PER TORNARE A VINCERE VOTA DP

da "Il Carlone" giugno 1987


Una campagna elettorale grigia e spenta, partiti che si vendono come saponette, il moltiplicarsi di liste e listarelle costruite su microinteressi settoriali, la totale mancanza di un dibattito politico vero e di ipotesi di prospettiva. Tutto ciò non fa che confermare le cose che già dicevamo nel numero precedente del “Carlone”.
La crisi del pentapartito è ormai una crisi di regime, che investe l’insieme del sistema dei partiti, che non avrà soluzioni facili dopo le elezioni e che solo la mancanza di una opposizione vera, sociale e politica, permetterà al regime di stare in piedi, nonostante tutto, e di rigenerarsi attraverso riforme istituzionali.

I PARTITI TRADIZIONALI
In queste settimane siamo stati sommersi da spots televisivi e radiofonici, malamente mutuati dalla pubblicità e da interminabili conferenze e dibattiti con i segretari di partiti e altri personaggi.
Il Psi ci ha detto di votare per il Psi perché è il Psi.
Nicolazzi ci ha dichiarato che il Psdi è il partito del “buon senso” (ecco il migliore dei motivi per non votarlo), la Dc ha riproposto se stessa come baluardo dell’occidente contro i rossi, citando il ’48 come riferimento, il Pri ci propone S. Spadolini come taumaturgo, il Pci ci chiede di votarlo perché in lista con lui ci sono tante donne e tanti giovani (e allora?).
Non una parola su con chi si ha intenzione di governare, né su quale programma. Nessuno ha più aprlato di nucleare, i grandi difensori dei referendum se ne sono completamente dimenticati, nessuno ha più accennato alla benché minima questione di programma.

I VERDI
La cosiddetta novità rappresentata dai “verdi” si sta rivelando per quello che è: una invenzione giornalistica, un fenomeno di moda, un comodissimo (per tutti i partiti di regime) serbatoio per contenervi gli scontenti e gli arrabbiati senza che questi diventino eversivi.
Perché una invenzione giornalistica? E chi li ha mai visti in azione questi “verdi”?
Di quali battaglie ecologiche e ambientali vere sono stati protagonisti (parliamo qui di lotte, di iniziative, non di interviste sui giornali)? Quali dei tanti momenti dis contro con le istituzioni su questioni ambientali li ha visti determinanti? Ma neanche nelle grandi battaglie di massa sono stati presenti. Pensiamo al referendum antinucleare. I cosiddetti “verdi” hanno raccolto meno di 50.000 firme su un milione.
Ma il problema non è neanche questo. Il problema è: a chi danno fastidio questi “verdi”? Loro dicono di non essere né di destra né di sinistra e teorizzano la politica dello scambio. La loro capolista a Bologna ha dichiarato di essere pronta ad appoggiare qualsiasi governo che le conceda in cambio la realizzazione di alcune loro richieste. A Bolzano ad esempio, dove sono forti, hanno appoggiato la giunta dei reazionari della Sud Tiroler Volkspartei in cambio della realizzazione di alcuni parchi. E’ questa la grande novità? La novità sta in una aggregazione dove coesistono numerosi ex fascisti (ma sono poi ex ideologicamente?) con ex compagni, progressisti e seguaci di Ratzinger, medievalisti (come il capolista di Firenze che sogna una società non tecnologica, abitata da artigiani e contadini) con post-moderni? Tutti uniti su cosa visto che non sono d’accordo nemmeno sull’origine dei mali che colpiscono l’ambiente? Per alcuni è l’industria in quanto tale, per altri il modo di produzione, per altri ancora il profitto. E tutti uniti su che quando non è nemmeno stabilito chi sono i nemici e chi i potenziali alleati?
E tutti uniti su che poi sulle questioni che esulano dai prati in fiore e dai ruscelli e investono altri campi, preferiscono non prendere posizione perché non sono omogenei. Al loro convegno di Mantova, ad esempio, hanno ritirato le mozioni che parlavano di Nato, di armamenti, di questioni operaie, etc.
E allora chi, o spinto dalla grande campagna giornalistica, o perché ci tiene alla difesa dell’ambiente, sta per votare “verde” rifletta un attimo su qeuste cose e si chieda che cosa farà, per cosa voterà il suo deputato “verde” una volta eletto in Parlamento.
E rifletta su un piccolo dato generale. Quando, in una società come questa, tutti parlano bene di qualcosa o di qualcuno c’è qualcosa che non va. E infatti i “verdi” sono appunto, per l’intero sistema dei partiti, un comodo, caldo, rassicurante contenitore del dissenso.

