'Università della California, collaboratore
in passato dell'Unità e della Stampa e seguito ospite della trasmissione
'Maurizio Costanzo show', farà luce su quello che descrive. come
«il mondo succube dei consumi intrappolato in una macchina economica
perversa».
Introdurranno il filosofo
Cinzio Lombardi di 'Me.te' e Alessandro Fochi degli 'Amici del Baratta'
Humusteater e Associazione
Culturale Me-te Nuove Soggettività
hanno proposto:
Laboratorio di idee
sette incontri filosofico-letterari bisettimanali a partire da martedì
18 gennaio 2000
presso Humusteater Via degli Ortolani,12 Bologna
"DEVE ESSERE IL LAVORO UNA MALEDIZIONE?"
(l'etica del lavoro)
Hanno partecipato:
Dott. Piero Ponti Sgargi di Humusteater, regista e
attore
Franco Volpi di Humusteater, attore
Uliana Cevenini, attrice
Dott. Alberto Ponti Sgargi dell'associazione Esagono,
presentatore
Dott. Guido Croci dell'associazione Me-te
Dott. Cinzio Lombardi dell'associazione Mete
Dott. Domenico Chirico dell'associazione Me-te
Giuseppe Bigi dell'associazione Me-te, pianista
Il laboratorio di idee che trae spunto da alcune opere filosofiche di Ermanno Bencivenga (Oltre la tolleranza e Manifesto per un mondo senza lavoro) oltre che da altri autori, si propone come finalità la ridefinizione del modo di essere umano. E' necessario un nuovo modo di pensare a noi stessi, una nuova concezione generale di quel che siamo e dobbiamo essere. Pensare, ragionare ed elaborare piani per un'esistenza migliore sono componenti essenzaili della natura umana,. La pratica intellettuale fine a se stessa non può trovare posto solo ai margini delle attività serie e rispettabili. Essa è invece la più seria e rispettabile di tutte le attività e dunque va persegiuita senza giri viziosi, senza soggezioni servili, direttamente.
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Alba Reporter Net
Il primo giornale
on line di Bologna
19 gennaio 2000
Me-te propone una
serie di incontri sul tema
"il lavoro è
una maledizione"?
"Deve essere il lavoro
una maledizione?": questo il titolo degli incontri, dedicati appunto al
tema del lavoro, che prendono il via stasera al centro Humusteater di via
degli Ortolani,12, sette appuntamenti fissati con cadenza quindicinale
ogni martedì fino all'11 aprile che si ispirano al pensiero del
filosofo Ermanno Bencivenga. Il pensatore, di formazione marxista e concezione
kantiana, ha esposto le sue tesi in diverse opere: "Manifesto per un mondo
senza lavoro" è quella alla base del laboratorio di idee che si
apre stasera, promosso dall'associazione Me-te.
La tesi centrale di
Bencivenga, il quale durante il ciclo interverrà personalmente,
è che, in quest'era informatica, con la macchina sempre più
in grado di sostotuirci e di conseguenza sempre meno lavoro per noi umani,
occorre dare più valore a se stessi, ridimensionando l'importanza
dell'attività lavorativa. Secondo il filosofo quello che conta è
il tempo libero, di cui bisogna riappropriarsi facendo sì che lo
scambio tra persone, oggi diventato utilitaristico, torni ad essere socializzante,
con il superando di tutta quella serie di bisogni fittizi che attualmente
si soddisfano oltre quelli primari.
Dietro questo pensiero
ci sono tanti autori, da Heidegger ad Adorno, all'economista americano
Jeremy Rifkin che nel '93 scrisse il saggio "La fine del lavoro", nel quale
si sanciva il passaggio dall'era agricola a quella industriale, a quella
del terziario e dei servizi fino a quella attuale, informatica. "Vogliamo
'infettare' l'individuo - spiega il direttore artistico di Humusteater
Piero Ponti Sgargi - facendogli capire che, anche in vista del calo a venire,
il ruolo del lavoro va ridimensionato a vantaggio del tempo per sé".
Agli incontri, gratuiti ed aperti a tutti con inizio alle 21, parteciperanno
filosofi e membri dell'associazione Me-te come Guido Croci e Cinzio
Lombardi, oltre ad attori che leggeranno brani di testi: ma è ben
accetto anche qualsiasi intervento del pubblico.
Da settembre, sempre
all'Humusteater, partirà un secondo ciclo di conferenze filosofico-letterarie
dedicate ai temi dell'uguaglianza e della democrazia dal titolo "Il mio
voto devre valere come il tuo".
Michela Turra
Comune di Rovigo
Assessorato alla Cultura
Associazione Culturale Agorà-Rovigo
Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività-Bologna
Chiesa di S. Michele
C.so del Popolo-Rovigo
venerdì 31 marzo 2000 - ore 21.15
Serata di riflessione e discussione sul tema:
"DEVE ESSERE IL LAVORO UNA MALEDIZIONE?"
