Un sondaggio rivela che su 800 interpellati, 550 si sono detti interessati all’esperienza.

Pari Opportunità con il Telelavoro

Riscuote consensi tra i dipendenti del Comune l’idea dell’ufficio a casa propria.

di Daniele Gessa

Quali sono i progetti e quali sono le realizzazioni nel campo del telelavoro nelle pubbliche amministrazioni? Se ne è discusso ieri al convegno dal titolo”Il Telelavoro: prospettive e applicazioni concrete per i dipendenti degli enti pubblici”, incontro realizzato dal Comitato aziendale per le pari opportunità del Comune di Bologna. Mancavano tutti i grandi ospiti previsti: i ministri Roberto Maroni per il lavoro e le politiche sociali e Stefania Prestigiacomo per le pari opportunità, trattenuti a Roma da impegni istituzionali, e Ombretta Colli,in qualità di Presidente della Provincia di Milano. Ma anche Giorgio Guazzaloca si è fatto attendere a lungo dalla platea della sala del consiglio comunale. Atteso per le 9,15, “sapete ero dal dentista”, ha precisato. Guazzaloca è arrivato alle 11,20 per riandarsene alle 11,25, giusto in tempo per dare un saluto ai partecipanti e per precisare che “ il progetto per il lavoro da casa del Comune di Bologna è molto interessante, ma ancora allo stato preparatorio. Anche se Palazzo d’Accursio è all’avanguardia nel campo tecnologico, la strada da fare è ancora lunga”. A dirigere i lavori il presidente del comitato, Elisabetta Brunelli, coadiuvata dalla “consigliera di fiducia” della giunta, l’avvocato Nicoletta Boccanera, che, tra le altre cose, si occupa anche della difesa delle dipendenti che subiscono molestie o discriminazioni. “Il telelavoro può sicuramente contribuire alla piena realizzazione delle pari opportunità tra i dipendenti comunali – ha esordito la Brunelli – e, secondo un sondaggio da noi effettuato, 550 dipendenti comunali su 800 si sono dimostrati interessati, in particolare donne e disabili che potranno collaborare con il comune direttamente dal pc di casa. Ma occorrono formazione, nuove norme e molta attenzione per evitare le ricadute negative che questa modalità di lavoro può comunque comportare, come, ad esempio, la ghettizzazione dei dipendenti e l’isolamento dai luoghi di decisione, oppure, ancora peggio, un aumento del carico di lavoro. Il Comitato da me presieduto, dopo aver vinto il bando comunale di concorso, realizzerà i primi progetti nel 2003. Aspettiamo i contributi e intanto abbiamo già attirato l’interesse di altri enti, tra i quali la Provincia di Milano, quella dell’Aquila e quella di Matera”. Subito dopo è intervenuta la consigliera regionale Silvia Bartolini, che ha precisato: “Il telelavoro è sì un potente strumento, ma non può essere l’unico. Va inserito in un progetto generale per le pari opportunità che, secondo me, si deve basare su quella che io chiamo la ‘conciliazione dei tempi’, cioè dei tre momenti della vita di una donna: quello del lavoro, quello della famiglia e quello del tempo libero, troppo spesso ignorato”. Il rischio, come ha sottolineato anche Elisabetta Brunelli, è che chi decida di lavorare da casa si veda oberato da compiti in più, come già è stato testimoniato in alcune realtà o che, ancora peggio, le amministrazioni utilizzino questa modalità per isolare dagli uffici le donne. Oggi c’è in Italia un deficit di democrazia, con una bassissima partecipazione femminile ai piani alti. Peccato perché le donne, quando hanno l’opportunità di progettare e di governare, danno anche prova di grande abilità. Lo prova anche uno studio all’Università di Padova, diretto dalla professoressa Zarrè: le donne al comando sono bravissime”.

IL RESTO DEL CARLINO
Data: Venerdì 14 Giugno 2002