
Scuoiati vivi
La drammatica realtà del mercato di pellicce in Cina
e le complicità di Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone e Russia.
(Uso consentito citando la fonte: LAV, Swiss Animal Protection SAP, East International)
Negli ultimi anni alcuni Paesi hanno scelto di abolire gli allevamenti di animali “da pelliccia”, in altri, come l’Italia, si sono poste in essere condizioni così rigorose da rendere questo allevamento antieconomico, prefigurandone una progressiva scomparsa in considerazione di una dura condanna sia etica, da parte dell’opinione pubblica, che scientifica grazie ad importanti studi di etologi che hanno dimostrato la crudeltà dei metodi di allevamento.
Il settore ha quindi trovato nuove soluzioni all’allevamento degli animali e la Cina è il Paese che ha saputo fornire concrete risposte a una domanda di assenza di regole e vincoli all’allevamento di milioni di esseri viventi. La Cina è diventata la più grande produttrice ed esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in pelliccia; non ha leggi a tutela del benessere degli animali allevati, non ha norme che vietino gli atti di crudeltà nei confronti degli animali, e così i Paesi Europei possono eludere le norme restrittive interne decentrando gli allevamenti e in più risparmiano sulla mano d’opera. Negli ultimi dieci anni sono così sorti migliaia di allevamenti in Cina, a un ritmo di crescita che neppure le statistiche del commercio mondiale riescono a descrivere.
L'investigazione in Cina
L’Associazione Svizzera per la Protezione degli Animali e l’Associazione East International hanno realizzato la prima investigazione al mondo sulle condizioni di vita degli animali “da pelliccia” negli allevamenti cinesi. L’investigazione, svoltasi nella seconda metà del 2004 e nel mese di gennaio 2005, è stata condotta in maniera segreta, nelle principali province cinesi in cui è praticato questo tipo di allevamento (Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei) e ha documentato per la prima volta la totale assenza del più elementare rispetto degli animali, condizioni di vita inimmaginabili e animali scuoiati vivi.
Animali da "pelliccia" e allevamenti
Le specie maggiormente allevate per la pelliccia sono la volpe rossa, la volpe artica, il procione, il visone e i conigli della specie Rex ma anche innumerevoli cani e gatti (l’importazione e il commercio di pelli e pellicce di cani e gatti in Italia è vietata da alcuni anni, prima con un’Ordinanza e ora dalla Legge 189/04). Gli investigatori hanno documentato la diffusa presenza di piccoli allevamenti di animali da pelliccia, spesso gestiti come azienda familiare. Gli allevamenti di medie dimensioni occupano dai 10 ai 15 dipendenti, mentre aziende di grandi dimensioni impiegano da 50 ad alcune centinaia di braccianti. Nelle province in cui si allevano animali da pelliccia da più anni, molte aziende di medie dimensioni con un numero di animali compreso tra 1.000 e 10.000, sono state rafforzate con investimenti esteri, al fine di ottenere un sicuro e controllato approvvigionamento di pelli verso l’Occidente.
Gli allevamenti di maggiori dimensioni stanno sviluppando internamente attività di inseminazione artificiale e riproduzione degli animali, uccisione, lavorazione delle pelli, concia e tutti i servizi post produzione, compresa l’esportazione verso altri paesi. Questo conferma la capacità della Cina di essere leader nella produzione e nei servizi per le aziende di moda di tutto il mondo.
Il giro d'affari in Cina e nel mondo
Membro della IFTF (International Fur Trade Federation), la Cina è la più grande produttrice ed esportatrice al mondo di capi di abbigliamento in pelliccia: nel 2004 il valore del commercio di pellicce e capi in pelliccia di origine cinese ha raggiunto i 2 miliardi di dollari statunitensi, con importazioni pari a 327 milioni di dollari.
Il giro d’affari mondiale derivante dalla vendita di pellicce ha raggiunto, nel biennio 2001-2002, l’importo di 11 miliardi di dollari statunitensi. L’Unione Europea è la più grande consumatrice di pellicce di tutto il Pianeta; nel biennio 2002-2003, il commercio di pellicce dei Paesi dell’Unione Europea, si stima abbia raggiunto circa 4,5 miliardi di dollari statunitensi. Dati ufficiali dell’Associazione cinese dell’industria delle pellicce indicano che in Cina le importazioni di pellicce sono aumentate del 54% e le esportazioni del 123% nel corso del 2003. Più del 95% dell’abbigliamento prodotto in Cina è venduto nei mercati d’oltre mare, in particolare a Europa e Italia, USA, Giappone, Corea e Russia, con l’80% di pellicce esportate da Hong Kong verso Europa, Stati Uniti e Giappone. Secondo il Sandy Parker Report la Cina ha esportato 1,2 milioni di dollari statunitensi in rifiniture di pellicce verso gli Stati Uniti nel solo gennaio 2005. Avere statistiche precise sull’esportazione di questi prodotti è difficile perché le “rifiniture” non sono specificate in dogana. Inoltre i commercianti al dettaglio possono importare delle partite che poi vengono nuovamente esportate verso un altro paese.
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