Hanno partecipato:
Dott. Guido Croci associazione Me-te
Dott. Cinzio Lombardi associazione Me-te
Giuseppe Bigi associazione Mete, pianista
Uliana Cevenini, attrice di prosa
"...Finché il modo d'essere umano sarà
identificato con una forma di possesso e controllo di oggetti e gli scambi
che hanno valore per gli esseri umani saranno limitati agli scambi di oggetti,
fondati sul bisogno che gli esseri umani ne hanno, sarà inevitabile
scontrarsi con la finitezza delle umane risorse degli umani bisogni, dunque
inevitabilmente un certo numero di esseri umani si troveranno privi di
ogni valore, ridotti a non-persone superflue, da eliminare nel modo più
indolore possibile. Per superare questo "problema" occorre cambiare paradigma:
ridefinire il modo d'essere umano in termini di attività, specificamente
di un'attività di articolazione e sviluppo di molteplici abilità
e conoscenze, e dichiarare che gli scambi di queste abilità e conoscenze
sono quelli che hanno valore per gli esseri umani"... (da Ermanno Bencivenga
"Manifesto per un mondo senza lavoroi", ed. Feltrinelli.)
Il Resto del Carlino
martedì, 28 marzo 2000
Dibattito con letture e intermezzi
musicali
Al caffè
letterario in scena la 'fine del lavoro'
"Deve essere il lavoro
una maledizione?". Su questo tema la neonata associazione culturale del
capoluogo 'Agorà' ha organizzato, con la collaborazione dell'assessorato
alla Cultura, una serata di 'discussione e riflessione' che si terrà
venerdì 31 alla Chiesa di San Michele a Rovigo (inizio ore 21.15).
L'appuntamento avrà
un'impostazione insolita per il panorama culturale di Rovigo. Infatti si
tratta di un happening teatrale nel quale gli spettatori si potranno accomodare
attorno a delle tavole apparecchiate a mò di caffè letterario
dove sarà offerto anche da mangiare. Sono in programma interventi
specifici sul tema, letture interpretate di brani letterari tratti da Gianni
Celati, intermezzi musicali al pianoforte, momenti di discussione conviviali
nei quali gli spettatori potranno intervenire per arricchire il dibattito.
Ad animare la serata saranno i soci dell'associazione 'Me-te' Nuove
soggettività di Bologna, gruppo impegnato con successo in attività
di provocazione culturale nel capoluogo emiliano.
Al presidente del
circolo Claudio Luciano lasciamo il compito di commentare l'iniziativa.
"La serata si propone l'obiettivo di affrontare le molte questioni di carattere
filosofico sollevate dal libro di Ermanno Bencivenga 'Manifesto per un
mondo senza lavoro'. Su questo testo si sono creati gruppi di lettura e
di studio e Agorà si è voluta inserire in questo interessante
circuito di idee, anche perché la dimensione del dibattito è
quella che alla nostra associazione interessa di più". L'ingresso
alla serata è aperto a tutti.
Antonio Andreotti
Il lavoro, perché una maledizione?
"Deve essere il lavoro
una maledizione?" è il titolo della serata teatral culturale che
si svolge questa sera alle 21,15 presso l'auditorium dellex chiesa di San
Michele a Rovigo, su iniziativa dell'Associazione culturale Agorà,
in collaborazione con l'Assessorato alla cultura del Comune di Rovigo.
Ad organizzare l'evento a metà fra il conviviale e il teatrale,
che prevede interventi specifici sul tema, letture interpretate di brani
letterari, intermezzi musicali, momenti di discussione e di convivialità
è l'associazione felsinea Me-te - Nuove soggettività,
gruppo impegnato con successo in un'attività di promozione culturale
nel capoluogo emiliano.
Seduti a tanti tavolini
da caffé, in stile boulevard parigino, gli spettatori (l'ingresso
alla serata è gratuito, ma richiede una partecipazione attiva) assistono
a letture di brani, monologhi, argomentazioni filosofiche, sul tema del
lavoro. Il riferimento comune degli interventi degli autori-attori di Me-te
è il saggio di Ermanno Bencivenga, "Manifesto per un mondo senza
lavoro".
"Finché il
modo d'essere umano sarà identificato con una forma di possesso
e controllo di oggetti e gli scambi che hanno valore per gli esseri umani
saranno limitati allo scambio di oggetti, fondati sul bisogno che gli esseri
umani ne hanno, sarà inevitabile scontrarsi con la finitezza delle
umane risorse degli umani bisogni; dunque inevitabilmente un certo numero
di esseri umani si troveranno privi di valore, ridotti a non-persone superflue,
da eliminare nel modo più indolore possibile". Questa è la
premessa desumibile dal testo di Bencivenga. "Per superare questo 'problema'
occorre cambiare paradigma: ridefinire il modo d'essere umano in termini
di attività, specificamente di un'attività di articolazione
e sviluppo di molteplici abilità e conoscenze, e dichiarare che
gli scambi di queste abilità e conoscenze sono quelli che hanno
valore per gli esseri umani". Nel corso della serata impostata su questo
leitmotiv s'inserisce un break convivial-gastronomico (in cui poter conversare
assaggiando vini, insaccati e dolci 'doc') e uno spazio d'intervento per
il pubblico presente, libero di replicare alle 'provocazioni' intellettuali
degli interpreti.
