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NOVITA’
SULLA ATTIVITA’ DI DONAZIONE E TRAPIANTO IN ITALIA
Il Ministero della Salute, in collaborazione con il Centro
Nazionale Trapianti, ha reso noto i risultati della attività di
donazione e trapianto nell’anno 2003.
E’ stato rilevato in primo luogo un aumento del numero di donatori
per milione di abitanti, che sale da 18,1 nel 2002 a 18,5 nel 2003, così
come quello dei trapianti effettuati (da 2.750 nel 2002 a 2.820 nel 2003).
Tutto ciò è avvenuto con un maggiore controllo sulla sicurezza
degli organi.
Il monitoraggio della lista di attesa al 21 Dicembre 2003 ha mostrato,
per quanto riguarda il fegato, la presenza di 1.550 pazienti, con un tempo
medio di attesa di 1,4 anni ed una percentuale di mortalità in
lista di 4,5%.
Esaminando l’incremento percentuale dei donatori utilizzati per
milione di abitanti, questo è stato maggiore in Basilicata (+247,1%),
nelle Marche (+69,3%), in Sardegna (+50,0%) ed in Calabria (+35,7%). In
alcune regioni vi è stata invece una diminuzione-percentuale dei
donatori utilizzati, che è stata particolarmente elevata nella
Provincia Autonoma di Trento (-66%), in Abruzzo e Molise (-51,2%) e nella
Provincia Autonoma di Bolzano (-27,9%).
Il Ministero della Salute ha riportato anche i dati della valutazione
degli esiti nel settore Trapianti, derivanti da una convenzione con l’Istituto
Superiore di Sanità e dalla attività di 7 gruppi di lavoro
coordinati dal Centro Nazionale Trapianti. Questa valutazione si riferisce
alla attività di trapianto negli anni 2000 e 2001, suddivisa per
centro di trapianti. Sono stati riportati il volume di attività,
la sopravvivenza del paziente e dell’organo trapiantato e la capacità
di ciascun Centro di accettare casi complessi. Tutti i Centri italiani
hanno presentato risultati positivi, sopra ad ogni soglia di sicurezza,
e allineati o superiori alle casistiche internazionali di riferimento,
a dimostrazione della assoluta qualità del sistema trapianti in
Italia. Per quanto riguarda il fegato, la sopravvivenza ad 1 anno è
risultata per il paziente 82% e per l’organo 76%.
E’ stata effettuata anche una valutazione della riabilitazione dei
pazienti trapiantati, da cui è risultato che la grande maggioranza
dei pazienti (84,6%) è in grado di svolgere una normale attività
compatibilmente con l’età biologica. Il 37,7% lavora a tempo
pieno; il 12,7% è rappresentato da casalinghe ed il 20,8% da pensionati.
Solo una minoranza di pazienti ha presentato limitazioni dell’attività
per causa di malattia (2,7%) o non ha chiaramente espresso un giudizio.
Per chi fosse interessato ad ottenere una visione dettagliata dei dati,
si rimanda al sito del Ministero della Salute (www.ministerosalute.it).
PROF. LIONELLO GANDOLFI
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Il 14 Novembre 2003
si è svolto a Bologna un Meeting Nazionale su “Sicurezza
e qualità del sistema trapianti in Italia”, promosso dal
Centro Nazionale Trapianti.
Particolare attenzione è stata posta al programma qualità,
che può consentire di meglio organizzare la attività dei
vari centri.
Gli aspetti metodologici sono stati illustrati dal dr. Angelo Ghirardini,
del Centro Nazionale Trapianti, che fra le altre cose ha affermato come
attraverso Internet sia possibile ai Centri periferici avere di ritorno
dal Centro Nazionale vari dati, quali ad esempio le curve di sopravvivenza.
Circa la qualità del processo di donazione, Francesco Procacci,
Primario di Anestesia e Rianimazione a Verona, ha sottolineato la complessità
in Italia, rispetto alla Spagna, di accertamento di morte encefalica.
