Antonio Benci
Immaginazione senza potere. Il lungo viaggio del maggio francese in Italia
Edizioni Punto Rosso, collana “’l’Altrastoria”, n. 10, Milano 2011, p. 256, ill., euro 12,00
 

Recensione di Giuseppe Muraca pubblicata su http://ciaomondoyeswecan.myblog.it/media/01/01/3665852962.jpg
 

Quarant'anni sono tanti eppure non bastano a mettere la giusta distanza tra noi e il '68, che malgrado tutto continua ancora a dividere e a provocare contrapposizioni di carattere interpretativo e politico. Basta pensare al confronto  polemico che si è svolto di recente sulle pagine del giornale "Il Manifesto" tra Guido Viale e Luigi Cavallari sulla natura e la portata di quel movimento. Ma al di là delle divergenze, c'è una nuova generazione di storici che si sforza di aprire nuove strade e di superare letture e interpretazioni soggettivistiche e strumentali, che guarda al sessantotto e alla stagione dei movimenti da nuove angolazioni e prospettive diverse. E' il caso del giovane ricercatore veneziano Antonio Benci che ha da poco pubblicato  Immaginazione senza potere (Milano, Il Punto Rosso, 2011, Euro 15.00) che sin dal titolo promette il giusto distacco critico e che è da considerare uno dei contributi più significativi degli ultimi anni sull'argomento. Benci ha dalla sua due vantaggi: non è stato né un protagonista e né un testimone ed è armato di una grande passione (un sentimento che tutti gli storici dovrebbero possedere), suffragata da un'esperienza accumulata in anni di lavoro e di infaticabile ricerca. Introdotto da Marco Grispigni e con una Postfazione di Danielle Tartakowsky, il libro rappresenta un'analisi dettagliata del maggio francese e dei suoi riflessi e della sua incidenza sul nostro contesto politico, sull'immaginario e sulla memoria dei protagonisti dei movimenti radicali della fine degli anni sessanta. Un viaggio per molti versi suggestivo a ritroso nel tempo e nello spazio condotto con strumenti metodologici agguerriti, su documenti di prima mano e sulle testimonianze di alcuni dei protagonisti della generazione sessantottina. Un libro scandito in maniera originale in quattro parti che analizza e attraversa le varie tappe di un evento collettivo tra i più importanti del XX secolo ed entra nelle pieghe più profonde di un percorso collettivo, della storia di una generazione che ha sognato l'assalto al cielo e che è stata sconfitta e travolta, suo malgrado, dagli eventi. Il maggio francese è giunto dopo, rispetto alla realtà di altri paesi, ma per le sue modalità di svolgimento ebbe sul movimento italiano un effetto dirompente e un'influenza veramente profonda. Già da tempo il nostro mondo universitario era in continua fibrillazione, ma in Francia nel corso del mese di maggio era successo qualcosa di veramente straordinario: in seguito alla rivolta degli studenti si erano mobilitati milioni di operai, di intellettuali, di artisti, di cittadini francesi che si erano ribellati al potere costituito mandando in tilt il sistema economico e la vita di un intero paese e mettendo in fuga persino il generalissimo De Gaulle che era stato costretto a riparare in una località ignota. Insomma, si era realizzato una sorta di "miracolo" e per un mese la Francia era stata sull'orlo di una nuova rivoluzione, attirando nuovamente l'attenzione del mondo intero. Ma la vittoria del gollismo alle elezioni di giugno e la sconfitta della contestazione e della sinistra francese spinsero i protagonisti del movimento italiano ad avviare una profonda riflessione sugli esiti delle lotte nel nostro paese e nel mondo e sulle prospettive future. Seguirono mesi di intenso dibattito, furono organizzati incontri e scritti libri e saggi a iosa. E con la ferma intenzione di imprimere al movimento stesso un salto di qualità e di allargare l?area della contestazione coinvolgendo altri soggetti sociali, innanzitutto la classe operaia, la via imboccata fu quella della riproposizione di vecchie mitologie rivoluzionarie e di un modello di partito di matrice leninista (e in alcuni casi di matrice stalinista), cioè di un?avanguardia capace di organizzare e di guidare un nuovo processo rivoluzionario che si riteneva già in atto. Ebbe così inizio l'epoca dei gruppi extraparlamentari, che a volte assunse nella prima metà degli anni settanta  dei risvolti tragici ma anche caricaturali, da non confondere però con le numerose esperienze nate dalla cultura del marxismo critico ed eterodosso, dalla sinistra eretica e libertaria. Ora, la ricostruzione effettuata da Benci  è senza dubbio molto più veritiera, più mossa e articolata da quelle fin qui messe in atto dagli storici, un quadro che presenta peraltro numerose conferme ma anche tante novità abbastanza significative e sorprendenti.
In questo senso, una delle immagini più suggestive e delle icone che hanno accompagnato il maggio francese nel corso del tempo e ne hanno alimentato il mito è quello di una ragazza portata sulle spalle da un giovane nel corso di una manifestazione per le vie di Parigi. Per lungo tempo si è creduto che si trattasse di una studentessa ribelle etichettata col nome "Marianne", ma non è così. In realtà, come lo stesso Benci chiarisce nell'ultimo paragrafo del suo libro, è una modella che al ritorno da Londra è stata conquistata dallo spirito della contestazione. Ecco chiarito il mistero, e non c'è da rimanere delusi. Ma il dettaglio più importante è che ella ha il volto radioso e sembra fissare una meta lontana agitando in senso di liberazione e di sfida la bandiera del Vietnam. Ecco: questo è l'aspetto più entusiasmante del maggio parigino e del sessantotto che noi vogliamo ricordare. In nessuna parte del mondo l'immaginazione è riuscita a conquistare il potere ma il suo fuoco ha inciso profondamente nella mentalità di una generazione che è riuscita improvvisamente a liberarsi di antichi fardelli, a diventare protagonista del proprio destino, a prendere la parola, ad esprimere una nuova soggettività, desideri, sogni, speranze e illusioni che hanno messo perentoriamente e radicalmente in discussione l'autorità e l'ordine costituiti, e in maniera pacifica e non violenta. E proprio per questo motivo ritengo che il 1968 debba essere considerata la sola, vera grande rivoluzione del novecento.
Ciò che la stagione dei movimenti ci ha lasciato in eredità è un grande compito: quello di lavorare per costruire un nuovo pensiero radicale, ripensando la stessa idea di rivoluzione così come si è fissata nel corso del secolo scorso. Questo è il senso che ricavo dalla lettura del libro di Benci e mi auguro che in futuro la sua passione di storico sappia regalarci altri momenti così importanti e significativi.