Il 20 gennaio 1942 Reinhard Heydrich, Obergruppenfuhrer
della SS, riunì a Berlino una quindicina di segretari di stato e
alti ufficiali della SS per un incontro sulla “soluzione globale della
questione ebraica”.
Il libro in realtà non si limita a trattare
la conferenza di Wannsee, ma ricostruisce il percorso dell’olocausto, di
cui la conferenza fu sì uno dei momenti più importanti, ma,
al contrario di quanto a volte viene scritto, non fu lì che venne
deciso l’olocausto. Infatti la data dell’avvio dello sterminio su larga
scala degli ebrei è individuata dagli autori nel 22 giugno 1941,
la data dell’attacco all’Urss, quando entrarono in azione le Einsaztgruppen,
i gruppi speciali della SS che fucilavano ebrei e comunisti. Fu con l’attacco
all’Urss che il Reich passò dalla persecuzione all’eliminazione
fisica di tutti gli ebrei d’Europa: la “soluzione finale” della questione
ebraica, appunto, come viene definita da Heydrich nella lettera d’invito
alla conferenza. La persecuzione era iniziata fin dall’arrivo al potere
di Hitler nel 1933. Risalgono alle primissime settimane successive alla
presa del potere i primi provvedimenti legislativi contro ebrei, oppositori
politici, “elementi antisociali”. Ma fino all’entrata in guerra il regime
nazista cercò di espellere gli ebrei costringendoli all’emigrazione
con provvedimenti legislativi o atti violenti come il pogrom della “notte
dei cristalli”, ma non osava ancora passare allo sterminio di massa. La
decisione dello sterminio deve comunque essere precedente alla guerra,
altrimenti, ricordano gli autori, “le squadre della morte delle Einsatzgruppen
e della Polizia di sicurezza e del SD non avrebbero potuto essere pronte
all’azione”. L’olocausto è in realtà l’evento terminale di
un lungo processo, iniziato, ricordano gli autori, “quando Hitler ancora
non c’era, ma nella società tedesca iniziò a nascere l’antisemitismo
ed il razzismo”. La persecuzione contro gli ebrei si sviluppa poi dopo
il 1933, con le leggi razziali di Norimberga del 1933-1935, in un crescendo
man mano che si avvicina la guerra e soprattutto a guerra iniziata. Le
leggi di Norimberga sono richiamate anche dai partecipanti alla conferenza
come fondamento su cui basare le decisioni prese alla conferenza stessa.
Altro momento importante è l’ordine del 31 luglio 1941 di Hermann
Goring a Heydrich, per incaricarlo di provvedere ad una “soluzione finale
della questione ebraica”. Tale ordine è citato da Heydrich nell’invito
alla conferenza.
Il libro risponde anche al quesito se, e quando,
sia stato emanato l’ordine della soluzione finale. In realtà, per
come funzionava il regime nazista, “a partire dal 30 gennaio 1933 erano
state gradualmente create delle strutture di potere in virtù delle
quali bastava che il Fuhrer, innalzato nel 1941 al rango di superuomo,
discutesse con alcune persone del suo più stretto entourage dello
sterminio degli ebrei, perché si ponesse subito mano all’attuazione
del progetto”.
Gli obiettivi della conferenza di Wannsee erano:
coordinare lo sterminio tra i diversi uffici del Reich, e ribadire che
gli ebrei andavano sterminati tutti (“non tutti avevano capito che nemmeno
un ebreo doveva restare in vita, e qua e là erano insorte controversie
circa lo sfruttamento ulteriore degli ebrei come forza-lavoro coatta”)
e che l’eliminazione aveva priorità sull’utilizzo della forza lavoro
schiavistica.
Infine, la conferenza voleva, se non risolvere,
almeno avanzare proposte riguardo ai Mischlinge, i “sangue-misto”, quegli
ebrei che avevano contratto matrimonio con un coniuge tedesco, ed i loro
figli.
Quello che colpisce della conferenza di Wannsee
è che lo sterminio degli ebrei veniva considerato l’obiettivo principale,
prioritario anche rispetto alle sorti della guerra mondiale, tant’è
che lo sterminio aveva la prevalenza anche rispetto all’utilizzo degli
ebrei come manodopera coatta, o all’utilizzo di tecnici ebrei nelle industrie
belliche. Ci si proponeva di sterminare tutti gli ebrei d’Europa, non solo
quelli che abitavano nel Reich o nei territori occupati, ma anche quelli
di paesi neutrali come Spagna, Portogallo, Svizzera. Alla conferenza viene
infatti presentata una tabella con la presenza ebraica in tutti i paesi
europei. La guerra mondiale era quindi vista come una buona occasione per
vincere la “vera” guerra, che si sarebbe vinta con la completa scomparsa
di tutti gli ebrei dal continente.
Altro elemento che colpisce è il linguaggio
del verbale della conferenza, redatto dal collaboratore di Heydrich, Adolf
Eichmann, per ordine e per conto del suo superiore, e che fu ritrovato
nel 1947 dagli americani tra le carte del ministero degli esteri. Nel verbale
mai compaiono i termini come sterminio, uccidere, fucilare. Vi sono invece
ripulire, setacciare, evacuare. Al processo di Gerusalemme Eichmann disse
che, per esempio, “soluzioni possibili” alla questione ebraica significava
“modi di uccidere” gli ebrei. C’era evidentemente il timore che la stessa
opinione pubblica tedesca non avrebbe accettato lo sterminio. Sempre per
evitare ripercussioni “sui parenti tedeschi”, viene deciso di deportare
i Mischlinge non nei lager di sterminio, ma in speciali “ghetti per anziani”.
Ed anche se il verbale non parla di campi di sterminio,
viene detto chiaramente che il destino degli ebrei d’Europa è la
loro distruzione fisica. Viene infatti avanzata la proposta di utilizzare
gli ebrei come manodopera coatta per costruire strade nell’est, poi “il
nucleo che alla fine sopravviverà a tutto questo, e si tratterà
della parte dotata della maggiore resistenza, dovrà essere trattato
in maniera adeguata, poiché rappresentando il frutto di una selezione
naturale, qualora fosse lasciato andare libero, dovrebbe essere considerato
al cellula germinale di una nuova rinascita ebraica”.
Fabrizio Billi