Vi è un progetto nazionale di distribuzione di un registro dei
cerebrolesi deceduti in tutte le terapie intensive, il che potrà
consentire di stabilire un processo qualità.
Emanuele Taioli, del Laboratorio di Epidemiologia Molecolare del Policlinico
IRCCS di Milano, ha mostrato i risultati dell’analisi della sopravvivenza
e la sua correlazione con il numero dei trapianti effettuati, come indice
indiretto di qualità. Per quanto riguarda il trapianto di fegato,
sono stati individuati come fattori di rischio per un suo successo l’età
del donatore e la patologia di base. Per avere risultati attendibili è
comunque necessario lavorare su grandi numeri, il che è possibile
solo con la trasmissione dei dati al Centro Nazionale.
Dino Alberto Maltucci, del Centro Nazionale Trapianti, ha evidenziato
che l’analisi è stata estesa anche ai cosiddetti “casi
complessi”, il che può consentire, attraverso il confronto
fra i vari centri, una incentivazione ad estendere l’attività
trapiantologica.
Dante Venettori, responsabile della area medica del Centro Nazionale Trapianti,
ha riportato dati molto interessanti sulla qualità dei Centri Trapianti.
In Italia la sopravvivenza dei trapianti a 1 e a 5 anni fornisce risultati
eccellenti se confrontata con le casistiche internazionali. Il tempo medio
dedicato ai trapianti è molto variabile fra i vari Centri, oscillando
fra 20 e 100%. La durata della degenza post-trapianto ha una media nazionale
di 26,5 giorni, anche questa con ampie oscillazioni. Lo standard minimo
annuale di 24 casi di trapianto è stato raggiunto da quasi tutti
i Centri. In lista di attesa per trapianto di fegato nel 2002 vi sono
stati 181 decessi. La media nazionale di ritrapianti epatici è
risultata del 12%; se qualche Centro dovesse superarla, ne andrebbero
verificate le motivazioni. Verranno effettuati audit sui vari Centri per
un percorso globale di qualità, utilizzando indicatori di esito
(percepito) e di processo (organizzativo) utili per un miglioramento dell’assistenza..
Sono stati presi successivamente in considerazione alcuni problemi e prospettive
nella pratica clinica aventi attinenza con la qualità dei trapianti,
Per quanto riguarda il fegato, Giorgio Ercolani del Centro Trapianti di
Bologna, ha illustrato il punto di vista del chirurgo sulla recidiva post-trapianto
di epatite C; questa porta dal 20 al 50% dei casi allo sviluppo di cirrosi.
Utilizzando per il trapianto a cirrotici HCV+ donatori anti-HCV+, se la
funzionalità epatica è normale e l’istologia è
poco alterata si ha una sopravvivenza simile a quella dei soggetti trapiantati
con fegato di donatori HCV-negativi. In caso di epatocarcinoma su cirrosi
HCV-relata ben compensata la soluzione di 1a scelta può essere
ancora la resezione.
Concludendo la sessione sulla qualità, Alessandro Nanni Costa,
Direttore del Centro Nazionale Trapianti, ha dichiarato che i dati relativi
verranno trasmessi dal Centro Nazionale alle Regioni, che potranno programmare
così meglio i propri Centri. Ha sottolineato con forza che la qualità
passa attraverso la responsabilizzazione degli operatori, e non attraverso
un controllo fiscale dell’attività. Si tratta di “lavorare
insieme, non contro”.
Il secondo argomento del Convegno è stato dedicato alla sicurezza.
Renzo Pretagostini del Centro Interregionale di Riferimento OCST ha illustrato
il ruolo e le funzioni dei Centri di coordinamento nell’iter valutativo
del donatore. Ha fatto riferimento alle linee guida, che sono presenti
nel sito WWW.ministerosalute.it, nell’area tematica trapianti, linee
guida per l’accertamento della sicurezza del donatore di organi.
Il livello di rischio è definito come inaccettabile, aumentato
ma accettabile, calcolato, non valutabile, standard.
