K. Patzold – E. Schwarz, Ordine del giorno: sterminio degli ebrei. La conferenza del Wannsee del 20 gennaio 1942, Torino, Bollati Boringhieri, 2000, p. 181
 

    Il 20 gennaio 1942 Reinhard Heydrich, Obergruppenfuhrer della SS, riunì a Berlino una quindicina di segretari di stato e alti ufficiali della SS per un incontro sulla “soluzione globale della questione ebraica”.
    Il libro in realtà non si limita a trattare la conferenza di Wannsee, ma ricostruisce il percorso dell’olocausto, di cui la conferenza fu sì uno dei momenti più importanti, ma, al contrario di quanto a volte viene scritto, non fu lì che venne deciso l’olocausto. Infatti la data dell’avvio dello sterminio su larga scala degli ebrei è individuata dagli autori nel 22 giugno 1941, la data dell’attacco all’Urss, quando entrarono in azione le Einsaztgruppen, i gruppi speciali della SS che fucilavano ebrei e comunisti. Fu con l’attacco all’Urss che il Reich passò dalla persecuzione all’eliminazione fisica di tutti gli ebrei d’Europa: la “soluzione finale” della questione ebraica, appunto, come viene definita da Heydrich nella lettera d’invito alla conferenza. La persecuzione era iniziata fin dall’arrivo al potere di Hitler nel 1933. Risalgono alle primissime settimane successive alla presa del potere i primi provvedimenti legislativi contro ebrei, oppositori politici, “elementi antisociali”. Ma fino all’entrata in guerra il regime nazista cercò di espellere gli ebrei costringendoli all’emigrazione con provvedimenti legislativi o atti violenti come il pogrom della “notte dei cristalli”, ma non osava ancora passare allo sterminio di massa. La decisione dello sterminio deve comunque essere precedente alla guerra, altrimenti, ricordano gli autori, “le squadre della morte delle Einsatzgruppen e della Polizia di sicurezza e del SD non avrebbero potuto essere pronte all’azione”. L’olocausto è in realtà l’evento terminale di un lungo processo, iniziato, ricordano gli autori, “quando Hitler ancora non c’era, ma nella società tedesca iniziò a nascere l’antisemitismo ed il razzismo”. La persecuzione contro gli ebrei si sviluppa poi dopo il 1933, con le leggi razziali di Norimberga del 1933-1935, in un crescendo man mano che si avvicina la guerra e soprattutto a guerra iniziata. Le leggi di Norimberga sono richiamate anche dai partecipanti alla conferenza come fondamento su cui basare le decisioni prese alla conferenza stessa. Altro momento importante è l’ordine del 31 luglio 1941 di Hermann Goring a Heydrich, per incaricarlo di provvedere ad una “soluzione finale della questione ebraica”. Tale ordine è citato da Heydrich nell’invito alla conferenza.
    Il libro risponde anche al quesito se, e quando, sia stato emanato l’ordine della soluzione finale. In realtà, per come funzionava il regime nazista, “a partire dal 30 gennaio 1933 erano state gradualmente create delle strutture di potere in virtù delle quali bastava che il Fuhrer, innalzato nel 1941 al rango di superuomo, discutesse con alcune persone del suo più stretto entourage dello sterminio degli ebrei, perché si ponesse subito mano all’attuazione del progetto”.
    Gli obiettivi della conferenza di Wannsee erano: coordinare lo sterminio tra i diversi uffici del Reich, e ribadire che gli ebrei andavano sterminati tutti (“non tutti avevano capito che nemmeno un ebreo doveva restare in vita, e qua e là erano insorte controversie circa lo sfruttamento ulteriore degli ebrei come forza-lavoro coatta”) e che l’eliminazione aveva priorità sull’utilizzo della forza lavoro schiavistica.
    Infine, la conferenza voleva, se non risolvere, almeno avanzare proposte riguardo ai Mischlinge, i “sangue-misto”, quegli ebrei che avevano contratto matrimonio con un coniuge tedesco, ed i loro figli.
    Quello che colpisce della conferenza di Wannsee è che lo sterminio degli ebrei veniva considerato l’obiettivo principale, prioritario anche rispetto alle sorti della guerra mondiale, tant’è che lo sterminio aveva la prevalenza anche rispetto all’utilizzo degli ebrei come manodopera coatta, o all’utilizzo di tecnici ebrei nelle industrie belliche. Ci si proponeva di sterminare tutti gli ebrei d’Europa, non solo quelli che abitavano nel Reich o nei territori occupati, ma anche quelli di paesi neutrali come Spagna, Portogallo, Svizzera. Alla conferenza viene infatti presentata una tabella con la presenza ebraica in tutti i paesi europei. La guerra mondiale era quindi vista come una buona occasione per vincere la “vera” guerra, che si sarebbe vinta con la completa scomparsa di tutti gli ebrei dal continente.
    Altro elemento che colpisce è il linguaggio del verbale della conferenza, redatto dal collaboratore di Heydrich, Adolf Eichmann, per ordine e per conto del suo superiore, e che fu ritrovato nel 1947 dagli americani tra le carte del ministero degli esteri. Nel verbale mai compaiono i termini come sterminio, uccidere, fucilare. Vi sono invece ripulire, setacciare, evacuare. Al processo di Gerusalemme Eichmann disse che, per esempio, “soluzioni possibili” alla questione ebraica significava “modi di uccidere” gli ebrei. C’era evidentemente il timore che la stessa opinione pubblica tedesca non avrebbe accettato lo sterminio. Sempre per evitare ripercussioni “sui parenti tedeschi”, viene deciso di deportare i Mischlinge non nei lager di sterminio, ma in speciali “ghetti per anziani”.
    Ed anche se il verbale non parla di campi di sterminio, viene detto chiaramente che il destino degli ebrei d’Europa è la loro distruzione fisica. Viene infatti avanzata la proposta di utilizzare gli ebrei come manodopera coatta per costruire strade nell’est, poi “il nucleo che alla fine sopravviverà a tutto questo, e si tratterà della parte dotata della maggiore resistenza, dovrà essere trattato in maniera adeguata, poiché rappresentando il frutto di una selezione naturale, qualora fosse lasciato andare libero, dovrebbe essere considerato al cellula germinale di una nuova rinascita ebraica”.

Fabrizio Billi