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Programmi
In questo meraviglioso contenitore di profumi e colori chiamato Mediterraneo, la musica, tra le altre arti e scienze, si arricchì dalla fusione di culture diverse ed importanti. Ciò che vogliamo rappresentare è una miscela di suoni, ritmi e parole in una suadente fusione tesa alla restituzione di quel concetto di "ben vivere" auspicato dagli arabi di Spagna e Sicilia. "Ondas do mar" è il ricordo di una tradizione che va recuperata e che trae origine da un tempo in cui le dominazioni politiche non ostacolavano gli scambi culturali tra i popoli. Le composizioni proposte rappresentano una parte del discorso. Il repertorio di volta in volta si arricchisce di nuovi contributi. Per questo programma abbiamo scelto un repertorio che potesse sufficientemente esprimere il mondo musicale del XIII secolo dalla Spagna alla Sicilia fino alle terre dei greci e dei turchi. Composizioni profane e sacre si mescolano nel rispetto delle etnie e dei credo religiosi; facendo scoprire un mondo, impensabile per certuni, in questo secolo di stravolgimenti e di irriverenze etniche e culturali. Anche per gli strumenti musicali la scelta suggeritaci dall'iconografia del codice Escorial jb 2 E 2 ci ha permesso di recuperare strumenti a volte ancora in uso affiancati da copie ricostruite appositamente.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : controtenore, liuti Paolo Faldi : flauti, cialamelli Marco Muzzati : salterio, percussioni Gianfranco Russo : viella

Per secoli la Chiesa ha seguito l'esempio degli Ebrei da cui aveva ricevuto la scrittura, decidendo per l'ipotesi divina dell'amore: l'amore tra Dio e l'uomo, o meglio, il reciproco vincolo d'amore tra Dio e l'essere umano. Per i Cristiani il vincolo di cui si parla unisce Dio alla Chiesa. Il Dio che ama il nuovo popolo è quindi Cristo e la Chiesa è l'immagine archetipa di Maria. Attraverso la riproposta si composizioni legate al Cantico dei Cantici percorriamo un viaggio attraverso il complesso mondo delle simbologie medievali. Il Cantico espone la filosofia della vita spirituale; in esso si descrive l'unione totale dell'Anima con Dio. Attraverso i due personaggi: lo Sposo e la Sposa, cioè Dio e l'Anima, si percorrono le tappe dell'amore secondo un linguaggio carnale che è la trasfigurazione dell'amore spirituale. L'alto contenuto simbolico del testo della Vulgata e dei testi ad esso ispirati, uniti alla bellezza delle melodie fanno di questo componimenti i capolavori dell'arte medievale.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Alessandro Carmignani : tenore Vincenzo Di Donato : tenore Matteo Zenatti : tenore Antonio Domenighini : baritono Stefano Albarello : controtenore, liuti Paolo Faldi : flauti, cialamelli Marco Muzzati : salterio, percussioni, campane Gianfranco Russo : viella

Con il termine lauda si indentificavano, almeno fino al XII secolo, gli alleluia ed i tropi del Gloria. Col passare del tempo si arrivò ad una trasformazione di questi componimenti, sino ad allora in latino e ad esclusivo uso per le festività dell'anno liturgico, dando vita alla lauda spirituale in lingua volgare. In Italia tra XII e XIII secolo questo nuovo genere ebbe un forte incremento, entrando a far parte dei canti della liturgia. Ad un così vasto fenomeno, patrimonio delle confraternite laiche, la lauda in latino resistette proprio perché era rimasta, tradizionalmente, patrimonio del clero che l'aveva custodita gelosamente nei monasteri. Un importantissimo esempio di questo genere è rappresentato da una serie di composizioni conservate in un codice della Biblioteca Nazionale di Torino (cod.F,I,4) proveniente dal Monastero di San Colombano in Bobbio. Si tratta di tredici composizioni in forma strofica a "stanza" e "ripresa" che, nel linguaggio, nell'argomento e nella struttura si avvicinano alle laudi in volgare. E' possibile che questi canti venissero eseguiti durante le funzioni pubbliche, questo è provato dal fatto che una di queste: "Felix est egressio", sembra fosse stata aggiunta ai normali canti delle funzioni per porre un freno al dilagare di componimenti profani adottati anche dal clero e assai popolari presso i fedeli. A questo si aggiunga l'importante collocazione geografica di Bobbio situata su una delle vie principali di pellegrinaggio che dalla Francia portavano a Roma, Monte Sant'Angelo e Bari. Ma il fatto che il monastero fosse un "hospitium" per i pellegrini di passaggio, ci induce a credere che questo genere di chiaro richiamo popolare per la semplicità di certe sue melodie e la forma "ballata" si possa accostare ai rondelli e alle cacce del Monastero Monserat in Spagna.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Vincenzo Di Donato : tenore Paolo Fanciullacci : tenore Matteo Zenatti : tenore Antonio Domenighini : baritono Stefano Albarello : controtenore, liuto, gittern Paolo Faldi : flauti, cialamello Marco Muzzati : salterio, percussioni Alberto Ponchio : cialamello Gianfranco Russo : viella