Franco Filiperani, chirurgo del Centro Trapianti di Fegato di Pisa, ha
illustrato il ruolo del chirurgo prelevatore in sede di prelievo, per
stabilire l’idoneità del donatore; questi deve sempre procedere
alla ispezione e palpazione dei vari organi, specie delle stazioni linfonodali
e dei reni. L’idoneità dell’organo va poi effettuata
al Centro Trapianti ad opera sia del chirurgo che dell’istopatologo.
Claudio Rago, Medico-legale a Padova, ha precisato la differenza fra linee
guida e protocolli. Le linee guida sono raccomandazioni di comportamenti
clinici, allo scopo di rendere il più possibile chiara, documentabile
e valutabile la condotta sanitaria. Il protocollo invece fa riferimento
a situazioni contestuali, e rappresenta una norma interna ad uno specifico
reparto. La distinzione ha valenza medico-legale, in quanto la inosservanza
di un protocollo realizza una colpa specifica, mentre per le linee guida
vale il principio della discrezionabilità.
Per ultimo è stata trattata la attività di “expertise”
nella rete nazionale di esperti. Essa consiste nella richiesta di una
“second opinion” in casi di valutazioni problematiche. Secondo
quanto precisato da Andrea Giovannelli Castiglione, Medico Legale di Genova,
trattasi di una attività di supporto per gli operatori coinvolti
nelle varie fasi del trapianto. Ciò potrebbe avvenire per esempio
nel caso di rapporti problematici con familiari, che potrebbero o non
essere reperibili, o essere discordi sulla opposizione alla donazione.
Più raramente si presentano problemi di rapporti con l’autorità
giudiziaria. L’oratore ha precisato come la opposizione al prelievo
d’organo deve essere scritta, non essendo sufficiente quella verbale.
Paolo Grassi, Infettivologo a Varese, ha trattato il problema delle infezioni
trasmissibili dal donatore. Rappresentano un rischio inaccettabile la
infezione da HIV-12, alcune infezioni sistemiche, la malattia da prioni.
Scarsa importanza rivestono invece le forme batteriche, per la possibilità
di essere trattate con antibiotici. Vi sono problemi per quanto riguarda
il virus erpetico 8, diffuso in Italia. Vi è difficoltà
ad allocare organi di donatori HbsAg+, che dovrebbero essere Delta-negativi.
Spesso organi di donatori HbsAg+ non vengono utilizzati, anche per la
difficoltà di ottenere in tempo utile i referti dell’infezione
Delta.
Per quanto riguarda la positività dell’HCV l’oratore
ha riportato casi di pazienti trapiantati con successo. Infine è
stato rivalutato il ruolo dell’uso di stupefacenti nei donatori,
nel senso che sono stati utilizzati spesso i vari organi proposti.
Assai complesso è il problema di una neoplasia nell’eventuale
donatore, affrontato con grande competenza da Walter Grigioni, anatomo-patologo
a Bologna, che ha fatto riferimento alle linee guida ministeriali sull’argomento,
volte a garantire la massima sicurezza nella scelta dell’organo
da trapiantare.
PROF. DOTT. LIONELLO GANDOLFI
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La
vaccinazione anti-epatite nelle malattie croniche di fegato
Di recente
lAmerican College of Gastroenterology ha elaborato un documento
sulle possibilità disponibili di vaccinazione per pazienti con
malattia epatica cronica. E noto infatti che sia lepatite
A che quella B possono portare ad un aggravamento quando si sovrappongono
su una malattia epatica preesistente, specie se causata da virus C. La
superinfezione di una epatite C con una epatite A può causare una
insufficienza epatica fulminante e quella con virus B accelera la progressione
della malattia e rende più difficile la risposta alla terapia con
Interferone-Ribavirina.
I vaccini
inattivati per lepatite A e quelli ricombinanti per lepatite
B sono risultati sicuri ed efficaci nel prevenire la malattia. E
ora disponibile anche un vaccino bivalente contro lepatite sia A
che B per quei pazienti che richiedono una protezione contro entrambe
le infezioni.
