STORIA

DELL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE

DELLA LOMBARDIA E DELL'EMILIA

 

L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia trova le sue radici in un'iniziativa di Pietro Stazzi, docente universitario e ricercatore di grande fama, che a Milano, nel 1907, creava, prima in Italia, una "Stazione Sperimentale delle malattie infettive del bestiame".

L'evento innescò la nascita a catena di iniziative analoghe in tutto il paese. Fu intorno agli anni Venti che gli allevatori bresciani progettarono una loro Stazione Sperimentale che prese forma nel 1921, in un ormai famoso cascinale della "Forca di cane", una località dell'immediata periferia della città.

L'iniziativa ebbe, pur tra molte difficoltà, un successo travolgente, trovando negli allevatori, negli enti locali, negli organismi di credito, un terreno straordinariamente sensibile e fertile, ma soprattutto grazie a uomini dotati di grande capacità che nel nascente Istituto gettarono ogni loro energia.

Bruno Ubertini, allora giovane di grande talento, divenne, in qualche decennio, all'interno dell'Istituzione bresciana, un grande maestro della veterinaria italiana. Il suo laboratorio, ereditato dal primo direttore prof. Luigi Cominotti, fu, nel giro di pochi anni, un polo di cultura veterinaria capace di concentrare su di sé l'attenzione di una vasta utenza: dal veterinario, che trovava in esso il necessario completamento alla pratica clinica, all'allevatore grande o piccolo, che nella consulenza di Ubertini individuava la strada da percorrere per uscire da situazioni sanitarie spesso pesanti. Ricercatore eccelso, egli affrontò con intelligenza ed intuizione ogni problematica inerente al miglioramento sanitario del patrimonio zootecnico. Per il suo spirito e per la sua capacità di grande ed eclettico organizzatore, va certamente considerato il creatore dell'Istituzione bresciana e l'artefice primo del suo enorme sviluppo.

Grazie ad una amministrazione oculata e propositiva, guidata dal dr. Angelo Pecorelli, vennero superate le ristrettezze dei primi anni, trovando nella Banca Credito Agrario Bresciano e nella contribuzione volontaria degli allevatori, il supporto economico necessario per sopravvivere negli anni difficili. Il reperimento di fonti importanti di autofinanziamento, saggiamente gestite, derivate da attività produttive di elevata tecnologia ed affidabilità e realizzate da una schiera di ricercatori capaci e motivati, permisero il decollo definitivo dell'Istituto, teso verso traguardi che andavano ormai oltre l'interesse locale.

E' del 1947 la fusione della Stazione di Brescia con quella di Milano, evento che portò alla nascita dell'Istituto Zooprofilattico delle Province Lombarde, elevato, con decreto del Presidente della Repubblica, ad Ente dotato di personalità giuridica.

Con l'espansione della propria attività ad alcune province emiliane, l'Istituto lombardo divenne nel 1959 "della Lombardia e dell'Emilia", denominazione attuale che, con legge dello Stato, sancisce la sua giurisdizione sulle due regioni.

L'assetto istituzionale dell'Istituto Zooprofilattico subiva nel 1970, con atto legislativo, una profonda revisione. Da ente che, pur svolgendo alcuni servizi pubblici, aveva fino ad allora mantenuto una figura giuridica privata, fu dalla legge 503/70 trasformato in ente sanitario di diritto pubblico operante in stretto rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.).

Con il decreto di riorganizzazione del S.S.N. (D. lgs. 23/12/92 n.502) venne demandato alle Regioni il compito di individuare le modalità di raccordo funzionale tra i Dipartimenti di prevenzione (nei quali sono inseriti i servizi Veterinari delle Aziende USL) e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, per il coordinamento tecnico dell'attività di Sanità Pubblica Veterinaria.

Nel 1993 infine il Governo approvò il Decreto Legislativo 30/6/93 n. 270 relativo al riordinamento degli I.Z.S.; con il quale, è stata meglio definita la loro collocazione istituzionale; infatti è previsto che, pur mantenendo una loro autonomia gestionale e tecnica, essi operino:

Con lo stesso decreto è stata demandata alle Regioni di competenza la definizione di obiettivi e di indirizzo per l'attività dei medesimi.

 

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Aggiornato il giorno 14 ottobre 1997