Paolo Biscaro
Il Gazzettino
mercoledì, 5 aprile 2000
Successo oltre le previsioni degli
organizzatori di Agorà per un incontro davanti a una tavola imbandita,
fra un dibattito e i testi di Parise e Celati
Convivio, teatro
e filosofia
Un'inconsueta performance:
"Dev'essere il lavoro una maledizione?"
(P.B.) Hanno fatto
leva sull'effetto sorpresa per coinvolgere il pubblico rodigino in un evento
teatrale sui generis, diviso a metà fra il convivio e la discussione
filosofica. E i rodigini hanno risposto numerosi alla novità, anche
perché il tema era coinvolgente: 'Deve essere il lavoro una maledizione?',
organizzato nei dettagli dalla neonata associazione culturale "Agorà"
in concorso con l'Assessorato comunale alla cultura, venerdì scorso,
nell'auditorium di San Michele.
Così com'era
stato anticipato, infatti, la forma squisitamente conviviale del dibattito
è stata sottolineata dalla presenza di una tavola imbandita con
cibi e bevande (vini, formaggi, insaccati, dolci a go' go') la cui degustazione
ha riempito l'intervallo tra i due momenti della performance.
La discussione ha
preso le mosse dal testo di Ermanno Bencivenga "Manifesto per un mondo
senza lavoro", è stata guidata da Guido Croci e Cinzio Lombardi,
attivisti dell'associazione bolognese 'Me-te nuove soggettività'.
La parte "più convenzionale" dell'incontro è stata introdotta,
intervallata e conclusa dalla lettura recitata di tre brani letterari tratti
da testi di Gianni Celati e Goffredo Parise, ottimamente interpretati con
accompagnamento di pianoforte in sottofondo dall'attrice Uliana Cevenini.
Le premesse su cui
poggiano le provocatorie argomentazioni di Bencivenga, fanno infatti riferimento
alla necessità di un profondo rivolgimento dei concetti filosofici
e antropologici correnti, auspicando una nuova "rivoluzione copernicana"
che ridefinisca i contenuti cartesiani dell'idea di soggetto. Da un soggetto
pensato come indivisibile e compiuto in sé ad un soggetto molteplice,
la cui essenza è costituita appunto da una molteplicità di
"voci" che lo compongono. "Noi non saremmo niente senza l'"altro"; ciò
che ci costituisce come esseri umani è la relazione, lo scambio
ininterrotto con i nostri simili", scrive Bencivenga.
"E dunque - prosegue
il filosofo - noi siamo l'insieme delle 'voci' che questa relazione alimenta.
Di conseguenza anche il nostro relazionarci con gli altri non va inteso
come il frutto di una deliberata scelta morale, ma più semplicemente
come ciò che ci consente di essere ciò che siamo, in quanto
specie". Ecco dunque spiegato il nome dell'associazione bolognese, Me-te,
ed anche le ragioni di una discussione che ha volutamente cercato di evitare
i toni accademici, per enfatizzare il momento dialogico-conviviale e il
dibattito, in una pluralità di 'voci' letterarie e musicali. Il
pubblico, intervenuto attivamente alla serata, ha questa volta apprezzato
la coerenza fra forma e contenuti della proposta.
"Si è trattato
ovviamente di un esperimento - commenta per Agorà Claudio Luciano
- in cui forse non tutto ha riflettuto perfettamente le aspettative degli
organizzatori, ma che avrà sicuramente un seguito (Bencivenga ha
già assicurato la sua presenza per una prossima occasione) soprattutto
perché il pubblico, affluito in numero superiore alle attese, ha
dimostrato di apprezzare".
Rovigo, 17 Novembre 2000
Nella Sala Consiliare della Provincia di Rovigo, l'associazione culturale Me-te di Bologna in collaborazione con l'associazione Culturale Agorà di Rovigo ha presentato:
OLTRE LA TOLLERANZA
Un incontro con Ermanno Bencivenga attraverso la lettura di testi di Cartesio, Voltaire e Bencivenga da parte dell'attrice di prosa Uliana Cevenini con contrappunto musicale a cura di Giuseppe Bigi dell'associazione culturale Me-te Nuove Soggettività.
