Edoardo Marraffa
Via Fornasini 11
40100 Bologna
Tel. 051-369218



  ................................................tenor sax


Inizia l' attività professionale nel 1989 in ambito Jazz e rock. Si avvicina alla Free-music nel 1991, impegnandosi nella ricerca musicale e nella sperimentazione di nuove sonorità. Attualmente suona in solo , con un trio a proprio nome e con le seguenti formazioni: Specchio Ensemble, Bellezza Fiammeggiante, Vakki Plakkula. Ha suonato con molti musicisti tra i quali: Tim Berne, Han Bennink, Roberto Bellatalla, Tristan Honsinger, Stefano Lunardi, Mirko Sabatini, Alan Wilkinson.

Edoardo Marraffa solo

di Stefano Zorzanello

L'attività musicale di Edoardo Marraffa spazia in territori musicali piuttosto eterogenei, come del resto accade per la maggior parte dei musicisti della sua generazione (avrei dovuto scrivere "giovane" generazione in ossequio alla consuetudine critica e degli apparati istituzionali, che vuole la giovinezza degli artisti protrarsi in molti casi fino ad un'età più che matura..).Il sassofonista pugliese d'origine, toscano di lingua cresciuto a Cecina, e bolognese di adozione, è attivo nel collettivo Bassesfere in numerosi ensemble tra cui lo Specchio Ensemble, il trio Vakki Plakkula, entrambi già ospiti di Angelica in varie edizioni, e nel sestetto 66Six di Francesco Cusa. Fuori da tale contesto lo si è visto partecipe di progetti che vanno dal rock centrifugo del progetto Fraili che interpretava Dove Dormono gli Autobus di Paolo Angeli, alle sue partecipazioni alla musica tradizionale campana con Le Fate di Cristina Vetrone (altrove dette As-Sur-d); altrettanto importante è la sua attività di free improviser nei contesti più diversi (dal palcoscenico del festival romano dedicato all'improvvisazione Controindicazioni alle cantine del compianto Di-Traverso al Link ), attività quest'ultima che forse risulta qui più pertinente dal momento che si parla del suo lavoro in solo come impro-compositore, e dal momento che in tali contesti più apertamente si manifesta la varietà del suo linguaggio sassofonistico.

Volendo inserire il suo lavoro in una delle direzioni del sassofonismo contemporaneo, potremmo dire che Marraffa si allinea a quella tendenza di ricerca delle sonorità più personali ed inesplorate nei confronti della consueta gamma acustico-espressiva dello strumento. Tuttavia nel suo modo di suonare è presente una grande vena di lirismo che con un linguaggio semplice e apparentemente dimesso a volte si alterna ai movimenti spericolati derivanti dall'ampio uso di una tecnica non comune, mentre altre volte il lirismo è raggiunto proprio grazie alla tecnica stessa e da essa non è discernibile.

A volte, assistendo ad alcuni concerti di saxofono in solo, viene da chiedersi dove si voglia arrivare con lo strumento, nei termini della ricerca di nuove sonorità e virtuosismi (già me lo chiedevo dopo aver sentito le Saxophone Improvisation Series F di Anthony Braxton, o dopo un solo di Luc Houtkamp o di Ulrich Krieger, tanto per fare dei nomi, ma se ne potrebbero fare molti altri), e talvolta si ha l'impressione che la musica per questo strumento sia diventata una ricerca forzata di questa dimensione estrema . Nel caso di Marraffa tuttavia, la domanda non nasce e si ascolta la musica anche quando il tessuto musicale appare più spezzato e graffiante, e le vicissitudini dell'ancia sembrano subire sorti sadiane. Già, perché l'ancia non si vede quando il sassofonista la imbocca e noi non sapremo mai cosa succede esattamente lì dentro, dove nasce la magia di un suono nuovo. Allora, al contrario di un batterista, per il quale il gesto e la sua visibilità fanno parte del vocabolario della performance, un sassofonista ha a disposizione un terreno invisibile che si manifesta solo quando è già suono; Marraffa è consapevole di questo aspetto e ne fa tesoro proponendo un alfabeto di suoni estremamente vario, che oscillano dalla gamma dei suoni concominanti al suono fondamentale, sia di natura armonica che di tipo indeterminato (variazioni sul fiato "di scarto", vibrazioni di distorsione controllata), sovracuti senza il suono fondamentale, suoni multipli, salto rapido tra il sovracuto e il suono reale, staccato multiplo, intonazione microtonale sulla nota presa di salto, glissato intratonale, note fantasma, diteggiature non standard, e tante altre cose, che insieme formano un vocabolario di cui stupisce la capacità combinatoria in tempo reale, in sostanza la flessibilità.

