Alessandro Naccarato, "Violenze, eversione e terrorismo del partito armato a Padova. Le sentenze contro Potere operaio, Autonomia operaia organizzata e Collettivi Politici veneti", Cluep, 16 euro
 

Il testo è costruito sulle sentenze relative ai processi celebratisi tra Padova e Roma dal 1980 al 1992. L’a. afferma che «le sentenze sono una fonte storica eccezionale» (p 11), ma l’impianto dell’opera trasforma meccanicamente la sentenza da fonte storica a Storia. Di conseguenza, il materiale giudiziario è scarsamente interpolato con altre fonti e assunto acriticamente. Interessanti opere, non sempre di taglio storico, ma imprescindibili quando si affrontano questi temi, avrebbero fornito più articolati strumenti interpretativi (fra gli altri: Aldo Grandi, La generazione degli anni perduti. Storie di potere operaio, Torino, Einaudi, 2003 e Giorgio Bocca, Il caso 7 aprile. Toni Negri e la grande inquisizione, Milano, Feltrinelli, 1980). L’ormai ricca documentazione proveniente dagli ex autonomi è giudicata una falsificazione della realtà (p. 11), ma ciò non esenta dall’esaminarla come fonte.Lo spunto dal quale parte il testo rileva la centralità di Padova che, dal 1972 al 1980, subisce il maggior numero di azioni violente in proporzione agli abitanti. Quanto ha inciso il ruolo di Toni Negri nell’ambiente padovano? Era effettivamente in grado di governare un movimento sfrangiato e non propriamente intellettuale come l’Autonomia organizzata? Il testo elude questi quesiti, ricorre a lunghe citazioni di inizio anni ’70 della rivista «Potere operaio» sulla necessità della violenza, ma in che modo ciò spiega l’illegalità diffusa e i percorsi criminosi maturati qualche anno dopo? Non sempre gli inviti alla violenza si sono tradotti in realtà, è invece l’evoluzione del quadro sociale (qua scarsamente sondato) che accende le micce. Più pertinenti le analisi di brani della rivista «Rosso», contigua nello spirito e nel momento agli episodi violenti, e vista nel suo rapporto di relazione ideologica con le precedenti asserzioni contenute in «Potere operaio».Non inappuntabile la completezza informativa: per tre volte è citato l’assassinio, compiuto a Padova dalle Br il 17 giugno 1974, di Graziano Giralucci e di Giuseppe Mazzola senza mai riferire l’identità politica delle vittime (si trattava di missini uccisi in seguito a un’incursione nella sede del Partito in via Zabarella, nel centro storico). Nel caso del partito armato padovano l’approdo a numerose sentenze definitive di condanna non deve occultare il non trascurabile numero di assoluzioni e la presenza di ipotesi investigative culminate in alcune diaboliche cantonate: è il caso di Toni Negri (non immune da gravi responsabilità) ma non capo delle Br né del terrorismo intero, o il rinvio a giudizio dello scrittore Nanni Balestrini, pienamente assolto da ogni imputazione. Quanto ha influito la pressione sociale di un paese stanco e piagato dal terrorismo nel rendere tollerabili errori giudiziari e azioni a vuoto del corpo inquirente?Tra le tesi proposte dal testo è che sia stato proprio questo ricco filone di indagini padovane sull’Autonomia ad assestare il colpo decisivo al terrorismo. L’asserzione offusca l’attività giudiziaria di tante altre procure e pecca, al di là delle migliori intenzioni dell’a., di un eccessivo determinismo che accompagna l’impianto di tutta l’opera.
 

Mirco Dondi

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