E importante
che i pazienti con epatopatia cronica siano vaccinati precocemente nel
corso della loro malattia. Va tenuto presente che pazienti con malattia
cronica di fegato in fase avanzata e quelli che ricevono un trapianto
di fegato hanno una risposta alle vaccinazioni non prevedibile. I soggetti
invece con malattia di fegato lieve o di modico grado hanno una buona
produzione di anticorpi.
Il protocollo
di vaccinazione suggerito dallAmerican College of Gastroenterology
è il seguente, basato sulla ricerca preliminare nei pazienti degli
anticorpi per il virus A e B:

Prof. Lionello
Gandolfi
Fellow American College of Gastroenterology
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| Novità
dalla Settimana Americana di Malattie Digestive
(San
Francisco, USA, Maggio 2002)
Nel mese
di Maggio 2002 a San Francisco (California) si è svolta, come ogni
anno, la settimana delle Malattie Digestive, che è considerata
la principale manifestazione scientifica mondiale sullargomento.
Fra i vari temi hanno avuto particolare rilievo quelli dedicati alla epatite
C, che rappresenta negli USA, come in Italia, un grande problema di sanità
pubblica, con circa 3 milioni di pazienti infetti da questo virus. Vengono
qui riferiti alcuni aspetti, che possono essere di maggiore interesse
per il pubblico.
- Epidemiologia
Alcuni ricercatori hanno cercato di rispondere al quesito se lepatite
C può essere trasmessa attraverso lo spazzolino da denti. Studiando
la saliva di soggetti con epatite C, il virus C veniva isolato nel 30%
dei campioni prima dello spazzolamento dei denti e nel 31% dopo. Lacqua
utilizzata per il lavaggio dello spazzolino da denti al termine della
pulizia dentaria mostrava la presenza del virus C nel 40% dei campioni.
Questi studi suggeriscono la possibilità di trasmissione dellepatite
C con luso in comune degli spazzolini da denti, il che deve quindi
essere evitato.
- Esami
di laboratorio
Si è visto che la terapia combinata Interferone + Ribavirina
è in grado di abbassare o anche di normalizzare i livelli di
alfaproteina nei soggetti con epatite C, indipendentemente dalla risposta
virologica. Per quanto riguarda i valori di crioglobulinemia nellepatite
C, quelli positivi prima del trapianto erano a maggior rischio di sviluppare
cicatrici nel fegato (fibrosi) dopo il trapianto rispetto a quelli senza
crioglobuliemia.
- Progressione
della malattia in pazienti con cirrosi compensata da virus C
Alcuni AA. hanno visto, seguendo soggetti di questo tipo per un periodo
medio di 12 anni, che vi è la possibilità di sviluppo
di tumore primitivo primitivo del fegato (epatocarcinoma) (3,6% di casi
nuovi ogni anno). Meno importante per la mortalità è lo
scompenso epatico. Questa progressione può essere limitata dalla
eradicazione con farmaci del virus C, tenendo conto tra laltro
delle proprietà antitumorali dellinterferone stesso.
- Terapia
nei soggetti portatori di virus C e normali valori di transaminasi
Vi è ampia discussione se trattare o no con farmaci questo tipo
di pazienti, dal momento che la evoluzione verso la cirrosi in tali
circostanze è molto lenta o anche assente. Un gruppo di studiosi
americani ha dimostrato in questi pazienti una risposta terapeutica
alla terapia con Interferone e Ribavirina simile a quella ottenuta nei
soggetti con transaminasi elevate. Pertanto può essere indicata
la esecuzione di una biopsia epatica per valutare la entità del
danno epatico, per procedere poi eventualmente ad un trattamento terapeutico.
- Trattamento
dei pazienti con epatite C che hanno presentato ricadute dopo terapia
o che non hanno risposto
E
stato osservato che la terapia combinata di Interferone pegilato e Ribavirina
può dare una risposta favorevole (scomparsa del virus C) in una
percentuale variabile dal 43 al 60% in soggetti che hanno presentato
ricadute dopo terapia tradizionale con Interferone semplice e Ribavirina.