Giovanni Sercambi nacque a Lucca nel 1348, durante la peste, da famiglia Benestante. Scrisse le novelle probabilmente sul finire del secolo, ambientando la storia nel febbraio del 1374 durante la peste che colpì la toscana ed in particolare la città di Lucca. In quel tempo un gruppo di lucchesi decide di intraprendere un viaggio per lungo la penisola, proprio per sfuggire a tale flagello. Durante le soste del lungo viaggio vengono, narrate per intrattenere la brigata, storielle spesso piccanti e si cantano e suonano ballate e madrigali. In parte le storie narrate si riferiscono a fatti realmente accaduti e le musiche eseguite sono state rintracciate in vari codici secondo la musica di illustri autori dell'ars nova italica. Lo spettacolo che proponiamo offre uno spaccato di licenziosità e cultura trecentesca che con diletto di parole e suoni ci riporta al tempo di Dante, Petrarca e Boccaccio. La recitazione delle piccanti novelle di donne e gabbati poveruomini si alterna alla freschezza delle ballate trecentesche.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : controtenore, liuto Vincenzo Di Donato : tenore Paolo Faldi : flauti Marco Muzzati : salterio, percussioni Gianfranco Russo : viella con Vincenzo Versari : narratore Adattamento e drammaturgia di Domenico De Martino
Si tratta di una rievocazione musicale e non solo, delle "libertades decembris", conosciute anche sotto altri nomi ed in uso nel medioevo durante le feste di dicembre e del primo dell'anno. Dopo le profezie per la venuta di Cristo (Ludus Danielis) arrivava il Natale con il dramma dei pastori, poi si entrava nel nuovo anno, che veniva celebrato con le feste degli scolari. Di questi uffici goliardici, che si ebbero anche presso le scholae italiche ricordiamo fondamentalmente l'Officium di Petrus de Corbolio. Qui la passione musicale e rappresentativa degli studenti si attuava con grande sfoggio di testi, processioni e parodie liturgiche è la: Anni novi novitas. Non si tratta di una mera dissacrazione del concetto religioso, bensì di una colta lettura del testo sacro come momento di rivalsa. Con profonda cognizione il chierico mescolava i temi del "credo", giungendo ad una seria satira del costume e della lascivia della Chiesa, in espiazione dei peccati. Così una volta All'anno tentando forti imprese si allontanava il peccato per vivere nella fede, in una continua ricerca del "Bene" che lotta averroisticamente contro il "Male". Come si è detto, anche in Italia questo tipo di feste ebbero larga diffusione; a Parma, la "Festivitas Episcopelli" si celebrava ancora nel XV secolo; l'Ordinarium racconta che la festa era stata istituita affinché i superiori diventassero inferiori e viceversa. L'operazione svolta in questo ambito vuole offrire l'idea di fondo che dominava nella vita dello scolaro medievale.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : controtenore, liuti Alessandro Carmignani : tenore Vincenzo Di Donato : tenore Matteo Zenatti : tenore Paolo Faldi : flauti, cialamelli Marco Muzzati : salterio, percussioni Alberto Ponchio : flauti, cialamelli Gianfranco Russo : viella
Lo spettacolo è in forma scenica.
Il Mistero di Sant'Agnese conobbe nel medioevo una certa diffusione letteraria in lingua francese. Ma il martirio narrato nel codice conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana è da ritenersi unico nel suo genere. Il testo è contenuto all'interno di un codice misto, comprendente testi di vario genere e datati tra XII e XV secolo. Tali fascicoli furono evidentemente rilegati insieme in data posteriore rispetto ai documenti in esso contenuti e in alcuni casi ridotti di dimensione per uniformità del volume.
Si tratta, presumibilmente, di un testo (in lingua provenzale) scritto per essere rappresentato in ambito non ecclesiastico. La storia tratta dalla vita della Santa così come narrato dallo Pseudo-Agostino era stata drammatizzata dando parola e volto ai molti personaggi. Ma ciò che rende di importanza maggiore questo testo sta nel fatto che all'interno delle parti recitate sono inseriti dei testi con musica cantati dai personaggi del dramma.
