
Scuoiati vivi
Come è cambiato il mercato delle pellicce, il ruolo della Cina
Negli ultimi anni la riduzione delle vendite di pellicce ha determinato una energica reazione delle industrie del settore e la ricerca di un nuovo e proficuo sistema di commercializzazione delle pelli. La pelliccia in senso tradizionale non incontrava più l’apprezzamento delle donne e non era più un prodotto in grado di adattarsi alle nuove tendenze. La risposta ha richiesto una ristrutturazione del settore e la ricerca di nuovi modi di disegnare e proporre la pelliccia, con la proposta di capi di vestiario in pelliccia accessibili a chiunque; accessori, ritagli, inserti e rifiniture di pelliccia sono oggi discutibilmente considerate “chic” e “trendy” e stanno contribuendo al rilancio di questo prodotto. Invece di costose e lunghe pellicce, questo cruento prodotto è usato per le rifiniture e l’ornamento dei capi di abbigliamento e accessori. Eppure sia che sia cucita per farne un lungo cappotto, sia che guarnisca colli, cappelli, borse o guanti, si tratta sempre di pelle orribilmente strappata agli animali, per banale vanità e, evidentemente, senza alcun rispetto per la vita di questi esseri viventi.
La maggior parte di queste pellicce proviene dalla Cina, che domina la gran parte del mercato internazionale con i suoi prodotti a basso costo. Non è un caso, infatti, che questa strategia commerciale trovi nelle grandi catene della distribuzione organizzata, i centri commerciali e gli ipermercati, il loro canale distributivo ideale. Ovviamente questi capi sono venduti anche in negozi tradizionali di abbigliamento. E’ necessario che il consumatore sia informato di come questi apparentemente innocui “pezzetti” di pelliccia, rappresentino in realtà una terribile sofferenza per milioni di animali. Questi capi di abbigliamento in pelliccia non sono etichettati e l’unico modo di non essere complici di questa inaudita strage, è quello di evitare di acquistare qualsiasi indumento o accessorio che contenga anche il minimo ritaglio di pelliccia.
Le richieste della LAV al Governo italiano, la petizione
Con una petizione indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri delle Attività Produttive e della Salute, ai Presidenti di Camera e Senato, la LAV chiede una legge che chiuda il mercato italiano al commercio di pellicce provenienti dalla Cina. In particolare la LAV chiede:
- il divieto di importazione e di cessione a qualsiasi titolo su tutto il territorio nazionale di pelli di animali allevati o commercializzati sul territorio della Repubblica Popolare Cinese;
- l'obbligo di etichettatura di tutti i capi contenenti spoglie (intere o parti) di animali sottoposte a concia o altri trattamenti che mantengano inalterata la struttura naturale delle fibre, indicando espressamente la specie utilizzata, il metodo di allevamento, il metodo di uccisione, l'azienda di confezionamento e il Paese di provenienza. Tale obbligo dovrà essere applicato anche a peluche e gadget realizzati con i suddetti materiali.
Oltre alla petizione, per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica, la LAV ha predisposto uno specifico sito informativo: WWW.NONLOSAPEVO.COM proprio per sottolineare la natura sconosciuta e nascosta di questo orribile mercato di morte. Il sito contiene una sintesi dei risultati dell’investigazione condotta in Cina, è possibile visualizzare il filmato che testimonia le reali e inimmaginabili condizioni di allevamento e uccisione degli animali “da pelliccia” in Cina e firmare la petizione invitando altre persone a conoscere questa realtà.
(Uso consentito citando la fonte: LAV, Swiss Animal Protection SAP, East International)
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Salviamo i cavalli vivisezionati dall'Università di Bologna
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Oltre ai pareri tecnici sottoscritti dal Dirigente Medico Veterinario dott. Enrico Moriconi e dal Medico Chirurgo dr. Stefano Cagno, che esprimono perplessità circa la metodica proposta di soppressione dei cavalli, la LAV ricorda che per un esperimento analogo all'Università degli Studi di Pisa, vi è stata la piena riabilitazione degli animali coinvolti.
Lo stesso Ministero della Salute, inoltre, nell'autorizzare l'esperimento, aveva suggerito che dovesse "essere valutata con attenzione l'eventuale reimmissione dei soggetti nella loro filiera zootecnica di provenienza."
Unitamente alla diffida, la LAV ha presentato istanza di affidamento dei tre cavalli, come previsto dalle norme in vigore.
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