Janet Gleeson, L’uomo che inventò il denaro. La vera storia di John Law, libertino, giocatore d’azzardo, assassino e padre dell’economia moderna, Milano, Rizzoli, 2000, p. 315
 

    La casa editrice Rizzoli continua nella pubblicazione di una serie di libri di autori anglosassoni che scrivono su avvenimenti storici importanti ma non molto noti, raccontati in modo un po’ romanzato ma comunque con quella correttezza e precisione tipica della scienze sociali nei paesi anglosassoni, che là non è affatto patrimonio dei soli storici di professione ma anche di sociologi, giornalisti e di quanti si occupano di scienze sociali.
    In questo libro le parti più “fantasiose” sono certamente il titolo ed il sottotitolo, studiati per incuriosire possibili lettori, ma che non rispondono certo al contenuto del libro. John Law non ha “inventato” il denaro, ed anche il mini profilo biografico del sottotitolo non gli rende giustizia, sembra infatti la descrizione di un delinquente diventato chissà per quali oscuri giochi del destino il “padre dell’economia moderna”, pessima definizione in quanto l’economia moderna ha molti padri.
    L’imprecisione del titolo e del sottotitolo fanno da contraltare alla precisione ed alla correttezza del contenuto. Il libro racconta la vita di John Law, scozzese che visse a cavallo tra il Seicento ed il Settecento. Nato da agiata famiglia borghese, da Edinburgo si trasferì a Londra, dove uccise, per legittima difesa, un uomo in un duello. La famiglia del morto fece di tutto per farlo impiccare, cosa altrimenti assai inconsueta, dato che mai un nobile od un alto borghese veniva giustiziato per fatti simili. Per evitare l’impiccagione, Law, grazie alle sue altolocate protezioni, riuscì ad evadere dal carcere e riparò in Francia. Da qui iniziò poi una vita a zonzo per l’Europa: Olanda, Germania, Svizzera, Danimarca, stati italiani. Nei diversi paesi accumulò una fortuna col gioco d’azzardo. Non era un baro, tutte le sue vincite avvenivano onestamente. Era una notevole mente matematica, abilissimo nel calcolo delle probabilità. Inoltre aveva capito il principio fondamentale che “il banco vince”, ovvero che chi tiene il banco ha molte più possibilità di guadagnare che i giocatori. Questo principio secondo Law valeva (e vale) non solo per i giochi a carte dell’epoca, ma anche per le lotterie nazionali: in queste vi sono pochi fortunati vincitori, molti che perdono, e lo stato che vince comunque la differenza tra le puntate e le vincite. Per questo motivo Law era contrario alle lotterie, gli sembrava immorale che lo stato illudesse i cittadini con un gioco in cui le possibilità di vincita non sono affatto uguali per tutti.
    Ai tavoli di gioco Law non aveva certo analoghi scrupoli morali, infatti ne andava della sua stessa sopravvivenza. Giocare era per lui l’unico modo in cui fosse abile a guadagnarsi da vivere. Con la ricchezza iniziò ad avere ambizioni politiche, ma non perché cercasse onori e potere, ma per una sincera volontà di essere utile alla collettività. Scrisse numerose proposte di politica economica che presentò ad alcuni regnanti dell’epoca. Uno dei maggiori problemi delle economie dell’epoca era quello della creazione di moneta. Fino ad allora veniva emessa moneta in corrispondenza dell’oro ed argento posseduti. La quantità di moneta emessa era quindi limitata dalle riserve di metalli nobili. Furono gli olandesi ad emettere per primi una quantità di moneta maggiore delle riserve, contando sul fatto che, in una situazione di “fiducia”, non sarebbe possibile che tutti i detentori di moneta si presentassero alle banche contemporaneamente per chiederne la conversione in oro e argento. Furono quindi gli olandesi gli “inventori” di questo basilare principio dell’economia moderna. Law propose al re d’Inghilterra di aprire una banca che emettesse moneta garantita non dalle riserve auree, ma dalla terra. Il re rifiutò la proposta, e Law tornò in Francia dove propose al reggente (Luigi XV era minorenne) un’operazione analoga a quella degli olandesi. Il reggente accettò, l’economia francese, che era assai malmessa a causa delle guerre, prosperò, e Law fece rapidamente carriera, divenendo una sorta di “superministro delle finanze” del più grande, più popoloso e più prospero paese d’Europa. Law divenne insomma uno dei più potenti uomini del continente. Egli creò anche la “Compagnia del Missisipi”, una società per azioni avente lo scopo di sfruttare la colonia americana della Francia. Anche le società per azioni non furono una invenzione di Law, ma furono inventate dai soliti olandesi, che pochi decenni prima avevano creato il primo boom borsistico della storia, con un rialzo spropositato delle azioni dei bulbi di tulipano, a cui seguì il primo fragoroso crack borsistico della storia dell’economia.
    Law ripetè quell’esperienza su grande scala. Le azioni della Compagnia del Missisipi salirono da 500 ad oltre 10.000 lire dell’epoca, poi crollarono a causa dei mancati profitti. Law fu travolto dal crollo. Arrestato, rischiava di essere condannato a morte, e riuscì a salvarsi solo grazie alle amicizie altolocate. Negli anni seguenti riprese a vagabondare per l’Europa tornando a guadagnarsi da vivere col gioco, e divenne di nuovo ricco.
    La vicenda di Law è senza dubbio interessante, si tratta della prima speculazione borsistica di massa: tutti partecipavano, non solo i nobili e i ricchi borghesi, ma anche servitori e valletti divennero milionari. La parola “milionario” anzi venne creata allora, per definire coloro che si erano arricchiti rapidamente.
    Stupisce il fatto che un uomo così calcolatore come Law si sia fatto travolgere dal crollo. In realtà era ben consapevole del rischio e cercò di evitarlo, e sulle prime ci riuscì, o quantomeno riuscì a frenarlo, ma alla fine non ce la fece più a controllare il meccanismo che aveva messo in moto.
    Dopo quell’esperienza la Francia non volle più sentir parlare di emissione di moneta che non fosse garantita dalle riserve auree, e solo ottanta anni dopo, con la Rivoluzione, si tornerà al sistema di Law, che è poi quello che governa le economie moderne, ovviamente più perfezionato. Anche le speculazioni borsistiche sono assai attuali in questi tempi di new economy, in cui molti sono diventati milionari ed altrettanti hanno perso fortune coi crolli di borsa, dovuti anche oggi alla mancanza di profitti delle aziende con azioni sopravalutate, così come era per la Compagnia del Missisipi. Per questo è inevitabile pensare all’oggi leggendo questo libro che racconta fatti accaduti secoli fa.

Fabrizio Billi