NOTA
Per completezza d'informazione, integriamo con questa nota i due articoli che seguono e che si riferiscono all'incontro tenutosi a Rovigo il 17 novembre 2000 con il filosofo Ermanno Bencivenga, sul tema "Oltre la tolleranza". Gli articoli non fanno menzione dell'apporto organizzativo, di mezzi e di persone, fornito dall'Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna all'Associazione Culturale Agorà di Rovigo. Questo incontro, infatti, è strettamente legato a quello che l'Associazione Me-te ha tenuto a Rovigo il 31 marzo 2000 sul tema "Deve essere il lavoro una maledizione?". In quell'occasione i relatori erano Guido Croci e Cinzio Lombardi accompagnati dai membri dell'associazione Giuseppe Bigi al pianoforte e Uliana Cevenini in qualità di lettrice di testi, membri presenti anche nell'incontro del 17 novembre.I manifesti pubblicitari e i biglietti invito, infatti, presentavano la seguente dicitura:
DISCORSI
"sopra lo stato presente
DEI COSTUMI DEGL'ITALIANI"Associazione culturale Agorà
Provincia di Rovigo
Assessorato alla CulturaVenerdì 17 Novembre 2000 ore 18
"OLTRE LA TOLLERANZA"
Conversazione con Ermanno Bencivenga
filosofo
letture di Uliana Cevenini
attrice
In collaborazione con L'Associazione Culturale ME TE Nuove Soggettività di Bologna
Gli incontri si terranno nella Sala Consiliare della Provincia di Rovigo, via Celio n. 10
Corriere di Rovigo
17 novembre 2000L'associazione Agorà organizza per oggi l'incontro con l'autore a Palazzo Celio
La filosofia di Bencivenga
La necessità di ripensare il tradizionale concetto di tolleranza così come è stato formulato nel secolo dei lumi è il tema dell'incontro organizzato dall'Associazione culturale Agorà e dall'Assessorato alla cultura della Provincia di Rovigo. Si svolgerà nella sala consiliare di Palazzo Celio, oggi alle ore 18. L'ospite della serata è Ermanno Bencivenga, docente all'università di California (Irvine), nome noto in campo internazionale per gli studi di logica, di filosofia del linguaggio e di storia della filosofia. Discuterà le tesi del suo libro "Oltre la tolleranza", nel quale ci si chiede se è ancora sostenibile l'impostazione che il pensiero politico contemporaneo eredita sulla questione della tradizione illuminista, o se non sia auspicabile riformulare il problema sulla base di nuovi presupposti filosofici. La proposta di Bencivenga è radicale e mette in discussione la nozione tradizionale di soggetto, legata al pensiero cartesiano, che considera l'individuo indipendente dagli eventi di cui è protagonista. A questo schema Bencivenga oppone la visione di un io concepito come laboratorio di ricerca e sperimentazione continua, di dialogo tra istanze diverse e conflittuali; un io che trova nell'altro e nella comunità gli elementi della sua costituzione. La conversazione del filosofo sarà aiutata dalla lettura di alcuni testi dell'autore, ma anche di Cartesio e Voltaire, di Leopardi, lasciati alla voce dell'attrice Uliana Cevenini. E' il tentativo, già sperimentato con successo dall'Associazione culturale Agorà, di proporre la riflessione su temi importanti del mondo contemporaneo.
p.b.
Ha iniziato la sua carriera come logico, compilando nel 1976 Logiche libere, il "libro che avrei voluto leggere quando mi sono avvicinato per la prima volta a questa disciplina", un volumetto divulgativo e nello stesso tempo molto denso che lo ha subito fatto conoscere al pubblico di studenti ed esperti.Corriere di Rovigo
21 novembre 2000La politica degli anni 2000 vuole sfidare il pensiero unico I due pericoli da scansare? L'omologazione e la schizofrenia dilaganti
Ermanno Bencivenga e l'Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna, in collaborazione con l'Associazione Culturale Agorà di Rovigo, hanno organizzato un
convegno
Sul Manifesto
per un mondo senza lavoro
di Ermanno Bencivenga
Rovigo, 3 e 4 marzo 2001
Il convegno si è proposto di promuovere discussioni con persone che in qualche modo si riconoscono nelle idee che Ermanno Bencivenga ha espresso in vari testi ma soprattutto in "Oltre la tolleranza" e nel "Manifesto per un mondo senza lavoro.
L'incontro si è tenuto presso la Sala Convegni del Dopolavoro Ferroviario di Rovigo, Piazzale della stazione, dalle ore 9.30 alle ore 20.00 di sabato 3 marzo e dalle ore 10 alle ore 13 di domenica 4 marzo 2001.
Pernottamenti: venerdì 2 e sabato 3 marzo c/o Hotel GRANATIERE, Corso del Popolo, 235, Rovigo (zona centro), Tel. 042522301 e 042526318.
Cene di venerdì 2 e di sabato 3 marzo: Ristorante SOTTOSOPRA (ex Troni), Rovigo, Via Cavour.
Hanno aderito all’iniziativa:
Prof. Ermanno Bencivenga, Università di California,
Irvine; Prof. Giuseppina Malinverni, Università di Califrnia,
Irvine: Prof. Alda Nannini, Kunitachi College of Music, Tokyo; Prof. Fausto
Di Biase, Università di Sassari; Dott. Guido Luigi Roberto Munzi,
Università di Rottherdam (Olanda); Prof. Gianni Balduzzi, Università
di Bologna; Dott. Domenico Maddaloni, ricercatore Cnr-Iridiss; Dott. Marcello
Buonomo, Napoli; Prof. Renza Bendinelli, Cecina; Prof. Piero Leone, Roma;
Dott. Maria Grazia D'Amico, Varese; Dott. Pino Nicolosi, Roma; Dott. Carlo
Scarfone, Roma; Prof. Marco Lazzarato, Rovigo; Dott. Enrico Franceschi,
Bologna; Alessandra Bozzoli, Bologna.