Le musiche adottate sono contraffatti di componimenti preesistenti; le melodie adottate fanno parte del repertorio musicale provenzale e ad esclusione di tre brani risultano a tutt'oggi conosciute col testo originale. Questo dramma va inserito in quel filone di teatro religioso popolare fiorito in ambito laico e rappresentato fuori dalle chiese.
Per quanto riguarda l'aspetto musicale ci sembra di importante interesse la riproposta interpretativa di queste musiche che ci permettono di riascoltare motivi sconosciuti della tradizione musicale provenzale popolare. Accanto a questo collage di composizioni affianchiamo un altro racconto musicale: Il Martirio di Santo Stefano, nel quale il contrafactum del "Veni creator" con testo in provenzale si alterna ad una salmodia latina.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Monica Piccinini : canto (Aines) Cristina Calzolari : canto (Mater) Anna Simboli : canto (Soror) Marco Scavazza : canto (Christus) Antonio Domenighini : canto (Gabriel, Michael) Matteo Zenatti : canto (Raphael) Stefano Albarello : canto (Apodixes, Prephectus), liuto Paolo Faldi : flauti, cialamelli Marco Muzzati : salterio, percussioni Gianfranco Russo : viella
Vincenzo Versari : (Historicus) Progetto luci di Giovancosimo De Vittorio

Il secolo XIII vide la nascita di due nuovi ordini religiosi che, nella storia e nella cultura dell'occidente, lascieranno un segno ancor oggi evidente; si tratta dei Frati Minori di Francesco e dei Predicatori di Domenico. Quest'ultimo sorto per volontà di San Domenico di Guzman e riconosciuto come "Ordine dei Padri Predicatori" da Onorio III nel 1216, attraverso l'osservanza della regola di Sant'Agostino, fece proprio della predicazione evangelica il fine della sua esistenza. Sebbene la diffusione dell'Ordine fu rapida ed estesa, si giunse abbastanza tardi ad una canonizzazione dei libri liturgico - musicali, sancita ufficialmente solo nel 1256 nel Capitolo Generale tenuto a Saint Jaques a Parigi. Si giunse così alla redazione del "Correctorium Sancti Jacobi" conosciuto anche come "Correctorium Humberti", dal nome del suo redattore, il quinto Maestro Generale dell'Ordine Humbert de Romain. Il Correctorium (oggi custodito a Roma presso il complesso di Santa Sabina) fu realizzato probabilmente tra il 1255 e il 1259; comprende quattordici libri liturgici che conservano la numerazione Humbertina con lettere encicliche relative agli Acta del Capitolo Generale del 1256 tenuto a Parigi. Sembra che di questo Correctorium vennero redatte due copie principali, una per Saint Jaques e l'altra per la Chiesa di San Nicolò di Bologna (l'odierna chiesa e convento di San Domenico). Il lavoro qui presentato si occupa appunto del repertorio liturgico che celebra San Domenico. I codici da noi utilizzati sono ancora conservati nell'archivio del Convento di Bologna, un Antifonario ed un Graduale (cod. 36 e cod. 37), conservano l'Ufficio liturgico e la Missa in Die. Da questi due volumi sono tratti i canti che rappresentano la pratica del canto liturgico Domenicano nella chiesa Bolognese. Punto focale del nostro lavoro è stato quello di studiare l'interpretazione di un "cantus planus" assai tardo rispetto ai canoni aurei del gregoriano; ci siamo attenuti agli insegnamenti ed agli obblighi dettati all'epoca in merito all'esecuzione del canto "in nota Ordinis". Sebbene il canto Domenicano sembra collocarsi in una sfera conservatrice vicina alla già rivisitata concezione cistercense, questo repertorio presenta rilevanti novità esecutive.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : cantus Vincenzo Di Donato : cantus Antonio Domenighini : cantus Andrea Favari : cantus Nino Marini : cantus Matteo Zenatti : cantus

