ARRIVANO I NOSTRI!
Le provocazioni della VI Flotta Usa contro la Libia sfociano nella guerra aperta

da "Il Carlone" marzo 1986


Doveva succedere ed è successo.
Nel Golfo della Sirte la VI Flotta Usa e l’esercito libico si sono sparati addosso e si è arrivati ad una situazione di estrema tensione anche a livello internazionale.
Una cosa che ci ha colpito è stata l’incomprensione della gente del grado di pericolosità di questa situazione.
Bastava un niente e il conflitto poteva allargarsi fino ad assumere proporzioni mondiali. Una nave russa (molte erano nei porti libici in quei giorni) colpita, un missile libico su una base Usa in Sicilia, qualche morto in più ed eccoci arrivati ad un punto di non ritorno.
E invece la gente sembrava non capirlo, sembrava che la guerra, a 300 km dalle coste siciliane, fosse su un altro pianeta.
Ma torniamo al conflitto. Come tutte le guerre, anche questa è stata accompagnata da una enorme dose di propaganda, tesa a far perdere la dimensione dei fatti e a portare altrove la discussione.
Gli Usa e i loro megafoni locali (si è distinto, come sempre, il Resto del carlino e, su di esso, il Sig. Nicola Matteucci) l’hanno buttata sul diritto internazionale. La tesi è: il diritto internazionale sostiene che le acque territoriali si estendono fino a 12 miglia marine (20 km circa) dalla costa. Dopo il mare è internazionale. La costa della Libia forma una profonda insenatura (il Golfo della Sirte) e il governo libico sostiene che tutta l’insenatura costituisce territorio libico, tracciando una riga tra le due estremità, anche se la profondità è superiore alle 12 miglia.
Gli Usa dicono di no e mandano la VI Flotta a fare le sue manovre nel Golfo della Sirte e i loro aerei a sorvolare la costa libica.
“E’ una questione di principio” dicono. A questo punto il governo libico, per non perdere la faccia, spara i suoi missili, gli Usa rispondono: è la guerra.
Alla questione delle acque territoriali si aggiunge, nella propaganda, la questione “terrorismo”. Reagan (quello che definisce l’Urss “l’impero del male”) ha le sue paranoie. Per cui come dall’Urss vengono tutti i mali del mondo, Gheddafi è il padre e il mandante di tutti i terroristi del mondo. Quindi va punito. Quindi l’America ha il diritto di colpirlo come e quando vuole e dove vuole.
Ora però abbandoniamo la propaganda e parliamo di cose concrete.
In questa vicenda non c’è dubbio che gli Usa sono gli aggressori e la Libia l’aggredita.
Facciamo alcune considerazioni:
1) il conflitto, guarda caso, avviene sulla costa libica e non vicino a San Francisco o a New York;
2) gli Usa hanno effettuato 6 manovre aeronavali in 4 mesi nel Golfo della Sirte. Se questa non è una provocazione non si capisce cosa voglia dire questa prova. Provate a immaginare cosa avrebbero detto e fatto gli Usa (e ad es. il Sig. Matteucci sul carlino) se l’Urss avesse effettuato non dico 6, ma 2 manovre al largo di New York;
3) la questione delle acque territoriali è un falso problema. Anzitutto questa delimitazione non è così rigida. In presenza di insenature, poi, prevale il buon senso e il “diritto internazionale” è molto incerto. Un esempio da noi ripetutamente fatto e ripreso da Andreotti: le acque del Golfo di Taranto sono internazionali o no? E comunque come reagirebbe l’Italia a manovre aeronavali russe o libiche (6 in 4 mesi) nelle acque del Golfo di Taranto?
4) La questione del terrorismo non c’entra. Anzitutto sarebbe da dimostrare che Gheddafi è davvero il mandante di tutti i terroristi del mondo, poi gli Usa e Reagan non hanno certo le carte in regola per indignarsi. Non è forse la Cia ad organizzare attentati terroristi in tutto il mondo (Italia compresa)? I contras che fanno stragi e attentati continui in Nicaragua che cosa sono, se non terroristi? E non è l’America ad armarli e finanziarli? Addirittura il Parlamento americano discute alla luce del sole quanti dollari stanziare per l’attività terroristica in Nicaragua. E non forse degli Usa quella scuola militare situata sul canale di Panama dove vengono addestrati guerriglieri anticastristi, torturatori e terroristi  di destra per tutta l’America Latina! E se Cuba o il Nicaragua, per protestare contro il terrorismo, bombardassero la Florida o il Texas? Cosa ne penserebbe il Carlino?