Associazione Culturale Agorà di Rovigo:
Prof. Paolo Luigi Zorzato, Dott. Claudio Luciano e altri associati.
Associazione culturale Me-te Nuove Soggettività
di Bologna: Dott. Guido Croci, Dott. Cinzio Lombardi.
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Associazione Pedagogica Italiana
Associazione Me-te Nuove Soggettività
Sezione di Bologna
Via S. Stefano,45 - Bologna
Dipartimento di Scienze dell'Educazione
Tel. 0347 2725125, 0347 3169582, 03381544521
www.comune.bologna.it/iperbole/mete/
via Zamboni, 34, 40126 Bologna
mailto:mete@iperbole.bologna.it
Tel. 051 25 84 42; fax: 051 22 88 47
e mail: telmon@scform.unibo.it
Il 15 marzo 2001 - alle ore 16,30 - nell'aula n. 3 della Facoltà di Scienze della Formazione,via Zamboni 34, 40126 - Bologna, la sezione bolognese dell'As.Pe.I e l'Associazione Me-te Nuove Soggettività di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi di Bologna, hanno organizzato un incontro su:
A che gioco giochiamo?
presentando la nuova edizione del volume di Ermanno Bencivenga Giocare per forza, edizioni Mondadori.
Sono intervenuti:
Prof. Vittorio Telmon (presidente Aspei), presentazione
Prof. Roberto Farnè, introduzione e coordinamento
Prof. Ermanno Bencivenga, Università di California
Irvine
Prof. Gianni Balduzzi docente di storia dell'educazione
Dott. Cinzio Lombardi, Associazione Me-Te Nuove Soggettività
FESTA DE
L'UNITA'
CECINA MARE
- LOC. LA CECINELLA
Lunedì
13 agosto - ore 21.30
"Mondo senza
lavoro e reddito di cittadinanza"
Hanno
partecipato:
Prof.
Ermanno Bencivenga, Ordinario di filosofia all'università di Irvine-California
Dott.
Cinzio Lombardi, Presidente dell'associazione Me-te Nuove Soggettività,
Bologna
Dott.
Carlo Scarfone, Sociologo, Roma
coordinatrice
Prof.
Renza Bendinelli
“Il mondo è ormai succube dei consumi, intrappolato in una macchina economica perversa che genera disoccupazione proclamando contemporaneamente la necessità del lavoro per tutti. Per spezzare questa logica occorre un profondo cambiamento di mentalità, una rivoluzione del nostro modo di concepire noi stessi e i nostri rapporti sociali, perché i motivi alla base della disoccupazione sono permanenti, non temporanei; necessari, non fortuiti. Allora forse del lavoro dobbiamo imparare a fare a meno e cercare altrove la realizzazione della nostra umanità, modificando bisogni e desideri. E’ poi così utopistico riconoscere che esiste una dimensione di libertà, di ricerca personale incondizionata capace di arricchirci e darci valore? E che proprio di lì potrebbe partire la rivolta contro la catastrofe di una società senza più aspirazioni?” (Ermanno Bencivenga, Manifesto per un mondo senza lavoro, Feltrinelli,1999)
“E’ nato un nuovo sistema che abolisce massicciamente il “lavoro”. Il sistema postfordista restaura le peggiori forme di dominio, asservimento, sfruttamento costringendo tutti a battersi contro tutti per ottenere quel “lavoro” che per altri versi sta abolendo. Non è questa abolizione che bisogna rimproverare al sistema postfordista, ma di perpetuare come obbligo, norma, fondamento insostituibile dei diritti e della dignità quel medesimo lavoro di cui ha reso scarsa la disponibilità. Bisogna osare l’esodo dalla “società del lavoro”: essa non esiste più ne’ ci si può illudere che ritornerà: bisogna volere la morte di questa società che agonizza affinché ne possa nascere un’altra sulle sue rovine. Bisogna che il “lavoro” perda la sua centralità nella coscienza, nel pensiero, nell’immaginazione”. (André Gorz, Miserie del presente e ricchezza del possibile, Manifestolibri, 1998)
REDDITO DI CITTADINANZA un dibattito aperto
Che
cos’è il REDDITO DI CITTADINANZA? Si può dire, in prima approssimazione,
che è la distribuzione di una somma di denaro periodica a tutti
i cittadini affinché possano vivere una vita dignitosa indipendentemente
dall’attività lavorativa.
