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LUCREZIA STELLACCI
Direttrice Ufficio Scolastico
della Regione Emilia Romagna
SALUTO |
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Ringrazio lADi e Alessandra Cenerini per avermi invitata
a portare il saluto a questa vostra seconda sessione dei lavori
del seminario.
> Il mio primo augurio è che tutti voi, e siete tanti, che
venite da altre regioni abbiate in questi giorni oltre all
impegno del seminario anche la possibilità di godere della
tradizionale ospitalità di questa terra, che ha trovato il giusto equilibrio fra la cura dello spirito e quella del corpo, dellintelletto e del gusto, perché entrambi vanno curati |
| ISTRUZIONE
E FORMAZIONE PROFESSIONALE: UN TEMA ATTUALE E INSIEME ANTICO |
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> Entriamo ora nel tema del vostro seminario: listruzione
professionale. Un tema molto attuale e insieme molto antico, molto
controverso ora come in passato. I dilemmi dellistruzione
e formazione professionale risalgono a molto tempo fa.
> Con lavvio del funzionamento delle Regioni negli anni 70
ci fu un acceso dibattito sulla collocazione dell istruzione
professionale: doveva essere assegnata alle Regioni o rimanere nellalveo
dello Stato? Lart. 117 del vecchio Titolo V attribuiva infatti
alle Regioni competenza, tra le altre, in materia di istruzione
artigiana e professionale.
> Il problema fu in parte risolto da una sentenza della Corte Costituzionale
che sancì il mantenimento in capo allo Stato della titolarità
degli istituti professionali. Si riconobbe che quegli istituti avevano
finalità e obiettivi che attenevano allo sviluppo e alla
formazione integrale della persona, caratteristici di tutta listruzione,
più che alla preparazione a un mestiere, come veniva allora
individuata la peculiarità dellistruzione artigiana
e professionale di competenza regionale. |
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LISTRUZIONE PROFESSIONALE E IL PROGETTO
92 |
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> Dopo di allora, negli anni Novanta, gli istituti professionali
hanno vissuto una stagione gloriosa, quella del Progetto 92. E
stato un direttore generale illuminato, Martinez, lartefice
di questo profondo rinnovamento dellimpianto metodologico,
didattico e organizzativo degli istituti professionali. Pur in assenza
di una riforma complessiva dellistruzione secondaria superiore
, listruzione professionale riuscì ad avere la sua
riforma, che perseguì due obiettivi:
a) riorganizzare e ridurre il numero degli indirizzi che erano eccessivamente
frammentati
b) dare un maggiore spazio alla componente culturale dei programmi.
Listruzione professionale entrò così a pieno
titolo nel sistema dellistruzione: da quel momento si potè
davvero dire che essa rispondeva agli stessi obiettivi che contraddistinguevano
gli altri ordini di scuola.
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LA FORMAZIONE PROFESSIONALE REGIONALE: UN SISTEMA A PIU
VELOCITA |
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> Nelle regioni si andava nel frattempo sviluppando il sistema
della formazione professionale, un sistema però
a velocità molto differenziate. Per esempio nella mia regione
dorigine, la Puglia, la formazione professionale è
tuttora agli albori, mentre in questa regione, lEmilia Romagna,
così come in Lombardia, entrambe presenti a questo seminario,
il sistema è ben avviato.
> In queste Regioni, Emilia Romagna e Lombardia, ma potrei citarne
altre, listruzione professionale statale e la formazione professionale
regionale non dico che appaiano come doppioni, ma non vi è
dubbio che sono andati crescendo e confondendosi i rispettivi ambiti,
senza però che la formazione professionale sia riuscita a
raggiungere pari dignità con listruzione professionale
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| GLI INTERVENTI DEL MINISTERO BERLINGUER |
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> Nel 1996 il ministro Berlinguer presentò alla Camera il
documento programmatico sulle politiche scolastiche che intendeva
realizzare nel suo mandato.
> In quel documento si evidenziava lanomalia del sistema
italiano: unaffluenza quasi totalizzante nel sistema scolastico,
il 95% della popolazione in età preferiva frequentare le
scuole anzichè la formazione professionale ridotta al 4-
5%. Una situazione anomala rispetto agli altri Paesi europei, dove
esisteva allora come ora un maggiore equilibrio fra il sistema dell
istruzione e quello della formazione professionale.
> Berlinguer attuò due interventi :
- linnalzamento dellobbligo scolastico
- listituzione dellobbligo formativo
Questi due provvedimenti furono accompagnati da un lato dallistituzionalizzazione
del sistema delle passerelle, ancora attuale, e dallaltro
dai moduli formativi integrati fra istruzione e formazione professionale. |
| IL PERMANERE
DELLE CONTRADDIZIONI - LA NECESSITA DEL CAMBIAMENTO |
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> I moduli integrati sono stati sperimentati molto bene in Emilia
Romagna, ci sono esperienze di grande qualità, che però
non hanno certamente realizzato lobiettivo che ci si prefiggeva,
quello di dare maggiore valorizzazione al sistema della formazione
professionale e ridurre la dispersione e gli abbandoni.
