Il bilancio di un anno di lavoro della consigliera di fiducia del Cpo:"Venti i casi trattati"


Dignità ferita? Si va dall'avvocato


Si chiamano "segnalazioni"; sette su dieci arrivano da donne e il motivo di fondo è sempre lo stesso: discriminazioni sul luogo di lavoro.
Le cause, invece, sono molte: difficoltà di rapporti con il diretto superiore o tra colleghi, lo sforzo professionale non riconosciuto, lesioni più o meno gravi alla dignità personale.
Da anni i circa 5.000 dipendenti di Palazzo D'Accursio hanno a loro disposizione il comitato pari opportunità, che però solo da un anno ha messo al lavoro una "consigliera di fiducia": si tratta dell'avvocato Nicoletta Boccanera, chiamata a dirimere i casi di disparità e discriminazione segnalati dai dipendenti.
Nell'ultimo anno sono stati una ventina, di cui la maggior parte ("circa sette su dieci") segnalati da donne, vittime di "comportamenti lesivi della dignità".
Cosa succede quando arriva una segnalazione? " In questo primo anno di esperienza mi sono capitati casi di vario genere - racconta Boccanera - ma per tutti vale una regola: innanzitutto infatti bisogna capire se il problema segnalato è lesivo della dignità". In questo caso, la scelta è tra due procedure: quella informale oppure l'apertura di una istruttoria formale, che si può concludere con un'azione disciplinare nei confronti di chi si è reso responsabile della discriminazione.
Ma nell'ultimo anno non c'è stato bisogno di aprire procedure formali, "perché tutti i casi si sono risolti con colloqui informali", precisa l'avvocato.
"Quando rileviamo parole, fatti oppure omissioni lesive della dignità - aggiunge - cerchiamo prima di tutto di ascoltare le ragioni della persona che si ritiene abbia leso il lavoratore".
Il passo successivo è un incontro chiarificatore tra le due parti, che si risolve con le scuse oppure con la spiegazione dei motivi del comportamento.
Il più delle volte, dunque, la segnalazione si conclude con una stretta di mano. "L'ingrediente principale per dirimere queste controversie - conclude Boccanera - è il buonsenso. Se si riesce a fare prevalere il dialogo, entrambi i protagonisti della segnalazione tornano a fare il loro lavoro con serenità.

p.f.

DA "IL DOMANI", MARTEDI' 5 FEBBRAIO 2002 sezione "Il FATTO"