Un esempio di aggregato primitivo

MONTE BIBELE

Tracce dell'insediamento etrusco-celtico di Monte Bibele; in primo piano: resti di mura circondanti le primitive abitazioni; in secondo piano: la cisterna utilizzata per  la riserva dell'acqua

Le impressioni - Informazioni brevi - Gli esiti degli scavi


Le impressioni

La salita a Monte Bibele è un progressivo allontanamento dall'inquinata e rumorosa città di Bologna. Durante il tragitto si è ad un certo punto costretti a camminare sul fango, assediati dal pericolo di scivolare e dalla spiacevole sensazione della viscidità del terreno; questi disagi sono però trascurabili se li si rapporta al piacere di poter respirare profondamente, accogliere più aria nei polmoni e sentire una ventata di fresco che punge il viso e dona una sferzata di energia, capace di risvegliare l'attenzione e che potrà permetterti di percepire l'avvento di nuovi odori: quello dell'umidit^ presente nell'aria, quello dell'erba che non ha ancora incontrato i raggi del sole e quello della fanghiglia che la affianca.

Ai nostri occhi si presentano spazi aperti, l'orizzonte si allontana e per raggiungerlo la vista incontra le infinite tonalità del verde, chiaro e vivace nelle vallate, scuro e cupo sulle cime, e le sfumature del grigio-azzurro del cielo con rare aperture dalle quali si intravede il sole.

Se non fossimo una scolaresca chiassosa potremmo sentire il rumore del vento tra le foglie o i suoni emessi dagli animali, in particolare dagli uccelli; purtroppo però sovrapponiamo le nostre voci al loro canto e le soffochiamo.

Giunti all'abitato di Pianella di Monte Savino, sentiamo la presenza di quell'affascinante mistero che caratterizza ogni sito archeologico. E' così che nasce in noi la curiosità di sapere come si viveva in questo abitato, quali siano stati i motivi della scelta del luogo e a cosa servisse ogni parte del complesso. E tante altre domande che aumentano man mano che si scoprono nuovi particolari, in quanto ogni oggetto richiede una propria descrizione.

Il fatto che le dimensioni di Monte Bibele siano molto ridotte se paragonate a grandi siti archeologici come Pompei, Cerveteri o Aquileia, ci permette tuttavia di vedere nel piccolo come attitudini e comportamenti dell'uomo antico si siano ripetuti, con adattamenti e diversificazioni, nell'uomo moderno.

(Chiara Biondi)

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Informazioni brevi

Monte Bibele

Il sito di Monte Bibele si trova fra i due bacini idrografici dell'Idice e dello Zena, ed ha subito un insediamento prima etrusco, poi etrusco-celtico.

Le ricerche svolte finora hanno mostrato che sul fianco orientale della montagna (Pianella di Monte Savino) ci fu un consistente villaggio formato da numerose case di pietra.

Al momento riesce difficile definire bene l'organizzazione spaziale dell'intero abitato, ma si possono evidenziare alcune caratteristiche:

 

Perché fu fondato il villaggio?

1. Dal Monte Bibele sgorgano sorgenti d'acqua, anche di acqua solforosa e ancora alla fine del Settecento dalle falde della montagna scaturivano acque tiepide (nel medioevo era chiamato Monte Bibulo per la disponibilit^ di acque da bere).

2. Nel villaggio sono state trovate scorie ferrose, prodotte da un'attività metallurgica svolta se non nell'area dell'abitato, almeno nelle vicinanze. Il Bibele, infatti, si trova al centro di un grosso distretto minerario di rame e gesso, utilizzato intensamente dal XVII al XIX secolo e quindi, presumibilmente, anche nell'antichità.

Monte Bibele

Quando cessò di vivere?

L'abbondante documentazione di ceramica liscia o suddipinta, principalmente documentazione etrusco-volterrana, ricopre un arco cronologico dal IV al II sec. a.C., con una concentrazione nel III sec. a.C.

Anche le monete non vanno molto addentro al II sec. a.C.

Dunque i reperti inducono a pensare che le tracce dell'incendio che distrusse l'abitato, risalgano alla fine del III-inizi del II sec. a.C., quando i romani conclusero le operazioni militari contro i galli Boi (191), fondarono la colonia latina di Bononia (189) e strutturarono la Flaminia Minore (187), di fronte a Monte Bibele.

(Alberto Pagnetti, Giulia Zanetti)

 


Gli esiti degli scavi

Monte Bibele

La scoperta del sito di Monte Bibele fu casuale: alcuni cacciatori alla ricerca di un tasso trovarono dei resti, tra cui una statuetta del V secolo, che immediatamente consegnarono agli enti interessati. Nel giro di 10 anni gli scavi iniziarono. Nel complesso delle successive campagne di scavo curate dall’Istituto di Archeologia dell’Università di Bologna, si è ricostruita la storia complessiva del sito.

