
Campagna contro i canili lager e il business randagismo
I "canili lager" e il business randagismo sono fenomeni che coinvolgono, ogni anno, circa 140.000 animali abbandonati e centinaia di milioni di euro destinati alla gestione del fenomeno e dei canili.
I cosiddetti "canili lager", la cui nascita e diffusione sono riconducibili al fenomeno del randagismo, legato a sua volta a quello dell'abbandono, sono strutture dove i cani sono costretti a vivere (o, meglio, a sopravvivere), finanziate attraverso convenzioni stipulate con i comuni che stanziano da 2 a 7 euro per cane. Un canile con 1000 cani può arrivare ad aggiudicarsi un appalto di 2.5 milioni di euro. Soldi che non vengono spesi per migliorare la struttura o mantenere i cani in condizioni dignitose, ma che finiscono nelle tasche dei gestori, persone senza scrupoli che hanno trovato un modo sicuro per arricchirsi sfruttando le sovvenzioni pubbliche e rischiando pochissimo. Trattandosi di strutture private, l’accesso al pubblico viene negato, e il compito di verificare la gestione dei canili dovrebbe essere assolto dalle Aziende USL; purtroppo, i controlli, quando sono fatti, sono spesso insufficienti.
Per sconfiggere questo fenomeno criminale, far chiudere i canili lager e soprattutto evitare che in futuro se ne aprano di nuovi, è necessario affrontare in modo globale il fenomeno degli abbandoni e del randagismo; per questo, la LAV propone una integrazione alla Legge quadro 281 del 1991 che da un lato preveda misure efficaci di contrasto alla diffusione del randagismo e dall’altro imponga vincoli e controlli a coloro che gestiscono i canili.
Queste giornate saranno anche l’occasione per poter parlare di abbandono, in particolare le pene previste dalla 189/04 (ottenuta grazie alla mobilitazione della LAV), e spingere le persone a denunciare i responsabili di tali atti. Un cane abbandonato ha molte probabilità di finire investito da un'auto (spesso provocando anche incidenti alle persone), o di subire maltrattamenti, o di essere utilizzato per combattimenti clandestini e, se finisce nelle gabbie di un canile, alimenta il deprecabile meccanismo di affari di milioni di euro gestito da affaristi senza scrupoli, il business dei “canili lager”.
Saremo in piazza per presentare all’opinione pubblica questa nuova campagna della LAV e per raccogliere firme cedendo le classiche uova di cioccolato equosolidale; la petizione, tra le altre cose, chiede espressamente di chiudere i canili lager, stabilire a 200 il numero massimo di cani per canile, la sterilizzazione obbligatoria, la promozione di campagne di adozione ed un'efficiente anagrafe canina e felina.
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Salviamo i cavalli vivisezionati dall'Università di Bologna
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Oltre ai pareri tecnici sottoscritti dal Dirigente Medico Veterinario dott. Enrico Moriconi e dal Medico Chirurgo dr. Stefano Cagno, che esprimono perplessità circa la metodica proposta di soppressione dei cavalli, la LAV ricorda che per un esperimento analogo all'Università degli Studi di Pisa, vi è stata la piena riabilitazione degli animali coinvolti.
Lo stesso Ministero della Salute, inoltre, nell'autorizzare l'esperimento, aveva suggerito che dovesse "essere valutata con attenzione l'eventuale reimmissione dei soggetti nella loro filiera zootecnica di provenienza."
Unitamente alla diffida, la LAV ha presentato istanza di affidamento dei tre cavalli, come previsto dalle norme in vigore.
Clicca qui per partecipare alla protesta e sostenere la LAV nella richiesta di affidamento dei tre cavalli.