L’idea
del reddito di cittadinanza pone naturalmente molti problemi, ma occorre
dire subito che la sua introduzione non può riguardare solo i disoccupati
o i precari, riguarda tutti: è’ dunque necessario operare, preliminarmente,
una sorta di rivoluzione culturale, quella cioè di decentrare il
concetto di lavoro dalle nostre teste, di liberarsi di questo fardello
mentale per poter ragionare su una diversa politica economica che, come
quella del RDC, investe questioni di esistenza, solidarietà e giustizia
sociale, tenendo presente che il RDC rappresenta una delle poche risposte
che si pongono in alternativa al neoliberismo dilagante e, come principio
di redistribuzione del reddito, si pone naturalmente nel progetto di un
mondo senza lavoro.
Sappiamo
che esiste una dato preliminare fondamentale e cioè che la presente
e futura disoccupazione non sarà riassorbita e che anzi crescerà
sempre di più. Già nel 1994 il rapporto Delors considerava
la disoccupazione un fenomeno non congiunturale, ma strutturale che nessuna
forte ripresa economica avrebbe potuto eliminare.
La
realtà di oggi è che la flessibilizzazione della produzione
e dei capitali, si riverbera in quella del lavoro e ciò, oltre a
favorire la precarizzazione di ruolo di milioni di persone, accentua fattori
di esclusione e di disgregazione, facendo venir meno i legami di solidarietà
sociale.
Il
RDC offre una soluzione al precariato e alla disoccupazione. Tra tutte
le proposte di distribuzione del reddito che in questi ultimi tempi sono
state fatte in Italia, in Francia, in Germania ecc., solo la proposta di
assegnare universalmente il RDC a tutti, indipendentemente dal censo, permette
di partire dall’esistenza, perché permette una scelta soggettiva
autonoma tra valore del lavoro e valore del tempo libero: se vogliamo cominciare
a combattere contro “lo spettro della deregulation universale”, come dice
Caillé, la forma universale è la più indicata per
tentare di cambiare la mentalità lavorista che tende implicitamente
a demonizzare il tempo libero.
Il
RDC non è nato nella mente di qualche estremista o utopista, ma
ha antichi padri: in Kant, Hegel, Russel troviamo argomenti in suo favore:
negli USA il consigliere di Clinton J.Rifkin, ha più volte messo
in guardia i politici di tutti i paesi dai pericoli di una disoccupazione
dilagante e Rawls ha parlato di un minimo vitale che assicuri un diritto
all’esistenza a partire dalla libertà del bisogno. Nel corso dell’ultimo
decennio, la consapevolezza del fatto che il lavoro è diventato
un bene scarso, indisponibile a garantire a tutti i diritti di cittadinanza,
ha fatto si che si avvicinasse al RDC anche un pensatore liberale come
Dahrendorf, preoccupato per la tenuta del contratto sociale. A sinistra
anche Gorz, prima contrario al RDC, nel suo ultimo libro Miserie del presente
e ricchezze del possibile, fornisce molti ponderosi e ponderati argomenti
a suo favore ( in consonanza con l’economia del dono come recupero di un
legame sociale che si sta inesorabilmente disgregando).
In
Italia, molti importanti pensatori propugnano il RDC, anche se gran parte
della sinistra resta fortemente legata ad una tradizione lavorista e vede
il RDC come semplice fuga dal lavoro, come un diritto all’oziosità.
Ma
oggi che la disoccupazione è diventata norma, si aprono enormi problemi
politici e di giustizia sociale e diventa moralmente necessario trovare
altri modi per ridistribuire la ricchezza. Il RDC sgancia il soggetto dalla
coercizione del lavoro offrendo il diritto di esistere anche a chi non
lavora, disancorandolo altresì dal meccanismo del salario ( e dall’azienda
che è il luogo non democratico, autoritario e gerarchico per eccellenza):
ma a monte di tutto ciò resta l’imprescindibile necessità
di una profonda riflessione antropologica per far sì che il soggetto
trovi in sé e non nel lavoro il proprio valore.
Non
è dunque sufficiente richiamarsi al pragmatismo mettendo gli ideali
in secondo piano: non è sufficiente nel momento in cui si introducono
forme di automazione che diminuiscono i posti di lavoro e forme di flessibilità
che lo rendono precario, pensare a come garantire disoccupati e precari
quando non lavorano secondo l’adagio che altrimenti povertà e criminalità
dilagherebbero. In un’ottica non pragmatica, l’introduzione del RDC, significa
invece poter scegliere di non lavorare o quantomeno scegliere durata orario
e intermittenze del lavoro senza imposizioni. Se continueremo a puntare
ciecamente e tristemente sul lavoro che non c’è, i contraccolpi
saranno gravissimi perché il legame sociale si sfalderà sempre
di più. Legalizzando il precariato ci accorgeremo che non c’è
cittadinanza nel lavoro interinale: chi vi è costretto perde ogni
possibilità di controllare le proprie condizioni per via della cieca
subordinazione a cui è assoggettato. Le nuove condizioni lavorative
non creano inclusione, ma esclusione sociale. In conclusione, avere un
reddito indipendente dal salario e dal lavoro, non è una proposta
irrealizzabile, ma un necessario intervento di politica economica, visto
che la tecnologia informatica consente di aumentare la produzione senza
che aumenti l’occupazione. (Liberamente tratto dal pensiero di Cinzio Lombardi)
Il
Tirreno
12
agosto 2001
Interventi. Un dibattito sul lavoro che anticipa gli scenari del futuro prossimo
La filosofia al centro del festival dell'Unità
Cecina.
