Matteo Meschiari e Francesco Benozzo

SASSI DI ROCCA

 

 

Sassi di Rocca è un catalogo raccolto in meno di mezz'ora restando in piedi nello stesso punto. È qui riprodotto, con inserti narrativi di collegamento, per dar prova di come una conoscenza anche non approfondita dei modi di costruzione di un catalogo possa guidare l'occhio nell'osservazione. Nel disordine di dati e dettagli che ci assale di fronte a un paesaggio, le varie annotazioni ordinate e sviluppate secondo assi gerarchici aiutano a non perdere l'orientamento mentre si guarda. Dopo una prima fase di vagabondaggio, l'occhio individua le macchie dominanti e, con messe a fuoco progressive, è in grado di ralizzare una prima analisi accurata, senza mai confondere tra loro i piani semantici dei fenomeni. Elementi principali, secondari, varianti e dettagli trovano spontaneamente una collocazione sintattica e strutturale che, a ben guardare, non è semplicemente il frutto di una tecnica di osservazione che si sovrappone arbitrariamente alla realtà. L'organizzazione delle parti è invece riflesso sintetico di nessi oggettivi che, come mostrano gli inserti in prosa, possono essere esplicitati in chiave storico-narrativa. La non casuale coincidenza della sintassi dei cataloghi con la sintassi dei paesaggi, consente di sviluppare così vere e proprie tecniche di osservazione e di scrittura, che si alimentano a vicenda in uno scambio simultaneo e arricchente.

 

Una terra si chiamava Appennino. In un'età lontana i suoi monti emersero dal mare. La spinta di sottoterra sollevò nuove cime su cui crebbero licheni ed erbe. Attorno, nelle valli, il terriccio si fece fertile, corso da torrenti e bagnato dalle piogge. Là crebbero piante e alberi di nuova specie, mentre l'acqua e i venti intaccavano le rocce. Nel tempo le pareti di pietra arenaria furono levigate, e assunsero forme diverse. In qualche luogo si appiattirono e scomparvero, altrove si adagiarono su piani inferiori, alcune, infine, si assottigliarono, ma rimasero alte, e sovrastarono le zone circostanti con picchi isolati.

Appena l'acqua cominciò a levigare le nuove montagne, i torrenti portarono via sabbie e detriti. I fiumi più ampi raccolsero quei resti in polvere, e li disposero con le correnti in strati e coni. Molti erano invece i vegetali che occuparono quella terra. Generazione dopo generazione crebbero rapidamente, e in varie specie.

e mentre crescevano vegetali in varie forme e in varie specie, si susseguivano le stagioni

I paesaggi di quella terra si modificavano lentamente, come macchie che crescono le une sulle altre. L'acqua, in ogni sua forma, era il primo fattore di mutamento, perché modellava la pietra. Così ricavava in essa nuove forme che divennero siti adatti alla vegetazione.


perché tra tutti crebbero prima i licheni, che colonizzarono le rocce allargandosi ad anelli variopinti. Strisciarono a macchie crescendo in macchie sovrapposte. A scaglie e a grani dilatarono le proprie durate, mentre il colore si adeguava ai tempi della roccia di sostrato. In quella terra, dove si alzavano le cinque cime di arenaria, si diffusero licheni bianchi e grigi, e crebbero fino a far mutare colore a vaste porzioni di pietra. I loro volumi schiacciati si annidarono ovunque lo scorrere delle acque non era eccessivo, mentre nei solchi dove le piogge si incanalavano, i muschi si moltiplicarono a lembi e a isole. Muschi e licheni coprirono


e nel tempo, a seconda dei suoli, crebbero boschi di varia natura

28 aprile 1996


n dodici, giugno 1998


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