Il Parlamento congela la nomina del fisico di fama mondiale a presidente del più importante organo di ricerca italiano. Motivo: è fra
i firmatari della lettera anti-papa
di Roberta Pizzolante
Chissà se Luciano Maiani, fisico di
fama mondiale, avrebbe mai immaginato di trovarsi un giorno alle prese con un
sospetto di eresia: dichiarare pubblicamente di
ritenere non opportuno che Benedetto XVI parlasse durante la cerimonia di
apertura dell'anno accademico della Sapienza. Un bel guaio, al cui confronto i
limiti della teoria di Einstein e i dubbi sulla
presenza di un quarto quark, che pure Maiani è riuscito a risolvere, sembrano
un giochetto da ragazzi. Scelto dal ministro dell’Università e della Ricerca
Fabio Mussi in una rosa di tre scienziati per diventare il prossimo presidente
del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), il nome del fisico di San Marino
ha inizialmente convinto sia destra che sinistra. Per
non parlare degli apprezzamenti della comunità scientifica per un sistema di
selezione, quello usato da Mussi, basato su criteri puramente scientifici e non
politici. Ambiziosi i suoi obiettivi una volta in carica: valorizzare la
ricerca Cnr e la sua rete di istituti, potenziare le
discipline portanti per la scienza moderna, come biologia, scienze della vita,
informatica e fisica. Ma ora tutte queste rischiano di
rimanere solo buone intenzioni. Intorno alla candidatura di Maiani, infatti, aleggia come una pericolosa caccia alle streghe il polverone
sollevato dal “caso Sapienza”. Maiani infatti è uno
dei 67 firmatari della lettera con cui alcuni scienziati dell’Università romana
hanno espresso il loro dissenso sulla presenza di Benedetto XVI
all’inaugurazione dell’anno accademico. Questo è bastato a far sbiadire, d’un colpo solo, la figura dello scienziato di fronte a
sospetti di “integralismo laico” e “incompatibilità con un atteggiamento
equilibrato”, come si legge nel verbale della seduta della Commissione cultura
in Senato del 16 gennaio.
Maiani era uno dei tre candidati che il ministro Mussi aveva portato il 21
dicembre scorso all’attenzione di Palazzo Chigi per la scelta finale del
presidente del Cnr. “La selezione è avvenuta in un modo del tutto innovativo.
Invece di fare una nomina puramente politica, il ministro ha incaricato un
comitato di alto profilo, composto da scienziati
italiani e stranieri super partes, di individuare i possibili candidati”,
spiega Carlo Bernardini, fisico alla Sapienza e tra i firmatari della lettera
anti-papa. Senza essere obbligato dalla legge, in sostanza, Mussi ha usato i
comitati di ricerca che hanno presentato una terna di nomi, sottraendo di fatto
alla politica il potere unilaterale di scelta. Una nomina, quella di Maiani,
che oltre a trovare il parere favorevole di esponenti
della maggioranza e dell’opposizione, è stata lodata anche dalla rivista
“Science”. Prima che l’investitura diventi effettiva, però, la legge prevede
che sul nome prescelto si esprimano con un parere consultivo, e non vincolante,
le Commissioni Cultura dei due rami del Parlamento.
Ma ad oggi i pareri delle Commissioni non sono ancora
arrivati. E sul motivo non sono stati fatti molti
misteri. La parlamentare di Alleanza Nazionale Angela
Filipponio Tatarella, ha presentato il 17 gennaio scorso in Commissione cultura
alla Camera un’interrogazione a risposta immediata con la quale “premesso che
dei 67 firmatari del ‘documento-manifesto’, che hanno contestato l’invito del
Papa all’università La Sapienza di Roma, fa parte anche il professor Luciano
Maiani”, si chiedeva “se il Governo non intenda revocare la proposta di nomina
del professor Luciano Maiani alla Presidenza del Consiglio nazionale delle
ricerche, in quanto, ad avviso degli interroganti, non garante della
oggettività che ogni ricerca scientifica esige per essere se stessa”.
Stesse parole anche in Commissione Cultura al Senato, riunita
il 16 gennaio. Qui ad aprire il processo, con tanto di
accusa e difesa, è stato il senatore Franco Asciutti (Fi), che nel
ricordare che “il candidato risulta firmatario della lettera nella quale un
esiguo gruppo di docenti ha espresso un orientamento contrario alla presenza
del Pontefice in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico”, come si
legge nel verbale della seduta, “ritiene che tale posizione sia incompatibile
con un atteggiamento equilibrato e laico, tanto più che al vertice del Cnr
occorre una personalità rappresentativa di tutte le opinioni”.
Alla fine si è deciso per un rinvio della nomina a data da destinarsi in attesa
che il ministro Mussi confermi la scelta del fisico. “Ho pensato fosse
importante questa pausa per rasserenare gli animi e consentire al professor
Maiani di chiarire la sua posizione”, ha dichiarato Giuseppe Valditara,
Senatore di An e segretario della commissione sulle
pagine del Corriere della Sera. “La ratifica è stata rinviata a data da
destinarsi. Non ha senso una nomina con il parlamento spaccato a metà: non
possiamo dimenticare, infatti, che la proposta della presidenza di Maiani era
stata bipartisan”.
Le ragioni dei dubbi su Maiani a presidente del Cnr, quindi, nulla c’entrano
con la carriera scientifica. Vien da chiedersi ora, cosa succederà con il
governo in bilico e l’iter della nomina a metà strada? “C’è un lasso di tempo entro il quale le Commissioni sono tenute a
esprimere il proprio parere”, spiega Rino Falcone, ricercatore del Cnr e
coordinatore dell’Osservatorio sulla ricerca. “Questo parere viene
poi accolto dal governo e deliberato nel primo Consiglio dei Ministri utile. In
teoria, nel caso di un forte ritardo il governo potrebbe
procedere alla nomina indipendentemente dai pareri”. Discorso
che però non vale data l’attuale crisi di governo, che blocca forzatamente i
lavori delle Commissioni. “Un nuovo governo potrebbe decidere se
confermare Luciano Maiani oppure ripartire da zero”, conclude
Falcone. “Certo, sarebbe inverosimile che uno scienziato di valore
indiscutibile, scelto su criteri di merito e non politici, possa essere
paradossalmente messo in discussione per le proprie idee”.