IL PCI
Nonostante gli innumerevoli “indipendenti” di vario ordine e natura, il PCI rimane quello che è da molto tempo. Un elefante paralizzato e incerto, un partito con milioni di iscritti e di elettori che conta sempre meno nel sistema politico, incapace di operare scelte.
Di formule di governo, il Pci ne ha inventate a decine, quella in voga oggi è “l’alternativa democratica”. Peccato che non ci abbiano mai detto con chi la vogliono fare (ad esempio con o contro la Dc, con o senza i laici) né su quali contenuti programmatici.
Rimane il dato che l’unica proposta che non viene mai fuori è l’alternativa di sinistra! L’unica ipotesi mai presa in considerazione (che è invece l’ipotesi comune e ovvia per tutti i partiti della sinistra europea) è il “noi al posto di loro”, è il Pci al governo in alternativa alla Dc e ai suoi alleati.
Il Pci a questa domanda dà una risposta demenziale: “oggi non ci sono i numeri per questa alternativa e proporla ci costringerebbe a stare fuori dal gioco governativo”. Così invece sono fuori dal governo da oltre 40 anni e non hanno nemmeno la prospettiva di andarci.
E su questa incertezza il Pci si è giocato ogni identità: per non rompere i ponti con nessuno, per ricercare ossessivamente la legittimazione da parte degli altri come partito di governo affidabile, ha smussato e annacquato ogni posizione politica.
Ha così adottato un modo di dire, radicato ormai nella sua cultura, che è emblematico: “il problema è un altro”. Ogni volta che al Pci viene fatta una domanda diretta, che richiede una risposta secca, viene opposta questa formuletta dilatoria.
E’ per questo che ormai su qualunque questione, dalle grandi alle piccole, da quelle politiche generali a quelle amministrative a quelle sindacali, il Pci non prende posizione, è restio, è incerto e quindi è perdente. Sì all’appartenenza alla Nato ma battaglia contro i missili di Comiso, ma non contro quelli di Rimini, ma no ai Tornado a Piacenza, ma sì ai tornado altrove. No al nucleare, ma con prudenza e allora “uscita graduale”, ma con sole due centrali che vuol dire? Sì a Caorso purché sicura.
Chiudiamo i centri storici, ma non del tutto, ma lasciando in pace i commercianti, ma senza farlo di colpo, ma concedendo innumerevoli permessi in deroga.
Su ogni questione il Pci è così.
Per questo il voto al Pci, quello sì, è un voto disperso e inutile, perché non serve a nulla, perché non costruisce opposizione, perché è congelato nel limbo, perché non si sa a quale fine verrà usato.
Ma non vedete che ad ogni elezione viene detto: “Questa volta bisogna proprio votare Pci per il “sorpasso”, perché è morto Berlinguer, perché non si rafforzi la Dc, perché il momento è grave, etc. etc. e ogni volta, poi, non succede nulla.

UN VOTO A DP E’ UN VOTO CHE CONTA
Non c’è stata battaglia politica di opposizione, in questo paese, negli ultimi anni che non abbia visto Dp al centro dello scontro, protagonista.
Le battaglie in difesa del salario operaio, contro il taglio della scala mobile, la devastazione dei consigli di fabbrica. In difesa, anche giuridica, dei diritti dei lavoratori, dei cassaintegrati, dei giovani disoccupati, contro le truffe padronali e sindacali, per la salute nei posti di lavoro.
Le battaglie ambientali, condotte tra la gente, paese per paese, città per città, sui centri storici da chiudere, sulle fabbriche inquinanti, sulle produzioni nocive, la grande battaglia contro il nucleare, condotta con il referendum, ma anche i blocchi alle centrali, i libri bianchi, la denuncia politica.
Le battaglie per la pace, il disarmo, l’uscita dalla Nato.
La lotta contro la scuola e l’università di classe, contro la cultura delle sconfitte, del disimpegno. Le lotte per il diritto alla casa e a una città vivibile per la gente e non fatta a misura di speculatori e bottegai.
La battaglia contro il concordato e l’insegnamento della religione nelle scuole, contro la legislazione d’emergenza.
Potremmo continuare a lungo questo elenco ma pensiamo che basti per tutti riflettere sul dato che ovunque (posto di lavoro, abitazione, paese, asilo, scuola) c’è un compagno di Dp, questo è sempre in prima fila nella lotta politica.
E lo stesso vale per le istituzioni, terreno per noi non privilegiato, ma all’interno del quale comunque diamo battaglia. Provate a ricordare i nomi dei 30 consiglieri comunali del Pci o degli altri. E pensate a quanto nella città (e non solo) sono conosciuti i nomi di Boghetta, nostro attuale consigliere, e di Alberti che l’ha preceduto. Non sarà mica un caso! E provate a pensare a quanto i nostri 7 deputati hanno fatto in Parlamento e fuori. E’ per questo che noi chiediamo di votare Dp, sappiamo che sono voti sicuri, che hanno un riscontro, che contano, che fanno paura al potere, che servono in una battaglia di opposizione.
Spesso hanno inciso di più i nostri 7 deputati dei 200 del Pci; spesso ha inciso molto di più un nostro consigliere comunale dei 20/30 del Pci.
E se di deputati ne avessimo 30; e se di consiglieri comunali ne avessimo 5 o 6, cosa riusciremmo a fare?
Siamo gli unici a dichiarare per cosa ci battiamo e ad essere coerenti con il programma enunciato. Il nostro slogan elettorale “costruire l’opposizione, progettare l’alternativa” dà con chiarezza una valutazione della fase e un discorso chiaro di prospettiva.
Per questo, per quello che siamo stati e abbiamo fatto in questi anni, per continuare e potenziare la nostra capacità di fare battaglia, di andare controcorrente, di destabilizzare e sbugiardare i giochi del potere chiediamo il voto.
E invitiamo tutti a riflettere bene prima di votare come sempre, magari abbagliati da qualche bel nome, magari trascinati dalla abitudine, magari sperando che “questa volta sia diverso”. Date un voto di razionalità date un voto di utilità, ragionate su ciò che è stato fatto e detto e non sulle speranze. Se così sarà e se volete cambiare radicalmente questa società della diseguaglianza e dello sfruttamento, della guerra e della devastazione ambientale, del privilegio e dell’oppressione in una prospettiva di trasformazione socialista, il vostro voto non potrà che essere a Democrazia Proletaria, ne siamo sicuri.

Marco Pezzi