Gli scavi, dal 1970 al 1973 furono compiuti frettolosamente e senza documentazione e questo ha portato dei danni agli strati archeologici.

La storia di Monte Bibele cominciò nel 3000 a.C. nell’età del rame, e proseguì nel 1600-1400 a. C. alla fine dell’età del bronzo. In seguito il luogo fu abbandonato e ripopolato nel IV secolo a.C. dagli Etruschi e poi dai Celti.

Il villaggio etrusco-celtico di Monte Bibele ci tramanda immagini suggestive e uniche della vita quotidiana del tempo e ci illustra in modo attendibile come era strutturato quel particolare insediamento.

Il territorio sul quale sorse il villaggio è in forte pendenza e questo inconveniente fu risolto in modo brillante con una serie di terrazzamenti artificiali rispondenti ad un preciso e rigoroso piano regolatore. Questo metodo venne utilizzato dagli Etruschi che lo copiarono dai loro predecessori, con l’unica differenza che non utilizzarono per la parete a monte la natura, cioè un fianco della montagna, ma tagliarono quest’ultima per costruire dei muri in sassi, gli stessi muri che, anche se logorati dal tempo, vediamo noi oggi. Per far ciò dovettero tagliare, se non sradicare molti alberi; la stessa cosa l’hanno fatta gli archeologi per aver più spazio e poter meglio studiare i resti. Come gli antichi, oggi, noi disboschiamo per ricavare del terreno dove poter costruire.

I tetti di queste piccole case, costituite solo da un locale, con presumibili sopraelevazioni, erano spioventi verso valle. Davanti alle case c’erano delle piccole strade (oggi per la loro minutezza li chiameremmo sentieri) dove l’acqua dai tetti cadeva e, dato che il villaggio era costruito in una pendenza, tuttora accentuata , essa scendeva finché non arrivava alla fine del villaggio. Noi, oggi, possiamo dire che queste piccole strade fungevano da "fogne".

L’approvvigionamento idrico era garantito da una capace cisterna che conteneva fino a 80000 litri d’acqua e che era sfruttata da tutta la popolazione. Possiamo dire che gli Etruschi erano maestri di queste costruzioni e che per questo piccolo villaggio l’acqua era molto importante: ciò è confermato dal fatto che la parola "Bibele" deriva dal verbo latino "bibo" che significa, appunto, bere.

Sull’attività giornaliera degli abitanti sappiamo, grazie agli oggetti trovati (i quali sono esposti nel Museo di Monterenzio), che le donne si dedicavano alla filatura ed alla tessitura, mentre gli uomini alla tosatura degli ovini, alla coltivazione degli appezzamenti di terra e all’estrazione di arenaria che serviva sia per edificare le abitazioni che per altre diverse costruzioni. Grazie ai resti ossei, possiamo poi dedurre che accanto alle attività esclusivamente agricole si praticava l’allevamento di animali.

Gli antichi vedevano il terreno come una via di comunicazione con gli Inferi. Infatti gli uomini versavano dei liquidi, per loro sacri, nel terreno, così scivolando giù, secondo loro, sarebbero arrivati fino agli Inferi. Da sempre e a volte in modi diversi, a seconda delle epoche, relazioni spaziali (quale appunto la differenza alto\basso) sono stati assunti dalle varie culture, consapevolmente o inconsapevolmente, per trasmettere alcune percezioni del mondo e della vita. Un esempio è il pensare che il mondo dei morti si collochi in basso, nelle viscere della Terra (infra = sotto; Inferus Infernus), e che la morte comporti una "discesa".

L’abitato e la necropoli sono su due versanti diversi. Nella necropoli, situata su Monte Tamburino, la successione delle tombe determina la loro età, infatti gli antichi cominciarono a porre le tombe nella parte più alta del monte. Dagli oggetti trovati dentro le tombe si è potuto sapere molto sugli abitanti del villaggio. Un esempio è il ritrovamento di uno strigile (oggetto che veniva utilizzato dagli atleti per togliersi e pulirsi dall’olio, dalla polvere e da sudore) che certamente non veniva prodotto nel villaggio, ma è un oggetto d’importazione. Anche da questo possiamo dedurre la possibilità e la presenza di commercio di queste popolazioni.

(Angela Serenari)

Si ringraziano il Prof. Daniele Vitali dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Bologna e la Dott.ssa Laura Minarini per la guida alla visita del sito.