Vasilij Grossman - Il'ja Erenburg, Il libro nero. Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945, Milano, Mondadori, 1999, XIV-915 pp.
Stando alle più recenti valutazioni, almeno la metà delle vittime della shoah sono state trucidate dai nazisti in URSS. Eppure lo sterminio degli ebrei in territorio sovietico è rimasto per molto tempo l'aspetto meno discusso dell'annientamento della popolazione ebraica europea. Due elementi di fatto, avendo condizionato la raccolta delle fonti, sono stati alla base di questo misconoscimento: da un lato, il divieto - per oltre quarant'anni - di accedere alla documentazione che l'Armata rossa sottrasse ai tedeschi, nel corso e alla fine delle ostilità, e a quella che le commissioni militari d'inchiesta sui crimini di guerra produssero durante il loro lavoro d'accertamento delle responsabilità; dall'altro, l'impossibilità per gli ebrei sovietici sopravvissuti di riferire liberamente sulle loro esperienze sotto l'occupazione nazista. La pubblicazione, nel 1993, della versione integrale in lingua russa del Libro nero è un avvenimento che ha segnato una svolta nella ricerca. Questa raccolta di testimonianze permette infatti non solo di ampliare sensibilmente le nostre conoscenze sulle modalità della «soluzione finale» in URSS, ma anche di penetrare, attraverso la sua stessa storia interna, la complessità e le contraddizioni della politica sovietica di fronte alla shoah. Redatto negli anni del conflitto, il volume venne bloccato dalla censura staliniana nel 1948, in coincidenza con lo smantellamento del Comitato Antifascista Ebraico, che ne era stato il promotore, e durante la fase più acuta della campagna contro il «nazionalismo» e il «cosmopolitismo» degli ebrei russi. Il Libro nero è articolato secondo tre categorie di documenti: diari, lettere, racconti stenografati e deposizioni di vittime e sopravissuti; rapporti e saggi di giornalisti o scrittori sovietici, redatti a partire da fonti dirette o sulla base d'incontri con testimoni oculari; materiali ufficiali, soprattutto di provenienza tedesca (ordinanze, comunicati, deposizioni), forniti dalla Commissione straordinaria d'inchiesta sulle atrocità naziste. Il volume comprende una prima parte, suddivisa in cinque zone geografiche corrispondenti ai territori d'occupazione (Ucraina, Bielorussia, Repubblica federativa russa, Lituania e Lettonia), e una seconda parte costituita da sezioni consacrate rispettivamente ai «sovietici, un popolo unito», ai «campi di sterminio», ai «carnefici». Le finalità del volume sono riassunte nella prefazione dello scrittore Vasilij Grossman che - insistendo sulla razionale determinazione con cui erano stati perseguiti i massacri collettivi, le deportazioni delle comunità, la riduzione in schiavitù di milioni di esseri umani di origine ebraica - può essere oggi letta come una sorta di modello di quella letteratura che sarà denominata «intenzionalista». Il genocidio richiese premeditazione e pianificazione; fu scandito da un calendario specifico della morte; venne realizzato grazie ad una catena di progressive e dettagliate disposizioni; conobbe uniformità d'intenti e di azione; acquistò forza nella teoria e nella pratica del razzismo. E' un grande peccato che l'edizione in lingua italiana di un documento così importante, e che ha anche notevoli risvolti letterari, sia stata condotta dal tedesco, invece che dall'originale russo, pubblicato a Vilnius nel 1993 (pubblicazione di cui sembra ignorare l'esistenza persino il curatore dell'edizione tedesca, Arno Lustiger).
Antonella Salomoni