Quest’anno la Festa dell’Unita’ di Cecina (domani alle 21.30) ha l’opportunità
di ospitare un dibattito importante, su temi che economisti, filosofi e
sociologi stanno ormai discutendo da anni: la centralità o meno
del lavoro, la sua nuova organizzazione (postfordismo), quale futuro aspettarsi,
quali interventi prevedere, sia dal punto di vista economico che etico-politico,
per garantire comunque non solo la sopravvivenza, ma anche la dignità
e la crescita personale di tutti.
Le
posizioni sono diverse: una linea “lavorista” nonostante tutto e una, che
si sta sempre più affermando, che sostiene il valore dell’essere
umano anche senza il lavoro e che propone una società diversamente
organizzata e gestita.
La
mentalità lavorista (il lavoro come unico valore) è certamente
quella più diffusa oggi nella sinistra, ma sembra anche mostrare
sempre di più i suoi limiti, tanto da apparire vecchia e poco credibile,
in una società in cui il lavoro “atipico” e non protetto si sta
diffondendo in modo esponenziale per cause di forza maggiore (le macchine,
i robot, i computer sostituiscono gli esseri umani), ed anche per cause
volute: dal capitalismo, per esempio, che pretende di svincolarsi da ogni
obbligo di natura umana per obbedire soltanto alle leggi di mercato. Economia
e politica tendono, così, ad assimilarsi con un primato, anzi, dell’economia
sulla politica, tanto che i rapporti tra le persone sembrano anch’essi
obbedire alla legge della domanda e dell’offerta, dell’utile e redditizio,
anziché alle norme dell’equo e solidale, dell’onesto e del disonesto,
in una visione della società che potremmo definire contrattualistica.
L’altra
linea, sostenuta da sociologi, filosofi e anche economisti di tutto il
mondo, è sicuramente ancora minoritaria, ma conta fra i suoi sostenitori
personaggi di tutto rispetto, come Jeremy Rifkin, consigliere economico
di Clinton, che prevede la “fine del lavoro”, per la grande maggioranza
delle persone, nel corso dei prossimi 10 o 20 anni; il sociologo
francese André Gorz che, con la sua descrizione del sistema postfordista
dove vengono restaurate “le peggiori forme di dominio, asservimento, sfruttamento
costringendo tutti a battersi contro tutti per ottenere quel ‘lavoro’ che
per altri versi sta abolendo”, afferma la necessità che “il lavoro
perda la sua centralità nella coscienza, nel pensiero, nell’immaginazione”;
il sociologo italiano Domenico De Masi, con la sua ormai famosa teorizzazione
dell’ “ozio creativo”; il pensatore liberale tedesco Dharendorf, preoccupato
per la tenuta del contratto sociale, a causa della mancanza di lavoro;
il filosofo Ermanno Bencivenga, che nel suo libro “Manifesto per un mondo
senza lavoro” auspica un profondo cambiamento di mentalità, una
rivoluzione nel nostro modo di concepire noi stessi e i nostri rapporti
con gli altri, modificando bisogni e desideri per cercare altrove (fuori
dal lavoro) la realizzazione della nostra umanità.
A
sostenere ed esporre questa seconda linea di pensiero, che secondo me si
iscrive a pieno titolo nell’attuale, duro, difficile dibattito per la ricostruzione
di una sinistra credibile, sarà presente il filosofo Ermanno Bencivenga,
ordinario di filosofia all’universita’ della California, ma attualmente
in Italia per dirigere gli scambi tra l’Università della California
e varie università italiane, affiancato da altri due esperti: Cinzio
Lombardi, presidente dell’associazione “Me-Te, Nuove Soggettivita’” di
Bologna, che da tempo si occupa di questi argomenti nelle sue attività
culturali, formative, editoriali di studio e di ricerca e che concentrerà
la sua attenzione sul concetto di “Reddito dI cittadinanza o di esistenza”,
concetto controverso, anche fra gli studiosi, ma familiare a una parte
della sinistra; Carlo Scarfone, un giovane sociologo romano che riconosce
la sua matrice culturale nell’esperienza dei centri sociali e che con i
concetti di “postfordismo”, “esodo dal lavoro” ed altro ha grande dimestichezza.
Sono
convinta che ci siano tutte le premesse per una discussione aperta, vivace,
interessante, a cui soprattutto i giovani dovrebbero sentirsi interessati,
proprio perché i prossimi 10, 20 anni, sono lo spazio della loro
vita.