Quando si parla di Ars Nova vengono inevitabilmente alla mente le ballate e i madrigali amorosi o celebrativi, ma esiste un'importantissimo repertorio sacro ancora tutto da esplorare. Sin dal tardo Medioevo il termine "Messa" era divenuto il pretesto per la composizione di musiche non necessariamente preposte ad uso delle funzioni religiose. Può essere forse questa Missa Italica la dimostrazione di quanto si afferma; sono state infatti rinvenute una serie di composizioni, su testi dell'Ordinarium, che in realtà hanno origini profane. Si tratta invero di Contrafacta di celebri ballate dell'epoca qui riutilizzate adottando testi sacri. Si può ipotizzare che l'adozione di queste composizioni facesse parte di quell'ambito cerimoniale proprio delle Cappelle private, in particolari occasioni. Ci sembra importante eseguire queste composizioni, peraltro ancora mai riproposte in ambito moderno, proprio perché avvalorano la tesi di una diffusa conoscenza di certi compositori (è forse il caso di questi Contrafacta di Landino e Zachara) e delle loro musiche; nonché dell'accresciuta indipendenza dalla funzione religiosa dell'Ordinarium e di certe parti del Proprium. In questo caso si tratta certamente di musica destinata a spazi non ampi e ad organici ristretti, probabilmente a parti reali.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : cantus Alessandro Carmignani : contratenor Vincenzo Di Donato : tenor
Berenguer de Palou (o de Palazol) nacque in Catalonia, nelle terre del Conte de Rossillon. Si sa ben poco della sua vita. La sua vida recita: ...fu un cavaliere povero e insegnante d'armi. Compose belle canzoni che cantava per Ermessen, moglie di Arnon d'Avinyo, figlio di Maria di Peizolada. L'unica data certa nella sua vita è il 1164, data di morte del conte Jaufré III suo signore.
L'attività artistica di Berenguer è giunta fino a noi con una serie di composizioni appassionate di rara bellezza.
Martin Codax trovatore galiziano di Vigo è l'unico portavoce della tradizione dei canti de Amigos giunti fino a noi corredati di note musicali; miracolosamente rinvenuti in un foglio di guardia da parte del libraio madrileno Pedro Vindel.
Entrambi esponenti del cantare de Amor, Berenguer e Martin rappresentano due aspetti dell'ambiente poetico - musicale della Penisola Iberica; il primo servente d'amore ed il secondo cantore nostalgico.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : canto, citola, gittern, mandola Paolo Faldi : flauti Marco Muzzati : salterio, percussioni Gianfranco Russo : viella, lyra
Mentre a Clermont Papa Urbano II dava avvio alle crociate in Terra Santa in difesa del Santo Sepolcro e degli interessi della Chiesa in quelle terre, nell'isola Iberica un rinnovato spirito cristiano (dovuto in gran parte alla forte influenza del pellegrinaggio a Compostella), spinse la Spagna verso la personale crociata detta "reconquista", per scacciare dalle proprie terre gli arabi.
Nel folto patrimonio poetico musicale che è la raccolta delle Cantigas de Santa Maria, nel quale si narra di numerosi miracoli, sono riportati una serie di episodi, nei quali si racconta dell'intervento miracoloso della Santa in favore dei cristiani per sconfiggere i mori.
Le Cantigas volute da Alfonso di Castiglia detto il Saggio, divenute un simbolo tangibile del pellegrinaggio alla cattedrale San Giacomo, rivelano con questa silloge di canti come la forza del credo aiutato dal miracolo, portò i cristiani alla sconfitta dei pagani. In alcuni di questi Santa Maria accorse anche in aiuto della città di Costantinopoli assediata dai Turchi e in un altro riuscì addirittura a convertire un musulmano.
Da questi testi che in parte si rifanno ad eventi realmente accaduti, e narrati con una semplicità popolare, troviamo rappresentato un altro aspetto della sanguinosa lotta tra cristiani e musulmani, che con toni semplici permette, a tanti secoli di distanza, di riascoltare l'eco di quei terribili momenti.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : controtenore, citola, gittern, liuto Paolo Faldi : cialamelli Marco Muzzati : salterio, percussioni Gianfranco Russo : viella, symphonia
Tra XII e XIII secolo si assiste allo sviluppo di trasformazioni compositive all'interno del canto liturgico; mentre da una parte si continuava la pratica del canto piano, dall'altro si creavano canoni ritmici e melodici ritmicamente cadenzatie quadrati.
Si tratta di una evoluzione scaturita forse dall'andamento ritmico sillabico delle sequenze che portò attraverso la sovrapposizione dei suoni all'evoluzione dell'arte discantica.
Tale movimento si sviluppa all'interno delle scholae, essendo il frutto di una tradizione inerente ai chierici.
