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ROBERTO VICINI
Assessorato istruzione e formazione
della Regione Lombardia
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| INTRODUZIONE
Un saluto a tutti i partecipanti e un ringraziamento all'ADi per l'invito.
Cercherò di offrire un'idea abbastanza chiara di quanto si sta facendo in Lombardia, dividendo la mia relazione in due parti:
- il quadro di riferimento e la prospettiva entro cui si collocano le scelte della nostra Regione
- una sintetica illustrazione delle sperimentazioni lombarde, spaziando dalla fase di progettazione a quella di realizzazione.
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IL QUADRO GENERALE DI RIFERIMENTO |
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Le difficoltà dei settori produttivi e i segnali preoccupanti dal mondo della scuola |
La Lombardia non è purtroppo estranea alle difficoltà in cui si dibatte l'economia italiana, una difficoltà che sta coinvolgendo anche quel mondo della piccola e media impresa che ha rappresentato la principale fonte di ricchezza della nostra Regione.
Contemporaneamente si avvertono segnali preoccupanti dal mondo della scuola. Sono in aumento dispersione ed abbandoni, specialmente nei primi due anni degli istituti tecnici e professionali, mentre i docenti stanno vivendo una fase di disorientamento e spesso anche di arroccamento su una cultura scolastica che tende in modo inerziale a riprodursi uguale a se stessa.
Il rischio è quello di un generale impoverimento, se non si sarà in grado di comprendere e interagire con le grandi trasformazioni prodotte da un lato dall'economia della conoscenza e dall'altro dai nuovi bisogni e dai nuovi contesti di apprendimento dei giovani.
Una situazione che richiede contemporaneamente una grande capacità di innovazione da parte delle imprese e un grande coraggio e una grande capacità delle istituzioni di cambiare l'organizzazione dell'istruzione e della formazione. |
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L'importanza decisiva del capitale umano |
| Non è retorica, a nostro avviso, sottolineare l'importanza decisiva del capitale umano, e la necessità di investire sulle persone.
Le istituzioni scolastiche e formative, mi riferisco qui in particolare al settore dell'istruzione secondaria superiore, devono riscoprire la dimensione educativa, superare l'estrema frammentazione delle discipline e quelle impostazioni scolasticistiche che strutturano il programma in successioni lineari di contenuti.
La legge 53/03 mette in particolare rilievo il nuovo orizzonte educativo, quello di un profilo educativo, culturale e professionale -PECUP- (art. 2g), dove i tre termini non possono e non devono essere scissi, dove la cultura non può essere avulsa dalla dimensione professionale e la dimensione professionale non può essere appiattita sulla semplice operatività ed esecutività, ma deve sapere riscoprire e sviluppare le dimensioni culturali.
Una capacità educativa secondo la quale i contenuti non valgono di per sé, ma in quanto agiti dalla persona, sviluppati cioè dal soggetto in autonome competenze. |
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Oltre le richieste contingenti del mercato del lavoro |
| Vorrei aggiungere un'altra questione non di poco conto: dobbiamo guardare oltre i bisogni contingenti espressi dal mercato del lavoro. Dobbiamo considerare l'educazione e la formazione come ricchezza in sé, anche se non immediatamente spendibili. A questo riguardo vi do alcune cifre, illuminanti io ritengo, per capire come non sia possibile modellare le politiche scolastiche e le scelte educative solo sulle richieste del mercato del lavoro. In Lombardia, la zona più industrializzata del Paese, le assunzioni nei prossimi anni riguarderanno il 36% di persone con la sola licenza media, il 34,5% con il diploma secondario superiore, il 14, 7% con la laurea, solo il 6,4% con qualifica biennale di formazione professionale e solo l'8,5% con qualifica triennale.
Il messaggio è chiaro: lo studio non serve molto per il lavoro e il lavoro non costituisce un'opportunità per incrementare l'istruzione. Le richieste del mercato del lavoro si stanno fossilizzando in modo allarmante da un lato verso i laureati e i diplomati e dall'altro verso quei ragazzi che vanno direttamente a lavorare dopo la licenza media. Questo dato non è solo preoccupante in sé, ma anche per quel tessuto di piccola e media impresa sviluppatosi su competenze tecniche e professionali, che ha fatto la ricchezza del nostro Paese, e che ora rischia l'impoverimento e la progressiva scomparsa.
Allora dobbiamo avere il coraggio e la lungimiranza di puntare sullo sviluppo di un capitale umano più consistente, più capace di innovazione e di creatività. |
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L'esigenza di superare un anacronistico sistema quadripartito |
In Italia permane una frattura plurima nel mondo dell'istruzione e della formazione, che risale al modello di società e di economia della prima metà del secolo scorso, e che si fonda su divisioni culturali e professionali anacronistiche.
E' tuttora vigente, infatti, non una bipartizione, ma una quadripartizione dell'istruzione e della formazione a livello secondario: 1) l'istruzione liceale, oggi comprensiva di quella magistrale, 2) l'istruzione tecnica, 3) l'istruzione professionale e 4) la formazione professionale, come canale di scarto. Questo l'esistente, dove nei primi tre percorsi il modello dominante è quello scolasticistico, quello della “licealizzazione” che è stata perseguita nell'illusione che fornendo a tutti la stessa cultura, per quanto in dosi progressivamente diluite, si potesse creare una scuola democratica delle pari opportunità. In realtà, e lo sappiamo bene tutti, gli esiti sono assolutamente opposti: le disuguaglianze si mantengono drammatiche e rischiano di approfondirsi ulteriormente.
