Il rapporto del Tesoro: settore da rivoluzionare
Nonostante le grandi risorse
i risultati, misurati dai test di apprendimento internazionali, sono modesti
EUGENIO OCCORSIO
ROMA - La spesa per studente in Italia è tra le
maggiori dell´Ocse, e il rapporto insegnati/studenti è molto più alto che altrove: eppure i risultati, misurati
dai test di apprendimento utilizzati a livello internazionale, sono modesti. E´ l´amara conclusione del
capitolo dedicato alla Pubblica Istruzione del Rapporto sulla revisione della spesa consegnato a fine anno dalla
Commissione tecnica per la Finanza pubblica al ministro dell´Economia.
Il rapporto, più ancora che per altri centri di spesa, è impietoso: nel sistema
scolastico italiano ci sono «difficoltà serie di organizzazione
e gestione del servizio: dalla programmazione degli organici e della mobilità
dei docenti alla gestione della rete scolastica in rapporto con altri livelli
di governo, fino alla mancanza di sistemi di valutazione delle scuole, dei
docenti e dei dirigenti scolastici». Ancora: «La programmazione economica è
carente, condizionata dagli ampi scarti fra organici di diritto e di fatto, dai frequenti interventi legislativi e dalla erraticità nella stipula dei contratti di lavoro». La Legge
Finanziaria 2007, denuncia il rapporto, aveva adottato alcune misure per il
contenimento del rapporto docenti/studenti e quindi della spesa pubblica, che
però sono stati inefficaci. Allora ci riprova la
Finanziaria 2008, «che rimodula nel triennio da qui
al 2011 gli obiettivi e introduce alcune nuove misure di razionalizzazione».
Queste potrebbero portare a risultati positivi, ma
solo «in un arco di tempo pluriennale». In ogni caso, «tali misure non appaiono
risolutive. Occorre incidere in modo più deciso sulla determinazione degli
organici».
Non ha certo giovato, anche in questo caso, il continuo andirivieni fra
riunificazione e "spacchettamenti" dei
ministeri dell´Istruzione e della Ricerca (l´ultima è la divisione del 2006). Né aiuta l´abnorme quota di spese correnti nel bilancio del
ministero (il 96%) gran parte destinate al personale:
«Per questi oneri fissi lo stanziamento non costituisce limite di spesa. Poiché le spese connesse ai rinnovi contrattuali per il
personale docente e ausiliario sono soggette a contrattazione, è normale che
gli stanziamenti, calcolati inizialmente sulla competenza economica, siano più
bassi degli impegni, che comprendono le eccedenze di pagato». Contabilmente,
succede che gli stanziamenti su ruoli di spesa fissa non coprono l´ammontare complessivo delle retribuzioni (spese
obbligatorie) e l´ufficio pagatore trova copertura
utilizzando residui, con il risultato di incrementare ulteriormente gli impegni
perché ci si deve indebitare. Gli impegni effettivi superano sistematicamente
gli stanziamenti iniziali (fra il 5 e il 12% negli ultimi anni). E´ anche
«inferiore alla media Ocse l´impegno
orario dei docenti». Insomma, sarebbe questo fattore che impedisce di
destinare più fondi alle pur necessarie opere di ristrutturazione delle aule o all´acquisto di attrezzature.
Più duro ancora è il Rapporto quando invita ad una
miglior delimitazione dei compiti della scuola, «che finisce per offrire
servizi estranei alla sua missione istituzionale, svolgendo un´azione
di supplenza rispetto ad altre istituzioni pubbliche (Asl
ed enti locali) e alle stesse famiglie». Assai delicato è l´aspetto
degli insegnanti di sostegno: «Occorre trovare modalità meno costose per far
fronte alle giuste esigenze di tutela degli studenti diversamente abili». Oggi,
a fronte del 2% di studenti portatori di handicap ci
sono 84mila insegnanti di sostegno, il 10% dei docenti complessivi, con delle
anomalie (nel Lazio il rapporto è del 3,3% degli studenti e del 13% degli
insegnanti) sulle quali occorre indagare: «Questo rapporto appare singolarmente
variabile per regione».
Nel complesso, per migliorare l´attività didattica e
promuovere l´uso più efficiente delle risorse,
occorre rafforzare l´autonomia e la responsabilità
delle scuole, così come migliorare il coordinamento fra i vari livelli di governo interessati (statale, regionale, locale). A quel
punto si potrebbe, una volta introdotto un sistema
adeguato di valutazione, studiare «sistemi premiali per i capi istituto e il
corpo insegnante». Purché in tutto questo si rendano
più rigidi i vincoli di bilancio.