Il concerto vuole presentare proprio il momento di passaggio dal cantus planus al discantus prettamente italico. Sono presenti nel programma composizioni anonime del XIII secolo provenienti da varie scholae fino ad arrivare alla nuova polifonia secondo la scuola di Marchetto e di Gratiosus da Padova (sec. XIV).Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : cantus Vincenzo Di Donato : cantus Matteo Zenatti : cantus Antonio Domenighini : cantus Marco Scavazza : cantus
[L'Anima è Symphonia.] Su questa affermazione tratta dal Libro dei Rimedi, Hildegard fonda la sua concezione dell'universo. La symphonia di Hildegard racchiude in sé l'armonia dei suoni creati dall'uomo, l'armonia celeste e l'armonia interna dell'anima umana. La symphonia in musica aiuta l'uomo ad evocare l'armonia celeste altrimenti non udibile; dice Hildegard: [...Quando s'ascolta un canto, l'uomo talvolta respira profondamente e sospira. Questo ricorda al profeta che l'anima deriva dall'armonia celeste. Riflettendoci si rende conto che l'anima stessa ha in sé qualcosa di questa musica e nel salmo l'esorta: Loda il Signore col suono della cetra e salmodialo con l'arpa a dieci corde.] Il canto emana, attraverso la sua valenza artistica e simbolica, energie buone che influenzano positivamente l'ascoltatore.
Hildegard fu poetessa e musicista nonché studiosa di scienze ed amante delle espressioni artistiche, in ambito musicale ci ha lasciato oltre settanta sue composizioni (testo e musica) raccolte in due manoscritti: il Villarensen Codex di Dendermonde (Belgio) e il Riesenkodex di Wiesbaden (Germania). I suoi canti, dedicati alle grandi figure della Chiesa Cristiana ed in particolare al mondo femminile, è formato da antifone, responsori e sequenze e inni; questi generi ormai da secoli consolidati secondo schemi propri, nelle sue composizioni si piegano ad un trattamento nuovo e personale. Gli stessi testi sfuggono alle convenzioni del suo tempo e ci offrono a pieno i caratteri della sua forte personalità, con l'uso sovente di metafore assai audaci.
Attraverso la figura di Hildegard, si scopre il mondo della mistica femminile medievale che emerge anche attraverso l'espressione del suono e del canto quali mezzi di comunicazione dell'estro artistico femminile tra XII e XIII secolo. Hildegard che fu tra l'altro impegnata nella riforma delle comunità monastiche è il simbolo di una cultura mistica al femminile, in contrapposizione ad un medioevo considerato troppo al maschile.
La figura della Santa, in qualità di compositrice, ci invita ad esplorare attraverso i suoni e i testi, un repertorio destinato ai monasteri e conventi femminili medievali.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Monica Piccinini : canto Patrizia Vaccari : canto Cristina Calzolari : canto Silvia Testoni : canto Anna Simboli : canto Stefano Albarello : citola, liuto Paolo Faldi : flauti, cialamelli Marco Muzzati : salterio, campane, percussioni Gianfranco Russo : viella, symphonia
Sul finire del Seicento, con il lento ma costante declino del potere ottomano e soprattutto con la caduta del pericolo turco l'Anatolia si apre all'Europa. Infatti prima Lepanto e poi Eugenio di Savoia che arresta l'avanzata turca alle porte di Vienna liberano l'Europa dalla grande paura, si apre così una via per Costantinopoli, con l'instaurazione anche di rapporti diplomatici e una sempre più libera possibilità di viaggi e di visite da parte di europei. Nel periodo di fortuna per il mondo turchesco numerose sono le pagine musicali che propongono brani o passaggi ispirati allo stile turco. Questo concerto intende però riproporre quel materiale che più strettamente possiamo definire di importazione. Tra gli scritti di certi ambasciatori ritroviamo alcune musiche trascritte secondo i criteri occidentali; possiamo così intendere la nascita di una certa ricerca etnomusicologica. Arrivano in questo modo in Italia, alcune composizioni strumentali e canzonette turchesche. Anche gli strumenti musicali utilizzati per questa musica, creano un connubio tra importazione della cultura etnica orientale e una "orientalizzazione" della tradizione strumentale occidentale. Sulla via del commercio della seta scorrono echi d'oriente che riempiono i salotti e le piazze europee; le bande Giannizzere suonano a Venezia senza più incutere terrore tra le masse. Si scatena così una moda per le turcherie che lascerà in tutta la cultura testimonianze concrete fino all'Ottocento.Ensemble Cantilena Antiqua - dir. Stefano Albarello
Stefano Albarello : controtenore, liuto, sazi, outi Paolo Faldi : flauti, oboe barocco Marco Muzzati : santuri, timballi turcheschi, duff Gianfranco Russo : violino barocco, kamanjé
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