Nel suo "Findings - my experience with the soprano saxophone"Steve Lacy scrive: "Il bocchino è una barca, l'ancia è la vela, tu sei il capitano, tu controlli il vento" . Marraffa sembra aver preso alla lettera questo aforisma e sembra veleggiare con grande divertimento sulle acque mutevoli dell'improvvisazione, compiendo attraversate in cui è un gran piacere farsi portare. Se per interesse organologico si potesse eccedere in curiosità, bisognerebbe poter mettere una sonda in bocca a questo sassofonista per avere qualche dato in più sulla fisica della produzione del suono, oppure, povero, radiografarlo mentre fa un assolo..(!) Sapremmo forse qualche cosa di più su tale o tal'altra tecnica e tutto ciò sarebbe più facilmente, scientificamente insegnabile... avremmo non solo una visione senz'altro parziale del fenomeno, ma ci troveremmo anche tra i piedi la famosa interazione tra strumento osservante e osservato, come se volessimo cercare piccole fonti luminose in una stanza chiusa entrando con una torcia elettrica: a questo punto il fenomeno e la sua essenza svanirebbero del tutto.. Filosoficamente parlando, sostituiamo il Mito della Caverna di platonica memoria con il Mito della Cavità Orale, officina misteriosa e misterica ove si forgia il suono del sassofono contemporaneo. Ma anziché rivolgerci all'Iperuranio per capire dove abbiano casa le idee musicali di Marraffa, potremmo andarle a cercare in una poetica vagamente colemaniana quando la musica lavora sugli spigoli e sugli angoli non euclidei, e in una attitudine al suono lazy e vibrato, che può apparire memore perfino di Lester Young, quando l'improvvisazione diventa una ballad atonale e semiseria.. Perché nel suo essere serio, figura statuariamente piantata, quasi "Bronzo di Riace con Sassofono Tenore", che ad esempio nel trio Vakki Plakkula fa da necessario contraltare umoristico al delirio demenziale degli altri due compari, c'è sempre in Marraffa un velato sorriso sornione, che serve a non perdere la sobrietà del solo, volendolo vedere sotto il profilo del grido, quale a tutti gli effetti esso è.

Questa dimensione del solo come grido prende forma dall'uso delle tecniche sopracitate, in particolare dall'uso del suoni sovracuti inseriti o disinseriti con estrema libertà su una linea melodica di suoni quasi mai "standard", oppure fatti essi divenire la linea stessa, disinserendo la linea di "suoni reali". I suoni armonici concomitanti di Marraffa non seguono uno schema fisso nella loro successione, ma alternano in modo irregolare gli intervalli più vicini a quelli più lontani in seno alla serie degli armonici, costruendo sequenze imprevedibili simili a figure frattali, generando un suono proteiforme che sceglie di spezzarsi e moltiplicarsi seguendo una ispirazione dettata dal mood improvvisativo. Questo processo di addizione e sottrazione, alternanza e accumulo, a cui non è estranea una riflessione propriamente compositiva sulla costruzione di vere e proprie zone formali, non può al paragone con una canto intensamente lirico, canto a una voce e a più voci, straziate e strazianti. Questo canto contiene in sé l'inevitabile e l'ineluttabile della necessità, dell'urgenza dell'espressione, ma rimane tuttavia sempre disincantato, consapevole e distaccato verso un mondo che si sa essere alla soglia della morte o forse già morto, del quale, in definitiva, non si canta la trenodia, ma nel quale semplicemente si guarda al suono, dove ancora è possibile trovare qualche gioia e stupore.


       
       
       
  Discografia  
  • "Passiflora" LP 1990
  • "Aucune idée encore" CD 1991
  • "suite n° 1 per quintetto doppio" Specchio Ensemble" CD 1995
  • "CD Catalogo" Bassesfere (con Specchio E., Caliri Marraffa duo, Impossibili) CD 1996
  • "Angelica 95" ( con lo Specchio E. e con una formazione comprendente Pat Thomas, Lol Coxhill, Larry Ochs, John Raskin, Luigi Mosso, Chris Cutler) CD 1996.
  • "Una barca" Vakki Plakkula (ida 012, 1998), Ai Record, Angelica.
  • "Solo" Edoardo Marraffa, Bassesferec BS 005, 2000
       
       
  Attività didattica
  Svolge un'intensa attività didattica come insegnante di sassofono e di musica d'insieme alla Scuola Popolare di Musica “Ivan Illich”.
       
 
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b a s s e s f e r e
 

Fabrizio Puglisi
Edoardo Marraffa
Guglielmo Pagnozzi
Luigi Mosso
Francesco Cusa
Domenico Caliri
Cristina Zavalloni
Alberto Capelli
Riccardo Pittau
Mirko Sabatini
Stefano De bonis
Vincenzo Vasi
Lino Costa



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