La risposta è invece apparsa scarsa nei soggetti che non avevano
precedentemente risposto alla terapia tradizionale.
- Terapia
combinata antivirale nella fase precoce post-operatoria dopo trapianto
epatico
La terapia antivirale con Ribavirina, associata ad Interferone standard
(non pegilato), iniziata entro 2 settimane dal trapianto di fegato per
danno epatico da virus C, ha determinato una significativa diminuzione
del livello di virus C nel sangue rispetto ai soggetti non trattati
(gruppo placebo). In qualche caso la risposta (livelli di virus C non
determinabili) è durata nel tempo, anche dopo la sospensione
della terapia. Appare così possibile, nonostante la influenza
negativa della immunosoppressione, controllare il virus C, fino anche
ad eliminarlo, precocemente nella fase post-trapianto.
- Terapie
alternative
Sono stati riferiti i risultati dellimpiego dellamantidina
contro placebo in soggetti con epatite C. La risposta sostenuta dopo
6 mesi di amantidina è risultata del 15,4%. Gli effetti collaterali
sono risultati minimi. E pertanto ipotizzabile limpiego
di questo farmaco come alternativa nei pazienti che non rispondono o
non tollerano lInterferone.
- Coinfezione
virus C/HIV
E stato dimostrato che la associazione di Interferone pegilato
+ Ribavirina può essere sicura e ben tollerata nei pazienti con
AIDS affetti anche da virus C.
Prof. Lionello
Gandolfi
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SANITA':
Attivato nuovo numero verde e sito web
per segnalare disservizi su liste attesa.
Il ministero
della Salute ha attivato il numero verde 800 5716 61
per permettere ai cittadini di segnalare i ritardi per le attese di quelle
prestazioni ritenute urgenti. Tale numero consentira', unitamente al modulo
presente sul portale del Ministero, di denunciare ed evidenziare i disservizi
riscontrati nelle varie strutture sanitarie distribuite sul territorio
nazionale.
Il modulo di cui sopra lo trovate direttamente a questo indirizzo web:
http://www.ministerosalute.it/sondaggio/numeroverde/numeroverde.asp
e
sul quale dovete inserire alcuni parametri significativi per es.: la vostra
regione di residenza; in quale struttura ospedaliera vi siete rivolti;
che tipo di esame e intervento siete in attesa; da quanto tempo ecc.e
soprattutto non dovete dimenticarvi di scrivere, nell'apposita casella,
il vostro indirizzo di posta elettronica per ovviamente ottenere la risposta.
Noi raccomandiamo di usarlo il piu' possibile.
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| UN
NUOVO FARMACO PER LA CURA DELLA EPATITE C
Verrà
posto in commercio entro breve tempo anche in Italia un nuovo interferone,
il peginterferone alfa 2-a (Pegasys) che verrà ad affiancare l'altro
interferone pegilato (peginterferone alfa 2-b-Peg Intron) del quale è
stato già riferito nel nostro giornale (anno 6°, n.2, Giugno
2001).
I risultati ottenuti con il nuovo interferone pegilato sono stati discussi
al congresso della Associazione Europea per lo Studio del Fegato ( EASL),
svoltosi a Madrid nel mese di Aprile 2002. Il prodotto, associato all'antivirale
Ribavirina, ha fornito buoni risultati nel trattamento dell'epatite C
essendo, fra l'altro, meglio tollerato dell'interferone tradizionale (minore
incidenza di febbre, cefalea, dolori muscolari, depressione).
I risultati sono stati migliori nei soggetti con genotipo diverso da quello
1, nei quali è possibile ridurre il dosaggio della Ribavirina e
la durata del trattamento ( da 48 a 24 settimane) ( Marcellin; Jensen).
Inoltre il nuovo interferone, oltre ad essere efficace in pazienti con
l'epatite C che non hanno risposto ad altri schemi terapeutici, sembra
dare risultati promettenti anche nell'epatite B ( Graham- Cooksley).
Prof. Lionello Gandolfi
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