Renza Bendinelli
Secondo convegno del Gruppo
"Me-te Nuove Soggettività" sul Manifesto per un mondo senza lavoro
Cecina (Li), 3 e 4 novembre
2001
Per dare continuità alle idee contenute nel Manifesto per un mondo senza lavoro, alcuni partecipanti al convegno di Rovigo si sono dati appuntamento per un secondo incontro a Cecina nei giorni 3 e 4 Novembre 2001. In questa occasione il gruppo ha deciso di denominarsi "Me-te Nuove Soggettività"
Il
Tirreno
giovedì 1 novembre 2001
Mercato e umanità
A confronto con Bencivenga
CECINA. Il gruppo «Me-Te Nuove soggettività» si riunirà sabato (dalle 10 alle 20) e domenica (dalle 10 alle 13) all'auditorium di via Verdi di Cecina. Ermanno Bencivenga, filosofo di fama, ci ha inviato quest'intervento per presentare l'appuntamento. Ne diamo pubblicazione.
«In una situazione confusa come quella attuale, con un mondo che
ha portato alle estreme conseguenze la logica del profitto e della
spettacolarizzazione, con una destra ritornata tracotante e
sanguigna e una sinistra flebile e con tante colpe da farsi perdonare,
molti individui sono alla ricerca di una strada politica, sociale e
filosofica nuova. Alcuni di questi individui si sono riuniti intorno alle
idee propugnate nel «mio» Manifesto per un mondo senza lavoro,
libro più di molti altri ingiustamente soggetto all'attribuzione
a un
autore e frutto invece di proficue, interminabili discussioni tra molte
donne e uomini di buona volontà, che non vogliono piegarsi alla
presunta inevitabilità del mercato e alle molte fittizie «costrizioni»
che il nostro Paese - autonomo, autorevole e ricco - dichiara di
dover necessariamente accettare nell'interesse di pochi che ne
governano le sorti. Le tesi in cui questi individui (che, non a caso,
non si sono dati un'etichetta e non intendono formare nessun
movimento o partito) si riconoscono sono: 1) contrariamente a
quanto di solito si afferma, il mercato non è un destino, 2) occorre
preoccuparsi più dell'essere che dell'avere degli umani, 3) questo
essere si definisce nella loro molteplicità, nella loro capacità
d'impegnarsi in progetti e personalità diverse, e nel dialogo che
in
ciascuno di loro avviene per il tramite di tutta questa diversità,
4) la
politica deve essere il modo precipuo per rivendicare a ciascuno
umano il diritto alla sua umanità (cioè diversità),
5) uno Stato che
non faccia di questa rivendicazione (dell'educazione all'umanità)
il
centro dei suoi obiettivi ha dichiarato di fatto bancarotta. Esiste
un'associazione che dibatte tali temi (Me-te Nuove Soggettività)
e
organizza eventi culturali e sociali per promuoverli, una lista
(ermannobencivenga@yahoo.com) in cui essi vengono
animatamente discussi, e il gruppo ha già fatto una prima riunione
a
Rovigo nel marzo scorso perché i partecipanti potessero incontrarsi
e crescere insieme. Il nostro secondo incontro si terrà a Cecina,
dal
2 al 4 novembre, nella saletta dell'Auditorium di via Verdi. Chiunque
fosse interessato è caldamente invitato a partecipare e a portare
il
suo contributo anche critico: non bisogna essere «simpatizzanti»
per poter parlare con noi. Invitiamo in particolare gli esponenti della
politica locale, con i quali alcuni membri del nostro gruppo hanno
avuto il piacere di dialogare in agosto, nel quadro di una iniziativa
organizzata dal Festival dell'Unità».
Ermanno Bencivenga
Ermanno Bencivenga e l'Associazione Culturale Me-te Nuove Soggettività di Bologna organizzano il
Terzo convegno del gruppo "Me-te Nuove Soggettività" sugli sviluppi del Manifesto per un mondo senza lavoro
Bologna, 15-16 Marzo 2002
Bologna. Il terzo incontro del gruppo "Me-te Nuove Soggettività" si è tenuto il giorno 16 marzo 2002 a Bologna presso il Centro Studi Università di California - Italia, sede di Bologna, via Val d'Aposa,7, ore 9.30. Numerosi i partecipanti.
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AS.PE.I
Me-te Nuove Soggettività
Associazione Pedagogica Italiana
Associazione Culturale
Sezione di Bologna
www.comune.bologna.it/iperbole/mete/
c/o Dipartimento Scienze dell'Educazione
mailto:mete@iperbole.bologna.it
via Zamboni, 34, 40126 Bologna
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di Ermanno Bencivenga |
Mercoledì 17 aprile alle ore 15.30
Sala Ulisse
dell'ACCADEMIA DELLE SCIENZE
Via Zamboni,31 - Bologna
Era presente l'autore, ordinario di Filosofia presso l'Università di California, Irvine
Lo hanno interrogato:
Prof. Gianni Balduzzi, docente di Storia dell'educazione,
Bologna
Dott. Cinzio Lombardi, associazione Me-te Nuove Soggetività
Introduzione:
Prof. Vittorio Telmon, emerito di pedagogia, Bologna