Juan Carlos Jiménez de Aberásturi, De la derrota a la esperanza: políticas vascas durante la II Guerra Mundial (1937-1947), Oñate,  Instituto vasco de Administración Pública, 1999, pp. 963.

            Il protagonismo dell’ETA ha in qualche modo oscurato la storia dell’antifranchismo basco. Le vicende del PNV e delle forze basche di sinistra durante il franchismo aspettano ancora una soddisfacente sintesi. La pubblicazione della tesi di dottorato dello storico ed archivista Juan Carlos Jiménez de Aberásturi rappresenta un punto di arrivo, da cui sarà impossibile prescindere , nelle analisi delle vicende basche durante il primo franchismo. L’autore affronta in maniera globale le attività del Governo Basco in esilio e dei principali partiti baschi, nazionalisti e non nazionalisti, dalla vittoria franchista nei Paesi Baschi (estate 1937, anno del bombardamento di Gernika) e il 1947. Il racconto segue alcuni filoni: le vicende dell’esilio e della politica di accoglienza e assistenza dei rifugiati baschi; le vicende politiche propriamente dette, e la narrazione della partecipazione militare basca al secondo conflitto mondiale.

        Il nucleo del libro è una analisi della politica del PNV e del Governo Basco in esilio durante la seconda guerra mondiale. Il PNV riuscì a raggiungere una sorta di egemonia nella politica basca dell’esilio, facendo del Governo in esilio uno strumento di politica nazionalista e favorendo una identificazione fra nazionalismo (politica del PNV) ed esecutivo basco. Per tale politica indipendentista, il PNV abbandonò la lealtà ai principi della Seconda Repubblica, considerando superate la Costituzione del 1931 e lo Statuto basco del 1936.  L’indipendenza diventava il programma massimo: in subordine, venivano riallacciate intese con catalani e galleghi in vista di una ipotetica confederazione di repubbliche iberiche. Ma il tentativo del PNV di fare del Governo basco uno strumento per la politica nazionalista presupponeva l’abbandono, da parte degli alleati repubblicani e socialisti, di ogni legame con i partiti spagnoli. Nonostante le rotture e le divisioni interne ai partiti del Fronte Popolare legati alla Repubblica Spagnola in esilio, questa strategia fallì. Nel PSOE si affermò la linea antinazionalista di Indalecio Prieto e le dissidenze nazionaliste interne al PSOE furono espulse

        La politica di assistenza agli esiliati fu comunque sempre un banco di collaborazione fra nazionalisti e altri partiti; del resto nell’organizzazione dell’accoglienza in Francia il peso dei socialisti era determinante. Il volume approfondisce anche gli aspetti dell’esilio successivi all’invasione tedesca in Francia, e segue le peripezie dell’esilio basco anche in America.

        La terza linea di investigazione segue, come si è detto, la partecipazione militare basca al secondo conflitto mondiale, che ebbe come obiettivo prioritario l’internazionalizzazione del problema basco. Il governo offrì appoggio incondizionato agli alleati, avviando relazioni soprattutto con Francia e USA e partecipando alla guerra contro la Germania nazista con un battaglione basco (Gernika). L’obiettivo della partecipazione al conflitto e del legame con gli alleati era il raggiungimento di una indipendenza effettiva: i Paesi Baschi come stato cuscinetto fra Francia e Spagna. Ciò, ovviamente, presupponeva che il crollo dell’Asse portasse con se la caduta del franchismo. P. Ma era l’intera strategia nazionalista ad essere messa in crisi dalla fine del conflitto. La situazione internazionale mutava rapidamente dalla alleanza antifascista ai prodromi della guerra fredda.Nel nuovo contesto, divenuto chiaro che le forze alleate non avevano alcun interesse alla fine del franchismo, l’ipotesi dell’indipendenza diventava un sogno. Il PNV riprendeva allora il suo abituale pendolarismo fra volontà indipendentista e realismo politico: il partito tornò allo Statuto del 1936 e rientrò, col ministro Irujo, nel governo della Repubblica Spagnola, mettendo la sordina anche alle ipotesi confederative.

        L’apparato documentario dell’opera è imponente, e la stessa bibliografia costituisce un repertorio insostituibile. Indici, cronologia dettagliata e appendici documentarie fanno del volume un’opera di consultazione imprescindibile. L’unico archivio cui l’accesso è stato precluso all’autore è quello del Partito Nazionalista Basco, reso disponibile agli studiosi solo di recente. Chiuso il libro, non resta pertanto che attendere il secondo tomo di El péndulo patriótico, di De Pablo, Mees y Rodríguez Ranz, studiosi che hanno avuto accesso all’archivio del PNV e che promettono di offrire un nuovo quadro, assai atteso, delle vicende del PNV durante il resto della dittatura franchista

Carmelo Adagio