Questa impostazione si ostina a non riconoscere il lavoro come fonte di ricchezza culturale, nega che ci siano diversi accessi al sapere, nega la possibilità, comprovata, che il sapere possa svilupparsi anche dal fare. |
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Le scelte strategiche della Regione Lombardia |
La scelta della Regione Lombardia è quella di costruire un sistema nuovo, unitario, con il passaggio da un sistema quadripartito a due sistemi, come è indicato dal Titolo V della Costituzione, di “ istruzione” e “ istruzione e formazione professionale ”. La Lombardia è comunque fermamente intenzionata a non contrapporre fra loro i sistemi dell'” istruzione” e dell'” istruzione e formazione professionale ”, e tanto meno il settore dell'” istruzione professionale” e della “ formazione professionale” .
L'ambizione è quella di assimilarle, entro un sistema unitario, continuo e graduale, capace di mantenere tutti i giovani in formazione, non solo fino a 18 anni, ma fino a 21. Il sistema dell'istruzione e formazione professionale si estenderà infatti anche oltre il diploma alla formazione tecnico superiore non accademica, un percorso parallelo a quello universitario, che condurrà ad alte professionalità, a livelli di eccellenza, dove tutta la ricchezza dei nostri istituti tecnici, che in parte è andata persa, potrà “rigiocarsi” in modo creativo e innovativo e a dei livelli più avanzati.
Il sistema nuovo non può essere e non sarà la semplice somma dei pezzi esistenti, non sarà un contenitore dove si riciclano gli istituti tecnici e professionali e i vecchi centri di formazione professionale (centri che, pur avendo avuto un passato anche positivo, hanno vissuto come altrove un processo di progressivo depauperamento). Si tratta di qualcosa di nuovo, di un percorso lungimirante che fin da questa fase di transizione vuole ridefinire complessivamente tutta l'“istruzione e formazione professionale” . |
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LA SPERIMENTAZIONE IN LOMBARDIA |
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Accordi e standard minimi |
Dopo l'accordo quadro generale del giugno scorso e quello specifico della nostra Regione con il MIUR e il Ministero del lavoro, la Lombardia ha siglato un'intesa territoriale con l'Ufficio scolastico regionale. A seguito di queste intese è stata avviata una sperimentazione di corsi triennali, al cui termine si otterrà una qualifica di istruzione e formazione professionale, così come è previsto dalla legge 53/03, e la cui spendibilità come titolo è garantita dal riferimento agli standard minimi recentemente emanati.
Gli standard costituiscono, per così dire, il ponte per progettare in modo unitario i corsi triennali sia che si svolgano presso i centri di formazione professionale sia che si sviluppino entro gli istituti scolastici, tecnici e professionali, che in Lombardia hanno aderito in 130. A differenza dell'Emilia Romagna noi abbiamo previsto la possibilità che sia gli istituti scolastici sia i centri di formazione costruiscano in modo autonomo, ciascuno al proprio interno, gli interi percorsi triennali, facendo tutti riferimento però agli stessi standard minimi, che sono, come dicevo, il vero ponte di collegamento fra le due istituzioni, il ponte che garantisce transiti e passerelle. |
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Le due fasi della sperimentazione |
La sperimentazione è articolata in 2 fasi.
Una prima fase di progettazione, in cui si cerca di delineare un progetto di tipo nuovo, che per gli istituti scolastici, in questa fase di transizione, presenta ancora dei limiti imposti dagli ordinamenti tuttora vigenti.
Una seconda fase attuativa, che prenderà avvio dall'a.s. 2004-05, alla quale attualmente partecipano 40 istituti scolastici e 160 Centri di formazione professionale. |
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Un percorso aperto e a più tappe |
Il nostro obiettivo, sia per gli Istituti scolastici che per i Centri di formazione, è quello di delineare un percorso nel quale non ci sia più separazione tra il sapere e il fare, impostato su unità di apprendimento che facciano riferimento a compiti reali e si svolgano con un utilizzo costante del laboratorio. Si tratta anche di definire qualifiche meno settorializzate di quelle esistenti. A questo fine stiamo ridefinendo un nuovo repertorio regionale di qualifiche polivalenti, nelle quali il biennio ha carattere preprofessionalizzante, e la specializzazione si concretizza nel terzo anno.
Va inoltre sottolineato che queste “qualifiche” triennali non sono progettate come percorsi chiusi e terminali, poiché l'obiettivo è quello di offrire la possibilità di proseguire nel quarto anno con il conseguimento del “diploma”, come previsto dalla riforma.
Ma non solo, dopo il diploma sarà prevista anche la possibilità di proseguire nella formazione tecnica superiore, che potrà essere di 1 anno, di 2 o di 3.
In base alla propria specificità, alla propria tradizione, alla connotazione del proprio territorio e al fabbisogno delle imprese, gli istituti possono optare per percorsi triennali oppure da subito per percorsi quadriennali o addirittura quinquennali, dove il quinto anno sarebbe già il primo anno di formazione tecnica superiore.
L'ideale sarebbe quello di avere all'interno degli istituti una pluralità di percorsi, in modo da poter raccogliere le diverse istanze dell'utenza, e offrire contestualmente agli studenti l'opportunità di elevare, anche con una scelta successiva, i propri livelli di formazione, senza intoppi o difficoltà. |
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Una sfida che vogliamo vincere con il concorso di tutti |
Realizzare questi obiettivi è una grande sfida, una battaglia innanzitutto culturale, che la Regione sta affrontando con grandissimo impegno e sulla quale è importante avere il consenso e il sostegno delle diverse parti sociali, ma anche e soprattutto la collaborazione dei principali artefici dell'educazione e della formazione: i docenti. |
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