In questa vicenda gli Usa hanno torto marcio, la Libia ha ragione di difendere la propria dignità e il proprio territorio nazionale.
E spiace vedere come tanti consigli di fabbriche abbiano assunto posizioni ambigue ed equidistanti. Sono sensibili alla propaganda americana? O hanno introiettato pienamente quella perfida cultura della medietà sparsa a piene mani dal sindacato in questi anni?
La Libia ha ragione, dicevamo, e questo non vuol dire che ci stia simpatico Gheddafi, né che amiamo il suo regime, anzi.
Vuol dire però che siamo di fronte all’ennesima aggressione imperialista degli Usa. Con l’amministrazione Reagan, la politica aggressiva e imperialista degli Usa ha raggiunto il diapason.
Sarebbe lungo elencare la serie impressionante di aggressioni. Basti ricordare il rovesciamento del governo della piccola isola di Grenada, nei Caraibi, ottenuto con lo sbarco dei marines o l’ultima delle provocazioni (gravissima): lo sconfinamento (meno di 6 miglia) nelle acque territoriali dell’Urss, allo scopo dichiarato di “volerne saggiare le difese costiere” (sic), avvenuta qualche settimana fa. Basti richiamare la politica Usa verso il Nicaragua, che ha avuto una recrudescenza proprio durante la crisi libica.
Siamo di fronte ad una organica, pericolosissima, politica aggressiva. La stessa “cultura” americana, l’opinione pubblica, è sempre più orientata in questa direzione (pensiamo ai vari Rambo, Rocky). Il Parlamento americano ha plaudito pressoché all’unanimità alle gesta reaganiane in Libia.
Il discorso di fondo è che l’America ha sempre ragione. Chiunque è ad essa ostile va punito con la forza. L’America deve avere la supremazia mondiale senza scendere a patti con nessuno. Di qui l’atteggiamento continuamente ostile verso l’Urss.
Gorbaciov fa una serie di proposte tese al disarmo nucleare e gli Usa rispondono intensificando le provocazioni.
Si parla di riduzione dei missili e gli Usa lanciano un programma di “guerre nello spazio”.
Reagan ha dichiarato di voler passare alla storia come “l’uomo che ha fermato il comunismo nel mondo”.
Noi siamo preoccupati che passi alla storia come l’uomo che ha scatenato il conflitto nucleare.
Tre considerazioni finali:
1) L’appartenenza dell’Italia alla Nato, la presenza di basi americane in Sicilia (Comiso e Sigonella), funzionalizzate alla guerra nel Mediterraneo, portano all’inevitabile coinvolgimento dell’Italia nelle avventure americane. Da Sigonella partono i rifornimenti, i piloti, gli aerei. Lo stesso governo Craxi si è mostrato preoccupato.
E’ ora di rimettere in discussione l’appartenenza alla Nato e la presenza di basi Usa sul nostro territorio, prima che sia troppo tardi. L’avventura libica non è certo finita qui.
2) Il Pci nelle sue tesi ha cancellato la parola imperialismo e ha dato un giudizio sostanzialmente positivo sugli Usa.
Certo lo ha fatto per vedere se gli Usa gli permettono finalmente di andare al governo. Ma a parte che questo non succederà, alla luce dei nuovi fatti questa parte della tesi risulta patetica e demenziale. Non sarebbe meglio ritornarci sopra? Inoltre il Pci è per restare nella nato. Non sarebbe meglio rifletterci?
3) Il problema non è di un Reagan cattivo, pazzo e guerrafondaio.
Questo è tutto vero. Ma ricordiamoci: 25 anni fa terroristi cubani e agenti della Cia tentarono uno sbarco a Cuba per rovesciare il governo castrista. Lo sbarco avvenne alla “Baia dei porci” ma i contadini e l’esercito cubani ricacciarono in mare questi aggressori.
Il presidente era allora J.F. Kennedy, il buono, il santo, il liberale che fu anche quello che iniziò a inviare marines Usa in Vietnam.
Il problema quindi, non dimentichiamolo, non è un presidente buono o cattivo. Il problema è l’imperialismo. Una politica aggressiva e di potenza che è strutturale all’economia americana e che è congenita alla visione che gli Usa hanno di sé stessi e del proprio ruolo nel mondo.
 

Marco Pezzi