> Gli abbandoni sono sempre stati una piaga dellistruzione
professionale e, poiché non cè mai stata pariteticità
e pari dignità fra il sistema scolastico e quello della formazione
professionale, anche gli accessi alla formazione professionale regionale
venivano considerati abbandoni.
> Non dobbiamo mai dimenticare che in Italia il livello degli abbandoni
è esageratamente alto rispetto alla media degli altri Paesi
europei.
> Era quindi necessaria una riconsiderazione di tutto il sistema
di istruzione e formazione professionale, tanto più necessaria
da un lato con lavvento dellautonomia scolastica e dallaltro
con la nuova distribuzione delle competenze fra Stato, Regioni ed
Enti Locali in materia distruzione e formazione |
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LE NOVITA INTRODOTTE DAL NUOVO TITOLO V |
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> Questa esigenza di cambiamento e riequilibrio è stata
colta dal nuovo Titolo V della Costituzione, riformato con la legge
n. 3/2001
> Questa legge segna il passaggio dallo Stato gestore dellistruzione
allo Stato regolatore dellistruzione. E la Regione che
assume su di sé la competenza della gestione di tutto il
sistema dellistruzione e dellistruzione e formazione
professionale con delle diversificazioni.
> In materia di istruzione lo Stato conserva potere di legislazione
concorrente con le Regioni, ciò significa che lo Stato emana
norme generali e principi fondamentali sullistruzione, oltre
che i livelli essenziali delle prestazioni, e la Regione attua e
regolamenta tale sistema sulla base di quelle norme, di quei principi
e di quei livelli.
> Nel campo dellistruzione e formazione professionale la
Regione ha poteri molto più ampi: in questo ambito allo Stato
rimane solo la definizione degli standard formativi: i livelli
essenziali delle prestazioni .
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| UNA
RIVOLUZIONE DI CUI NON SI E ANCORA APPIENO COLTO IL SIGNIFICATO |
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> La legge 3/2001 è ancora poco conosciuta, a mio parere,
e non si è ancora colto appieno la rivoluzione che ha determinato
nel nostro sistema.
> Nel gennaio scorso, è stata una sentenza della Corte Costituzionale
a ricordarci questo capovolgimento di competenze: la gestione di
tutto il sistema dellistruzione e istruzione e formazione
professionale deve passare alle Regioni , man mano che queste si
doteranno delle strutture necessarie per realizzarla. |
| LA LEGGE
53/2003 E GLI ANTICIPI DI RIFORMA |
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> Questi cambiamenti sono stati fatti propri dalla 53/03 di riforma
degli ordinamenti scolastici, che in sintonia con il nuovo Titolo
V prefigura un doppio canale : il sistema dei licei e il sistema
dellistruzione e formazione professionale
> In particolare tutto il sistema dell istruzione e
formazione professionale dovrà essere ricostruito da
ciascuna Regione singolarmente. Ed è chiaro che questo non
è un lavoro semplice considerato che ci troviamo di fronte
a un capovolgimento totale della disciplina e della regolamentazione
di questi sistemi.
> Il cambiamento è già stato avviato con delle anticipazioni
dei percorsi di istruzione formazione professionale, a mio parere
una vera e propria sperimentazione della riforma, anche se la Regione
Emilia Romagna non è proprio di questo parere , ma io ovviamente
parlo per me.
> A seguito del protocollo quadro, approvato in sede di Conferenza
unificata Stato Regioni, di un successivo specifico protocollo dintesa
con la Regione Emilia Romagna, e infine di un accordo fra Regione
ER e Ufficio Scolastico regionale ER - che ho personalmente sottoscritto
il mese scorso - sono stati avviati nuovi percorsi di istruzione
e formazione professionale in questa Regione.
> Ai 76 percorsi attivi nellanno in corso, si è aggiunta
una nuova più precisa regolamentazione per i percorsi che
prenderanno avvio dal 1° settembre 2004 |
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LA SFIDA DI UN NUOVO PROFILO DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE |
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> Non esisterà più una formazione professionale pura,
ma sarà contaminata dalla cultura, non esisterà più
unistruzione professionale che faccia solo cultura ma dovrà
formare profili professionali che abbiano possibilità di
immediato accesso al mondo del lavoro.
> È una sfida, una rivoluzione culturale per listruzione
professionale. Si tratta di cambiare le metodologie, i canoni pedagogici
tradizionali: non più solo sapere, ma saper fare e saper
essere: lapprendimento di un mestiere che deve coniugarsi
con approfondimenti culturali e valoriali.
> Voi, che siete docenti e dirigenti scolastici, capite bene cosa
significhi tutto questo.
> E una sfida che le Regioni dItalia dovranno cogliere
e rispetto alla quale dovranno attrezzarsi per potere pianificare
e progettare i diversi percorsi. Occorre saper dare risposte adeguate
e convincenti alla crescente domanda di istruzione e formazione
da parte di giovani che decidono di non scegliere i percorsi di
studio tradizionali, a lungo termine, ma che vogliono acquisire
più conoscenze e competenze in percorsi di medio termine.
> Ed è una sfida che io mi auguro ci vedrà vincenti. |
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