La casa editrice Rizzoli continua nella pubblicazione
di una serie di libri di autori anglosassoni che scrivono su avvenimenti
storici importanti ma non molto noti, raccontati in modo un po’ romanzato
ma comunque con quella correttezza e precisione tipica della scienze sociali
nei paesi anglosassoni, che là non è affatto patrimonio dei
soli storici di professione ma anche di sociologi, giornalisti e di quanti
si occupano di scienze sociali.
In questo libro le parti più “fantasiose”
sono certamente il titolo ed il sottotitolo, studiati per incuriosire possibili
lettori, ma che non rispondono certo al contenuto del libro. John Law non
ha “inventato” il denaro, ed anche il mini profilo biografico del sottotitolo
non gli rende giustizia, sembra infatti la descrizione di un delinquente
diventato chissà per quali oscuri giochi del destino il “padre dell’economia
moderna”, pessima definizione in quanto l’economia moderna ha molti padri.
L’imprecisione del titolo e del sottotitolo fanno
da contraltare alla precisione ed alla correttezza del contenuto. Il libro
racconta la vita di John Law, scozzese che visse a cavallo tra il Seicento
ed il Settecento. Nato da agiata famiglia borghese, da Edinburgo si trasferì
a Londra, dove uccise, per legittima difesa, un uomo in un duello. La famiglia
del morto fece di tutto per farlo impiccare, cosa altrimenti assai inconsueta,
dato che mai un nobile od un alto borghese veniva giustiziato per fatti
simili. Per evitare l’impiccagione, Law, grazie alle sue altolocate protezioni,
riuscì ad evadere dal carcere e riparò in Francia. Da qui
iniziò poi una vita a zonzo per l’Europa: Olanda, Germania, Svizzera,
Danimarca, stati italiani. Nei diversi paesi accumulò una fortuna
col gioco d’azzardo. Non era un baro, tutte le sue vincite avvenivano onestamente.
Era una notevole mente matematica, abilissimo nel calcolo delle probabilità.
Inoltre aveva capito il principio fondamentale che “il banco vince”, ovvero
che chi tiene il banco ha molte più possibilità di guadagnare
che i giocatori. Questo principio secondo Law valeva (e vale) non solo
per i giochi a carte dell’epoca, ma anche per le lotterie nazionali: in
queste vi sono pochi fortunati vincitori, molti che perdono, e lo stato
che vince comunque la differenza tra le puntate e le vincite. Per questo
motivo Law era contrario alle lotterie, gli sembrava immorale che lo stato
illudesse i cittadini con un gioco in cui le possibilità di vincita
non sono affatto uguali per tutti.
Ai tavoli di gioco Law non aveva certo analoghi
scrupoli morali, infatti ne andava della sua stessa sopravvivenza. Giocare
era per lui l’unico modo in cui fosse abile a guadagnarsi da vivere. Con
la ricchezza iniziò ad avere ambizioni politiche, ma non perché
cercasse onori e potere, ma per una sincera volontà di essere utile
alla collettività. Scrisse numerose proposte di politica economica
che presentò ad alcuni regnanti dell’epoca. Uno dei maggiori problemi
delle economie dell’epoca era quello della creazione di moneta. Fino ad
allora veniva emessa moneta in corrispondenza dell’oro ed argento posseduti.
La quantità di moneta emessa era quindi limitata dalle riserve di
metalli nobili. Furono gli olandesi ad emettere per primi una quantità
di moneta maggiore delle riserve, contando sul fatto che, in una situazione
di “fiducia”, non sarebbe possibile che tutti i detentori di moneta si
presentassero alle banche contemporaneamente per chiederne la conversione
in oro e argento. Furono quindi gli olandesi gli “inventori” di questo
basilare principio dell’economia moderna. Law propose al re d’Inghilterra
di aprire una banca che emettesse moneta garantita non dalle riserve auree,
ma dalla terra. Il re rifiutò la proposta, e Law tornò in
Francia dove propose al reggente (Luigi XV era minorenne) un’operazione
analoga a quella degli olandesi. Il reggente accettò, l’economia
francese, che era assai malmessa a causa delle guerre, prosperò,
e Law fece rapidamente carriera, divenendo una sorta di “superministro
delle finanze” del più grande, più popoloso e più
prospero paese d’Europa. Law divenne insomma uno dei più potenti
uomini del continente. Egli creò anche la “Compagnia del Missisipi”,
una società per azioni avente lo scopo di sfruttare la colonia americana
della Francia. Anche le società per azioni non furono una invenzione
di Law, ma furono inventate dai soliti olandesi, che pochi decenni prima
avevano creato il primo boom borsistico della storia, con un rialzo spropositato
delle azioni dei bulbi di tulipano, a cui seguì il primo fragoroso
crack borsistico della storia dell’economia.
Law ripetè quell’esperienza su grande scala.
Le azioni della Compagnia del Missisipi salirono da 500 ad oltre 10.000
lire dell’epoca, poi crollarono a causa dei mancati profitti. Law fu travolto
dal crollo. Arrestato, rischiava di essere condannato a morte, e riuscì
a salvarsi solo grazie alle amicizie altolocate. Negli anni seguenti riprese
a vagabondare per l’Europa tornando a guadagnarsi da vivere col gioco,
e divenne di nuovo ricco.
La vicenda di Law è senza dubbio interessante,
si tratta della prima speculazione borsistica di massa: tutti partecipavano,
non solo i nobili e i ricchi borghesi, ma anche servitori e valletti divennero
milionari. La parola “milionario” anzi venne creata allora, per definire
coloro che si erano arricchiti rapidamente.
Stupisce il fatto che un uomo così calcolatore
come Law si sia fatto travolgere dal crollo. In realtà era ben consapevole
del rischio e cercò di evitarlo, e sulle prime ci riuscì,
o quantomeno riuscì a frenarlo, ma alla fine non ce la fece più
a controllare il meccanismo che aveva messo in moto.
Dopo quell’esperienza la Francia non volle più
sentir parlare di emissione di moneta che non fosse garantita dalle riserve
auree, e solo ottanta anni dopo, con la Rivoluzione, si tornerà
al sistema di Law, che è poi quello che governa le economie moderne,
ovviamente più perfezionato. Anche le speculazioni borsistiche sono
assai attuali in questi tempi di new economy, in cui molti sono diventati
milionari ed altrettanti hanno perso fortune coi crolli di borsa, dovuti
anche oggi alla mancanza di profitti delle aziende con azioni sopravalutate,
così come era per la Compagnia del Missisipi. Per questo è
inevitabile pensare all’oggi leggendo questo libro che racconta fatti accaduti
secoli fa.
Fabrizio Billi