La decentralizzazione dell'amministrazione del personale
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Un passaggio necessario e indispensabile: la regionalizzazione del personale della scuola
La riforma del Titolo V della Costituzione non ha realizzato per la scuola, quella devoluzione coraggiosa che avrebbe dovuto liberarla da antichi vincoli centralistici. Occorre una maggiore chiarezza e maggiore decisione nella decentralizzazione dei poteri dello Stato per quanto concerne la gestione ed amministrazione del personale della scuola.
Occorre cioè una devoluzione impostata su due principi fondamentali:
il mantenimento in capo allo Stato della definizione dello stato giuridico degli insegnanti;
il trasferimento alle Regioni del l'amministrazione del personale, ivi compresa la programmazione degli organici e delle assunzioni.
Si tratta in fondo di completare quel processo avviato, prima della riforma del Titolo V, con il decreto legislativo n.112 del 31 marzo 1998, che ha attribuito alle Regione le competenze "di programmazione dell'offerta formativa e della rete scolastica", lasciando quelle della programmazione e della gestione degli organici del personale agli Uffici scolastici regionali.
E' tempo che non ci siano più sul territorio uffici statali, e che quelli esistenti si trasformino in strutture interne all'amministrazione regionale. Chi ha il potere decisionale sulla programmazione e lo sviluppo delle sedi scolastiche non può non averlo anche sul personale.
Quando pensiamo alla "programmazione del personale docente" ci riferiamo in primo luogo alla definizione del numero programmato delle iscrizioni ai percorsi universitari che danno accesso all'insegnamento. Solo così si potrà stroncare alla radice il precariato, avendo fin dall'origine sufficientemente chiara la "quantità" di insegnanti che servono alle scuole.
Questo può essere fatto solo a livello decentrato in un fecondo rapporto fra Regione ed Università.

